I prossimi passi dei 76ers dopo l'arrivo di Jimmy Butler

November 14, 2018

 

©️ The Stepien

 

 

Per i 76ers, la trade per Jimmy Butler era assolutamente da fare, un cosiddetto "no-brainer".

 

Ma non è un no-brainer tanto quanto lo era offrire considerevolmente di più per Kawhi Leonard, coinvolgere una terza o una quarta squadra e far sì che l'affare andasse in porto, visto che prima dell'infortunio Leonard era uno dei migliori giocatori della Lega e sarebbe stato un complemento perfetto per Ben Simmons e Joel Embiid (ancora meglio se si considerava che sarebbe arrivato anche Danny Green, come parte della trade).

 

Nemmeno un no-brainer tanto quanto, una volta perso Kawhi Leonard, pagare considerevolmente meno (prendendosi magari qualche contratto scomodo) e inventarsi qualcosa per arrivare a Luka Doncic, che era facilmente raggiungibile. Non solo avrebbe migliorato la squadra nell'immediato, ma avrebbe dato garanzie a lungo termine in termini di qualità e di flessibilità del roster, in modi che nessun altro giocatore più anziano può portare.

 

Tuttavia, considerato che nessuna di queste due trade è avvenuta, prendere Butler per Robert Covington e Dario Saric era un no-brainer. E il prezzo, nonostante Covington sia un buon giocatore, non è stato molto alto. Dopotutto, ciò che Covington (il migliore e il più particolare dei due giocatori coinvolti, vale a dire quello che ai 76ers mancherà di più) può portare in termini di tiro, buono ma inconsistente, e difesa, ma con limitate capacità in attacco, è comunque facilmente rimpiazzabile. E si può discutere sul fatto che un certo numero di giocatori con scarso plus-minus reale diventino giocatori nettamente migliori al momento dei Playoffs, quando le partite contano davvero, che sia per una migliore continuità al tiro o per la capacità di difendere sulle star avversarie, che consente alla squadra di reggere meglio contro avversari più forti.

 

Sto parlando di qualcuno come Trevor Ariza, un giocatore che ha un contratto di un anno a 15 milioni di dollari con una squadra senza ambizioni in questa stagione. Può essere oggetto di buy-out, nel qual caso tornerebbe quasi certamente a Houston, quindi qualunque altro team lo volesse dovrebbe imbastire uno scambio.

 

Ariza ha un valore altissimo per una possibile contender al titolo NBA. Una trade per Ariza, che porterebbe versatilità difensiva e capacità di tiro, è la più ovvia prossima mossa per Philadelphia (altri possibili profili per questo ruolo sono Tobias Harris, Danilo Gallinari, Sam Dekker, Dorian Finney-Smith o giocatori super-costosi in squadre disfunzionali come Otto Porter - ma nessuno di questi sembra essere una soluzione migliore di Ariza).

 

Una trade del genere avrebbe la priorità, ma c'è un problema per Philadelphia: è uno scambio poco attraente, perchè sarebbe chiaro che starebbe prendendo Ariza solo per una stagione. E poi, almeno negli ultimi anni, Ariza è stato un tiratore inconsistente in gare decisive di Playoffs, proprio come lo è stato Covington contro Boston. Non è una prospettiva molto allettante per i 76ers, visto che l'acquisizione di Butler è invece una mossa anche a lungo termine per permettere alla squadre di lottare per il titolo per diversi anni. Ma esiste una possibile soluzione che coinvolge Phoenix: scambiare Fultz.

 

Non perchè Markelle alla fine fallirà sicuramente nella sua conquista dell'NBA. Diverse altre point guard hanno iniziato le loro carriere facendo molta fatica e sono poi diventate All-Stars o Hall of Famers: gente come Steve Nash, Chauncey Billups o anche Goran Dragic, per citarne alcuni. Quindi bisogna almeno provare ad essere pazienti. Si tratta invece dei dubbi su quanto Markelle Fultz sia adatto alla Philadelphia attuale e a quella del futuro.

 

Fultz non è adatto ora per la semplice ragione che è un rookie che non sa tirare e il cui punto forte non è mai stata la difesa. E queste sono le qualità di cui i Sixers hanno più bisogno, al fianco di Simmons, Butler e Embiid.

 

Questi stessi tre giocatori sono anche il motivo per cui Fultz non sarà adatto alla squadra nemmeno in futuro, anche se dovesse migliorare al tiro e diventare il giocatore che tutti si aspettavano che fosse (ragionevolmente, qualcosa fra il decimo e il 25esimo miglior giocatore della Lega, considerato che quello del 2017 è stato un draft piuttosto povero).

 

Ammettiamo pure che Fultz migliori il suo tiro, diventando il giocatore pericoloso che sembrava poter essere. Un giocatore che somigliava molto alla prima versione di Ray Allen a Milwaukee, ma trasposto nell'era del basket moderno. Anche in quel caso, Philadelphia avrà già firmato tre contratti importanti per Embiid, Butler e Simmons (in quest'ordine) e non avrà spazio salariale per Fultz. E avrebbero quindi una o forse due buone stagioni da parte sua nel contratto da roookie, per poi scontrarsi con il salary cap.

 

Ma potrebbe anche essere sostenibile. Non è poi così diversa dalla situazione in cui si è trovata Golden State con Curry, Durant, Thompson e Green. La differenza però è che gli ultimi due avevano firmato i loro contratti prima del recente innalzamento del cap, il che significa che, nonostante siano contratti al massimo o giù di lì, ora vengono pagati tanto quanto oggi sarebbero pagati dei giocatori nella media sul mercato. Ed è improbabile che ci sia un altro innalzamento simile del limite salariale, visto che l'era dell'oro non può durare per sempre, il che rende più difficile tenere assieme una squadra del genere, a causa del conto della luxury tax che praticamente nessun proprietario vuole pagare. Oltre a ciò, una squadra che ha già tre giocatori in grado di creare opportunità per se stessi ma anche per gli altri potrebbe semplicemente aver bisogno di un tiratore e difensore, più che di un altro giocatore dello stesso tipo.

 

Ed ecco dove entra in gioco Mikal Bridges.

 

 

Bridges, un discreto tiratore, è il tipo di giocatore più adatto a una contender che a una squadra che sta cercando di spiccare il volo e che deve ancora identificare le sue star con la palla in mano (per non dire che è anche in cerca di una point guard). E questo tipo di giocatore, a prescindere da quanto forte possa diventare, non sarà probabilmente dei Suns, se questi dovessero effettivamente diventare una buona squadra nei prossimi 5-6 anni, visto che pochissimi giocatori secondari da un regime precedente sopravvivono all'arrivo di una vera stella. Basta guardare alla composizione di Cleveland prima e dopo l'arrivo di LeBron, entrambe le volte. O di Miami. O dei Lakers con Shaq, eccetera...

 

Il ricambio nelle squadre attorno alle vere star è enorme. E sarebbe sensato per quella squadra scambiare qualche giocatore per qualcuno davvero di valore. Soprattutto se quel qualcuno ha qualche possibilità, anche se non moltissime, di diventare una stella, come Markelle Fultz. D'altro canto, avrebbe senso per Philadelphia, che ha già delle star nel roster, andare in cerca di elementi simili a Robert Horry o Shane Battier, che possono essere d'aiuto ed essere un buon complemento ai giocatori-franchigia.

 

Uno scambio come Trevor Ariza e Mikal Bridges per Markelle Fultz, Mike Muscala, Furkan Korkmaz, magari Shamet e una scelta al primo giro (magari la scelta di Miami che tornerebbe a Phoenix, eventualmente aggiungendo una protezione per le prime 5) sarebbe particolarmente sensato per entrambe le squadre.

 

Phoenix acquisirebbe potenziale per il futuro e otterrebbe parecchio per un giocatore che non sarà in Arizona il prossimo anno. I 76ers cementerebbero le rotazioni con Ariza e Bridges, acquisendo un titolare o un sesto uomo per il futuro, in grado di giocare con Butler, Simmons e Embiid, senza aver bisogno di avere la palla in mano per essere efficace.

 

Ecco l'aspetto più complicato dell'equazione, per Philadelphia: come fare una mossa che aiuti il team ora e in futuro, senza sacrificare vittorie o crescita futura, tenendo anche in considerazione i limiti salariali.

 

La parte più semplice arriverà nel periodo dei buyout, in cui George Hill diverrà quasi sicuramente disponibile. I 76ers sarebbero quasi certamente la squadra più appetibile per lui, sebbene Indiana possa avere qualche possibilità. Il motivo è che Philadelphia è una delle cinque squadre che può facilmente lottare per le Finals (con Golden State a Ovest, e Toronto, Milwaukee e Boston ad Est), ed è l'unica che può offrire alla PG un posto in quintetto "da 1", garantendogli minuti. Ed è anche l'unica squadra che ha davvero bisogno di George Hill. Considerato il suo contratto da 19 milioni di dollari, il fatto che ogni altra contender ha una già una point guard di livello, e che George Hill sarà probabilmente oggetto di buyout, si tratta di un giocatore che difficilmente verrà scambiato.

 

Vale a dire, il fatto che George Hill si unisca ai 76ers, a meno che i Cavs non si intestardiscano, sembra più probabile rispetto al contrario (ci sono magari altre possibilità, ma nessuna è altrettanto probabile).

 

Si tratta quindi di mosse certe? Assolutamente no. Ma il fatto che siano facilmente realizzabili e che scambi del genere siano sostanzialmente disponibili in ogni stagione è la ragione nascosta per cui i sacrifici nelle trade per arrivare a una star sono spesso piuttosto leggeri, sopratutto se non comprendono scelte al primo giro. Le squadre possono trovare giocatori disponibili o semi-disponibili capaci di rimpiazzare molto, se non tutto, il valore dei giocatori che hanno lasciato andare.

 

I nomi cambiano, ma il concetto resta lo stesso. E quindi ciò che spesso succede negli scambi che coinvolgono All-Star, soprattutto quando questa va direttamente a una squadra che lotta per il titolo, è che tale squadra rinuncia ad un atleta di minor valore per acquisire un giocatore sostanzialmente insostituibile come Butler; e poi si mette alla ricerca e prende i giocatori che le servono - pescando da team meno fortunati, che non sono ancora nella posizione di farne buon uso, che sia nel corso della stagione (come lo scambio JR Smith - Iman Shumpert, che alla fine ha aiutato Cleveland a vincere un titolo), o in free agency (come per le acquisizioni di Shane Battier, Mike Miller, Chris Andersen e Ray Allen - che hanno portato due titoli a Miami).

 

* Riguardo ad Ariza, ci sono alcuni punti di forza nella difesa contro la star avversaria e alcuni punti deboli da soppesare in relazione alla forza di Covington come difensore di squadra. Ma questa è decisamente una situazione in cui la versatilità difensiva ha maggior valore rispetto alla bravura di Covington in un singolo ambito. RoCo potrà anche essere un difensore migliore di Ariza contro la maggior parte delle squadre, ma l'ex Rockets è probabilmente meglio contro alcuni lineup, ciò quelli che bisogna affrontare nei Playoffs. Ed è questo ciò che conta di più.

 

** Una trade per Hill e Dekker sembrerebbe possibile, ma non appetibile considerata l'alta possibilità di buyout per Hill, e il fatto che probabilmente renderebbe impossibile uno scambio per Ariza. Sacrificherebbe inoltre Wilson Chandler, che porta una certa dose di versatilità dalla panchina. Un affare ancora più complesso, a tre squadre (con Phoenix-Cleveland-Philadelphia) per arrivare a Hill, Bridges e Ariza potrebbe essere più o meno così:

 

Philadelphia riceve: Hill, Ariza e Bridges.

Philadelphia cede: Fultz, Muscala, Chandler, Bolden, Korkmaz, Shamet, una scelta al primo giro e altre scelte di complemento.

 

Cleveland riceve: Chandler, Shamet, Korkmaz e una scelta al secondo giro (o qualche altra combinazione di giocatori giovani).

Cleveland cede: George Hill.

 

Phoenix riceve: Fultz, Bolden, Muscala e una scelta al primo giro (magari quella di Miami, con qualche protezione).

Phoenix cede: Trevor Ariza e Mikal Bridges.

 

Credo che possa funzionare nel rispetto del salary cap, una volta che Ariza potrà essere scambiato. Se non è così, non ci va molto lontano.

 

 

 

 

 

©️ The Stepien

 

Questo articolo, scritto da Ben Rubin per The Stepien e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 13 novembre 2018.

 

 

 

 

 

 

 

 

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