Firmare Horford è stato un errore per i Sixers?

July 13, 2019

 

©️ The Stepien

 

 

La free agency appena conclusa ha rivoluzionato la Lega.

 

Ci sono stati diversi movimenti, anche e soprattutto di giocatori sopra i 30 anni, che hanno creato scalpore e allo stesso tempo entusiasmo tra i tifosi. Il passaggio di Al Horford ai Sixers, ad esempio, ha reso Philly, secondo il parere di più di un esperto, la squadra realmente favorita a prendersi il trono della Eastern Conference per la prossima stagione. Al tempo stesso la firma di Kevin Durant per i Brooklyn Nets rende la franchigia di New York la squadra del futuro, a partire dalla stagione 2020/21, anno del ritorno in campo di KD. Anche se molto probabilmente, purtroppo, non ritornerà più ai livelli pre-infortunio.

 

Potremmo andare avanti a fare altri esempi e includere in questa analisi anche Paul George, che non era free agent, però è stato scambiato. PG lungo la sua carriera ha sofferto di due terribili infortuni, uno alla gamba e l’altro alla spalla (la stessa tipologia di infortunio che ha portato molti giocatori di baseball a ritirarsi). Il neo giocatore dei Clippers ha 29 anni, ma potrebbe essere prossimo ad entrare in quella fase della carriera di un atleta in cui anche un minimo infortunio, che un tempo non avrebbe avuto alcun effetto, può ripercuotersi seriamente sulle prestazioni atletiche e fisiche future.

 

Molto probabilmente Al Horford è già entrato in questa fase, e per questo motivo può essere interessante fare un confronto con un esempio recente, oltre che di sfortuna con gli infortuni, di quanto non essere ad una buona soglia atletica rispetto alle proprie abitudini possa impattare sulle prestazioni sul campo: Shaun Livingston.

 

 

SHAUN LIVINGSTON

 

Shaun Livingston è un caso estremo, al tempo stesso una delle più belle e delle più tristi storie della NBA moderna. Tristi perché un gran numero di infortuni si sono abbattuti su di lui nella prima parte della carriera, di fatto bloccando la sua potenziale crescita. Praticamente quello che accade alla maggioranza dei giocatori quando hanno superato i 30 anni, è accaduto a Shaun appena superati i 20.

 

 

Basta dare un'occhiata a questa tabella, che mostra minuti giocati e partite nella sua carriera, per capire meglio quello che abbiamo appena detto:

 

Tuttavia, la sua storia è anche bellissima, perché Shaun ha dimostrato di non abbattersi, ha lavorato duro per tornare in forma e si è comunque guadagnato una carriera NBA di tutto rispetto, senza dimenticare che è stato un giocatore chiave di una squadra che ha vinto tre titoli NBA e partecipato a cinque Finals consecutive.

 

In qualsiasi caso, se ci avete fatto caso, i minuti giocati da Livingston sono andati riducendosi stagione dopo stagione, passando da 1500, a 1400, a 1150 e infine a 1000. E soprattutto in questa ultima stagione abbiamo potuto osservare che i numeri da lui registrati, in termini di rimbalzi, percentuali dal campo e assist ai compagni, sono calati mostruosamente, soprattutto ai Playoffs, dove è risaputo che il gioco diventi più fisico. Essenzialmente, Livingston non è più in grado di generare alcun beneficio offensivo.

 

 

COSA HA A CHE FARE CON TUTTO QUESTO HORFORD?

 

Se guardiamo alla stessa tabella, minuti e partite giocate, vedremo sicuramente della similitudini tra Horford e Livingston.

 

 

Nella passata stagione ha giocato meno di 70 partite (un numero che diventerà la norma per lui) e meno di 2000 minuti, con una media di 29 mpg. Una novità per Al, che, a parte durante le stagioni degli infortuni, non era mai andato sotto i 31,6. Ovviamente a diminuire non sono stati solo i minuti in campo, ma anche l’efficienza del lungo ex Celtics, come evidente nei dati On/Off:

 

 

Il 2018/19 è stata la prima annata in una squadra di Horford ha giocato peggio in difesa che in attacco. Non possiamo dire che la cosa dipenda da lui e una stagione ovviamente non fornisce una prova del declino di un giocatore, però non è un grande segnale. E dobbiamo anche aggiungere che la squadra è migliorata notevolmente nei Playoffs, invertendo il trend. Per questo i Sixers si sono affidati a lui: sperano che quando bisognerà difendere seriamente, Big Al si farà trovare pronto. Horford è il giocatore giusto per difendere su Giannis Antetokounmpo e Brook Lopez senza troppa difficoltà. E, in un'eventuale Finale NBA, per poter difendere anche contro i Lakers di LeBron James ed Anthony Davis.

 

Un maggiore impegno nella metà campo difensiva si traduce però in una carenza offensiva. Horford ha infatti migliorato le proprie percentuali dalla distanza, tirando con il 40% dalla linea dei tre punti, ma ha quasi completamente eliminato il suo gioco dentro l’area.

La sua abilità di allargare il campo e forzare e scelte delle difese avversarie non è quindi stata sfruttata del tutto, avendone beneficiato poco vicino a canestro.

 

 

I DILEMMI OFFENSIVI DI PHILADELPHIA

 

Un giocatore che mancherà tantissimo alla causa 76ers è senza ombra di dubbio JJ Redick, gran tiratore, capace di portare tanti punti alla propria squadra e al tempo stesso in grado di muoversi divinamente senza palla. La sua capacità di attirare le attenzioni sul lato debole permetteva di creare spazi importanti per i compagni. Con la sua partenza e con l’addio di colui che lo sostituiva, Carsen Edwards, alla corte di Brett Brown rimangono solo tiratori più statici, come Richardson ed Harris, che perimetralmente sono maggiormente difendibili.

 

Lo staff tecnico ha lavorato tantissimo nell'ultimo anno sulle situazioni generate, per lui e per i compagni, dalle uscite dai blocchi di JJ Redick. Ora, senza quest'arma, bisognerà far funzionare il giocattolo ed evitare che il gioco offensivo di Phila diventi stagnante.

 

 

COME USCIRE DA QUESTO IMPASSE?

 

Quando l’attacco entrava in crisi nella passata stagione, a prendere per mano Philadelphia ci pensava Butler. Ora che Jimmy è volato a Miami, Josh Richardson, il suo successore, non è propriamente il giocatore in grado di fare lo stesso. L'ex Heat tende maggiormente a creare gioco, non a finalizzare. Come dimostrano anche le sue statistiche nei pull-up shot dell’anno passato...

 

 

... rispetto ai numeri dei migliori giocatori della Lega:

 

 

Chi sarà nei momenti delicati il giocatore adatto a guidare l’attacco Sixers?

Ben Simmons, che è un giocatore facilmente difendibile e prevedibile grazie alla sua mancanza totale del tiro da fuori?

Joel Embiid, che non proprio il miglior decision-maker della storia?

Tobias Harris, che è in grado di creare spazio per sé ma non per gli altri?

Josh Richardson, che non è in grado di creare soluzioni dal palleggio?

 

Nessuna di queste scelte appare come la più saggia, e tutte potrebbero portare ad una problematica inefficienza offensiva nei momenti del bisogno Qualcuno tra questi ragazzi DEVE migliorare per evitarlo, magari anche più di uno (gli indiziati principali sono sicuramente Embiid, Simmons ed Harris), per rendere i Sixers davvero una contender.

 

 

ALCUNI ALTRI PROBLEMI

 

I Sixers, malgrado l'innesto di Zhaire Smith, soffriranno ancora - come nelle ultime stagioni, anzi di più, senza Jimmy Butler - contro i grandi realizzatori dal palleggio. Per loro fortuna la maggior parte di questi giocatori militano nella Western Conference, ma uno di questi, e quello che forse da due anni a questa parte ha causato più problemi a Phila, difensivamente parlando, si è trasferito agli arci-nemici dei Boston Celtics. Ovviamente si parla di Kemba Walker, che l'anno scorso contro i 76ers ha segnato 60 punti in una partita e mantenuto una media di 35 a gare. Sarà ancora una volta un problema, e lo potrebbe essere presumibilmente nelle fasi avanzate dei Playoffs.

 

 

I 76ers, inoltre, non sono una squadra in grado di resistere all'assenza di uno o più giocatori dello starting five. Tuttavia questo scenario non è così infrequente durante l'intera Regular Season, anzi. Embiid, prima di tutto, non può essere sovraccaricato di partite, dati i suoi problemi fisici di cui tutti siamo a conoscenza. Ben Simmons è una point guard di 208 centimetri in una situazione abbastanza simile a quella del centro originario del Camerun. Quanto ad Al Horford, come già detto, ha raggiunto quell’età in cui anche un semplice fastidio alla caviglia può trasformarsi in qualcosa di serio.

 

Ancora una volta sembra che la scarsa profondità sia un limite strutturale molto pericoloso per Phila.

 

 

CONCLUSIONI

 

La firma di Al Horford è un grande rischio per Phila. Offrire un contratto di 4 anni per oltre 100 milioni di dollari ad un giocatore della sua età può essere molto controproducente a lungo termine.

 

Nella tabella sottostante possiamo osservare le statistiche dei big man della Lega dai 33 anni in su:

 

 

Firmare Horford è stato un all-in. È come dire: gli do $109 milioni per due stagioni, tanto poi, a 35 anni, Al non farà in alcun modo la differenza. Tra due anni, poi, sarà anche la stagione durante la quale i Sixers dovranno decidere riguardo al futuro di Josh Richardson. Senza potersi muovere sul mercato a causa dei contratti di Embiid e Simmons.

 

Ciò vuol dire che difficilmente Phila potrà aggiungere talento alla squadra, se non scambiando Horford e una dose massiccia di scelte - motivo per cui Boston non ha avuto il coraggio di offrire ad Al un accordo per più di tre anni. Oltre, ovviamente, per l'età del giocatore, che al netto degli infortuni passati potrebbe essere incline a seguire la "Box Plus/Minus Aging Curve" media dei giocatori NBA:

 

Non sono sicuro che il GM Elton Brand avesse molte altre possibilità, ma a questo punto le possibilità di vincere un titolo si estendono per Philadephia ai prossimi due anni. Non oltre. Potete avere un'idea di quanto questo sovraccarichi di pressioni le prestazioni della squadra e renda potenzialmente fatale l'incorrere di un grave infortunio.


L'unica squadra negli ultimi vent'anni ad aver vinto un titolo senza giocatori d'élite tra gli esterni sono stati i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki nel 2011. Oggi è molto, molto più difficile, e per questo serviranno importanti miglioramenti da parte di tutti. Ben Simmons deve costruirsi un tiro, quantomeno dal mid-range. Embiid diventare un’arma più affidabile e costante dalla linea dei tre punti. Tobias Harris iniziare a giocare anche per gli altri. Horford rimanere sano e non saltare le partite più importanti.

 

Può darsi che questi Sixers si dimostrino all'altezza di tutto ciò nella prossima stagione. Oppure no, e il tempo allora inizierebbe a stringere...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©️ The Stepien

 

Questo articolo, scritto da Ben Rubin per The Stepien e tradotto in italiano da Andrea Campagnoli per Around the Game, è stato pubblicato in data 13 luglio 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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