Jimmer is back!

March 21, 2019

Era ora che qualcuno desse fiducia a uno dei talenti più cristallini e particolari di tutto il panorama cestistico. Riuscirà a consacrarsi, finalmente, anche negli States?

 

 

 

Se avete vagamente seguito il basket collegiale tra il 2007 e il 2011, non potete non sapere chi sia Jimmer FredetteSe invece vi ricordate di lui solo durante il periodo NBA, avete in mente un'altra versione. Differente e appannata.

 

A mio avviso Jimmer è stato il primo vero precursore dell'era moderna del basket NBA, addirittura prima di Stephen Curry, che al college era un tiratore più "tradizionale" come selezione dei tiri. Fredette ha reso normale il tiro da "casa sua", tanto che in quegli anni si parlava di "Jimmer Range" per indicare una tripla da oltre gli otto metri. Il suo raggio di tiro nell'anno da senior a Brigham Young University era praticamente illimitato, cosa che lo ha reso uno dei giocatori più immarcabili della storia del college basketball. 

 

Dicasi 28.9 punti di media a partita all'ultimo anno nello Utah, con il 49% dal campo e un surreale 39.6% dalla lunga distanza. "Surreale" perché la lunga distanza di Jimmer non erano i sei metri e trentadue della linea da tre collegiale.

 

 

BYU non è un'università come le altre e non è certamente conosciuta per i risultati sportivi. È di proprietà della Church of Jesus Christ of Latter-day Saints (più comunemente Chiesa mormone) ed è una scuola particolarmente rigida dal punto di vista regolamentare - ogni studente accetta di rispettare un Honor Code, stilato direttamente dalla chiesa stessa. Questo codice richiede l'astinenza da alcol, droga, tabacco e dal sesso fuori dal matrimonio. Prevede inoltre di rispettare standard nel look e nel vestiario: gonne rigorosamente oltre il ginocchio per le ragazze e divieto di portare barba, pizzetto e capelli lunghi per i ragazzi. È necessario inoltre seguire una vita virtuosa, incoraggiando anche gli altri al rispetto del codice. 

 

L'università è stata protagonista di innumerevoli controversie negli anni, come la discriminazione degli studenti gay che in alcuni casi venivano trattati addirittura con l'electroshock negli anni '70. Alcuni atleti sono stati espulsi o sospesi per aver avuto rapporti sessuali con le proprie fidanzate. Il 99% degli studenti è mormone e oltre un terzo viene proprio dallo Utah.

 

Capirete che con un background del genere non è facile formare una squadra competitiva, infatti Brigham Young è famosa per aver prodotto numerosi senatori, politici e autori di romanzi, tra cui spicca Stephanie Meyer. Prima di Jimmer l'unico personaggio di spicco nel panorama cestistico uscito da questa università era Danny Ainge. 

 

Alla luce di ciò, quello che ha fatto Fredette acquisisce ulteriore rilevanza, perché riuscire a portare una squadra con poco talento e zero appetibilità in fase di recruiting alle Sweet Sixteen è semplicemente incredibile. In quella stagione 32 vinte e 5 perse in regular season e una cavalcata trionfale che non è andata oltre solo per un colpo di sfortuna. La partita contro i ben più blasonati Florida Gators per arrivare nelle Elite Eight è infatti finita all'overtime, con Jimmer non al 100% per un problema al polpaccio accusato a metà partita. D'altronde pensare di arrivare a vincere il titolo giocando 1vs5 ad ogni azione, essendo alto 188 cm, sembrava una follia, eppure ci aveva dato l'illusione di potercela fare. 

 

Perfino Barack Obama era rimasto estasiato da questo giocatore che è entrato nel cuore di tutti. L'ex presidente USA ha affermato: "Unbelievable. Best scorer obviously in the country. Great talent". E come dargli torto. 

 


Quella stagione ha portato il numero 32 e BYU sotto la luce dei riflettori, infatti Jimmer ha sconvolto un po' tutti con il suo stile di gioco. National Player of the Year e John Wooden Award sono solo alcuni dei premi vinti in quel 2010/11, oltre al titolo di capocannoniere dell'NCAA. Ci si aspettava una brillante carriera NBA per il nativo di Glen Falls, che viene scelto alla numero 10 dai Bucks, i quali lo scambiano subito con i Kings. 

 

Sacramento viene da una stagione pessima con solo 24 vittorie e sembra la squadra perfetta per Fredette, che dovrebbe essere la PG titolare, ma al termine della stagione saranno solo sette le partenze in quintetto. È un altro rookie a prendersi la scena, Isaiah Thomas scelto alla 60. E per Jimmer è l'inizio della fine. Da lì in poi un lungo viaggio che non porta da nessuna parte attraverso Chicago, New Orleans e New York tra NBA e G-League. 

 

Dopo la delusione degli Stati Uniti, arriva per fortuna un'offerta dalla Cina e lì risorge completamente segnando 37 punti di media in due stagioni agli Shangai Sharks e andando più volte oltre i 70 punti.

 

Fredette è arrivato in NBA nel momento sbagliato. Sebbene Curry fosse stato selezionato nel 2009, sono serviti oltre quattro anni per renderlo il giocatore che è ora, quello che ha rivoluzionato il modo di giocare. Steph ha trovato l'ambiente giusto per poter maturare. Per sfortuna Jimmer non ha avuto la stessa sorte, ma ora - anche grazie al numero 30 dei Warriors - i tempi sono maturi e può dimostrare a tutti che lui è nato per questo sport. 

 

Ora finalmente avremo la possibilità di rivederlo sul palcoscenico più importante con la maglia dei Phoenix Suns, che lo hanno messo sotto contratto per due anni. Jimmer non è fatto per stare in panchina, lui è una star e nessuno in NBA lo ha mai compreso. Spero che in Arizona non commettano ancora una volta questo errore. 

 

Bentornato Jimmer!  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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