Chi ha vinto nella blockbuster trade?

July 12, 2019

 

 

La maxi trade della notte sconvolge ancora una volta il panorama della Western Conference e arricchisce queste due pazze, incredibili settimane con un altro clamoroso botto di mercato. Che coinvolge due franchigie in una situazione (e, a questo punto, in un momento storico) molto differente: Houston e Oklahoma City.

 

Mettete nello stessa frase: Daryl Morey, Sam Presti (e già ne avremmo abbastanza), Russell Wesbrook che ha chiesto la trade dopo l’addio di Paul George, Chris Paul e il suo contratto. La situazione è automaticamente esplosiva.

 

Partendo dalla “cronaca”, secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski e Shams Charania, ecco tutti i dettagli dell’affare:

 

OKC riceve: Chris Paul, due prime scelte (2024, 2026) e le pick swap 2021 e 2025.

Houston riceve: Russell Westrbook.

 

Ecco le protezioni sulle scelte cedute dai Rockets:

 

2021: swap, protezione 1-4

2024: prima scelta protetta 1-4

2025: swap, protezione 1-20

2026: prima scelta protetta 1-4

 

E infine, ecco i due maxi-contratti in questione:

 

Russell Westbrook*: $38.5M, $41.4M, $44.2M + $47.1M (player option)

Chris Paul: $38.5M, $41.4M + $44.2M (player option)

 

*La trade bonus del 15% presente nel contratto di Russell Westbrook sarà annullata

 

 

Houston riesce (finalmente) a liberarsi del contratto di Chris Paul, intenzione lasciata ampiamente intendere da Daryl Morey e gradita anche da James Harden, che a quanto pare ha svolto un ruolo decisivo nel “reclutamento” di Russell Westbrook e della sua volontà di forzare la trade in questa direzione.

 

Quanto alla point guard dei Thunder, arriva dopo 11 stagioni il momento dell’addio all'unica franchigia con cui abbia mai giocato in NBA, che in questo momento, dopo il terremoto dell’ultima settimana, si trova al giorno uno dell’anno zero di una nuova, profonda e lunga ricostruzione.

 

Chi ha fatto l’affare tra Daryl Morey e Sam Presti?

 

 

 

HOUSTON: CHIODO SCHIACCIA CHIODO

 

In una Western Conference praticamente resettata nelle ultime due settimane, ecco la mossa che prima o poi ci saremmo potuti aspettare da parte dei Rockets. Liberarsi del contratto di Chris Paul, molto pesante ($124M per le prossime tre stagioni) soprattutto per un giocatore che ha superato il proprio prime e che pare sempre meno integro fisicamente, era una delle primissime priorità del front office dei texani. A maggior ragione alla luce delle frizioni sorte dopo gli ultimi Playoffs tra CP3 e l’altra stella della franchigia, James Harden, che secondo Wojnarowski, come detto, avrebbe svolto un ruolo attivo nella definizione di questo scambio, che “rende entusiasti Harden e Westbrook”.

 

La trade non porta a Houston quell’incremento di flessibilità salariale che ci si poteva attendere in caso di addio di Paul, soprattutto in un pacchetto che oltre a lui comprende delle future prime scelte al Draft. Anzi, rende ulteriormente “ingessato” il salary cap dei Rockets - che acquisendo il contratto di Westbrook (un anno più lungo rispetto a quello di Paul) mettono a libro paga altri 47 milioni per la stagione 2022/23.

 

D’altra parte, questa trade fa approdare in Texas una superstar che due anni fa vinceva il titolo di MVP, e soprattutto che ha tre anni in meno rispetto a CP3 e una condizione fisica decisamente più rassicurante. Per arrivare a questo Daryl Morey è stato disposto a sacrificare scelte e un anno in più di da strapagare per un (a quel punto) ultratrentenne. Ne è valsa la pena?

 

È davvero difficile immaginare i Rockets dell’anno prossimo. Harden e Westrbook si ritrovano dopo l’esperienza ad OKC (insieme a Kevin Durant), ma da allora sono passati anni ed entrambi hanno cambiato molto il proprio modo di giocare. Soprattutto, il Barba è diventato il giocatore più “ball dominant” dell’NBA ed è inevitabile l’insorgere delle perplessità sul suo fit con una point guard dalle caratteristiche di Westbrook.

 

Russ l’anno scorso ha tirato con il 29% da tre punti e con il 32% le triple in catch and shoot. “Open” e “Wide open”, con il 27.5%. Nella Regular Season 2018/19 tentava 5.6 tiri dall’arco a partita, una soluzione che le difese avversarie concedono, giustamente, senza troppe preoccupazioni. Con una pericolosità off the ball indubbiamente inferiore rispetto a quella di Paul, è adatto a giocare al fianco di Harden?

 

I continui isolamenti del Barba hanno monopolizzato l’attacco di Mike D’Antoni nei Playoffs (e non solo) ed è strano immaginarlo sensibilmente meno con la palla in mano. Ciò detto, sarà necessario, perché Harden sugli scarichi, neanche a dirlo, è un ottimo tiratore (41.4%), mentre per rendere funzionale la presenza di Westbrook è necessario lasciargli prolungatamente il possesso della palla. Una questione, dal punto di vista individuale, di attitudine; e dal punto di vista collettivo, di efficienza e spaziature.

 

Anche Eric Gordon per adattarsi dovrà parzialmente cambiare il proprio modo di giocare, quando in campo con lo starting five, e sarà interessante vedere se D’Antoni riuscirà a far funzionare tutto questo. Non è scontato, ma aggiungere le straordinarie doti tecniche e atletiche di Russ all’equazione è una prospettiva molto eccitante per Houston. Ora, si tratta di farla funzionare, e perché questo accada è necessario che tutti i membri del roster riescano a inserirsi, come avveniva in precedenza, nel contesto tecnico.

 

Certo, è più rassicurante fare affidamento su un giocatore che, pur andando per i 31, ha una forma fisica straripante, piuttosto che su un 34enne che rappresenta (e rappresenterà sempre più negli anni) un grande punto di domanda da questo punto di vista.

 

Forse, poi, la parziale disfunzionalità di Westbrook dovuta alle carenze perimetrali potrà essere meno evidente in una squadra che, a differenza di OKC, ha ottimi tiratori e dunque spazi più aperti. Una sua evoluzione dal punto di vista delle letture offensive, cifre e assist a parte, sarà però fondamentale per riuscire a trovare quell’equilibrio che i Rockets hanno circa otto mesi per fare proprio.

 

Daryl Morey ha ancora - e avrà sempre - il piede sull’acceleratore. Ha provato a dare una scossa alla situazione e a risolvere un problema di spogliatoio affiancando all’MVP 2018 quello del 2017. I sacrifici necessari sono stati gli ultimi in ordine cronologico (e non gli unici) compiuti dai texani per diventare sempre più competitivi negli ultimi anni; e se saranno stati un buon investimento, sarà il campo, anzi saranno i prossimi Playoffs (e quelli successivi) a dirlo. Perché il punto, poi, sarà dare finalmente tregua e appagamento a quella che lo stesso Morey ha definito “un’ossessione”. Parlava, in quel caso, di battere i Warriors. Ma il discorso si può estendere a qualsiasi avversaria della Western Conference in grado di separare Houston dalle NBA Finals.

 

Russ e il Barba le hanno già giocate, insieme, le Finals. Le uniche delle rispettive carriere, arrivate forse troppo presto. Le hanno perse. E ora condividono il mantra di D’Antoni, di Morey, dell’intera organizzazione Houston Rockets.

 

Che in una parola si può riassumere in: ADESSO.

 

 

 

OKC, IDEE CHIARISSIME

 

Se Houston ha fatto una scommessa, impegnando asset e assumendosi dei rischi, i Thunder si sono mossi con questa trade su solide certezze. Quella che già avevano, innanzitutto, ovvero cedere Westbrook. E Sam Presti è riuscito a farlo a buonissime condizioni, perché ha scaricato un anno di immobilità salariale (cosa importante per gettare le fondamenta di un efficace processo di ricostruzione) e ha ottenuto altre scelte al Draft.

 

Siete pronti?

 

Ebbene, Oklahoma City dal 20 giugno ad oggi ha accumulato otto prime scelte e ne avrà tra le 13 e le 15 tra il 2020 e il 2026. Un progetto a lungo termine estremo, mai visto in NBA.

 

Rispetto ai rumors relativi alle possibili offerte di Miami Heat e Detroit Pistons per Westbrook, la trade con i Rockets è migliore. Cedere due superstar in pochi giorni, su esplicita loro richiesta, lasciando la “pressione” di chiudere la trade alla controparte (soprattutto nel caso di Paul George), ha portato OKC ad accumulare asset futuri.

 

Via George? Per tantissime scelte e un prospetto molto interessante. E allora, subito via anche Jerami Grant e Russ. E il prossimo? Chris Paul, ovviamente.

 

Il suo contratto era tanto indesiderabile per Houston, quanto lo è per OKC. Prese le scelte dei texani, ora si cercherà una nuova destinazione per lui. Miami, orientata a cogliere la prima opportunità di affiancare una stella a Jimmy Butler, rimane alla finestra. E i Thunder hanno in mano tantissime prime scelte, quindi - che siano gli Heat, o chiunque altro - non sarà un problema aggiungere quel “dolcificante” necessario per finalizzare la trade.

 

Se anche dovesse rimanere, o perlomeno fino al momento in cui dovesse rimanere, CP3 sarebbe in ogni caso più funzionale agli obiettivi attuali di Oklahoma City. Gioca meno partite, innanzitutto, ed è meno condizionante di Westbrook. Per una squadra che non farà delle vittorie una priorità, anzi, e che vuole sviluppare un giovane proprio nel ruolo di point guard, non va male. Paul sarebbe capace di lasciare le redini della squadra a Shai Gilgeous-Alexander, il primo punto fermo su cui lavorare per il futuro della franchigia. Lo ha già fatto (suo malgrado) con “iso-Harden”. Per le sue caratteristiche non è un problema giocare da shooting guard. La sua leadership e il suo carisma, infine, potranno essere un esempio per i tanti giovani che entreranno a far parte del roster.

 

Comunque vada, Sam Presti sa benissimo la direzione che ha intrapreso. Non sarà proprio quella che i tifosi dei Thunder aspettavano, e probabilmente porterà alla squadra poche vittorie nell’immediato (e, al palazzo, altrettanti spettatori), ma ha delle fondamenta molto solide. Su cui a questo punto il front office ha il compito di edificare, sul lungo periodo, un progetto tecnico vincente.

 

 

 

******* ******* *******

 

 

Insomma, forse Houston esce rafforzata da questa trade e avrà più chance di vincere un titolo. Mentre per OKC è in arrivo l’anno zero di un processo a lungo, lunghissimo termine. Ma i Thunder sanno in che acque stanno navigando, e guardano al futuro con pazienza e lungimiranza; mentre i Rockets hanno scommesso un’altra volta, con l’ambizione (quest’anno più legittima che mai, comunque) di riuscire finalmente ad arrivare alla terra promessa.

 

Le scommesse vanno valutate a posteriori (quanto meno nell'anno di Masai Ujiri...), ma chi non ha scommesso, Sam Presti, torna nell'Oklahoma con le idee chiare e poche perplessità. In Texas, invece, la posta in palio è alta.

 

Oklahoma City era destinata a ripartire da Russ e PG. Ma in una settimana si è trovata a fronteggiare un grosso, enorme imprevisto e ne è uscita con un’abbuffata di prime scelte senza precedenti. Houston, invece, sembrava poter contare sulla continuità tecnica in una Western Conference di squadre rinnovate, ma dovrà fronteggiare lei stessa un cambiamento significativo.

 

Sì, cambiano presto le cose in questa Lega.

E sarà la buona riuscita della trasformazione a determinare se per Houston ne è valsa, o meno, la pena.

 

 

 

 

 

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