L'incerto futuro di VanVleet e dei Raptors

November 25, 2019

 

© Raptors Republic

 

 

Kino, il protagonista de La Perla, attraversa situazioni complicate durante il romanzo di Steinbeck. All’inizio trova una grande perla, che gli fa ritrovare il benessere, ma successivamente si rovina la vita. Nel finale, Kino perde i familiari, la sua salute mentale e anche la perla stessa. Un grande patrimonio, se gestito male, può portare alla rovina.

 

Masai Ujiri e i Toronto Raptors hanno trovato una perla dall’enorme valore in Fred VanVleet. Se ne parla tanto, è vero, ma sta realizzando qualcosa che nessun undrafted ha mai fatto.

 

In quest’inizio di stagione sta viaggiando a 18.1 punti, 7.7 assist, 3.9 rimbalzi e 1.8 palle rubate a partita, con una percentuale dall’arco del 37%. Numeri del genere sono stati registrati da pochissimi giocatori, tra cui gente come Steph Curry, Larry Bird, John Stockton, Chris Paul e Mark Price: tra tutti, quello selezionato più tardi al draft è stato alla venticinquesima assoluta. VanVleet sta compiendo gesta mai viste prima per essere uno che nemmeno è stato scelto.

 

La firma di VanVleet ha fatto un gran bene a Toronto e ha cambiato il destino della franchigia: non esageriamo se diciamo che i canadesi, senza di lui, non avrebbero vinto il titolo l’anno scorso. Durante l’estate, poi, ha anche migliorato il suo gioco, diventando ora ancora più incisivo. Se possiamo nuovamente considerare i Raptors una contender, è anche grazie alla sua crescita.

 

L’abilità difensiva di FVV sta brillando. Spesso i dettagli non vengono considerati come dovrebbero, ma quando si parla di VanVleet il quadro della situazione è ben chiaro. Nel corso di questa stagione, infatti, ha fatto giocare malissimo alcuni dei migliori attaccanti della Lega: Kemba Walker, marcato da lui durante 31 possessi, ha tirato col 33% dal campo, mentre Lillard ha dovuto limitarsi ad uno 0/6 in 27 possessi con Fred alle calcagna; De’Aaron Fox, poi, si è fermato a 2/5 con ben 4 palle perse in 23 possessi. Parliamo di guardie da cui ci si aspetta quotidianamente grandi prestazioni, ma in quelle sere è stato VanVleet a brillare al loro posto.

Altrettanto impressionante è stata l’abilità di Fred, tipica di Kyle Lowry, di difendere bene anche sui lunghi, tenuti complessivamente a un 18/42 dal campo fin qui grazie alla sua grande capacità di contestare anche i tiri più pericolosi.

 

 

VanVleet, poi, è uno che non vuole essere aiutato troppo. Come affermato da Pascal Siakam, infatti, a volte si arrabbia quando i suoi compagni cercano di aiutarlo quando si trova accoppiato in post contro i lunghi, in quanto preferisce affrontare queste situazioni da solo.

 

“È una buona cosa avere in squadra compagni del genere, anche se preferirei che accettasse un po’ di più il nostro aiuto” - ha spiegato il giocatore camerunese.

VanVleet sembra un pitbull quando difende sui giocatori senza palla, ai quali fa spesso perdere l’equilibrio. Può mettere in difficoltà tiratori d’élite come JJ Redick o Steph Curry, ma anche cambiare e andare a marcare ali piccole o, in alcuni casi, anche grandi. Insomma, non importa dove lo si trovi, perché in ogni caso sarà in grado di difendere bene.

 

Nonostante si muova spesso sul perimetro, è di grande utilità per raddoppiare e per forzare palle perse; secondo pbpstats, il live ball turnover rate di Toronto cresce dell’8% quando Fred è in campo, grazie alla sua capacità di cogliere i momenti di lentezza o di indecisione degli avversari.
 

 
Sarà basso e con una wingspan non delle migliori, ma VanVleet può beneficiare di altri vantaggi fisici, come forza, rapidità, ottime mani e piedi e un baricentro molto basso. Aiuti di grande utilità, certo, ma il suo più grande valore risiede nella sua intelligenza: sa sempre leggere al meglio il gioco, capendo quando aiutare e quando rimanere fisso sull’uomo.

 

Oltre a ciò, riesce sempre a indirizzare l’avversario verso la direzione desiderata, come accaduto contro Lillard, quando ha confezionato uno 0/6 dal campo; la causa è proprio da ricercarsi nella perfetta difesa di VanVleet, capace di adattarsi al meglio al sistema della squadra. Ha sostanzialmente "proibito" a Lillard di sfruttare il pick&roll, costringendolo spesso a una tripla forzata o ad attaccare il ferro, portandolo sugli aiuti dei compagni dentro il pitturato.
 
Anche quando perde il passo, riesce spesso a rimediare, muovendosi al meglio secondo la posizione del resto della difesa per tornare ad essere velenoso, come vediamo qui:

 
“La sua abilità difensiva è stratosferica: difendere è sempre stata una cosa che Fred è stato in grado di fare, il suo istinto è ottimo” - ha commentato Siakam.

Le critiche positive sono arrivate anche dal suo head coach Nick Nurse: “Inizia la partita e sai già di poter stare tranquillo, perché sarà capace di marcare ogni avversario: è fantastico in difesa”.

Parlando ora di qualità offensive, notiamo che VanVleet sta crescendo in maniera incredibile. È sempre stato un grande spot-up shooter. Quest’anno, infatti, ha tirato con una percentuale del 50% in situazioni di catch&shoot, e non è mai sceso al di sotto del 40% in carriera. Così come la sua difesa, questa sua abilità non è mai stata messa in dubbio.

 

 

Quest’anno poi, come si nota dalla tabella, tiene in mano la palla molto più frequentemente.

 

Toronto sta iniziando a raccogliere i frutti della scorsa stagione: l’anno scorso, con Fred in campo e Lowry e Leonardo fuori, il Net Rating della squadra era -3.8. Quest’anno, con lui dentro e Lowry fuori, ha una valore di +4.4. Questo grazie soprattutto alla gestione delle transizioni e del suo ottimo decision making (anche vicino a canestro).

Giorno dopo giorno, VanVleet conduce sempre più possessi per Toronto, e sta migliorando anche in questo. Sta alternando sempre più spesso azioni da catch&shooter con isolamenti e pick&roll; oltre a ciò, ha un ottimo crossover, cosa che gli permette di crearsi buoni spazi per il tiro.

 

 

Il fatto che la sua efficienza a canestro non sia aumentata in relazione al suo Usage con la palla può sembrare preoccupante, ma il suo assist rate è schizzato alle stelle, fino ad arrivare a un ottimo 29.4%, che gli permette di essere nella top-3 della Lega in questa categoria.
Non starà migliorando tanto come scorer, ma sta diventando un grande passatore. A ciò si aggiungono miglioramenti significativi per quanto riguarda movimenti con e senza palla, difesa, scelte di gioco e capacità do sfruttare i vantaggi derivati dagli errori avversari.
 
Ovviamente, ci sono anche lati negativi riguardo all’abilità offensiva di Fred. Non è ancora lontanamente al livello di point guard d’élite come Kyle Lowry o Kyrie Irving, soprattutto a causa del suo scarso finishing. Vicino a canestro perde palla troppo facilmente, e ciò gli fa mancare affidabilità in questo campo. Di conseguenza, quando gli viene impedito di tirare dall’arco e si trova costretto ad andare verso canestro, è difficile che riesca a crearsi tiri tanto efficienti. Il giocatore più stoppato della scorsa stagione è stato Kemba Walker: il 17% dei suoi tiri da sotto canestro sono stati respinti dagli avversari. VanVleet, però, non è messo tanto meglio...

 

In questo campo, non è migliorato molto da quando è arrivato nella Lega:
 

 

Anche nei casi in cui non viene stoppato, i risultati non sono dei  migliori. Non avendo una grande sensibilità nel braccio, anche quando ha spazio per facili layup, rischia di combinare guai quando arriva a canestro a grande velocità; non dispone nemmeno di un sufficiente atletismo o di un rilascio abbastanza slanciato per non far avvicinare gli avversari alla palla.

 

 

Dall’altro lato, VanVleet sa leggere bene le situazioni in cui la difesa si trova in difficoltà, riuscendo spesso a punire abilmente gli avversari.

 

 

Per comprendere meglio la situazione, basti pensare che Kyle Lowry, un’altra guardia piuttosto bassa, tira con una media uguale o superiore al 60% da sotto canestro dalla stagione 2016/17 in poi. Il #7 viene stoppato meno frequentemente grazie alla sua capacità di analizzare meglio l’eventuale presenza e il timing dei difensori. Nei primi quattro anni nella Lega, comunque, Lowry tirava con il 51.7% da sotto canestro, dato simile a quello di VanVleet, che ha ancora molte stagioni per migliorare. Non tutti crescono come ha fatto Kyle, ed è giusto dubitare del fatto che "Stead Freddy" arrivi ai suoi livelli, ma ha fatto passi da gigante in molti altri campi, dunque perché non dovrebbe succedere anche qui?

 

Quest’anno VanVleet sta giocando più minuti che mai, e anche il suo Usage Rate sta crescendo; ciononostante, non ha perso la sua efficienza in attacco. Ha migliorato la sua abilità dall’arco e ha completamente eliminato i tiri dalla mid-range. Nei casi di emergenza infortuni, è spesso lui a tirare negli ultimi secondi del possesso e a prendersi sulla spalle la squadra, anche se è ovvio che con Lowry e Ibaka in salute (oltre ovviamente a Siakam) riesca a raggiungere il suo livello migliore.

 

Guardando la stagione in corso da un’ampia prospettiva, è chiaro che VanVleet si svilupperà molto. Con la sua difesa d’élite e la sua versatilità offensiva, sembra chiaro che sia quasi pronto per un posto da titolare in una squadra da Playoffs, cosa che l’anno scorso non era di certo così evidente.

 

Giocare come sta facendo lui cambia davvero il gioco dei Raptors. Non esageriamo se diciamo che VanVleet sia tra le migliori guardie two-way della Lega, e i suoi numeri fanno pensare che prenderà anche diversi voti dai fan per partecipare all’All-Star Game. Finora le sue medie, infatti, sono uguali o addirittura superiori a quelle di Goran Dragic nel 2018 o D’Angelo Russell nel 2019. Proprio riguardo a questo tema, coach Nurse ha affermato di non averci mai pensato, ma che potrebbero nascere delle possibilità concrete per VanVleet.

 

Senza le sue debolezze come finisher staremmo parlando di un giocatore completo, e lo faremmo così come abbiamo fatto per Deron Williams negli anni del suo prime. Come tanti, ha ancora alcuni difetti, ma il suo sviluppo recente fa ben sperare per il futuro, considerando anche che ha solo 25 anni e che è ancora lontano da raggiungere il suo prime.

 

 

A prescindere da ciò che succederà, comunque, il contratto di VanVleet (oggi equivalente a poco più di 9 milioni i dollari annui) crescerà smisuratamente dalla prossima stagione. Basti pensare che Bojan Bogdanovic e Malcom Brogdon hanno firmato rispettivamente quadriennali da 73 e 85 milioni di dollari, mentre Terry Rozier se ne è garantiti oltre 58 in tre anni. VanVleet si trova ormai al loro livello e pensare che gli venga offerto un contratto da 20 milioni annui, di conseguenza, non è così folle, considerando anche che non saranno tanti i free agent disponibili la prossima estate.

 

Come si ritroverebbe, dunque, Toronto? Il possibile addio di VanVleet durante la prossima off season costituirebbe una svolta per la franchigia. La flessibilità salariale è limitata dal contratto di 30 milioni di dollari di Lowry, ma non è un grande problema, visto che i nomi disponibili per la prossima free agency non dovrebbero interessare ai Raptors.

 

La questione, però, preme sulla free agency del 2021. Nella stagione successiva Toronto ha già 46.5 milioni occupati. Non tantissimi, considerando che la franchigia sta costruendo il futuro con un solo obiettivo in mente: Giannis Antetokounmpo. A quanto si dice, Masai Ujiri farà davvero tutto il possibile per il greco.

 

Con il salary cap che salirà probabilmente a 125 milioni di dollari circa, una Toronto presumibilmente smontata avrebbe spazio per due max contract. Oltre a Giannis, altri potenziali free agent saranno Kawhi Leonard, LeBron James, Paul George, Jrue Holiday, Bradley Beal e Victor Oladipo. I Raptors, perciò, daranno l’assalto a grandi nomi, dato che avranno liberato abbastanza cap space.

 

Ed ecco che Ujiri & co, che progettano da anni questa free agency, devono capire come muoversi con VanVleet: se lui e OG Anunoby rinnovassero, altri 40 milioni circa occuperebbero il libro paga di Toronto, che dunque perderebbe all’istante un posto per una star e, con eventuali rinnovi dei contratti di Lowry, Terence Davis, Pat McCaw o altri, rischierebbe di non avere spazio nemmeno per un max.

 

 

Queste mosse, però, sarebbero inconcepibili. Giannis è la luce fuori dal tunnel, la promessa del paradiso. Dopo tutto il tempo trascorso per costruire tutto al meglio, Toronto non può permettersi di ritirarsi da questa corsa - per quanto molto difficile - ancor prima che inizi, e per questo, ad ogni costo, ha necessariamente bisogno di avere almeno 37.5 milioni liberi (corrispondenti al 30% del cap previsto, il massimo per un giocatore) per quell’estate.

 

I Raptors possono agire in diversi modi. Potrebbero rinnovare Anunoby dopo il l'estate 2021, cosa che gli darebbe la possibilità di firmare a un massimo di circa 11.6 milioni di dollari. OG, però, potrebbe preferire un’estensione prima della free agency (come ha fatto Siakam poco prima dell’inizio di questa stagione), rendendo tutto più difficile per Toronto.

 

C’è comunque la possibilità di rifirmare VanVleet e Anunoby mantenendo liberi i tanto desiderati 37.5 milioni, ma ciò costringerebbe Toronto a rinunciare a molti giovani e al secondo grande slot. Lo young core di Toronto è incredibile, e ha permesso alla squadra di vincere varie partire nonostante le assenze di Lowry e Ibaka. Tenersi i giovani alla fine del contratto da rookie è sempre costoso, e un rinnovo di VanVleet renderebbe il tutto ancora più complicato.

 

Un’altra soluzione sarebbe rinnovare VanVleet rinunciando ad Anunoby, anche se, dovendo scegliere, Toronto forse preferirebbe tenere proprio il londinese. Si dovrebbe anche rinunciare a giocatori come Davis, Powell o Matt Thomas per liberare abbastanza spazio, e tenere solo veterani come Lowry, Ibaka e Gasol potrebbe risultare controproducente. Ciò dimostra che il costo per tenere VanVleet - economico e non - è in ogni caso piuttosto alto.

 

Siakam, Anunoby e VanVleet sono ottimi giocatori, difendono molto bene e si completano l’un l’altro in campo, stilisticamente e anche emotivamente. È importante che i giovani si prendano cura dei compagni: VanVleet e Siakam sono molto legati fuori dal campo, e si considerano l’un l’altro fratelli e giocatori preferiti. Hanno praticamente vissuto insieme dalla G-League, passando per le riserve in panchina, per la panchina più attiva, per il quintetto, fino ad arrivare al titolo. E ora sono tra i protagonisti della squadra.

 

“È bello poter giocare al suo fianco. Forse, in questo modo, riuscirò a strappare un grande contratto” - ha scherzato VanVleet, definito un "fratello" da Siakam.

 

 

Questo trio può certamente migliorare, nonostante componga già uno dei migliori nuclei della Lega se togliamo quelli di squadre che hanno basato la loro ricostruzione sulle scelte al draft. Forse pure Davis o Chris Boucher saranno utili in futuro, ma anche nel migliore futuro prevedibile questo gruppo non sarà abbastanza per (ri)portare un titolo in Canada, e Toronto ha le idee chiare: vincere è l’unico obiettivo. Fin dalla trade di DeMar DeRozan, la franchigia ha capito che il business viene prima della famiglia. Il front office e soprattutto i tifosi potranno anche avere un legame emotivo con VanVleet, ma questo, una volta arrivata la free agency, sarà del tutto irrilevante.

 

Rispetto al suo attuale contratto, il valore di VanVleet si è dimostrato essere superiore a quello previsto. Scommettere ancora su di lui e rinnovarlo, però, potrebbe essere pericoloso: se non diventa il giocatore desiderato, cosa che invece ha fatto Lowry, potrebbe risultare strapagato per i prossimi anni. Da inizio stagione, è il peggior giocatore della Lega se si parla di isolamenti, ed è possibile che non sbocci mai come scorer. 20 milioni annui per una piccola guardia 3&D potrebbero quindi  essere davvero troppi, specialmente visto l’impatto che questi avrebbero sul monte ingaggi in vista della free agency del 2021. Con le eventuali grandi spese, poi, la panchina si accorcerebbe.

 

Dopo queste analisi, è legittimo chiedersi se VanVleet sia ancora adatto per Toronto, visto che non si sa quanto ancora riuscirà ad arricchire il suo gioco. La squadra, poi, deve anche fare i conti con le offerte che arriveranno dalle altre franchigie, che potrebbero tagliare fuori dalla corsa i Raptors. Se Ujiri decidesse di lasciarlo andare senza poi riuscire a firmare grandi nomi, si dovrebbe ripartire da capo: solida squadra da Playoffs, ma con nessuna possibilità di avanzare significativamente; non un brutto risultato, ma nemmeno ciò che la franchigia vuole.

 

L’eventuale arrivo di Antetokunmpo, uno dei migliori tre della Lega, risolverebbe ogni problema. Lui e  Siakam formerebbero una coppia infermabile; e come Brogdon a Milwaukee, VanVleet svolgerebbe il ruolo di guardia dal basso usage: ecco perché, se il greco sbarcasse davvero in Canada, Toronto dovrà capire se tenerlo sia la scelta migliore.

 

In conclusione, la situazione di VanVleet rappresenta un rischio per Toronto, che resti o no. È difficile prevedere ciò che accadrà, ma è esattamente quello che Masai Ujiri e soci sono tenutai a fare. E meglio Fred giocherà durante questa stagione, meglio dovrà ragionare Toronto, perché un errore potrebbe costare carissimo.

 

Trovare una perla infondo all’oceano può nascondere pericoli.

 

Fred VanVleet è passato da undrafted a campione NBA, da protagonista: una storia forse senza precedenti, che ha fatto gioire lui e i Raptors. Ora Toronto deve scegliere saggiamente come agire in futuro: un grande patrimonio, se gestito male, può portare alla rovina.

 

 

 

 

 

 

 

© Raptors Republic

 

Questo articolo, scritto da Louis Zatzman per Raptors Republic e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 24 novembre 2019.

 

 

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