Denver Nuggets: tutte le (in)certezze della stagione

October 18, 2018

Riusciranno a centrare l'obiettivo Playoffs?

 

 

5 anni senza disputare i Playoffs sono tanti per una squadra che nell'era Karl era stata abituata diversamente. L'ultima mancata qualificazione alla postseason, poi, è una vera e propria beffa. Ultima e decisiva partita dell'anno contro Minnesota, chi vince continua la stagione, chi perde va a casa. Denver arrivava da 6 vittorie consecutive mentre i Timberwolves, dopo essere stati anche terzi in classifica, vivevano un periodo di alti e bassi dopo l'All Star Game, che li aveva portati tra ottavo e nono posto. Nuggets mai davanti e sconfitta all'overtime. 

 

La squadra si presenta ai blocchi di partenza della stagione 2018-2019 praticamente invariata. Fuori giocatori ai margini delle rotazioni come Chandler e Faried, con Jefferson che ha annunciato il ritiro, e dentro Isaiah Thomas e Michael Porter Jr. Questi ultimi sono due scommesse a tutti gli effetti: il primo se integro fisicamente può rappresentare un cambio di lusso, mentre il secondo è un talento del basket liceale che ha visto la sua carriera al college bloccata da un brutto infortunio. Il recupero di questi due può fare la differenza nel lungo periodo per i Nuggets. 

 

Questa stagione è ripartita con la consapevolezza di poter arrivare più lontano, ma solo limando quei problemi che hanno fino ad ora impedito a questa squadra di esprimere il suo vero potenziale. Mike Malone è riuscito ad ottenere una crescita costante in questi 3 anni, passando da 33 a 46 vittorie e facendo migliorare notevolmente i giocatori a sua disposizione. Il fulcro è indubbiamente Nikola Jokic, il cui unico problema è la continuità. Ha segnato 41 punti in una partita, ma è riuscito anche a scomparire dal campo senza andare a referto, come nella seconda partita di Regular Season 12 mesi fa, per poi farne 29 in quella dopo. 

 

Jamal Murray è maturato tantissimo, al terzo anno può e deve essere considerato il secondo violino della squadra, nonché lo scudiero di Jokic. Questo duo rappresenta presente e futuro dei Nuggets. Nell'anno da rookie era stato utilizzato prevalentemente da shooting guard, mentre l'anno scorso è stato trasformato in una point guard a tutti gli effetti. Ha la libertà di attaccare senza limiti, dato che il ruolo di gestione della palla viene interpretato da Jokic (miglior assistman della squadra), lasciando a Jamal il compito di far collassare la difesa, innescando i compagni con il penetra e scarica. 

 

 

Paul Millsap, Gary Harris e Will Barton garantiscono energia e talento per completare il quintetto. Il vantaggio di questi Nuggets sta nella lunghezza delle rotazioni: dalla panchina come lunghi ci sono Plumlee e Lyles, mentre come piccoli il veterano Isaiah Thomas, Malik Beasley ed Hernangomez. Il secondo quintetto è sicuramente tra i migliori della Lega e può stare in campo anche per diversi minuti senza che ci sia una differenza troppo accentuata con i titolari. 

 

I punti di forza di questa squadra, oltre alla rotazione lunga, risiedono nelle doti balistiche e nella produzione offensiva. L'anno scorso erano sesti per numero di triple segnate, settimi per percentuale dalla lunga distanza e con 110 punti a partita erano uno dei migliori attacchi. Se il gioco offensivo è fluido e con ottime spaziatura, altrettanto non si può dire della difesa, che ad oggi rappresenta il vero tallone d'Achille dei Nuggets. Il miglioramento deve passare per forza da qui, perché migliorare in attacco significherebbe giocare sui livelli di Golden State.

 

I problemi in difesa sono parecchi. Il primo è senza dubbio l'atteggiamento individuale: troppe volte ci sono stati dei blackout totali da parte di singoli giocatori. Il defensive rating del quintetto base è superiore ai 112 punti concessi, il migliore è Jokic (non proprio uno specialista...) a quota 107, che è comunque un dato elevato. Vincere le partite così è molto difficile - praticamente è necessario fare 115 punti a partita. Per quanto riguarda la difesa di squadra, Denver è la peggiore della Lega nella percentuale dal campo e da 3 concessa agli avversari. Ad eccezione dei rimbalzi, non ci sono categorie in cui questa squadra riesca a primeggiare, difensivamente parlando.

 

Nel season opener, in cui è arrivata la vittoria per 98-107 a Los Angeles contro i Clippers di Doc Rivers, i Nuggets hanno tenuto gli avversari sotto i 100 punti segnati, sotto il 30% dall'arco e hanno concesso appena 9 rimbalzi offensivi. Dei buoni segnali sono arrivati, insomma. Ora si attende la continuità, a partire dalla prossima sfida, in programma sabato contro i Phoenix Suns.

 

Tra certezze in attacco e incertezze in difesa, inizia la nuova corsa dei Denver Nuggets verso i Playoffs. Non sarà un cammino facile, considerando quanto sia diventata più competitiva la Western Conference. Tutto ruota attorno alla difesa, che è l'unico aspetto in grado di migliorare davvero il record dello scorso anno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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