Comportarsi da campioni

October 28, 2019

 

 

© Raptors Republic

 

 

I campioni NBA in carica, i Toronto Raptors, sono una squadra operaia.

 

Il loro nucleo da titolo - che come è noto vanta zero Lottery Draft Pick - ha abbracciato tali umili origini e ha lasciato che fosse il proprio gioco a parlare nei Playoffs dell’anno scorso. Quel nucleo è stato l’incarnazione stessa del concetto di underdog, che ha lavorato instancabilmente per raggiungere un risultato storico mentre l’intero mondo cestistico ignorava il loro chiaro potenziale. Sono stati gli operai che si portano il pranzo da casa e danno il doppio degli altri, ignorando qualsiasi distrazione dal loro obiettivo finale.

 

Questa mentalità ora è valsa ai Raptors un anello di diamanti 14 carati raffigurante la skyline di Toronto. Ha permesso di appendere uno stendardo che adornerà la Scotiabank Arena per sempre.

 

Entrando in questa stagione, Fred VanVleet e Norman Powell - l’epitome dei giocatori sottovalutati - hanno continuato a predicare la stessa infaticabile etica del lavoro che ha costituito la colonna portante del successo dell’organizzazione. Ma ora, dopo la gloria del titolo, incombe un’altra domanda: si è davvero campioni in carica NBA se non lo si fa ricordare a tutti con un’aria di palpabile arroganza e in un certo senso esuberanza?

 

Questa estate i Raptors potrebbero aver passato tantissimo tempo in palestra, dimenticandosi della nostra cultura dei meme. Ovvero, di tutto eccetto la pallacanestro. Hanno investito tempo nell’affinare la loro eccellente difesa di squadra, si sono concentrati sull’esecuzione di impeccabili schemi in uscita dal timeout in grado di garantire a VanVleet triple facili nei momenti più scottanti della partita. OG Anunoby ha pensato a come espandere il suo repertorio dal palleggio, piuttosto che quello delle risposte succinte da dare ai media.

 

 

Onestamente, qualcosa di inusuale per dei campioni NBA in carica. Certo, Siakam potrà segnare 34 punti raccogliendo qualsiasi cosa venga rifiutata dal ferro. Sì, VanVleet ormai si è trasformato in Steph Curry, dopo aver vissuto nella sua divisa per tutte le NBA Finals. Ma, hey, qui c'è una totale assenza di esibizionismo!

 

Che mi prenda un colpo se vedo ancora cose del genere... Quindi, come ovviare?

 

 

La panchina deve salire di livello

 

Nel corso della Preseason Nick Nurse ha pubblicamente dato una strigliata ai nuovi arrivi della squadra per mancanza di intensità. Dopo aver guardato la Preseason di Stanley Johnson è chiaro che anche se Nick Nurse, Masai Ujiri e Bobby Webster gli hanno dato un contratto di $7.5 milioni in due anni, non gestirà molto la palla o segnerà molti tiri. The Stanimal allora è a Toronto per saltare sulla sedia ad ogni layup, schiacciata o finger roll! Cavolo, per una cifra del genere dovrebbe inventarsi un balletto nuovo ad ogni tiro libero segnato...

 

Vogliamo una panchina che sia disposta a festeggiare in qualsiasi momento, ogni partita. Guardare e imparare da Swaggy P.

 

 

Ma non è tutta colpa di Johnson. Come ha fatto notare Nurse, nessuno dei giocatori della panchina è mai sembrato davvero in partita.

 

In una panchina dominata da facce nuove, lo standard deve essere definito da un veterano. Magari perfino da un veterano con un pedigree da campione NBA. L’uomo perfetto qui non può essere che Patrick McCaw. Se McCaw vuole dimostrare di essere un leader all’interno di questa squadra, dovrà cominciare col galvanizzare la truppa della panchina ogni volta che Siakam va in coast to coast.

 

 

Fred deve rispolverare i suoi sweatpants

 

Il sorriso. Il jumper. Le risposte complete a qualsiasi domanda. Tutto quello che è Fred VanVleet è piacevole.

 

Eppure, nella palestra di Rico Hines, in California, Fred non è stato così piacevole per gli altri. VanVleet si è cucinato tutti gli altri giocatori indossando sweatpants rossi fluorescenti, portando un’energia da vaff****lo paragonabile solo ad una Water Bottle Flip Challenge nel bel mezzo di una partita di Regular Season. VanVleet ha insegnato pallacanestro senza rinunciare alla comodità. E questa è una mentalità da campioni.

 

Se i giocatori NBA possono indossare fascette da ninja e altri accessori improponibili, allora FVV ha tutto il diritto di sfoggiare un paio di calzoni della tuta mentre accumula triple.

 

 

Gasol deve regalarci un’altra imitazione di Vince McMahon

 

La reazione confusa di Marc Gasol alla presentazione della sua nuova squadra - con tutti i compagni atti in esercizi fisici - ha disorientato non poco il neo arrivato. Anche una volta entrato in sintonia con le routine pre-partita della squadra, i suoi esercizi erano talmente imbarazzanti da vedere quanto un papà che prova a fare breakdance davanti agli amici di suo figlio.

 

Eppure, da qualche parte, sotto quell’aspetto esteriore calmo e misurato, c’è ancora il maestro che ci ha regalato questa perla:

 

 

Il “Billionare Strut” è allo stesso tempo la cosa più ridicola e cazzuta che un giocatore possa fare su un campo da basket. Abbiamo bisogno di almeno un’altra occasione in cui Gasol porti la testa in alto, si butti all’indietro e lasci ondeggiare le braccia come un pupazzo gonfiabile che saluta come uno scemo.

 

 

I tifosi devono diventare come Danny Green

 

Questo è ovvio, ma è giusto ricordare che tutti dovrebbero essere un po’ più come l’ormai ex Raptor Danny Green.

 

Mettetevi comodi e prendete appunti, perché anche i tifosi devono avere un po’ di quell’energia da campioni in carica, sia che si trovino al palazzo o sul divano di casa.

 

 

Oppure, i Raptors potrebbero continuare a fare quello che hanno fatto negli ultimi sei anni. Continuare a lavorare, superare le previsioni di inizio stagione e affermarsi come contender nel periodo dell’anno in cui comincia a fare più caldo. Il tutto fuori dai radar dei media.

 

Tutto questo ha portato Toronto dove si trova adesso, e a ben pensarci... chi sono io per rovinare tutto?

 

 

 

 

 

 

 

 

© Raptors Republic

 

Questo articolo, scritto da Adam McQueen per Raptors Republic e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 24 ottobre 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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