Ho sfidato Josh Jackson

March 24, 2018

 

 

© Bright Side of the Sun

 

 

I Phoenix Suns hanno svariati problemi. Non sono in alcun modo in grado di competere nella Western Conference e ora come ora non si vede una luce in fondo al tunnel. Per queste ragioni è imperativo che il tifoso medio, di quella che una volta è stata una gloriosa franchigia, rimanga coinvolto. Dobbiamo amplificare quelli che saranno i momenti positivi, per quanto pochi e distanti tra loro potranno essere.

 

Il coach dei Suns Jay Triano, martedì mattina, ha dichiarato qualcosa che gli speranzosi tifosi della franchigia dell'Arizona avrebbero voluto sentire. Intervistato dalla radio 98.7 FM Arizona's Sports Station's al Doug & Wolf show, il coach ha parlato dei progressi che il rookie Josh Jackson ha messo in mostra nel corso della stagione e di come possa essere il tipo di professionista di cui Phoenix ha bisogno.

 

"Prima di tutto è uscito alla distanza. Inizialmente abbiamo avuto molti problemi con lui, questo è uno dei motivi per cui ci siamo dovuti sedere a parlare. Sono un fermo sostenitore del fatto che la disciplina che un professionista ha fuori dal campo si traduca in quella che ha dentro allo stesso. Penso che all'inizio della stagione Josh non ne abbia avuta, e questo probabilmente è il motivo principale per il quale non ha rispettato le aspettative sin dal principio. L'ho sfidato una prima volta: gli ho chiesto che tipo di professionista volesse essere e come volesse approcciarsi a questa professione".

 

"Da lì, abbiamo visto un grande cambiamento da parte sua - non solo sotto questo punto di vista: la sua etica del lavoro nella sala pesi e in qualsiasi altro contesto è stata straordinaria da quel giorno in poi. E i risultati in campo si sono visti. Non ci asteniamo mai dal fargli notare che da quando ha cambiato il suo approccio al gioco, anche il suo modo di giocare e le sue prestazioni sono cambiate".

 

Viviamo in un'era in cui alcune squadre decidono deliberatamente di perdere quantità significative di tifosi costruendo una tossica cultura della sconfitta, nel malsano tentativo di trasformare delle sconfitte nelle fondamenta di possibili vittorie future; sperando, così, di far ritornare i tifosi. So che molti di voi saranno d'accordo con questa filosofia, ma io faccio fatica a tollerarla. Amo sentire cose come quelle dichiarate da Triano: una mentalità vincente si costruisce su quelle basi, non sulle advanced metrics.

 

"Ho sfidato ancora Josh settimana scorsa, chiedendogli quanto avrebbe potuto rendere da qui a fine stagione. I suoi occhi si sono illuminati guardando dritto verso la sfida: questa è una cosa che mi piace di lui. Aveva bisogno di scoprire di cosa ci fosse bisogno per far parte di questa Lega, altri ragazzi ci mettono molto tempo, lui ci è riuscito velocemente".

 

 

I numeri di Jackson ultimamente sono stati buoni, ma calma, molte persone si stanno esaltando troppo per un paio di settimane di prestazioni sopra la media. I Suns stanno giocando senza alcun obiettivo, contro squadre che possono permettere una prestazione monstre a un qualsiasi giocatore di Phoenix senza subirne le conseguenze sul risultato finale. Detto questo i suoi numeri non sono male, e di questi tempi per i Suns tutto ciò che non è male è automaticamente una buona notizia.

 

Jackson sta avendo più minuti e sta sfruttando tutte le opportunità che gli sono state date. Un 40% dal campo con 11.2 punti, 4.1 rimbalzi, e 1.2 assist a partita prima dell'All Star break si è trasformato in un 46% dal campo con 16.6 punti, 5.9 rimbalzi, e 2.1 assist.

 

Merito a Triano per aver riconosciuto il fatto che ci fossero buone ragioni per preoccuparsi di Jackson ad inizio anno. E ci sono ancora, forse, altre ragioni, ma le cose stanno prendendo la giusta piega. 

 

"Quello che abbiamo visto con il trascorrere della stagione è un ragazzo in continuo progresso. Tutti avevamo dubbi, noi compresi. Ci chiedevamo come avremmo potuto rapportarci con questo ragazzo e come spronarlo".

 

Qualcosa sta funzionando, Phoenix.

 

 

 

 

 

 

 

 

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