Il problema dei Lakers può essere LeBron James?

February 26, 2019

Potremmo essere giunti alla fine di un'era. Il Re può ancora essere considerato il migliore giocatore del mondo? 

 

 

 

Tenetevi forte perché quanto sto per dirvi non vi piacerà affatto e solo otto mesi fa sarebbe stato un crimine punibile con la massima pena.

 

LeBron Raymone James ad oggi non è il migliore giocatore che potete ammirare sul parquet.

 

L'androide che ha abituato tutti a prestazioni inverosimili, colui che ha sconfitto l'invecchiamento con una cura maniacale del proprio corpo, colui che da molti era stato definito the GOAT, ha temporaneamente ceduto. Il 25 dicembre, nella partita più attesa, il suo corpo ha per la prima volta dato un chiaro segnale che gli anni sono effettivamente 34. E che anche i robot si rompono per l'eccessiva usura.

 

Quanto accaduto da quella sciagurata notte di Natale è stato un lento susseguirsi di drammi e problemi, sia per LeBron che per i Lakers. Il matrimonio sembrava perfetto e la sfida era lì da cogliere: risollevare una gloriosa franchigia dopo cinque anni di assenza dai Playoffs, cinque anni di tanking per cercare di assicurare un futuro roseo. Le cose fino a quella notte sembravano andare per il meglio: quarto posto ad Ovest, avendo appena annichilito la miglior squadra da quattro anni a questa parte. 

 

I Lakers senza James sono andati male e questo ha indotto Rich Paul a forzare i tempi, cercando in tutti i modi di portare Anthony Davis in giallo-viola. Magic, dal canto suo, ha cercato di accontentare ad ogni costo LeBron e la Klutch Sports, invano. Il contraccolpo, invece, è stato fortissimo. Così forte da sconquassare un intero spogliatoio, spaccando di fatto una squadra che aveva dato segnali incoraggianti. Il malcontento è cresciuto a tal punto che l'ambiente è diventato tossico e da questo punto di vista forse Kevin Durant aveva ragione. 

 

Veterani e young core divisi in due fazioni. 

 

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato LeBron stesso, criticando apertamente i giovani e tacciandoli di mancanza di impegno e di concentrazione. Queste dichiarazioni sono arrivate dopo due partite perse malamente contro Pelicans e Grizzlies; in cui, nonostante i numeri, l'apporto di James è stato assolutamente insufficiente - per usare un eufemismo - soprattutto dal punto di vista difensivo. 

 

 

Un atteggiamento del genere non è tollerabile. In nessuna squadra. 

 

Questo non è l'esempio che un vero leader deve dare. Un vero leader si carica la squadra sulle spalle in attacco e mette tutto quello che ha in difesa. Kobe Bryant, per fare un paragone, a 37 anni e a due giorni dal suo ritiro, si accoppiava con Kevin Durant e difendeva, per quanto gli fosse possibile, prendendolo in alcune situazioni fin dalla rimessa. Questo per dare l'esempio ai giovani, che nelle partite precedenti erano stati indolenti.

 

James si sta palesemente risparmiando, e se da un certo punto di vista non è una cosa del tutto nuova, dall'altro i Playoffs non erano mai stati a rischio. 

 

Gli attacchi al Prescelto arrivano da ogni lato.

Secondo alcuni insider NBA James "ha ucciso la chimica dei Lakers durante l'affaire Davis".

Paul Pierce afferma che "i Lakers dovrebbero far riposare LeBron per il resto della stagione".

Su Twitter qualche analista si diverte a rilevare che dal rientro post-infortunio LeBron sta tenendo la stessa velocità difensiva di Nowitzki.

In tutte le trasmissioni televisive statunitensi non si fa altro che parlare del pessimo effort difensivo di James. 

 

LeBron sta seriamente rischiando di non farsi amare dai tifosi dei Lakers, che per tanti anni lo hanno visto dominare in lungo e in largo, e che finalmente speravano potesse riportarli in alto. Magic Johnson ha dato giustamente il massimo salariale a quello che era unanimemente considerato il giocatore più forte del Pianeta. Otto mesi dopo, non solo James non sta giocando come ci ha abituati, ma sta anche rischiando di rovinare il resto della squadra. 

 

Oggi Giannis Antetekounmpo può essere considerato il migliore giocatore del mondo.

Stephen Curry può essere considerato il migliore.

Kevin Durant e James Harden possono essere considerati i migliori.

 

Certamente, in questo momento, non LeBron James. 

 

Storicamente ai Lakers chiunque sia arrivato con un grosso nome attaccato alla maglietta è sempre riuscito a raggiungere l'obiettivo finale, ovvero: il titolo. Sarebbe un dramma se il numero 23 dovesse fallire in questo intento, perché se da un lato vincere lo consacrerebbe definitivamente, dall'altro il fallimento potrebbe far tornare a galla quei dubbi presenti prima del titolo con i Cavs.

 

Tre anni sono lunghi e le possibilità sono infinite. Certo è, però, che l'inizio non solo non è stato promettente, ma addirittura ben al di sotto delle aspettative. Mancare i Playoffs sarebbe una sconfitta totale. 

 

I Lakers hanno innumerevoli problemi, molti dei quali legati proprio al Re: dalla scelta dei veterani, voluti da James, all'atteggiamento in campo e fuori, fino ad arrivare ai nodi legati alla Klutch Sports. In questo momento parte dei problemi sono legati a LeBron, ma molti altri sono relativi al front office e al coaching staff. In una squadra il buon andamento è dovuto dalla fiducia reciproca, oltre che dal valore tecnico dei singoli. Ora ai giallo-viola manca proprio la fiducia.

 

E se qualcuno non metterà ordine, i Lakers non andranno da nessuna parte. 

 

Vedere questo LeBron fa male e tutti speriamo che prenda questa come l'ennesima sfida, trascinando Los Angeles di forza alla post-season. Prima però è necessario ricompattare l'ambiente, perché un capitano senza equipaggio - come detto - non va da nessuna parte.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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