In seconda fila

July 10, 2019

Infortuni, cessioni e avversari agguerriti nella Conference hanno decentrato l'attenzione dai Warriors

 

 

Tanta sfortuna ha impedito ai Golden State Warriors di raggiungere il tanto sperato three-peat. I pesanti infortuni di Kevin Durant prima e Klay Thomson poi (e non che Looney fosse in perfette condizioni), hanno reso insormontabile la serie contro i Toronto Raptors, nonostante gli uomini della Baia abbiano lottato con tutte le loro forze. Il front office si è trovato, per la prima volta dal 2016, ad affrontare questa (difficile) free agency senza il titolo di campioni.

 

Nessuno nell'ambiente NBA ha mai avuto davvero dubbi sulla permanenza di Klay Thompson a San Francisco. Da tempo era pronto per lui il massimo salariale e la favola degli "Splash Brothers" è probabilmente destinata a continuare fino alla fine della carriera dei due migliori tiratori che abbiano mai calcato un campo di basket. Viceversa, in molti si aspettavano l'addio di Kevin Durant. Almeno sino al momento dell'infortunio.

 

Come tutte le squadre che dominano, i Warriors cominciavano a diventare antipatici ai più. La sconfitta dopo un'eroica resistenza, però, li ha resi più umili e apprezzati di quanto avrebbe fatto un ulteriore trionfo. Il serio infortunio di KD aveva ridotto il suo valore di mercato e aveva alimentato le speranze di un romantico secondo matrimonio nella Baia. Il 35 (ora numero 7), però, si è però accasato ai Nets. Per dare un'idea del personaggio, Durant ha annunciato sui social il suo arrivo a New York, prima di farlo sapere al front office di Brooklyn. Piuttosto spiazzata, la squadra di coach Steve Kerr si è trovata disponibile una soluzione di emergenza per riparare in parte al danno: un sign-and-trade che ha portato D'Angelo Russell, che quest'anno è stato assoluto protagonista raggiungendo l'All-Star Game.

 

 

La chimica di squadra nella NBA

 

Il talento nella Lega, oggi, è davvero molto diffuso. Anche squadre da fondo classifica (come i Suns, ad esempio) hanno enorme potenziale nel roster. Conta quindi come questo talento venga miscelato, non tanto la quantità.

 

Una delle basi del successo di Golden State sono stati gli Splash Brothers. Curry e Thomson infatti, oltre ad allargare il campo con il loro raggio di tiro illimitato, sono due superstar anomale: non pretendono di essere sempre protagonisti, non hanno bisogno di avere sempre la palla in mano per essere pericolosi. Sono adatti a qualsiasi compagno, qualsiasi sistema. Inserire dei giocatori nuovi quando hai due così è facilissimo.

 

Ora, l'infortunio di Thompson (che tornerà a febbraio) e l'arrivo di Russell lasciano dei legittimi dubbi sulla chimica di squadra dei Warriors. D'Angelo è infatti un giocatore da pick&roll e deve avere sempre la palla in mano per essere efficace. In attacco, quindi,  Steph Curry sarà utilizzato molto di più off the ball, ma i veri problemi sembrano sorgere nell'altra metà campo.

 

La coppia Curry-Russell suscita infatti molti dubbi in difesa. La loro presenza contemporanea sul parquet renderà difficile fermare gli avversari sul perimetro, soprattutto durante l'assenza dello scudiero Thompson, difensore eccezionale, e la partenza di Andre Igoudala

 

Il front office sapeva perfettamente che D'Angelo non era il perfect fit per questa squadra. Tuttavia, l'NBA è fatta di sliding doors. Bob Myers e soci hanno preso semplicemente il miglior giocatore disponibile al momento (come avevano fatto ad esempio i 76ers con Jimmy Butler).

Tutto lascia pensare che il nuovo arrivato sarà scambiato a metà stagione, poco prima del rientro di Klay. Sarebbe una mossa sensata, a patto che in quel periodo siano disponibili dei giocatori più funzionali al gioco di Steve Kerr e al roster nelle sue mani. 

 

 

L'operato della dirigenza 

 

Per far posto a Russell e ai suoi 117 milioni in 4 anni, il roster è stato smontato e si sta operando con la calcolatrice sempre in mano per scendere sotto la soglia di luxury tax. Via Cook, Cousins, Igoudala, Damian Jones e Jordan Bell. I free agent Bogut e Jerebko molto probabilmente non saranno confermati. Livingston è stato tagliato, per risparmiare 5 milioni di dollari circa. McKinnie non ha un contratto garantito.

 

La scelta al primo giro del Draft è stata utilizzata per Jordan Poole, guardia da Michigan. Praticamente il clone di Cook. Con le chiamate al secondo giro sono arrivati Alen Smailagic, Eric Paschall e Miye Oni. Solo quest'ultimo sta dando buoni segnali in Summer League, ma non è detto che basti per entrare nel roster e comunque è presto per giungere a conclusioni.

 

Via free agency sono stati firmati Willie Cauley-Stein (affarone, a poco più del minimo salariale), il veterano Alec Burks, che è letteralmente scappato da OKC dopo la trade-George, e Glenn Robinson III (che è stato infortunato per gran parte della scorsa stagione).

 

Via trade con Atlanta si è ottenuto Omari Spellman, ala bidimensionale e ottimo prospetto, frenato anche lui da qualche problema fisico di troppo, per cui la dirigenza ha sacrificato Damian Jones e la scelta al primo giro del prossimo anno. Questa trade ha permesso di risparmiare più di 500.000 dollari nel monte salari, ma la scelta al primo giro potrebbe avere valore, nel caso - non così remoto - che Golden State non raggiunga i Playoffs la prossima stagione.

 

Il quintetto titolare al momento sarebbe Curry, Russell, McKinnie, Green e Cauley-Stein, con Looney manterrà il suo ruolo in uscita dalla panchina. L'impressione è che si stia operando continuamente in emergenza e che alla squadra manchi qualcosa.

 

Clippers, Lakers, Rockets, Nuggets, Blazers e Jazz appaiono le squadre più solide e complete in questa Western Conference. Tutte le altre lotteranno per i due posti rimanenti. La più che probabile trade-Russell a metà stagione deciderà il futuro prossimo dei Warriors, che partono in seconda fila... ma sono sempre i Golden State Warriors.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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