Embiid, cosa ti manca?

March 1, 2018

 

 

Phila dopo ben sei stagioni si trova in piena corsa Playoffs, occupando la settima posizione della Eastern Confernce con un più che dignitoso record di 32 vittorie e 27 sconfitte (.542). Sono i primi frutti del lavoro di una franchigia di anni, raccolti a partire dall'ultima estate quando, finalmente, Phila è riuscita ad assemblare un roster competitivo, e soprattutto molto futuribile.

 

Il ritorno sul parquett di Ben Simmons, draftato nel 2016 ma visto all’opera solo quest’anno, è stato sicuramente uno dei fattori che ha aiutato la crescita dei Sixers, così come lo sono stati gli arrivi di JJ Redick e Markelle Fultz - nonostante il rookie abbia giocato solo quattro partite prima di fermarsi.

 

Della prima scelta del Draft 2017 si è parlato in lungo e in largo, dei suoi infortuni e della sua tecnica di tiro, di quanto sia “costato” alla franchigia; ma forse ci si dimentica della sua età e della necessità di Philadelphia di trovare una guardia, giovane e di livello, per completare “The Process”. E se Fultz è stato prima scelta assoluta, prima di Lonzo Ball e Jayson Tatum (per fermarsi alla seconda e terza), qualche motivo ci dovrà pur essere: tempo al tempo...

 

Tuttavia la vera nota positiva per coach Brett Brown è sicuramente la crescita, non solo in termini di cifre ma anche e soprattutto dal punto di vista dell’integrità fisica, mostrata da Joel Embiid in questa stagione.

 

Il centro camerunense, terza scelta al Draft 2014, si è presentato alla sua quarta stagione con solo 31 partite all’attivo, senza aver mai giocato un back-to-back, e con una condizione fisica che lasciava non pochi dubbi.

 

Ad oggi ha giocato 48 delle 59 partite disputate, venendo impiegato 31.3 minuti a partita (6 in più rispetto alla passata stagione), è diventato un All-Star (partecipando a tutte le sere del weekend di Los Angeles, per non farsi mancare nulla), ha “snobbato” Rihanna e ha preso in mano le chiavi dello spogliatoio, diventando un leader in campo, oltre che su Twitter e davanti ai microfoni.

 

Ma ancora i margini di miglioramento sono ampi e il Processo è tutt'altro che completo. Cosa gli manca, allora, per fare il definitivo salto di qualità?

 

 

 

Lettura e scelte

 

 

Embiid è il secondo centro della Lega per palle perse. Se si considera che il suo pari-ruolo DeMarcus Cousins (primo), giocando 5 minuti in più e spesso da playmaker aggiunto, perdeva 5 palloni a partita, si capisce quanto incida questo aspetto sul suo gioco.

 

 

Il rapporto assist/palle perse è a dir poco impietoso. Peggio di lui, tra i 10 centri con più palle perse, ci sono solo Dwight Howard e Jusuf Nurkic, due che non hanno proprio delle mani educatissime.


La maggior parte delle sue palle perse arriva dal palleggio o dopo un raddoppio. Questo perché ha la tendenza ad esagerare con il numero di palleggi, che lo porta spesso in situazioni che non rientrano troppo nelle sue corde.
 

 

 

 

 

L’ultima azione è quella che meglio rappresenta ciò che ancora gli manca. Rifiuta un tiro abbastanza comodo da tre punti per attaccare, senza neanche troppa convinzione, Steven Adams in palleggio - che non ha avrà i pedi più veloci del mondo ma è pur sempre un signor difensore.

 

Le scelte ed il tenere troppo la palla in mano sono due fattori che incidono, e non poco, sulla sua efficacia in campo.

Nel video vediamo come decida di giocare un 1c1 dal palleggio, lontano da canestro (!), contro John Wall - non proprio la migliore delle idee - e forzi un attacco in post basso, dove verrà subito raddoppiato, in una situazione in cui ha poche vie d’uscita.

 

Limitare il numero di palle perse, migliorando la qualità delle scelte offensive e la velocità delle letture, diventa un discorso di fondamentale importanza per la sua crescita e definitiva consacrazione. E’ un giocatore che ha tutto: fisicità, tecnica e carisma. Quello che ancora gli manca è l’esperienza, in pratica è al suo secondo anno in NBA e gioca a basket da quando ne ha 16 (!).

 

Shoot, Joel!

 

Embiid è un buon tiratore da tre punti, soprattutto dal centro, ma ancora non ha trovato la giusta continuità e fiducia in questo tipo di tiro per poter considerare questa opzione un suo punto di forza.

 

Per come si è evoluta la Lega negli ultimi anni tirare da 3 è diventato di importanza fondamentale, tranne per pochissimi casi - vedi Simmons - per poter essere davvero competitivi.

 

 

Embiid tira da 3 punti, ma solo quando ha tanto, tantissimo, spazio.

Prende il 20.7% delle sue conclusioni totali da dietro l’arco dei tre punti, però quasi la totalità di queste sono prese con 6 o più piedi (182 o più cm) di distanza dal difensore più vicino.

 

Tirare solo da smarcati è impensabile, soprattutto ora che le difese sono ancora più preparate a contestare il tiro pesante. Sia chiaro, non è che non abbia le capacità di tirare con l’uomo più vicino: è che, almeno per ora, sceglie di non farlo.

 

Ampliare il suo range d’azione migliorerebbe anche gli equilibri in campo dei suoi Sixers. Acquisendo maggiore pericolosità dall’arco riuscirebbe a liberare in modo più efficace il pitturato per le incursioni di Simmons e compagni, senza limitare il suo contributo offensivo.

 

Embiid è un giocatore fenomenale, ancora agli inizi della sua carriera. E, nonostante gli infortuni, in meno di 100 partite giocate è riuscito a diventare All Star e uomo franchigia dei Sixers. Nonché uno dei giocatori pi promettenti dell'NBA dei prossimi (dieci?) anni.

 

Di talento ne ha da vendere, è sotto gli occhi di tutti. Ed ora che i guai fisici sembrano essere passati - incrociando le dita - bisognerà solo dargli tempo per vedere se le sue potenzialità saranno o meno confermate.

 

Nell’attesa godiamoci questi Sixers, che così belli da vedere, non lo erano da anni.

 

 

 

 

 

 

 

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