Iguodala, il solito segreto dell'equazione

April 24, 2018

È tempo di Playoffs e il veterano di Golden State è salito nuovamente in cattedra, come ogni anno di questi tempi d'altronde

 

 

L'assenza forzata di Stephen Curry - che potrebbe anche saltare i primi atti delle semifinali di Conference, sempre che San Antonio non faccia il miracolo - ha convinto coach Kerr a far partire Andre Iguodala in quintetto nel ruolo, più che altro nominale, di point guard.

 

L'intento dello staff tecnico è chiaro, come anche dichiarato dallo stesso Kerr: in assenza del loro miglior giocatore nella metà campo offensiva, mettere il miglior quintetto difensivo possibile e rendere la vita ancor più dura all'attacco degli Spurs - non di certo uno dei più brillanti in tutta la NBA (diciasettesimi per Offensive Rating in stagione regolare, e penultimi in questa post season), almeno senza Kawhi Leonard.

 

Visto il risultato della serie, il piano ha funzionato alla grande, nonostante il passo falso in Gara 4.

Con Il quintetto Iguodala-Thompson-Durant-Green-McGee, Golden State è in grado di cambiare su ogni blocco e difendere su qualsiasi situazione. L'attacco asfittico degli speroni non ha fatto una gran figura, ma contro cinque difensori del genere, al top sia per quanto riguarda la marcatura sul pallone sia per quanto riguarda le letture e la collaborazione, è un vero incubo.

 

Non è un caso allora che tra l'Offensive Rating delle due squadre ci sia un differenza abissale: 101.6 quello dei nero-argento, 113.2 quello degli Warriors. 98.3 i punti a partita per i primi, 107.3 per i secondi.

 

Come detto le idee in difesa sono chiare: non lasciare spazio per penetrazioni al ferro, piuttosto concedere qualcosa a tiratori poco affidabili (come Dejounte Murray), cambio pressoché sistematico su ogni blocco e limitare il più possibile il miglior giocatore avversario, ovvero LaMarcus Aldridge. Per fare ciò la difesa di Golden State ha più volte raddoppiato il lungo avversario, sfruttando anche la congestione di uomini in area che si è venuta a creare quando mancava gente pericolosa sul perimetro nel lineup dei texani. Uno degli addetti al raddoppio è stato proprio Iguodala, abile nel scegliere il tempismo migliore per aiutare il compagno e forzare la palla persa al lungo di San Antonio.

 

In Gara 4 questo atteggiamento non ha funzionato proprio per la capacità di San Antonio di essere pericolosa dall'arco, al contrario di quanto accaduto nelle altre partite della serie. Un 15/28 davvero notevole, ma che sapeva tanto di classico "coniglio tirato fuori dal cilindro": 3/3 per Aldridge, 3/5 per un redivivo ed eterno Manu Ginobili (all'ultima partita davanti ai suoi tifosi?) e soprattutto un 3/4 di Murray sempre lasciato con kilometri di spazio e sfidato dalla difesa di Golden State. Hanno avuto ragione lui e tutti gli Spurs, ma l'impressione era già allora che per uscire vivi dall'Oracle Arena serviva un'altra prestazione balistica fuori dal comune.

 

 

L'uomo in più 

 

 

Nonostante una Gara 4 molto sottotono, uno dei protagonisti di questo inizio di Playoffs in casa Warriors è stato sicuramente Iguodala. 

 

Quello che colpisce, oltre l'inevitabile aumento in ogni voce statistica (anche e soprattutto per l'incremento del minutaggio), è la capacità di essere decisivo con le piccole giocate, la capacità di leggere le situazioni alla perfezione a colpire al momento giusto. 

 

Giusto per fare un esempio: in Gara 3 nel momento di maggior difficoltà della squadra, Iggy trova un canestro in isolamento spalle a canestro contro Patty Mills, sfruttando così il netto vantaggio fisico e atletico. Da quei due punti in poi la squadra californiana piazza un parziale di 18-7 per chiudere il secondo quarto e portarsi al riposo in vantaggio. 

 

Chiaramente è solo un piccolo esempio, anche perché la metà campo in cui fa realmente la differenza è quella difensiva; d'altronde con compagni come KD, Klay e, quando tornerà, Steph, il peso dell'attacco di certo non ricade sulle sue spalle. Due esempi di grande difesa sulla palla sono presenti anche nel video sottostante, dove con due azioni notevoli recupera il pallone prima dalle mani di Murray e poi da quelle di Rudy Gay, e fa partire una transizione offensiva mortifera, marchio di fabbrica di questi Warriors:

 

 

 

In questi Playoffs il Defensive Rating di Andre è di 97.2, il secondo di squadra dietro solo quello di Mcgee, il cui minutaggio è però di molto inferiore. Due dei tre quintetti maggiormente utilizzati (ovvero il lineup titolare e quello con Looney al posto di JaVale) hanno rispettivamente un Rating difensivo di 96.4 e 83.8; e due ancor più impressionanti Net Rating di 22.3 e di 39.3. In sostanza con questi due quintetti in campo non c'è assolutamente storia per i malcapitati Spurs.

 

Le sue statistiche individuali non sono state oggetto di drastici cambiamenti rispetto ai dati relativi alla Regular Season, la costante però è che sono tutti migliorati. A parte i punti a partita, passati da 6.0 a 7.8, e i rimbalzi (da 3.8 a 6.0), è interessante notare che lo Usage Rate è salito da 11.6 a 14.1 (d'altronde, senza Steph...); ed infine il suo Net Rating - passato da 9.9 a 18.3 - mette in evidenza quanto sia importante per coach Kerr la sua presenza in campo nei momenti in cui Golden State prova a cambiare marcia.

 

Da quando è arrivato nella Baia, il trend è sempre stato più o meno questo: il livello del gioco di Iguodala è sempre cresciuto con l'aumentare della posta in palio.

 

A ben vedere, un giocatore a cui il termine Warrior si addice alla perfezione.

 

 

 

 

 

 

 

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