Il fondamentale apporto di Gordon e Rivers

May 8, 2019

I Rockets hanno trovato la vittoria e mantenuto l’imbattibilità casalinga, tornando nella Baia sul 2-2. Merito anche delle prestazioni offensive - e non solo - delle due guardie.

 

 

 

Questa serie, come piace dire agli americani, è già un “instant classic”: come l’anno scorso, lo scontro tra Rockets e Warriors, due mondi, due filosofie opposte, sta dando vita a un grande spettacolo. Il gioco espresso a dir la verità non è eccelso, né dall’una né dall’altra parte, ma l’intensità, la cattiveria agonistica, gli scontri verbali e fisici tra i giocatori e, sì, anche le polemiche rendono questa serie il meglio che l’NBA può offrirci al momento. Senza dimenticare, poi, che da un lato si trova in maglia #35 quello che ormai è considerato il miglior attaccante in circolazione, mentre dall’altra c'è il Barba, con i suoi numeri jordaniani.

 

Con i nomi in gioco dall’una e dall’altra parte e considerata l’importanza della posta in gioco, si corre il rischio di sottovalutare l’apporto dei cosiddetti role player. I Rockets, in particolare, stanno beneficiando delle ottime prestazioni di Eric GordonAustin Rivers.

 

Per il primo, in realtà, questa definizione va un po’ stretta. La shooting guard nativa di Indianapolis è, più che mai nelle serie contro i Warriors, il terzo violino di squadra, e le sorti dei texani spesso dipendono dalla sua produzione offensiva. Gordon è un’attaccante produttivo come pochi, perfetto per il sistema costruito sui fondamenti della Moreyball: quando ha spazio spara, anche da 8 metri, quando gli tolgono il tiro, va al ferro (e ci arriva). Dopo una stagione regolare a tratti orribile, si è ripreso con l’avvicinarsi della post season, e con l’inizio dei Playoffs è tornato a giocare ai livelli che gli spettano.

 

“Gordy è un ragazzo tosto” - ha commentato Chris Paul dopo Game 3 - “a volte abbiamo più fiducia noi in Eric che lui in sé stesso, se capisci cosa intendo. Quando gli passi la palla e si trova a cinque passi oltre la linea da tre, per lui si tratta di un tiro normalissimo. Tutti gli altri rimangono stupiti,  noi ci abbiamo fatto l'abitudine ormai”.

 

Gordon a questi Playoffs, è il primo per triple tentate tra i 27 e i 40 piedi (ovvero da poco più di 8 metri fino a poco più di 12 ), con 38, di cui 14 segnate.

 

 

Quello che impressiona è che il numero 10 in attacco ha sempre il piede sull’acceleratore. Appena riceve palla sa già benissimo cosa fare. La pressione che mette sulle transizioni secondarie sta mettendo in grande difficoltà i campioni in carica. Solo Antetokounmpo in questi Playoffs si è preso più tiri di lui nei primi 6'' (32). Contando solo le semifinali di Conference, Eric guida con 18 tentativi, di cui 12 messi a segno. Una percentuale effettiva del 77.8%.

 

 

Nell’altra metà campo, invece, le sue qualità vengono spesso sottovalutate.

 

“Eric è uno dei migliori difensori della Lega. Senza ombra di dubbio. Nessuno ne parla, ma è così. È talmente forte che nessuno riesce a superarlo in post basso. Soltanto spingendo col petto riesce a togliere equilibrio all’attaccante avversario, a metterlo fuori euilibrio”.

 

Queste parole sono state pronunciate da Mike D’Antoni ai margini della serie precedente contro i Jazz, nella quale a Gordon era stato affidato il compito di incatenare Donovan Mitchell. A guardare i numeri, ha portato a termine la missione, ampiamente. Ha tenuto il suo diretto avversario al 26.7% dal campo, con 24 tentativi convertiti su 90. Quando invece Gordon non si trovava sul parquet, Mitchell ha tirato con il 54.5%, su 22 tentativi.

 

Anche in queste Western Conference Semifinals il suo apporto in difesa è enorme. Tante palle rubate, tantissime sporcate, difesa sull’uomo asfissiante. Dopo PJ Tucker, che meritatamente si sta prendendo la scena per il lavoro su KD (e non solo), proprio Gordon sembra essere in grado più degli altri di limitare il talento sconfinato dei Warriors. Nonostante la differenza di taglia, Gordon più volte è riuscito a contenere anche Kevin Durant. Anche spalle a canestro (confermando le suddette parole del suo coach), non soffrendo eccessivamente il cambio difensivo.

 

 

 

Per certi versi inaspettate sono, all’opposto, le ottime prestazioni di Austin Rivers. La sua serie, dopo aver saltato Game 1, è stata finqui un continuo crescendo.

 

Nella vittoria di lunedì notte ha giocato sopra i trenta minuti e soprattutto finito la partita sul parquet in un quintetto super small - già soprannominato “South Beach Five” (per contrastare il Death Lineup di Steve Kerr, gli ormai celebri “Hamptons Five”) - con PJ Tucker da centro e quattro guardie (oltre al figlio di Doc, ovviamente, Harden, Paul e Gordon) ai suoi fianchi.

 

 

Rivers nelle ultime uscite si sta rivelando estremamente utile, soprattutto grazie al suo approccio. Entrando in campo senza timori reverenziali, rappresenta per la squadra un’altra pedina in grado di essere pericolosa sul fronte offensivo. È l’unico elemento a uscire dalla panchina che finora si è dimostrato in grado di impensierire Golden State costruendosi il tiro da sé. Le sue qualità offensive sono ben note, tuttavia superare il crush test rappresentato dalla difesa dei campioni in carica in partite in cui ogni palla pesa un macigno... non è da tutti. Ma Austin ha dimostrato di avere, dentro, qualcosa di speciale.

 

Non a caso alcuni dati statistici perorano la sua causa. Tra i giocatori dei Rockets con più di 20 minuti d’utilizzo medio nella serie, è il primo per Offensive Rating e il secondo, dietro solo a PJ Tucker, per Defensive Rating. È il secondo anche per percentuale reale al tiro, con il 66.7%, superato solo da Nene (che però gioca in media 7.6 minuti a partita).

 

Gordon e Rivers insieme stanno riuscendo nell’importantissima opera di togliere peso dalle spalle di James Harden. Riuscendo a finalizzare con efficacia - Gordon è quarto per percentuale reale - anche in situazioni di gioco rotto, possono far rifiatare il Barba durante la partita e fare in modo che arrivi al massimo nei minuti finali dell’incontro. Come è successo in Gara 3.

 

La serie questa notte ritorna nella Baia, per una decisiva Gara 5 che consegnerà a una delle due contendenti due match point consecutivi. I giochi si faranno ancora più duri e l’impatto del supporting cast dei Rockets potrebbe rivelarsi decisivo. Nel bene o nel male.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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