In caduta libera

April 1, 2019

 

I Thunder si sono infilati in un vicolo cieco e hanno limitate possibilità di invertire la rotta.

 

2 vittorie nelle ultime 9 uscite e un record di 7-13 dopo l'All-Star Break (tra cui le sconfitte contro Minnesota, Memphis e Dallas) hanno condannato Oklahoma City all'ottavo posto nella Western Conference. La classifica li vede appaiati a San Antonio (settima), ma l'assenza di tempo per ritrovare fiducia - mancano solo quattro gare di Regular Season - e il calendario (Pistons, Timberwolves, Rockets, Bucks) non lasciano molte speranze a Westbrook, George e compagni.

 

Probabilmente sarà ottavo posto, considerando il calendario più semplice degli Spurs di qui alla fine (Nuggets, Wizards, Cavaliers, Mavericks) e soprattutto lo stato di forma di OKC. Sarebbe, in questo caso, sfida al primo turno con i Warriors. 

 

Contro Golden State, in questa stagione, OKC ha un record di 1-1, con una vittoria 123-95 ottenuta a metà novembre, quando Steve Kerr non poteva contare su Steph Curry, Draymond Green e DeMarcus Cousins. Difficile immaginare che i campioni in carica, senza problemi di infortuni, possano essere seriamente messi in difficoltà - ovviamente con fattore campo dalla propria parte - dai Thunder. Più che altro, è difficile immaginare che la serie possa anche soltanto essere lunga, se Oklahoma City si confermasse, una volta iniziata la post-season, quella che si è vista da febbraio in avanti. Ovvero una squadra clamorosamente involuta in entrambe le metà campo. 


Fino al giro di boa della stagione regolare, i Thunder erano accreditati da molti come contender per il titolo. Non so quanti ne siano ancora convinti. Oltre al brusco rallentamento (7-13 negli ultimi due mesi, come detto), OKC sta facendo registrare cifre molto scoraggianti in entrambe le metà campo. Dal weekend delle stelle in avanti, sono ultimi nell'intera NBA per percentuale dal campo (42.6%), 28esimi nel tiro da tre (32.8%), 28esimi per Offensive Rating (105.8), 27esimi nel rapporto AST/TO e, in difesa, 25esimi per percentuale dal perimetro concessa agli avversari (oltre il 38%). Tutti dati che erano nettamente migliori nella prima parte della stagione.

 

 

La squadra ha beneficiato a lungo della super-stagione, la migliore in carriera, di Paul George, che dovrebbe essere il DPOY, oltre che il terzo candidato MVP (dopo Harden e Giannis), di questa Regular Season. I Thunder senza PG sarebbero, anzi, sono stati una delle peggiori squadre dell'NBA.

 

Quando l'ala ex Pacers siede in panchina, infatti, i lineup schierati da coach Billy Donovan hanno fatto registrare un eloquente 101.2 di Offensive Rating (sarebbero più che ultimi nella Lega con un dato complessivo del genere, distanti ben 4 pts/100 poss dai New York Knicks) e hanno subito 110.5 punti ogni 100 possessi (sarebbero 20esimi).

 

È normale farsi trascinare dalla propria superstar - oggi George, in Oklahoma, lo è indubbiamente; ma non aspettiamoci che una squadra tanto dipendente da un singolo giocatore (e sostanzialmente non competitiva, senza di lui) possa essere davvero una candidata per il titolo. Figurarsi con i Warriors che vedremo nei Playoffs 2019.

 

La flessione di PG dopo l'All-Star Break ha avuto un impatto devastante sul rendimento di Oklahoma City e in tal senso i dati parlano chiaro. George è passato dal 45.3% dal campo al 39.8%, dal 40.6% dall'arco al 33.1%, e l'attacco di coach Donovan si è fermato. Il record prima di metà febbraio era 37 vinte e 13 perse...

 

Il #13 ha una media di circa 26 punti a partita nell'ultimo mese e mezzo - e, considerando lo scarso apporto offensivo dei suoi compagni di squadra, non sarei così sorpreso se le sue cifre nei Playoffs saranno più simili a quelle attuali, piuttosto che a quelle della prima parte di Regular Season. Le attenzioni delle difese avversarie saranno tutte per lui, con la certezza che limitare PG azzererebbe, sostanzialmente, le chance dei Thunder.

 

 

Le percentuali di Russell Westrbook, il suo flagello in questa stagione, sono migliorate dopo la pausa. A lunghi tratti, dopo tanto tempo, è sembrato che il numero 0 fosse finalmente pronto per essere il secondo violino della squadra. Ma improvvisamente negli ultimi 50 giorni tutto intorno a lui è crollato.

 

Oltre al calo di George (fisiologico, se vogliamo), è molto preoccupante anche quello di Dennis Schröder, il terzo miglior attaccante e creatore di gioco presente a roster. 37.2% al tiro e 28.2% dall'arco per la point guard tedesca, che nelle ultime 20 partite è diventata un problema per l'attacco dei Thunder. Aggiungiamo che Terrance Ferguson è calato di ben 8 punti percentuali nel tiro da fuori, e non è difficile immaginare perché le spaziature e l'efficacia offensiva di OKC siano così peggiorate nelle ultime sei settimane.

 

Ovviamente Oklahoma City può essere meglio, molto meglio di così. Non è realmente il 28esimo attacco dell'NBA.

 

Ma sono abbastanza convinto che nei Playoffs si vedrà una versione di OKC, nella migliore delle ipotesi, a metà strada tra quella dell'ultimo periodo e quella che ambiva nei mesi precedenti al terzo posto della Western Conference. Ovvero, neanche lontanamente abbastanza per competere contro il superteam guidato da Steph Curry e Kevin Durant.

 

Un vicolo cieco in cui i Thunder rischiano di infilarsi, avendo messo in mostra la peggior versione di loro stessi per quasi due mesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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