Detesti Lance Stephenson? Parliamone.

April 28, 2018

 

 

"Buffone". Non mi è mai capitato di vedere una partita di Lance Stephenson in presenza di altre persone senza sentire questa parola. JR Smith martedì lo ha definito "un clown". Per tanti - e sono sicuro anche una buona parte di chi sta leggendo - Lance è semplicemente questo. Eppure è più che evidente che non sia solo questo. 

 

Certo, che l'atteggiamento di Stephenson possa non piacere è fuori di dubbio. E' uno di cui ti accorgi quando entra in campo, diciamo così, tende a farsi notare. A palla in gioco e non, la sua radio è sempre accesa e definirlo teatrale nella mimiche è quasi un eufemismo. Ma questo sembra oscurare tutto il resto che fa sul campo e la sua storia, in modo eccessivo. In fondo ci sono molti giocatori nell'NBA che amiamo, e giustamente, ma che spesso hanno atteggiamenti che non ci sentiamo di condividere o che comunque in qualche modo non ci rappresentano. Ed è normale e giusto che sia così, è inevitabile - vediamo questi ragazzi in campo anche 80/100 volte all'anno dopo tutto! Ma non per questo siamo così ossessionati, come sembra esserlo buona parte del pubblico (non solo italiano ovviamente) con "Born Ready", dagli aspetti extra-gioco. 

 

Amo LeBron James, ma non l'ho mai visto subire una stoppata senza imbestialirsi con un arbitro lamentando un fallo; come potrei non apprezzare James Harden, anche se gioca ai confini (e spesso oltre) del regolamento, tanto da aver reso necessari dei cambiamenti del regolamento stesso; gli atteggiamenti di Steph Curry sono talvolta irrisori e poco rispettosi, ma non per questo tolgo gli occhi dalla palla e da quello di fantastico che ci sa fare il numero 30; se mi chiedessero qual è il giocatore che mi diverte di più guardare giocare, risponderei senza esitare "Nikola Jokic", fa niente se il suo linguaggio del corpo è a tratti un insulto alla pallacanestro; come se la figuraccia sui social di Kevin Durant, per fare un esempio, avesse un qualche significato; perché, poi, non vi siete divertiti neanche un po' col trash talking di Kevin Garnett, Rasheed Wallace, Draymond Green e Joakim Noah?

 

Lance in fondo è ogni partita "fuori dal coro", a modo suo. E con LeBron in particolar modo è diventato ormai un grande classico. Ne abbiamo viste talmente tante tra i due che quanto accaduto nel corso delle ultime due partite non è che la punta dell'iceberg: ecco una serie di momenti (più o meno) indimenticabili.
 

 

Di primi acchito mi viene da chiedere: beh, un altro nemico da affrontare per il supereroe, non è quello che vogliono tutti?

 

Anzi, è proprio il nemico che scopre i nervi del supereroe, quello che mette alla prova il protagonista nella prima parte del film perché quest'ultimo possa "empatizzare" con lo spettatore. Sì, perché Stephenson lo fa impazzire. Si parla di King James e dei suoi sbandamenti emotivi che semplicemente non esistono, quindi sappiamo alla fine chi ha vinto, e non sempre ai punti, ogni incontro; ma è evidente in ogni occasione che LeBron, in qualche modo, lo soffre.

 

Soffre le sua fisicità ed intensità, che riesce a mantenere per 24" di possesso, con un corpo pur sempre da 6'5" piedi di altezza e 6'10" di apertura alare; soffre la sua mobilità, soprattutto degli arti superiori, e soffre... Lance. Lo distrae, lo innervosisce. E in fondo è comprensibile. 

 

Non guardiamo però solo al soffio nell'orecchio, alle trovate di Lance à la Lance. Guardiamo anche all'altra faccia della medaglia: ne ricordate molti che hanno creato così tanti problemi al Re? In questa serie abbiamo visto diverse palle perse e falli tecnici in situazione di palla morta, ma anche palle rubate dalle mani e palle contese strappate. A LeBron James.

 

Come è accaduto ad esempio in Gara 4....
 

 

.... e Gara 6.
 

 

Oltre alle sue qualità difensive, sarebbe giusto sottolineare anche quello che fa nella metà campo offensiva. E' un realizzatore abbastanza affidabile dalla panchina e stando alla cifre questa è stata la sua miglior annata dal 2013/2014 (sempre a Indiana); è un giocatore in grado di trattare la palla e creare gioco, con fantasia e spesso anche troppa (oltre a letture sbagliate troppo frequenti). Di certo non può essere uno a cui rimproverare l'intensità sul parquet, in nessuna delle due metà campo; e non di rado regala giocate a effetto da highlights, semplicemente perché un giocatore del suo estro ogni tanto batte un colpo di genialità.

 

E' troppo perché sia sempre e solo "un buffone", anche perché il suo trascorso recente nella NBA non è stato sempre fortunato.

Dopo le quattro stagioni ad Indianapolis - dove ha concluso da protagonista con un rendimento statistico invidiabile per molte shooting guard della Lega - e prima di farci ritorno, la sua parabola è stata un tracollo.

 

Scaricato prima da Charlotte (dove ha espresso probabilmente la peggior pallacanestro della sua carriera), poi da Clippers e Memphis, ha avuto infine due parentesi a dir poco infelici a New Orleans (infortunato gravemente all'inguine dopo 5 partite e tagliato) e Minnesota (con cui ha firmato due 10-day contract, entrambi troncati da ulteriori problemi fisici, questa volta alla caviglia). Ed ecco il suo ritorno ai Pacers, dopo essere stato associato svariate volte, l'estate scorsa e non solo, a squadre europee o cinesi.

 

Ebbene, eccolo lì, Lance Stephenson.

Domenica si giocherà Gara 7 alla Quicken Loans Arena con Victor Oladipo e compagni, 48 minuti per provare a completare quella che già così è stata una serie straordinaria per i ragazzi di coach Nate McMillan.

 

Contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James, e già sappiamo che probabilmente ne vedremo ancora delle belle: più luminoso è il palcoscenico e più tendenzialmente "Born Ready" è su di giri. Quindi preparatevi. Del resto dopo G6 ha dichiarato: "Non ho paura di nessuno. Nessuno. Se giochi negli avversari, non mi interessi e basta".

 

Per come è fatto Lance verrebbe da dire che è uno da "prendere o lasciare", ma a questo non mi arrendo. Dietro al "buffone" c'è un giocatore con delle qualità molto particolari, perlomeno da non dimenticare; e devo essere sincero: anche farsi una risata delle "buffonate" e godersi uno spettacolo quantomeno diverso, ogni tanto (perché come lui non ce ne sono molti, per fortuna!) non è neanche così male. Soprattutto perché il copione delle squadre di LeBron nei Playoffs ad Est (almeno nelle prime fasi) non è che sia stato così divertente negli ultimi anni, e il pepe che Stephenson getta sulla già accesa serie con Indiana non guasta.

 

Sono onesto: non pretendo affatto, anzi, che il mio pensiero sia necessariamente condiviso da chi legge - ci mancherebbe. Ma in una chiacchierata da bar come questa direi che ha diritto di cittadinanza.  

 

Alla salute, allora - per chi ha voglia, brindiamo a Lance.

 

 

 

 

 

 

 

 

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