Indiana Pacers: the dark side of...the wall

January 12, 2019

Tanta solidità, difesa e... ancora difesa. Ma nell'altra metà campo?

 

 

 

Da un po' di anni a questa parte gli Indiana Pacers hanno costruito le loro fortune nella metà meno nobile del campo.

 

Hanno coltivato un DNA di squadra che gli ha permesso di sopperire alla partenza di Paul George - la quale lasciava presagire tempi bui, considerando che al suo posto arrivavano Victor Oladipo e Domantas Sabonis, praticamente scartati da OKC. L'ex Magic e Thunder, però, è riuscito ad elevare il suo gioco e ad imporsi leader, rilanciando le ambizioni dei giallo blu. 

 

 

I NUMERI DELLA DIFESA

 

La squadra di coach Nate McMillan è attualmente la terza forza della Eastern Conference (record 28-14), la seconda squadra della Lega come Defensive Rating (104.4 punti concessi ogni 100 possessi) e la prima come numero di punti e tiri liberi concessi. Il 14.3% dei possessi degli avversari finiscono con una palla persa. Tantissimi dati difensivi, insomma, sono nell'eccellenza; o, come minimo, nella parte alta delle classifiche specifiche.

 

La cosa interessante è che i Pacers hanno ogni volta trovato il modo adatto di difendere a seconda delle caratteristiche dei propri giocatori. Non ci sono più a roster, infatti,  difensori d'elite come Paul George e Danny Granger, centri come Roy Hibbert, o "cagnacci rognosi" come Lance Stephenson. Tanti buoni difensori sì, ma non eccellenze particolari. Come si è adattata quindi la squadra?

 

Così.

 

La difesa di Indiana programmaticamente forza la palla sul lato e contesta ogni tiro, a prescindere da chi sia il tiratore. I giocatori che non difendono sulla palla sono sempre pronti a ruotare, e lo fanno con un certo anticipo, a costo di aiutare qualche volta anche quando non serve.

 

Tanta voglia, grande mobilità orizzontale e un'organizzazione da squadra vera. 

 

 

THE DARK SIDE OF... THE WALL

 

Sfortunatamente per i Pacers, però, la pallacanestro si gioca su due metà campo. In attacco sono solamente 16esimi nella Lega, con 110.4 punti ogni 100 possessi: un po' poco per considerarli un pericolo vero nella lotta della Eastern Conference

 

Non sono particolarmente moderni: sono ultimi nella Lega per utilizzo del tiro da tre (anche se convertono i tentativi con un ottimo 36% dalla distanza, quinti nella NBA), il ritmo è molto controllato (24esimi) per perdere pochi palloni ed aiutare la fase difensiva, sono 19esimi come rimbalzi offensivi catturati e 25esimi per tiri liberi ottenuti in rapporto ai tiri dal campo.

 

In attacco la coperta è cortissima. L'uomo che potrebbe salvare la patria, Victor Oladipo, è protagonista inoltre di una strana statistica.  Quando l'ex Hoosier prende più di 20 tiri per partita, in questa Regular Season il record di Indiana dice 1-6; e anche lo scorso anno, con alti regimi di tiro della sua prima opzione offensiva, la squadra aveva un record pesantemente negativo.

 

Insomma: Oladipo sì, ma non troppo.

 

 

CHI E' IL SECONDO VIOLINO?

 

Dietro Oladipo, che tira quasi 17 volte di media a partita, troviamo una democrazia piuttosto ampia: un "pentavirato" formato da Bogdanovic (11.5 tentativi dal campo a gara), Turner (10.5), Young (10.2), Evans (9.8) e Sabonis (9.5). Una vera seconda opzione, di fatto, non c'è. E la squadra reagisce dividendo le responsabilità in attacco. 

 

Considerando che, come abbiamo scritto prima, i Pacers non possono permettersi stabilmente un Oladipo con elevato volume di tiro, per poter pensare di fare dei grandi Playoffs sarà indispensabile o che qualcuno di questi cinque faccia un deciso step up, o che questo mini parlamento a sostegno del comandante funzioni davvero alla perfezione. Sempre, e col contributo preciso di tutti ogni partita.

 

Il margine di errore è molto ristretto, se non nullo.

 

 

GIOCATORI IN ASCESA: TURNER E SABONIS

 

Su chi può riporre speranza quindi Indiana?

 

Myles Turner forse non sarà mai un giocatore franchigia, ma sta cominciando a rivelarsi decisamente più solido. E' ai migliori numeri in carriera come percentuale da tre, assist e soprattutto stoppate (2.8 a partita). Il suo intrigante mix di pericolosità dall'arco e intimidazione al ferro lo rende un giocatore indispensabile per Indiana, che ha trovato un rim protector in grado anche di allargare il campo in attacco. Con lui sul parquet la squadra concede oltre 3 punti in meno ogni 100 possessi agli avversari rispetto a quando è seduto.

 

 

Domantas Sabonis è al massimo in carriera in quasi tutte le voci statistiche. Non è affatto un giocatore perimetrale (prende un tiro da tre ogni cinque partite), ma il figlio di Arvydas è incredibilmente costante, non tradisce mai e raramente fa una scelta sbagliata. 

 

 

PICCOLE PROVE DI CONVIVENZA

 

Turner e Sabonis si sono visti insieme in campo solo per 205 minuti in questa prima metà stagione, segno che coach McMillan crede poco nella loro convivenza. Tuttavia in questi pochi minuti il Net Rating della squadra recita +4.7 ogni 100 possessi. Potrebbe essere una idea, qualora si riuscisse ad accoppiarli difensivamente, ma sembra in ogni caso un progetto difficile, considerato anche che quasi tutte le franchigie virano verso la small ball.

 

 

UN LIMBO DI ALTO LIVELLO

 

I Pacers sono una squadra che non vorresti affrontare, perché hanno grande cuore, un gruppo davvero forte, con un'identità precisa e voglia. Ed un ottimo coaching staff. Tuttavia sembrano non avere abbastanza talento per essere veramente competitivi. L'impressione è che in attacco non possano permettersi alcun errore, perché l'equilibrio trovato è molto sottile.

 

Probabilmente questo gruppo sta già facendo il massimo. Per una squadra che comunque ha perso Paul George e, "in teoria", aveva ricevuto due rincalzi, l'andamento è ben oltre ogni più rosea previsione. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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