Perché Devin Booker non è un All Star

January 27, 2018

Il motivo risiede nella squadra (e nella difesa) a lui intorno. Nonostante i suoi siano i migliori numeri di un 21enne da un certo Jordan in poi...

 

 

© Bright Side of the Sun

 

 

 

Da tifoso dei Suns dai tempi di Kyle Macy e Sweet D Walter Davis, ho visto l’ascesa e la caduta di molte stelle col passare degli anni.

 

Prima di tutto, c’erano Jeff Hornacheck - che rimane il mio “sole” preferito di sempre e il mio animale guida per via di diverse ragioni da uomo bianco stereotipato - e Mark West, Tom Chambers e Kevin Johnson.

 

Fondamentalmente mi sono perso tutte le accuse, investigazioni e convinzioni di utilizzo di sostanze stupefacenti che determinarono trade importanti per una terribile squadra come i Suns. Da teenager che si trasferì a Phoenix a metà anni ’80, tutto il mio mondo sportivo ruotava attorno alla cronaca della carta stampata letta al mattino - l’ Arizona Republic - e alle partite di TV-9. Non c’erano social media. E nessun ragazzino con un po’ d’amor proprio sedeva e guardava i telegiornali delle 5 e delle 9 coi propri genitori.

 

Non ero abbastanza tifoso per rimanere deluso nella perdita di “Leaping” Larry Nance per uno stupido rookie e altra spazzatura che ci rifilarono i Cavaliers in corsa per i Playoffs. Nessuno tra Mark West, Tyrone Corbin o il rookie Kevin Johnson erano titolari in Ohio, o lo sarebbero mai stati.

 

Tuttavia, appena calcarono il parquet dei Suns, una volta che tutte le altre trade minori erano state portate a termine, furono come una boccata d’aria fresca. Le nuvole sparirono. I fiori fiorirono. I sorrisi si fecero più ampi.

 

Mark West era perfetto per quei Suns versione small-ball, e il rookie Kevin Johnson dimostrò rapidamente di poter essere un All Star, se non addirittura un futuro Hall of Famer.

 

Ma sto divagando.

Stavo solo descrivendo la mia storia personale legata a questa franchigia. Mi sono perso gente come Westphal e Van Arsdales. Mi sono perso la maggior parte di Walter Davis e Larry Nance.

Al mio “tempo” appartenevano KJ, Chambers, Horny, Majerle e gli altri.

Per passare poi a Charles e Danny Manning.

Poi c’è stato un periodo caratterizzato da precoci uscite ai Playoff con a roster giocatori come Jason Kidd, Wesley Person, Michael Finley e Cliff Robinson.

 

Anfernee Hardaway, speravo portassi entrambi le ginocchia con te a Phoenix.

 

Stephon Marbury, speravo portassi tutto il cervello.

 

Googs, speravo ci portassi l’atletismo e il talento di Antonio McDyess, tuttavia nessuno dopo quella pazza free agency si è goduto una carriera sana.

 

E poi, da ultimo.

 

Shawn Marion arriva come una small forward senza tiro, ma - perdio! - sapeva fare tutto il resto e poi evidentemente, a un certo punto, si è mangiato un diavolo della Tasmania che non l’avrebbe mai lasciato calmo. Quasi subito diventò una macchina da doppie-doppie e allo stesso tempo uno dei migliori difensori della Lega.

 

Amare Stoudemire fa la sua entrata in scena e noi tutti capiamo dal primo giorno cha ha qualcosa di speciale. Chi se ne frega che abbia frequentato nove differenti high school. Potevi vedere la magia ogni volta che scendeva in campo e faceva tutto quello che voleva. Le sue schiacciate. Le sue penetrazioni nel traffico. Quelle mani. Quelle movenze. No, non gliene fregava niente della difesa, ma tirava giù abbastanza rimbalzi e stoppate per cavarsela e, poi, nella metà campo offensiva era così maledettamente dominante che la difesa non contava.

 

Joe Johnson ha avuto un’esperienza troppo breve coi Soli. Ha giocato una buona stagione, per poi andarsene letteralmente verso pascoli più verdi, ad essere l’uomo-franchigia ad Atlanta. Non ho bei ricordi di Joe. Nessuno.

 

Nell’estate del 2004, i Suns da 29 vittorie stagionali erano una squadra piena di giovani di belle speranze, ma senza un leader.

 

 E poi viene Steve Nash. Point guard, due volte All-Star, che ritorna nella squadra che lo ha draftato a guidare questi giovani ragazzi in una nuova era del basket.

 

Nash ha aiutato i Suns a ridare un’immagine all’NBA, costruendo sulle fondamenta lasciate dal run-and-gun e dal bombardamento di triple di Sacramento della decade precedente, facendolo anche meglio e più a lungo. Un'idea di basket abbastanza buona da cambiare l’NBA per sempre. Letteralmente.

 

Come Amare, anche Nash non poteva difendere. Ma con Raja Bell e Shawn Marion intorno a farsi carico delle principali minacce offensive degli avversari, i Suns disponevano del necessario per vincere le partite. Molte partite. Tutte tranne quelle con gli Spurs, nella maggior parte dei casi.

 

Ah, che bei ricordi! Perché questo tuffo nel passato?

 

Perché sto cercando di affiancare l’ultima star in maglia Suns, Devin Booker, a questi astri per vedere come si colloca storicamente all’interno della franchigia e all’interno dell’intera Lega.

 

In Devin, abbiamo un sublime attaccante che mostra evidenti miglioramenti in abilità secondarie - passaggio, playmaking - ma allo stesso tempo un giocatore che contribuisce solo in una metà campo e ha bisogno di essere protetto da un sistema difensivo.

 

Per me questo giusto si concilia con la storia della squadra.

 

Stoudemire ha partecipato a 6 All-Star Game, è stato incluso 5 volte nei All-NBA Team, ha giocato superbamente nei Playoffs e in due Western Conference Finals – 2005, 2010 – nonostante fosse un difensore disinteressato e poco efficace.

 

Charles Barkley, MVP della Lega coi Soli, ha fatto parte di 11 All-Star Game, 11 All-NBA team e ha portato i Suns alle Finals del 1993 nonostante non fosse un buon difensore. Una volta disse più o meno, “vengo pagato un milione per i punti segnati e un milione per i rimbalzi. Vuoi che difenda? Ho bisogno di un altro milione”.

 

E poi c’è il “Two-Time”.

Steve Nash, due volte MVP della Lega, ha partecipato a 8 All-Star Game, è stato incluso in 7 All-NBA Team e ha guidato la squadra a tre finali di Conference - 2005, 2006 e 2010 - nonostante fosse un grintoso, ma pur sempre, mediocre difensore.

 

Nessuno tra Amare, Chuck e “Two-Time” avrebbero mai detto di essere un buon difensore.

Tuttavia hanno messo insieme un bel numero di riconoscimenti e si sono goduti molti successi perché, in definitiva, si trovavano in squadre con compagni abbastanza completi da coprirgli le spalle quando serviva.

 

Nash e Amare potevano contare sui talenti difensivi, rispettivamente, di Raja Bell e Shawn Marion - che si facevano carico degli accoppiamenti più tosti ogni sera. Marcavano le star ogni minuto. Marion, alla fine, si stancò anche di essere considerato il terzo violino, nonostante tutto il lavoro sporco e nonostante fosse superbo pure in attacco.

 

Durante i suoi anni più vincenti, Sir Charles aveva Mark West a coprirgli le spalle, con la tenacia e la grinta di Dan Majerle e Kevin Johnson. Anche ragazzi come Danny Ainge giocavano abbastanza duri da limitare i momenti in cui Barkley veniva forzato a difendere su una guardia offensivamente di livello.

 

Ho tirato in ballo queste stelle dei Suns per fare il punto su una cosa.

 

Che importa se Devin Booker non sia un buon difensore?

 

Booker non ci prova abbastanza. Il suo sguardo spesso si concentra sul pallone, più che sul suo uomo, comportando facili backdoor a canestro. Ha inoltre problemi a passare attraverso i blocchi - spesso ci si stampa contro, permettendo al suo uomo di potersi giocare un vantaggioso quattro contro quattro. E la concentrazione di Devin sulle direttive difensive di squadra cala mano a mano che i 24 secondi diminuiscono.

 

Ma è questo un motivo valido per negargli di diventare 5 o più volte un All-Star? O un candidato all’MVP?

 

Non lo è stato per Amare, Chuck e Steve - o sbaglio?

 

Barkley, nei suoi primi anni, fece parte di squadre da 50 e più vittorie stagionali grazie a Moses Malone e Julius Erving al suo fianco. Barkley fece il suo primo All-Star Game durante il suo terzo anno, dopo aver dominato già durante la precedente stagione, ma ancora all’ombra del veterano Malone. Dalla terza annata in poi, Sir Charles ha partecipato a 11 All-Star Game consecutivi. Ma anche allora, discutibilmente, quelle apparizioni incominciarono un anno dopo di quando avrebbero dovuto.

 

Il motivo risiedeva nel mancato impegno profuso nella metà campo difensiva da Barkley? No. Segnava, prendeva rimbalzi e la passava così bene che nient’altro contava. Era un vincente, non timoroso di prendersi un tiro importante o di fare la giocata che cambiava la partita.

 

Quella di Nash fu un’ascesa verso i livelli da All-Star un po’ più lenta.

Dopo esser stato draftato da una Phoenix con Kidd e KJ, ebbe la sua opportunità da prima guardia della squadra a Dallas, al fianco di un giovane Dirk Nowitzki. Steve ebbe bisogno di più tempo per migliorare di quanto ne servisse alla squadra, che raggiunse le 54 vittorie gà l’anno prima che Nash perfezionasse il suo gioco fino ai livelli da essere convocato alla Partita della Stelle.

 

Le sue carenze difensive vennero coperte da Michael Finley e Howard Eisley a Dallas, e poi, successivamente, da Marion e Bell una volta tornato in Arizona.

 

Amare Stoudemire, invece, era più un Charles Barkley dei giorni nostri: poteva fare quello che voleva offensivamente e aveva una personalità illimitata. Ma non poteva reggere il gioco con le qualità da passatore e da rimbalzista di Barkley. Ritenuto un centro “fuori posizione” non abbastanza bravo a proteggere il ferro, Amare poté per anni tralasciare l’aspetto difensivo. Era comunque protetto da una squadra intorno a lui. Shawn Marion si prese carico di un sacco del suo lavoro difensivo, e lo stupefacente attacco dei Suns rese il centro classico obsoleto. Ricordo ancora una partita in cui il candidato all’MVP, Shaquille O’Neal, rimase seduto gran parte del secondo periodo di uno scontro Heat-Suns, perché veniva battuto troppo spesso dalla velocità della compagine dell’ Arizona...

 

Devin Booker, l’ultima stella nel firmamento dei Soli, la cui fiorente carriera tanto non si discosta da quelle di Amare, Charles e Steve in termini di numeri e personalità, non può contare su una protezione da parte dei compagni simile.

 

La dirigenza mantiene la speranza che il rookie Josh Jackson possa, un giorno, garantire a Devin la protezione di cui ha bisogno. Sperano che JJ possa diventare quel tipo di campione difensivo che possono accoppiare per i prossimi dieci anni ai migliori attaccanti avversari. Ha dentro di sé il diavolo della Tasmania, così come ce l’aveva Marion. Può seguire sia lateralmente sia verticalmente il suo uomo. Ha un’apertura alare che gli permette di proteggere vaste zone di campo e di chiudere più linee di passaggio di quanto possano fare la maggior parte delle ali.

 

Ma diventerà  in quell’aspetto un Trevor Ariza più rapido? O piuttosto, un Corey Brewer moderno? Ancora non lo sappiamo.

Ora come ora, Jackson sta ancora cercando di di decifrare la Lega ed è sorpreso sera dopo sera della velocità, della forza e dell’intelligenza degli avversari. Sfruttano qualsiasi vantaggio - blocchi, rubate, cambi difensivi - per togliere completamente Josh dal gioco.

 

Se Devin Booker sarà un giorno un All-Star, avrà bisogno di un supporto difensivo intorno a lui che minimizzi i suoi difetti. Ha bisogno del Raja di Nash; Dello Shawn di Amare; diamine, anche del Grant Hill e del giovane Jared Dudley, sempre di Nash.

 

Booker non può essere protetto difensivamente da Tyler Ulis. Non quando la palla è in gioco. E non può nemmeno essere coperto da Isaiah Canaan o Troy daniels. Questi ragazzi hanno le loro rispettive abilità, che non comprendono però quella di poter neutralizzare le minacce offensive avversarie provenienti dal perimetro, garantendo a Booker una "rete di protezione".

 

Quest’estate le scelte al Draft di Ryan McDonough e soci sono state un reale tentativo di dare a Booker quella coperta difensiva di cui ha bisogno. Davon Reed deve ancora giocare - no, non conto quei pochi minuti contro i Pacers - e nel frattempo sta recuperando dall’operazione al ginocchio. Ma ha un’apertura alare di 7’1” (2,16m) e una reputazione di efficace difensore. Josh Jackson ha tutti i mezzi di cui un elite defender necessita e l’intensità per impiegarli con costanza. Ha solo bisogno di tempo per adeguarsi alla Lega. E di un buon 20% in più di forza fisica per passare attraverso i blocchi, anche.

 

È, inoltre, possibile che Dragan Bender possa garantire una difesa adeguata sul front court che possa pure permettergli di affrontare situazioni di match-up sul perimetro. Tuttavia, è ancora troppo inconsistente su 30 minuti per poter fronteggiare un top player avversario.

 

I numeri di Devin Booker sono però sicuramente sul calibro degli All-Star.

 

Oltre a Booker, Michael Jordan è l’altro unico giocatore nella storia della NBA ad aver messo a referto 25 o più pts, 4,5 o più ast, 4,5 o più reb a partita con almeno il 57% di percentuale reale all’età di 21 anni.

 

 

Se si alza la soglia d’età a 23 anni, la lista include David Robinson, Giannis Antetoukumpo e James Harden.

Ognuno dei tre ha partecipato all’All-Star Game negli anni in cui ha tenuto quelle medie: Jordan (14 ASG), Thompson  (5), Giannis (2), Harden (5) non si fermarono a quel punto.

 

Ma Devin no è stato nominato dagli allenatori questa settimana per il suo primo All-Star Game.

Le ragioni? La sua squadra non ha un record abbastanza soddisfacente. La sua difesa ultimamente è sulla bocca di tutti, così come la sua nomea di “buco nero”.

 

I giocatori però riconoscono cosa è cosa. Booker è stato il quarto più votato dai suoi colleghi tra le guardie ad Ovest. Ma per i media si colloca solo al settimo posto in questa graduatoria. Per i tifosi addirittura merita il decimo posto. Qui di seguito come si colloca il numero 1 arancio viola in base alle preferenze sopra descritte:

 

 

 

Eppure, guardando agli esterni della Western Conference, i numeri che emergono dal campo parlano chiaro:

 

 

Booker conduce per punti a partita e sta a metà del gruppo in molte altre voci statistiche - percentuale da tre, tiri presi, percentuale effettiva - ma vicino al fondo per rimbalzi, assist e palle perse. E, oltretutto, gioca nella squadra peggiore, record alla mano: Portland, Oklahoma, Minnesota, Golden State e Houston sono tutte ameno in corsa per i Playoffs.

 

Da ultimo, lui è il più giovane. Per lo stesso motivo per cui Damian Lillard è stato escluso dagli ultimi due ASG, forse è stato escluso anche Devin. Non vincere abbastanza per battere la concorrenza.

 

Quindi ora la domanda è quando Booker diventerà un All-Star?

Westbrook, Curry, Thompson, Harden, Lillard e Butler non spariranno dalla circolazione per i prossimi cinque anni almeno.

 

E invece cosa ne è delle altre giovani e talentuose guardie dell’Ovest?

Diamo un’occhiata ai top scorer tra le guardie under 23 della Western Conference:

 

Booker guida in quasi tutte le categorie statistiche. I rookie Donovan Mitchell e Dennis Smith hanno sulle spalle carichi offensivi simili, il che viene mostrato dal loro usage e dal numero di palloni persi.

 

Se si guarda alle statistiche avanzate per questi ragazzi, si può notare l’effetto che la squadra che li circonda ha su di loro.

 

 

I numeri deficitari di DB in rubate e stoppate non lo aiutano quando si deve giudicare l’aspetto difensivo. E nemmeno aiuta il 30esimo posto della sua squadra in punti per possesso concessi.

 

Sono in effetti le statistiche difensive a penalizzarlo.

Consideriamo il fatto che i migliori giocatori dei Suns per Plus/Minus difensivo sono, nell'ordine: Derrick Jones Jr, Marquese Chriss, Alex Len e Greg Monroe. Il loro Rating Difensivo è positivo, in base a come questo viene calcolato: usando i tabellini. Considerereste uno qualsiasi di questi ragazzi un buon difensore? Forse Jones, forse Alex quando si impegna. Ma Chris e Monroe sono tutt’altro che buoni difensori. Quindi, ci sono difetti nel calcolare le statistiche difensive.

 

Il Defensive Rating è una statistica individuale calcolata quando un giocatore è sul parquet. Se al suo fianco si trovano Rudy Gobert o Ricky Rubio, il suo Defensive Rating non può che essere migliore di quando gioca con Monroe e Ulis.

 

Non si tratta di sostenere la difesa SODDI (acronimo di “Some Other Dude Did It”, lett. “è colpa di qualcun altro”).

Non sto puntando il dito contro nessuno.

 

Sto solo dicendo che Booker ha bisogno di un aiuto difensivo attorno a lui. E quando arriverà, sembrerà pure un difensore migliore.
E la gente si potrà concentrare come dovrebbe sulle sue prodigiose capacità offensive.

 

Quando succederà, Booker sarà un All-Star. Per molti e molti anni.

 

 

 

 

 

 

Quella di Bright Side of the Sun è una redazione dell’Arizona dedicata alla franchigia NBA di Phoenix e in collaborazione con Around the Game da giugno 2017. Questo articolo, scritto da Dave King e tradotto in italiano dalla nostra redazione, è stato pubblicato in data 21/01/2018

 

 

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