Le difese stanno sopravvivendo alla rivoluzione offensiva?

November 6, 2018

La Lega sta entrando nella terza ondata di una rivoluzione offensiva ormai iniziata da circa 15 anni. Nel corso di questi anni sono cambiate le regole ed è ora ancora più insostenibile arginare gli attacchi da parte delle difese. Le squadre riusciranno ad adattarsi?

 

 

 

©️ TheRinger.com via Welcome to Loud City

 

 

 

Immaginate di essere un difensore nell'attuale NBA, per esempio PJ Tucker. Avete impiegato 5 anni della vostra carriera per consolidare un ruolo nella Lega e un'intera decade per guadagnare la reputazione di uno dei più efficaci difensori della Lega. Certo, magari non è pericoloso sotto canestro come Hakeem, ma è sicuramente capace di essere un giocatore pericoloso nella metà campo offensiva.

 

Ora immaginate che una delle copertine della serata sia Anthony Davis, un centro grande quanto Tim Duncan e con le abilità di Isaiah Thomas e la fluidità di Grant Hill. In passato, proprio Hill ha dovuto difendere su Davis. Diventa complicato difendere pure un normalissimo pick and roll se il bloccante riesce ad aprirsi e tirare con molta rapidità da 3 punti. Quando il bloccante è Anthony Davis, la domanda viene spontanea: "la guardia riuscirà a passare sul blocco"? Si può essere abbastanza fisici da cambiare sul blocco senza dover pagare difensivamente?

 

La difesa, chiaramente, vuole evitare che gli attaccanti prendano tiri dalle loro mattonelle preferite. Per esempio, Davis, tira tre volte tanto dal blocco sinistro rispetto al destro e spesso si preferisce che a tirare sia un altro compagno rispetto a lui. Nel match d'apertura stagionale tra Houston Rockets e New Orleans Pelicans, Tucker è riuscito a limitare AD a soli 4 tiri presi nei 23 possessi che ha difeso su di lui. A fine partita, il lungo dei Pelicans ha collezionato 32 punti (con il 62% dal campo), 16 rimbalzi, 8 assist e 3 stoppante in 39' di gioco.

 

Ultimamente stiamo assistendo sempre a più tiri da 3, che significano più spazi in campo; e più scelte per l'attacco e come non mai difendere è diventato veramente complicato.

 

Prima della stagione 2001-2002 la Lega ha fatto un passo indietro, stabilendo delle regole per consentire di aprire il campo e per valorizzare l'abilità sulla forza fisica; infatti sono stati introdotti i 3 secondi difensivi e da 10 si è passati a 8 secondi per superare la metà campo.

 

Non tutti però erano d'accordo, infatti Pat Riley aveva affermato, allora, che queste nuove regole avrebbero ucciso il Gioco. Il proprietario dei Suns, dopo aver firmato da free agent Nash nel 2004, aveva già iniziato a muoversi verso questo nuovo trend. David Griffin ha affermato che i Suns si sono concentrati sulle palle recuperate e sulle stoppate, in modo da generare più transizioni possibili. 

 

 

Al giorno d'oggi l'attacco è molto più dinamico, Ron Adams afferma che è anche meno complesso rispetto ad una volta. Prima si attaccava molto di più in post e esistevano molti più schemi che ogni coach doveva insegnare alla propria squadra, ora le squadre giocano molto di più in transizione e gli attacchi sono molto più rapidi, aumentando il ritmo. Con il termine ritmo possiamo definire il numero di possessi che una squadra ha in 48'. Di media, nella NBA attuale, ci sono 13 possessi in più a partita rispetto a 20 anni fa.

 

Uno dei concetti preferiti da Adams è il cambio difensivo, con difensori che siano in grado di leggere e reagire alla situazioni in breve tempo. Un giocatore come Draymond Green è senza ombra di dubbio l'esempio vivente di questo concetto e, quando non è impegnato a urlare contro i suoi avversari, è capace di mettere in mostra ciò che definisce l'affermazione del difensore moderno; infatti, quando è in campo, consente a Golden State di poter cambiare sempre, su qualsiasi blocco.

 

Green e i Warriors sono diventati un modello per l'intera Lega, dominando le classifiche difensive. Un paragone simile può essere fatto con i Rockets di D'Antoni che, anche loro, cambiano sempre su ogni blocco. 1406 è un numero abbastanza emblematico ed è il numero di volte che hanno fatto un cambio difensivo su un blocco, 331 in più rispetto ai campioni in carica della NBA.

 

Ma le prime due settimane di Regular Season hanno dimostrato quanto il sistema dei Rockets sia in difficoltà. Dopo la sconfitta contro i Clippers, Houston è 1-4 con la ventisettesima difesa della Lega e in questa stagione non potranno contare sulla mente difensiva della scorsa stagione, ovvero Jeff Bzdelik. O forse, semplicemente, non sono ancora riusciti a coprire i buchi lasciati da Ariza e Mbah a Moute. Ai Rockets vengono fischiati quattro falli in più di media a partita, due in più se lo rapportiamo a questo periodo della scorsa stagione.

 

Se si parla di difesa, nella storia della NBA, non si possono non citare  alcuni nomi. I Big Three del 2007-2008 dei Celtics, i Pistons del 2004 che hanno vinto il titolo senza una vera e propria superstar, ogni squadra allenata da Pat Riley negli anni '90 e gli Spurs del 2003-2004 che certamente sono diventati una squadra efficace in difesa grazie a Bruce Bowen. Infine come non citare Draymond Green, prendendolo per tutta la sua genialità.

 

Difesa e fisicità sono inestricabili. La differenza tra attacco e difesa è la stessa che intercorre tra gioia e lotta, e questa differenza non è mai stata così palese come adesso. Tutti concordano sul fatto che le nuove regole abbiano reso lo spettacolo, dal punto di vista offensivo, ancora più piacevole. Ma al tempo stesso stiamo perdendo un elemento fondamentale del Gioco.

 

E' inevitabile, andando in questa direzione, che la pallacanestro diventi impraticabile per molti giocatori. Dante Cunningham ha citato un esempio vivente che incarna questo problema, ovvero un signor difensore come Tony Allen, un giocatore capace di seguirti per tutto il campo, di asfissiarti e, alla fine, di rubarti il pallone. 

 

 

Una buona difesa è sempre riuscita a mettere in difficoltà un buon attacco, costringendolo a prendere tiri forzati o a perdere palloni, ma ora come non mai questo trend si sta invertendo. Troppo è lo spazio da coprire, troppi giocatori pericolosi nello stesso momento. L'unica cosa da fare è attaccare superstar che faticano nella metà campo difensiva, per caricarli di falli e obbligarli ad uscire dal campo. Ma adesso alla difesa basta cambiare prima che il giocatore, che ha un vantaggio, riceva palla. Forse, però, la migliore scommessa sta nel cercare di far commettere fallo in attacco alla superstar in questione, nonostante si sappia che, spesso, i role player vengano tutelati nella metà campo offensiva.

 

David Griffin ha affermato di aver fatto vedere spesso video di situazioni non proprio legali dal punto di vista delle regole, per cercare di guadagnare un vantaggio, prendendo come riferimento i blocchi irregolari in attacco, che a volte gli arbitri non vedono.

 

Gli arbitri, soprattutto quest'anno, sono molto attenti ai contatti e tendono a fischiare in molte situazioni in cui anni fa non lo si faceva. La media di falli commessi a squadra è di 22.5, la media più alta dalla stagione 2004-2005 e 2005-2006. Nonostante ci sia da considerare che ad inizio Regular Season vengano fischiati sempre più falli rispetto alla fine.

 

Kiki VanDeWeghe ha affermato che la Lega non vuole perdere la fisicità che la caratterizza, ma ambisce a creare un maggior equilibrio: 

 

"Quello che stiamo cercando di fare è creare un equilibrio tra attacco e difesa, cercando di tutelare i difensori, ovviamente rispettando le regole".

 

"La maggior parte del lavoro difensivo si deve adattare non solo agli avversari, ma anche alle chiamate degli arbitri", ha invece dichiarato Adams. "Ci lavoriamo, stiamo guardando come vengono giocate le partite, ai fischi e ai non fischi degli arbitri, e si arriva a stabilire quali falli possano veramente pesare nell'esito dell'incontro".

 

Però le difese permettono di vincere i titoli, giusto? Infatti 13 dei 16 migliori team dal punto di vista difensivo hanno raggiunto i Playoffs, compresi i Cavs che avevano la seconda peggior difesa della NBA. Merito solo di LeBron? O forse per via della differenza che c'è tra la Regular Season e i Playoffs?

 

 

Il ritmo e la circolazione di palla calano con l'avvento della postseason, con gli attacchi che cercano sempre più qualità nelle soluzioni offensive e con le difese che aumentano l'intensità. Squadre come i Cavs non hanno nulla da dimostrare in RS, basti pensare alla differenza nell'approccio alle partite contro i Raptors nella stagione regolare scorsa rispetto ai Playoffs.

 

Con il ritmo partita che diventa sempre più alto, aumentare l'intensità in difesa è ormai diventato un lusso ed ecco perché molte squadre preferiscono andare a contendere il rimbalzo offensivo piuttosto che andare a coprire l'area per evitare la transizione. Segnando, infatti, si evita di subire contropiedi e aumentare il ritmo in attacco, con gli attacchi che ormai ogni notte segnano più di 112 punti a partita, può essere un'arma vincente.

 

Prima i Bucks, poi i Magic, hanno iniziato un percorso nella ricerca di giocatori longilinei, cercando di creare un roster con giocatori con le stesse caratteristiche fisiche. Ma l'idea di fare cambi difensivi ha omogenizzato i ruoli, con "lunghi" in grado di difendere su ruoli diversi e con "piccoli" in grado di marcare i lunghi.

 

PJ Tucker non è certamente il giocatore con più atletismo nella Lega, ma averlo in campo ti garantisce di avere una certa copertura in difesa e non solo nei suoi pari ruolo. D'Antoni, infatti, ha affermato che avere dei veterani in campo ti garantisce di poter fare dei cambi difensivi grazie anche alla loro esperienza.

 

Un giocatore con delle leve corte e con un corpo più grande si trova da svolgere un lavoro più difficile in post; avere invece un giocatore longilineo può creare problemi difensivi nell'uno-contro-uno. Mo Mamba, ad esempio, potrebbe diventare uno dei migliori difensori della Lega, grazie ai suoi mezzi fisici.

 

La protezione del ferro non è mai stata così importante come in queste due settimane. Trovare un giocatore che sappia stoppare, cambiare in difesa, correre e che non sia nullo in attacco può essere, inevitabilmente, un'arma importante. Ne è un esempio Capela, che da una delle ultime scelte del primo giro è diventato un giocatore fondamentale, capace di difendere su qualsiasi giocatore. Anche Rudy Gobert permette di proteggere l'area in difesa, mentre in attacco è uno dei migliori bloccanti della Lega.

 

Cinque delle prime sette chiamate dello scorso Draft sono stati dei lunghi. Ed è chiaro che, nonostante ci si stia muovendo verso una pallacanestro più versatile, il ruolo del centro rimane sempre fondamentale, poiché il centro può essere considerato come l'ultima linea difensiva.

 

Se c'è una speranza che le difese possano tenere testa agli attacchi, questa speranza passa nelle mani della futura generazione di lunghi.

 

 

 

 

 

 

Questo articolo, scritto da Justin Verrier per TheRinger.com e tradotto in italiano da Marco Romeri per Around the Game (via Welcome to Loud City), è stato pubblicato in data 30/10/2018.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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