Cavs, il punto della situazione dopo il ritorno di Delly

December 13, 2018

© The Cavs Blog

 

Per quanto ci possa far star bene, la nostalgia è un sentimento da evitare, perché spesso ci fa ricordare solo i momenti felici e non le difficoltà. Ricordiamo con piacere, ad esempio, i tempi del liceo, l’era di Michael Jordan o gli anni ’50, ma spesso trascuriamo i momenti bui di quelle epoche.

 

I tifosi dei Cavs sono davvero contenti del ritorno di Matthew Dellavedova e ne hanno buoni motivi. La trade che ha portato l’australiano, John Henson, una prima scelta protetta e due seconde scelte a Cleveland in cambio di George Hill, Sam Dekker e una seconda scelta sembra vantaggiosa per la franchigia dell’Ohio, anche se magari non così tanto come qualcuno crede. 

 

Il GM dei Cavs, Koby Altman, ha fatto un buon lavoro accaparrandosi una prima scelta, pur occupando una parte del cap della prossima stagione; anche perché negli ultimi anni le prime scelte sono state sempre più difficili da acquisire via trade.

 

La scelta è protetta e i Cavs probabilmente la riceveranno non prima del 2022. Se però Giannis decidesse di lasciare Milwaukee nell’estate del 2021, è probabile che a Cleveland non vedranno mai questa prima scelta, perché i Bucks potrebbero diventare una delle peggiori squadre della Lega - un po' come sta succedendo proprio ai Cavaliers nel dopo-LeBron, con una pick protetta 1-10 nel Draft 2019 da conservare. In questo senso, dovrebbero sperare che Giannis rimanga i Bucks per avere la quasi-certezza di poter acquisire la scelta.

 

È certamente bello anche rivedere Dellavedova in maglia Cavs. Nonostante gli infortuni lo abbiano limitato la scorsa stagione, rimane un giocatore solido, anche se poco spettacolare; un playmaker con un buon tiro da tre punti, come ha dimostrato nella sua seconda partita a Cleveland dopo il ritorno (3/5). In carriera tira infatti con il 38% da dietro l’arco e non è mai andato sotto il 36.4%. Non è diventato un difensore d’élite come ci si poteva aspettare dopo le prime stagioni, ma in questa metà campo è comunque molto utile alla squadra ed è in grado di contribuire sempre alla causa. I  Cavs sono tra i peggiori team in NBA per tentativi da tre punti, assist e difesa; e Delly potrà dare una mano nelle aree in cui hanno più bisogno.

 

 

Tutti questi sono aspetti positivi, ma come abbiamo detto in precedenza, la nostalgia tende a farci ignorare alcune criticità.

 

Dellavedova è rimasto un giocatore incapace di segnare in area, tirando con un misero 39% da due punti in carriera. E' di certo un discreto difensore, ma spesso è stato dipinto come eccellente su quel lato del campo - non lo è; e inoltre guadagna 9.7 milioni di dollari quest’anno e altrettanti la prossima stagione, il che significa che i Cavs pagheranno con uno stipendio medio-alto uno che non ha dimostrato di valere quei soldi dopo il 2016. Ma forse il miglior impatto che Delly avrà non sarà in campo. I Cavs hanno infatti preso una point guard d’esperienza, un professionista vero, in grado di essere un solido backup ma soprattutto un mentore per Collin Sexton, che lo aiuti nel suo primo anno nella Lega.

 

Quando i Cavs iniziarono il percorso di ricostruzione dopo la dipartita di LeBron nel 2010, ai giovani Irving e Thompson furono affiancati giocatori d’esperienza come Anthony Parker, Anderson Varejao e Antawn Jamison, oltre all’allora venticinquenne Ramon Session. La stagione successiva, però, Session fu scambiato, Parker si ritirò e Jamison firmò per i Clippers; Irving, Thompson, Waiters e Zeller si ritrovarono invece ad essere gli unici giocatori a roster in grado di competere in NBA e ciò li portò più ad una scelta alta al draft che a vincere più partite possibile. Se non fosse stato per il ritorno di LeBron - ha permesso loro di raggiungere le Finals quattro volte di fila - i Cavs non avrebbero mai sviluppato una mentalità vincente.

 

Giocatori come Love, Thompson, Frye e Dellavedova hanno vissuto le situazioni opposte che la NBA che ti può offrire, ovvero lottare per il titolo e ‘’tankare’’; e sanno quanto sia importante tenere lo spogliatoio unito durante il processo di "rebuilding".

 

Il fattore X dello scambio è John Henson. A breve compirà 28 anni ed è al top della carriera. Nel corso di questa stagione ha mostrato un buon tiro da 3 punti, che ha contribuito a renderlo più efficace nel sistema dei Bucks, prima dell’infortunio.  La domanda è, cosa vogliono fare i Cavaliers con lui?

 

Insieme a Love Thompson e Nance potrebbe formare una batteria di lunghi abbastanza completa. Insieme a Nance formerebbe il backup della coppia Love-Thompson. Ma rimarrà a Cleveland? Come Alec Burks, potrebbe essere ri-scambiato entro la trade deadline per un giocatore con un brutto contratto e un asset giovane, o una scelta. Nella stagione 2019-2020 Henson guadagnerà 9.7 milioni, forse non un contratto così brutto nella NBA odierna.

 

 

Si potrebbe pensare che Henson sia stato preso per tutelarsi da un’eventuale dipartita di Thompson, che è in un ottimo stato di forma. Potrebbe essere vero, ma non credo che sarebbe una mossa giusta per i Cavs. Thompson ha raggiunto i 27 anni e quest’anno si è dimostrato il leader della squadra dopo l’infortunio di Love. Al contrario di JR, Hill e Korver può essere una base per il progetto futuro di ClevelandInoltre, scambiare TT porterebbe in Ohio una scelta che si tramuterebbe in un giocatore probabilmente peggiore di lui. L’erba del vicino non è sempre più verde.

 

Aggiungendo alcune scelte i Cavs hanno acquisito maggiore flessibilità nel processo di re-building. Ci saranno certamente alti e bassi, ma nulla è perfetto in qualsiasi percorso.

 

Spesso, anzi, sono i difetti a rendere interessanti le cose.

 

 

 

 

 

 

©The Cavs Blog

 

Questo articolo, scritto da Mike Schreiner per The Cavs Blog e tradotto in italiano da Francesco Capano per Around the Game, è stato pubblicato in data 12 dicembre 2018. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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