L’intervista: Jordan Loyd

January 3, 2020

FOTO: © Twitter - Jordan Loyd

 

 

 

Forse non tutti gli appassionati di NBA sanno chi sia Jordan Loyd, classe ’93 che nella scorsa Regular Season con i Toronto Raptors - poi campioni NBA - ha giocato in totale 12 partite (per 55 minuti) e segnato 29 punti. Sicuramente, però, tutti hanno visto una sua foto.

 

Anzi, LA FOTO.

 

Sì, perché l’attuale guardia tiratrice del Valencia, che ultimamente sta inanellando prestazioni degne di nota sia nel campionato spagnolo di ACB che in Eurolega, l’anno scorso era parte del roster dei Raptors con un two-way contract, e il caso e le circostanze l’hanno immortalato nella foto... quella foto!

 

Un’attimo prima dell’estasi che avrebbe poi portato la sua squadra a vincere le semifinali di Conference contro i Sixers, con l’epilogo senza precedenti nella storia della Lega che tutti noi ricordiamo (e ricorderemo). Accanto a Joel Embiid, preoccupato, e Kawhi Leonard, speranzoso, compare proprio lui, che non per niente TheStar.com ha definito “Jordan Loyd - a.k.a. that dude in the picture with Kawhi”. 

 

A dicembre, dopo una partita di ACB giocata dal suo Valencia a Manresa (Barcellona), abbiamo avuto l’occasione di parlare direttamente con “Mr. Foto” di quel momento e in generale dell’esperienza del 25enne con la maglia della franchigia canadese.

 

Ecco cosa ne è emerso.

 

 

 

 

Se guardiamo alla foto più emblematica della stagione NBA 2018/19 (e non solo), troviamo Kawhi, Embiid e... Jordan Loyd!

 

Già. Non mi ero reso conto di quanto speciale sarebbe stato il momento ritratto nella foto. Ma è pazzesco pensare che ci sono giocatori del calibro di Kawhi Leonard, Joel Embiid... e poi, da una parte, ci sono io! Sì, davvero tanta roba!

 

 

Cos’hai pensato durante quegli interminabili secondi?

 

Effettivamente sembrava davvero molto tempo, ma non lo era. Io non pensavo che la palla sarebbe entrata, poi ha toccato il ferro un paio di volte, abbiamo iniziato a guardare, guardare, guarare... E quando è andata dentro, è stato davvero un momento di estasi, anche per me. Ero contento per la squadra.

 

   

Come valuti la tua esperienza NBA con i Toronto Raptors?

 

È stato fantastico. Innanzitutto per l’organizzazione: dalla la società agli allenatori, dai compagni di squadra allo staff. Ognuni membro dell’organizzazione era di prima categoria, e l’annata è stata fantastica. Io mi sono divertito imparando molto e guardando allo sforzo collettivo.

 

 

Durante gli allenamenti ho letto che facevi da “controfigura” di Steph Curry. Ti eri allenato in maniera speciale per quel ruolo?

 

Sì, ero parte del team di scouting, quindi chiunque fosse il rivale, io dovevo impersonare la guardia avversaria: Steph Curry, o Eric Bledsoe, o altri ragazzi che giocavano contro di noi contro i quali dovevamo prepararci a giocare. Mi sono preparato per quello, guardando molti video e memorizzando le loro movenze, per poter assomigliare il più possibile a loro.

 

 

Pensi di essere parte del successo dei Raports?

 

Sì, e infatti ho ricevuto l’anello il mese scorso. Non vedo l’ora di prenderlo in mano e vederlo coi miei occhi, quando tornerò a casa...

 

 

Ah, perché non l’hai ancora visto...

 

Non ancora! Cioè, l’ho visto, ma non in persona.

 

 

Che differenze trovi tra giocare in Europa e in NBA?

 

Innanzitutto le squadre, che sono completamente differenti. Ho avuto bisogno di un periodo di adattamento. Qui il gioco è molto fisico, ogni possesso e ogni palla conta. Anche le regole, poi, sono un po’ diverse, così come le spaziature. In Eruopa non c’è così tanto spazio come in NBA. Bisogna adattarsi, quindi, ma lo faccio volentieri.

 

 

Pensi che potrai tornare a giocare in NBA entro breve?

 

Sì, certo, ci penso. Ho già giocato al massimo livello, per la squadra campione NBA... anche se nelle retrovie, c’ero.

 

 

 

 

 

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