Il commiato di King James

June 10, 2018

 

 

© Los Angeles Times / TNS


 

Un asciugamano avvolto sulla testa nasconde un paio di cuffie nere e la faccia di un uomo la cui espressione, in ogni istante, viene attentamente analizzata in cerca di indizi.

 

Venerdì notte, i Golden State Warriors hanno appena completato lo sweep delle NBA Finals con una netta vittoria per 108-85 in casa dei Cleveland Cavaliers. LeBron James rimane seduto immobile per diversi minuti con i piedi immersi in un secchio pieno di ghiaccio. Altro ghiaccio avvolge il suo ginocchio destro; lo stesso vale perla gamba sinistra. Un terzo pacco copre la sua mano destra, alleviando il dolore dell'infortunio subito otto giorni prima quando, in preda alla furia, ha colpito con un pugno un oggetto inanimato dopo l'incredibile sconfitta di Gara 1.

 

Due persone dello staff dei Cavaliers rimangono immobili di fronte a lui. Guardano altrove, offrendogli una barriera di fortuna dal resto del mondo. Tra pochi istanti James alzerà lo sguardo verso tutti gli altri offrendo con dignità scorci di quanto sta passando nella sua testa. Ora, ha bisogno di tempo per se stesso.

 

I suoi compagni di squadra attendono nel corridoio tra le grida e le risate degli Warriors, che sfilano di fianco festeggiando il titolo appena conquistato, il secondo di fila ed il terzo in quattro anni. La sicurezza libera il corridoio e James è finalmente libero di passare, con la sua felpa blu legata alla vita. Senza indugi, va diretto verso la conferenza stampa per le interviste post partita e affronta la fatidica domanda che non sembra né irritarlo né tantomeno sorprenderlo: "credi che questa sia la tua ultima partita in maglia Cavs?". James risponde: "in questo momento non ne ho idea. L'unica cosa che ho sempre fatto è considerare prima di tutto la mia famiglia. Capire soprattutto a che punto sono della loro crescita i miei figli. Erano molto più giovani l'ultima volta che ho preso una decisione del genere. I've got a teenage boy, a pre-teen, and a little girl that wasn't around as well".

 

Kevin Durant ha vinto il suo secondo premio consecutivo di MVP delle Finals. La sua prestazione da 43 punti in Gara 3 è stata decisiva nell'indirizzare la serie a favore di Golden State. In G4, Stephen Curry ha messo a segno 37 punti mentre KD ha fatto registrare una tripla doppia da 20 punti, 10 assist e 12 rimbalzi. "Questo è il motivo per cui sappiamo di essere una grande squadra, quando vedi tutti gli altri che cercano di sconfiggerti" - dichiara Durant - "gli avversari, gli allenatori, i tifosi, i media, è una sensazione fantastica quando ti accorgi che tu sei la squadra che tutti vogliono battere. Ci rende migliori, ci spinge a lavorare ancora di più e cercare di giocare al massimo livello ogni singolo giorno. E questa è senza dubbio la parte più difficile".

 

James ha messo a referto 23 punti con 8 assist e 7 rimbalzi. L'unica finale persa dagli Warriors negli ultimi quattro anni è arrivata nel 2016 per mano di LeBron, dopo che i Cavaliers si erano ritrovati sotto per 3 a 1. Allontanarsi da casa per crescere e migliorare, questo è quello che ha fatto James otto anni fa quando decise di lasciare Cleveland per Miami, attirando le ire dei suoi tifosi. Quattro anni dopo è tornato a casa e ha ripreso in mano quelli che lui stesso ha definito "unfinished business". Per mostrare a tutti quanto aveva appreso e donarne i frutti alla sua Cleveland.

 

Nel 2016 James è finalmente riuscito a dare a Cleveland quello che così ardentemente aveva desiderato per la sua città nella sua precedente esperienza. In quell'anno i Cavs vincono il loro primo titolo della storia della franchigia, sconfiggendo proprio gli Warriors. Ma qui iniziano le difficoltà per il nostro eroe: gli Warriors continuano a migliorare. Dopo aver sconfitto LeBron nel 2015, perdono proprio contro di lui l'anno successivo. Ma reggono il colpo e alzano ulteriormente l'asticella, diventando ancora più forti grazie all'innesto in roster di Kevin Durant.

 

Mentre gli Warriors continuano a crescere, i Cavaliers si indeboliscono.

Una crepa nel rapporto tra Irving e James porta, nonostante il dissenso del secondo, alla trade del primo. Quello scambio lascia LeBron privo di un compagno in grado di reggere la pressione nei momenti decisivi. Cosa che si è mostrata in tutta la sua evidenza durante le Finals appena concluse.

 

Gara 1 fa male perché è una partita che i Cavaliers avrebbero dovuto vincere. Lo sfondamento, rettificato poi dagli arbitri in fallo a favore di Durant, ha privato Cleveland della certezza della vittoria fuori casa. Poi l'errore madornale di JR Smith ha spinto la gara all'overtime, vanificando l'opportunità di vittoria nei tempi regolamentari. James ha usato il pugno per sfogare la rabbia: "sentivo che la vittoria ci era stata tolta", ha raccontato LeBron venerdì, "non puoi vanificare un'occasione del genere, di vincere in trasferta Gara 1 contro Golden State. Ho lasciato che le emozioni prendessero il sopravvento. Ho praticamente giocato le successive tre partite con una mano rotta". 

 

E' stata la loro migliore partita, ma non è stato abbastanza. Gli Warriors hanno poi vinto Gara 2, con un Curry devastante, ed in Gara 3, grazie a Durant, hanno recuperato uno svantaggio a due cifre con un ottimo terzo quarto. Gara 4 è stata senza storia, con Golden State sempre in controllo nonostante i Cavaliers fossero riusciti per un attimo a passare in vantaggio. 

 

Con 9:15 ancora da giocare, James rientra in campo. A 7:07 dalla fine, un video preregistrato appare sul maxischermo dell'arena e mostra James mentre dichiara: "this ain't over yet". Ma con le mani appoggiate ai fianchi in mezzo al campo, il vero LeBron in carne ed ossa sa che in realtà è finita. I Cavaliers soccombono di 25 punti.

 

A 4:03 James abbandona il campo. Molti fan dei Cavs hanno già abbandonato l'arena ma quelli ancora presenti si alzano in piedi per applaudirlo. Se questa volta lascerà Cleveland, loro lo capiranno. 

 

He came back to address unfinished business. Does one championship finish that business?
"That's a trick question at the end of the day. And I'm not falling for that." 

 

"Non ci casco alle vostre domande" - parola del Re.

 

 

 

Il Los Angeles Times, fondato nel 1881, è un’autorevole testata californiana e il quarto giornale statunitense per diffusione. In collaborazione con Around the Game da ottobre 2017, in ambito NBA segue approfonditamente le due franchigie cittadine: Lakers e Clippers. Questo articolo, scritto da Tania Ganguli e tradotto in italiano dalla nostra redazione, è stato pubblicato in data 08/06/2018.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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