Grazie e arrivederci (alle NBA Finals?)

February 6, 2019

Il maxi scambio tra Clippers e Sixers: una svolta importante per due franchigie, LA e Phila, proiettate verso un futuro (non lontano) nei piani alti delle due Conference

 

 

Due organizzazioni in momenti storici diversi, che hanno approcciato alla trade deadline partendo da situazioni - per roster e prospettive estive - diametralmente opposte. Ma, al contempo, due franchigie che perseguono lo stesso obiettivo: il dominio della Conference. E della Lega intera.

 

Ciò in cui differiscono (ma neanche troppo) i due progetti è il momento a partire dal quale si possono/potranno considerare “ufficialmente” avviate le rispettive scalate verso le NBA Finals. Per la squadra che storicamente rappresenta l’altra metà di Los Angeles, la sabbia inizierà a scendere nella strettoia della clessidra dal prossimo luglio; per i Sixers, invece, la dormi-veglia di un Processo durato anni è finita, e il momento di sognare a occhi aperti è adesso. Lo scambio che, tra gli altri, ha portato Tobias Harris in Pennsylvania fotografa infatti l’aspirazione di Phila di imporsi da subito - e a lungo termine - come migliore squadra della Eastern Conference; e allo stesso tempo la convinzione del front office dei Clippers che l’estate 2019 sarà il punto di partenza per insediarsi a titolo immediato ai vertici dell’NBA.

 

 

 

LA RUOTA GIRA (ALLA TUA, SAM!)

 

Ben Simmons, JJ Redick, Jimmy Butler, Tobias Harris e Joel Embiid. Wow.

 

Se il problema di Philadelphia era la perimetralità, beh, aggiungere due tiratori come Harris (43.5% in stagione nel tiro da fuori e 41% in catch and shoot - dato molto importante per giocare vicino agli altri quattro) e, in uscita dalla panchina, Mike Scott (39%)... non è niente male. Anzi. Aggiungiamo uno shooter di livello super-èlite come JJ Redick, oltre a due All-Star come Embiid e Butler, e viene difficile pensare come difenderci contro, quando Simmons ha la palla in mano. I 76ers hanno un quintetto che, per talento e risorse offensive, ha poco o niente da invidiare a tutte le altre squadre dell’Est. E anche dal punto di vista difensivo lo starting five a disposizione di coach Brown è ben equipaggiato, con una serie di giocatori molto duttili e fisicamente atipici, in grado di accoppiarsi con attaccanti di varia taglia e caratteristiche tecniche.

 

Il problema della non-profondità della panchina è l’unico che sembra essere davvero concreto per i Sixers, in questo momento. Nei Playoffs le rotazioni si accorciano e Brown ha comunque la garanzia di avere in ogni momento in campo almeno tre starter di alto livello, è vero; ciò non toglie, però, che il completamento del roster passa per l’arrivo di un’altra pedina, che potrebbe essere cercata dopo i soliti buy out post-deadline. Un nome su tutti: Wes Matthews.

 

Aggiunto un altro giocatore con le giuste caratteristiche (leggere: 3&D) alla second unit, questo roster potrà esprimersi davvero al massimo delle sue possibilità. E sarà interessante testare quel “massimo” quanto potrà arrivare lontano in primavera.

 

 

Il lungo Processo di ricostruzione avviato (con modi drastici) da Sam Hinkie anni fa è arrivato ora ad un punto di svolta e probabilmente è molto vicino al suo apice. Quantomeno da una prospettiva prettamente “programmatica”. L’obiettivo NBA Finals non sembra più essere un miraggio e la strategia del front office dimostra che il senso di marcia è stato completamente invertito. Dal “perdere e perderemo”, dal prendere tutte le scelte possibili al Draft, al cedere asset futuri (Phila ha dato via nella trade quattro pick, due delle quali al primo giro) per essere competitivi immediatamente. Con l’obiettivo, oltretutto, di ri-firmare Tobias Harris e Jimmy Butler (e le necessarie “extra-spese”...), entrambi free agent a luglio 2019, per blindare questo talentuoso nucleo di giocatori nei prossimi anni e dilatare più possibile l’arco di tempo in cui avere legittime ambizioni di titolo.

 

Ancora una volta viene difficile non sottolineare come l’uomo che ha avviato il cantiere, che ha progettato l’edificio e ne ha immaginato l’imponenza... oggi si ritrovi chiuso fuori dalla porta. Ma in cuor nostro sappiamo tutti che, se mai scorrerà dello champagne negli spogliatoi del Wells Fargo Center e per le strade della città, quel brindisi sarà per Sam.

 

 

 

UN DOMANI DIETRO L’ANGOLO

 

Se in Pennsylvania hanno dunque messo nel mirino le NBA Finals 2019, per i prossimi mesi in casa Clippers l’obiettivo è... competere meno possibile. Non entrare nei Playoffs - ora sono ottavi ad Ovest, ma fare largo ai “cugini” sarebbe un buon affare - consentirebbe infatti alla squadra di Doc Rivers di mantenere la propria scelta al Draft e non cederla ai Boston Celtics.

 

Una preservata scelta in lottery (si spera, ma realisticamente… non sembra impossibile), giovani prospetti molto interessanti come Shai Gilgeous-Alexander e Landry Shamet, il contratto straordinario di Lou Williams - 8 milioni all’anno fino al 2021, senz'altro uno dei migliori in essere nell’NBA - e quello altrettanto buono di Montrezl Harrell (uno dei più efficaci “budget role player” della Lega), lo spazio salariale per essere molto aggressivi in free agency, uno dei migliori allenatori del Pianeta e un GM (che finalmente non sono più la stessa persona) molto competente. Ah, e il fatto (non secondario) di avere sede in una città come Los Anegeles. Una lunga e solida serie di motivi per cui i Clippers saranno in prima fila per attrarre superstar. Tanto dal mercato dei free agent quanto via trade.

 

Qualcuno ha detto Kawhi Leonard, per caso? O Kevin Durant? O forse, chissà, Anthony Davis?

 

 

Perdere ora, sì, ma per essere pronti già dall’anno prossimo. Questo è il programma di Jerry West e soci. Per il momento sembra che tutto sia stato fatto nel modo giusto - e, per una superstar senza contratto, nutrire stima verso l’operato di un’organizzazione è molto importante nel momento di una decisione importante (come saranno le firme di Kawhi e KD).

 

Ora bisogna concretizzare il lavoro svolto dietro le quinte e riuscire a portare allo Staples Center (no, non sponda Lakers) quelle stelle necessarie per essere competitivi ai massimi livelli. Ci riusciranno, i Clippers? O la domanda, forse, dovrebbe essere: perché mai non dovrebbero riuscirci?

 

 

NON DIMENTICHIAMOCI DI LORO!

 

Se questo ipotetico appuntamento (a data vicina, ma da destinarsi) nelle NBA Finals tra Sixers e Cippers è quindi fissato, ci sono due “storie nella storia” di cui chi scrive sente il dovere di fare menzione.

 

La prima è quella di Boban Marjanovic: se i 76ers raggiungessero le finali per il titolo quest’anno, potremmo vedere (chissà se sul parquet, e per quanto eventualmente) il gigante serbo a giocarsi il Larry O’Brien. Un sogno - non per chi dovrebbe incidere quel pneumatico per camion che sarebbe il suo anello da campione NBA, ma qui stiamo andando troppo in là con la fantasia...

 

Last but not least, Danilo Gallinari. Il suo (pesante) contratto scade a luglio 2020 e molto probabilmente resterà in California fino al termine dell’accordo. Sarebbe davvero bello poter tifare per il Gallo sul massimo palcoscenico cestistico mondiale, l'anno prossimo. Come è stato con Beli nella sua prima esperienza a San Antonio. Sperando per Danilo che anche lui, "alla fine, avrà vinto"...

 

 

 

 

 

 

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Seguici anche su

  • facebook-logo
  • instagram-social-network-logo-of-photo-c
  • twitter-social-logotype

Archivio AtG:

Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono pubblicati all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG solo dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale. Alcune immagini sono prese dal web: se un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com
 

Fondatore e Caporedattore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da FerdinandoDagostino.com