I punti chiave del gioco dei Rockets

November 3, 2019

 

©️ The Stepien

 

 

È stata senza ombra di dubbio un’estate bollente in casa Rockets. L’arrivo di Russell Westbrook a Houston ha regalato entusiasmo all’ambiente, ma ha anche aperto diverse domande riguardo la sua convivenza con James Harden.

 

Partiamo col dire che, sicuramente, Westbrook aiuterà i Rockets, specialmente in transizione. Inoltre Russ permetterà al Barba di avere più partite di riposo durante la Regular Season, e non dimentichiamoci che stiamo parlando di uno dei migliori (se non il migliore) giocatori nel trovare i propri compagni nell’angolo.

 

Allo stesso tempo, però, Brodie non è un gran tiratore da tre punti e ciò potrebbe creare qualche difficoltà. Per sopperire a questa sua mancanza dovrebbe iniziare a giocare come Wade nel suo prime, capitalizzando ogni opportunità e aiutando realmente Harden.

 

Nessuno ha però focalizzato la propria attenzione su due punti chiave: il ruolo dei centri dei Rockets nel creare i giusti spazi nella metà campo offensiva e il ruolo che giocherà la vicinanza in campo di Harden e Westbrook. Quando uno dei due ha la palla in mano, l’altro sarà più efficace se gli agirà vicino piuttosto che lontano, in quanto possono attirare entrambi la difesa su di loro e creare in modo ricorrente situazioni di vantaggio.

 

Per analizzare il nuovo sistema di gioco di Houston si può e si deve partire dalla partita inaugurale della stagione contro i Bucks.

 

 

Malgrado si sia conclusa con una sconfitta, i Rockets hanno potuto trarre spunti interessanti e va anche sottolineato che, nonostante una serata al tiro pessima da parte di James Harden e di Eric Gordon, sono rimasti in partita fino alla fine, contro una squadra di qualità come Milwaukee. È sicuramente un buon segno.

 

C’è però qualcosa che avrebbe dovuto farci aprire gli occhi, segnali su quelle che potrebbero essere le difficoltà che affronterà Houston in questa stagione. Una di queste, la prima, riguarda il posizionamento dei centri, Capela e Chandler, quando Harden e Westbrook sono entrambi sul parquet. Lo si è notato contro Milwaukee.

 

 

Guardate questa azione,ad esempio. Il problema è la posizione di Lopez, che lascia libero Capela, date le scarse qualità al tiro fuori dal pitturato del centro svizzero.

 

 

Invece, se guardiamo quanto accaduto da un’altra prospettiva, possiamo vedere che la partnership Harden-Westbrook è a netto vantaggio di Russ. Osservate semplicemente le loro posizioni e notate la distanza che tiene il difensore dal Barba, con quasi tutto il suo corpo dietro la linea da tre punti. Nel caso in cui Westbrook decidesse di attaccare centralmente, sarebbe impossibile per qualsiasi difensore chiudere su una penetrazione.

 

Quanto appena detto sulle spaziature con Capela in campo è stato visibile a fine partita, quando il centro dei Rockets era diventato PJ Tucker. Se Westbrook batteva George Hill, l’aiuto difensivo era sempre tardivo e così l’ex giocatore dei Thunder poteva andare a canestro con un comodo layup.

 

Dal fermo-immagine sotto, cerchiamo di capire come sono disposti i Rockets prima che Westbrook tocchi il pallone. Harden addirittura non si vede nell’inquadratura, ma ha comunque un difensore su di sé, e Russ ancora una volta agisce nelle sue vicinanze. Lo schema imposto da Mike D’Antoni prevede che anche il centro giochi fuori dall’area, motivo per cui Brodie sa benissimo che, nel caso decidesse di attaccare per vie centrali, sarebbe un vero e proprio 1vs1.

 

 

Quanto detto fino ad ora,comunque, non vuol dire assolutamente che i Rockets non possano fare bene con Westbrook, Harden e un centro tradizionale in campo. In certi casi PJ Tucker da 5 non è applicabile e subentra la necessità di schierare un lungo che giochi dentro l’area.  E le scelte per D’Antoni non sono sicuramente poche, ha infatti tra le mani diversi giocatori che possono svolgere tale ruolo: oltre allo small ball con Tucker e oltre a Capela e Chandler, ci sono anche Ryan Anderson, Hilario Nene ed Isaiah Hartenstein. Tuttavia non è nemmeno facile trovare la giusta risposta, considerando che, oltre alla fase offensiva, chiunque sia schierato debba svolgere anche un ruolo importante in quella difensiva. Ed è importante sottolineare come le lineup dei Rockets più efficaci in questa metà campo prevedano tutte la presenza di Clint Capela.

 

Non ci sono dubbi sul suo ruolo a Houston. Giocherà, e anche tanto. Non solo perché è davvero un ottimo giocatore su entrambi i lati del campo, ma anche perché tutte le contendenti al titolo hanno dimostrato di aver investito sull’importanza della taglia e della fisicità - a partire da Philadelphia, passando per Milwaukee, Denver ed entrambi i team di Los Angeles.

 

I centri invece che potrebbero adattarsi nel giocare sempre più spesso fuori dall’area sono Tucker ed Anderson, due che potrebbero integrarsi al meglio con Westbrook e Harden. Se da un lato garantirebbero un’incredibile efficienza offensiva, ponendo le difese avversarie in grande difficoltà, all’opposto nessuno dei due ha però le misure dei centri tradizionali e nessuno dei due è un grande rim protector.

 

La carta a sorpresa potrebbe invece essere Hartenstein. Scelto al secondo round del Draft 2017 non per mancanza di talento ma a causa di un brutto infortunio, ha appena giocato la miglior stagione di G-League della storia, contribuendo in larga parte alla vittoria del campionato.

 

  

 

Da queste statistiche possiamo osservare che la percentuale dall’arco di Hartenstein si aggira sul 30%. Niente di entusiasmante, è vero, ma ha ampio margine di crescita e miglioramento.

 

 

Questi highlights cominciano con il giovane tedesco che prima aiuta la difesa forzando una palla persa e poi inanella tre triple consecutive, a cui poi, alla fine, se ne aggiungeranno altre cinque. E sì, otto triple realizzate da parte di un centro di 2 metri e 10 è un qualcosa di cui bisogna tenere di conto. Tuttavia, Hartenstein riuscirà ad integrarsi al gioco di D’Antoni? E quanto in fretta?

 

È un giocatore potenzialmente in grado di combinare altezza, capacità di andare a rimbalzo e di segnare dal pitturato con anche una buona abilità difensiva. Non sappiamo se sia già del tutto pronto a livello NBA, ma non dimentichiamoci che un tempo, anche Capela era un giocatore della G-League...

 

Torniamo, comunque, al discorso iniziato precedentemente e analizziamo cosa significa avere Harden, Westbrook e Capela contemporaneamente sul parquet.

 

Non voglio assolutamente criticare D'Antoni, ma, date le posizioni di Westbrook e Harden, sarebbe stato possibile immaginare altre soluzioni offensive. Una su tutte poteva prevedere un cosidetto “scissor cut” da parte di Westbrook, passando dietro ad Harden.

 

 

Possiamo notare come il difensore che dovrebbe prendere in consegna Westbrook è più indirizzato verso Harden. Non la cosa peggiore del mondo. Westbrook avrebbe quindi la possibilità di tagliare alle spalle del Barba e ricevere un facile passaggio che potrebbe tramutarsi in un semplice layup o in uno scarico per una tripla aperta.

 

 

Anche se il difensore di Westbrook non fosse stato distratto, lo "scissor cut" dietro ad Harden sarebbe comunque un’ottima soluzione. Per fare tutto ciò è però necessario che si realizzino tre condizioni. In primis, serve giocare con tutti e cinque i giocatori fuori dall’area; secondo, Westbrook e Harden devono giocare vicini l’uno con l’altro; e ultimo, ma non per importanza, il Barba deve riuscire a battere più spesso il primo difensore.

 

Immagino che il concetto di driving + scissor cut sia un concetto abbastanza familiare per chiunque abbia giocato in un 3c3. Tuttavia, non si vede spesso in NBA...

 

 

 

 

Quando parliamo di Westbrook e Harden sembra di riferirci a LeBron e Wade, giocatori capaci di trasformare la partita in un two-man game e capaci di far risaltare le qualità dell’uno e dell’altro.

 

È ovvio che se Harden inizia a muoversi verso Westbrook, il difensore su Russ difficilmente rimarrà sul suo uomo, ma, o si muoverà verso il portatore di palla, o, quantomeno, sarà parzialmente distratto, lasciando spazi per eventuali tagli.

 

 

In questo video cosa succede? LeBron va verso Wade. L’attenzione del difensore è ora tutta sul #6. D-Wade può quindi tagliare alle spalle del difensore distratto e chiude con una schiacciata, malgrado un’area piuttosto intasata.

 

Ed ecco un altro esempio, in succede lo stesso. LeBron penetra in area, il difensore di Wade deve andare in aiuto e "Flash" taglia da dietro:

 

 

Probabilmente Wade, cosi come Westbrook, viene lasciato solo perché la difesa sa che non è un grande tiratore da tre. Ma lasciare soli giocatori potenzialmente letali come loro due può essere un gravissimo errore, per cui si viene puniti in un battito di ciglia.

 

Per avere il vero salto di qualità da parte dei Rockets bisogna quindi aspettarsi questo tipo di giocate, e per capire se verranno applicati questi schemi basta semplicemente osservare il posizionamento di Westbrook e Harden, in termini di vicinanza o lontananza l’uno dall’altro, e come si muove il centro in campo, che sia Capela, Tucker, Anderson o Hartenstein.

 

Molte volte l’importanza del posizionamento del cinque è sopravvalutata, ma se parliamo di Houston è il vero e proprio fulcro su cui la squadra basa le proprie scelte offensive e difensive. Giocare con tutti e cinque i giocatori fuori dall’area è ovviamente molto diverso rispetto a posizionare anche solo il centro nel pitturato. Data la profondità del roster nelle mani di D’Antoni, comunque, sono due schemi entrambi applicabili.

 

Data l’importanza di avere Capela in campo, dovremmo aspettarci una Houston che tenda ad avere spesso quattro giocatori fuori dalla linea dei tre punti. Bisognerà, però, capire cosa faranno quando Clint sarà in panchina.

Ricordiamoci che il basket non è uno sport individuale, prima di fare eventuali valutazioni sui singoli giocatori, sarebbe bene ricordarsi con chi giocano, quanto e quando.

 

 

 

 

 

 

 

©️ The Stepien

 

Questo articolo, scritto da Ben Rubin per The Stepien e tradotto in italiano da Andrea Campagnoli per Around the Game, è stato pubblicato in data 30 Ottobre 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Seguici anche su

  • facebook-logo
  • instagram-social-network-logo-of-photo-c
  • twitter-social-logotype

Archivio AtG:

Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono pubblicati all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG sono dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale. Alcune immagini sono prese da internet e quindi considerate di libero utilizzo, soprattutto nel caso in cui appartenenti alle testate in collaborazione con il nostro progetto. Se un'immagine o un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com
 

Fondatore e Caporedattore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da FerdinandoDagostino.com