Jusuf Nurkic, la ‘bestia bosniaca’ ritrovata a Portland

May 10, 2018

Dopo due anni e mezzo di alti e bassi in quel di Denver, Jusuf Nurkic ha trovato in Oregon l’ambiente ideale per esprimere al meglio il suo talento e diventare uno dei centri di riferimento dell’NBA. La pessima figura fatta dai Trail Blazers ai Playoffs non oscura l’ottima Regular Season di “The Bosnian Beast”.

 

 

Jusuf Nurkic, bosniaco di quasi 24 anni, è un centro puro, di quelli “di una volta”: un sette piedi (2.13 m) di 127 Kg, che vive nel pitturato, non tira mai da tre, colleziona stoppate e doppie doppie. Il suo soprannome, “The Bosnian Beast”, rappresenta appieno un giocatore che fa del fisico possente il suo punto di forza e che, dopo essere passato dai Denver Nuggets ai Portland Trail Blazers nel febbraio 2017, ha trovato il suo posto in NBA, diventando il pivot titolare di una delle squadre-rivelazione (almeno in stagione regolare) della Western Conference.

 

 

 

Un inizio avvolto nella leggenda

 

 

Jusuf ha iniziato a giocare a pallacanestro tardi, a 14 anni, e il suo avvicinamento allo sport della palla a spicchi è una di quelle storie mistiche che arrivano dai paesi della ex Jugoslavia, nelle quali non si sa con certezza dove finisca la realtà e inizi la favola.

 

Suo papà, Hariz Nurkic, infatti, faceva il poliziotto a Tuzla, la terza città della Bosnia ed Herzegovina dove era nato anche Jusuf il 24 agosto 1994. La leggenda narra che il procuratore sportivo bosniaco Enes Trnovcevic un giorno, leggendo sul giornale la notizia che “il poliziotto Hariz Nurkic ha malmenato 14 persone in una rissa”, ne rimase così impressionato che volle andare a conoscerlo di persona . Si recò a Tuzla, dove aveva potuto constatare che effettivamente il signor Nurkic era grande e grosso: oltre i 2.10m e 180 kg. La prima domanda che gli fece fu “se avesse un figlio”. E ce l’aveva, Jusuf, per l’appunto, un quattordicenne dalla stazza non indifferente, che non aveva mai visto un pallone da basket in vita sua.

 

Eppure, Trnovcevic non ebbe dubbi: vide qualcosa in quel giovane bosniaco, gli disse: “Tu un giorno giocherai in NBA” e lo portò con sé in Slovenia, affinché potesse allenarsi e imparare le basi per diventare un grande giocatore di pallacanestro.

 

Lo stesso Jusuf Nurkic ha confermato il succo della storia: sebbene avvolta nel mistero, racconta davvero come sono andate le cose e come quel ragazzo è cresciuto, ha imparato a tirare e si è trasformato nella “bestia bosniaca” che conosciamo ora.

 

 

 

I primi passi tra Slovenia e Croazia

 

 

Il giovane e inesperto Nurkic aveva seguito il suo agente in Slovenia, disputando la trafila delle giovanili nello Zlatorog Laško. Nel 2012 era stato ceduto in prestito per un breve periodo all’Union Olimpija di Lubiana per disputare il Nike International Junior Tournament (ora conosciuto come Euroleague Basketball Next Generation Tournament) che si disputava a Belgrado, e in occasione del quale il bosniaco si era messo in mostra con 18.8 punti e 11 rimbalzi di media nei 5 incontri disputati, accalappiando per la prima volta l’attenzione internazionale.

 

Nell’estate del 2012 aveva firmato il suo primo contratto da professionista con i croati del Cedevita Zagreb.

 

La prima stagione non era stata per niente facile, con poche presenze in garbage time agli ordini di coach Aco Petrovic. In Eurolega il centro bosniaco aveva collezionato solo 6 gettoni, con una media di 1.8 punti a partita.

 

L’anno dopo però, con Jasmin Repesa in panchina, le cose erano andate decisamente meglio, con una media di 11.6 punti e 5.6 rimbalzi in 16.3 minuti nell’ABA League. I pochi minuti in campo erano dovuti a frequenti problemi di falli e alla forma fisica non perfetta, ma questo non aveva impedito al giovane giocatore di vincere il premio FIBA al miglior giovane europeo (FIBA Europe Young Player of the Year Award).

 

 

 

Il Draft e il promettente avvio in NBA

 

 

I centri dal fisico possente sono sempre sorvegliati speciali nei Draft NBA, perché considerati “merce rara”. Lo sapeva bene "Juka" Nurkic, che si era dichiarato eleggibile nell’estate del 2014 e veniva puntualmente scelto al primo giro (16esima scelta) dai Chicago Bulls. La stessa notte del Draft i suoi diritti, assieme a quelli di Gary Harris (19esima), venivano ceduti ai Denver Nuggets in cambio di Anthony Randolph (attualmente al Real Madrid) e Doug McDermont. Nello stesso Draft del 2014 i Nuggets avevano anche “pescato” Nikola Jokic al secondo giro, completando probabilmente il miglior Draft che si ricordi per il franchise della Mile High City.

 

La nuova avventura all’altro lato dell’Atlantico non era iniziata male per il gigante bosniaco, che aveva debuttato il 29 ottobre mettendo a segno 5 punti e 7 rimbalzi nella vittoria dei Nuggets contro i Pistons. Il primo gennaio del 2015 aveva fatto registrare la sua prima doppia doppia, con 10 punti e 10 rimbalzi in occasione della sconfitta contro Chicago, e due giorni dopo si era ripetuto con 11 punti e 10 rimbalzi, oltre alle 5 stoppate, nella vittoria contro i Memphis Grizzlies.

 

 

Altre due doppie doppie registrate in febbraio gli erano valse una chiamata per prendere parte al Rising Star Challenge dell’All-Star Game in sostituzione dell’infortunato Steven Adams, ma non vi aveva partecipato allegando motivi personali. In verità Nurkic aveva già programmato di trascorrere il fine settimana in Bosnia con la sua famiglia e, venendo chiamato come rimpiazzo all’ultimo momento, non aveva riconsiderato l’idea, nonostante l’entourage dei Nuggets avesse fatto di tutto per convincerlo a restare.

 

Jusuf Nurkic aveva messo fine a una promettente stagione da rookie registrando il suo season high (17 punti) proprio in occasione dell’ultimo incontro dell’anno, contro i Golden State Warriors. Le sue statistiche del primo anno parlano di 6.9 punti, 6.2 rimbalzi e 1.1 stoppate in 17.8 minuti nei 62 incontri disputati, 27 dei quali nel quintetto titolare.

 

 

 

I problemi fisici e l’incompatibilità con Nikola Jokic

 

 

Un mese dopo il termine della stagione, Jusuf Nurkic si era sottoposto a un intervento chirurgico per riparare il tendine rotuleo sinistro parzialmente strappato. Da quel momento in poi sono iniziati i contrattempi perché, nonostante l’operazione fosse perfettamente riuscita, i tempi di recupero si erano allunganti e il giocatore aveva potuto debuttare nel suo anno da sophomore con i Nuggets solo il 2 gennaio. Cinque giorni dopo, in occasione della vittoria per 78-74 contro i Minnesota Timberwolves, il centro balcanico aveva registrato 15 punti, 10 rimbalzi e 5 stoppate.

 

In seguito a due prestazioni deludenti dopo l’All-Star Break, il giocatore era stato messo fuori squadra da Michael Malone, fino a riguadagnarsi il suo spazio in campo un mese dopo. Nurkic aveva risposto presente, facendo registrare due nuovi season high a fine marzo: 18 punti contro i Lakers e 19 contro i Clippers. L’8 aprile il nuovo massimo stagionale, 21, in occasione della vittoria contro i San Antonio Spurs.
 

 

Nonostante le statistiche globalmente migliori rispetto a quelle del suo anno da rookie, la stagione non poteva comunque considerarsi positiva, con solo 32 presenze (3 da titolare), parecchi alti e bassi, e momenti di inattività dovuti non solo ai problemi fisici, ma anche a decisioni tecniche di coach Malone.

 

In ogni caso, sembrava che la forma fisica e mentale di Jusuf Nurkic stesse particolarmente a cuore ai Denver Nuggets, che durante l’estate del 2016 avevano sottoposto il giocatore a un programma speciale nel suo paese agli ordini del carismatico preparatore fisico Steve Hess. Anche Malone era stato a trovarlo in Bosnia, lasciando intravedere che la relazione con il giocatore andava oltre i campi di gioco. Dopo essersi messo in mostra negli incontri disputati con la Nazionale della Bosnia ed Herzegovina (qualificazioni all’Eurobasket 2017), il giocatore si presentava al training camp in perfetta forma.

 

Ed infatti la terza stagione di The Bosnian Beast a Denver iniziava sotto i migliori auspici, con un nuovo career high di 23 punti nella opening night contro i Pelicans, registrando inoltre il suo record di 18 rimbalzi pochi giorni dopo contro i Raptors. Ma il vero problema di Jusuf a Denver iniziava a delinearsi. Aveva nome, cognome e veniva da un paese vicino al suo: Nikola Jokic, dalla Serbia con furore.

 

Fallito il tentativo di far giocare le due “torri balcaniche” assieme in un ibrido che in Colorado hanno chiamato “Jurkic”, e preso atto che Jokic era il giocatore sul quale il Front Office dei Nuggets avrebbe puntato (giustamente, con il senno di poi) tutte le sue carte, Nurkic era diventato un problema. Il bosniaco, che non digeriva la panchina per via del suo talento, a Denver, per come avevano iniziato a giocare i compagni attorno a Jokic, era di troppo.

 

Da lì che la trade con i Portland Trail Blazers del 13 febbraio 2017 fosse la miglior soluzione per entrambe le parti: Nurkic sarebbe approdato in una squadra dove le sue caratteristiche si sarebbero viste esaltate e i Nuggets prendevano Mason Plumlee, con l’idea di fare di lui un Jokic-2 per loro più funzionale.

 

 

 

La trade a Portland e la rinascita

 

 

Jusuf Nurkic iniziava la sua nuova avventura a Portland debuttando due giorni dopo la trade e mettendo a segno 13 punti e 7 rimbalzi in 21 minuti, partendo dalla panchina, contro Utah. La partita dopo era già sceso in campo come titolare, chiudendo in doppia doppia (12 punti e 12 rimbalzi) contro Orlando. Il 2 marzo il centro bosniaco metteva assieme 18 punti, 12 rimbalzi, 6 assist e 5 stoppate contro i Thunder. Niente male, eppure il meglio doveva ancora venire. La settimana dopo infatti realizzava un nuovo record, con numeri da capogiro - 28 punti, 20 rimbalzi, 8 assist e 6 stoppate - contro i Philadelphia 76ers:
 

 

A fine marzo il giocatore metteva a segno un nuovo career high: 33 punti e 16 rimbalzi. Contro chi? La sua ex squadra, ovviamente, i Denver Nuggets. Nel post gara, facendo riferimento alla lotta per i Playoffs - che, con questa vittoria in uno scontro diretto, lasciava intravedere che i Blazers si sarebbero qualificati e i Nuggets molto probabilmente no - il giocatore aveva avuto un’uscita di tono attraverso il suo account Twitter, augurando ai suoi ex compagni “una felice estate”.
 

 

Ma il karma a volte è bizzarro e tre giorni dopo il centro era rimasto vittima di un infortunio che lo aveva lasciato fuori per il resto della Regular Season e per le prime due sfide di Playoffs, giocando poi solo Gara 3 contro gi Warriors (in occasione della quale aveva registrato 2 punti, 11 rimbalzi e 4 assist in 16 minuti).

 

Le statistiche di Nurkic a Portland erano cresciute esponenzialmente - 15 punti, 10.4 rimbalzi, 3.9 assist e 1.9 stoppate in 29.2 minuti (20 partite, 19 come titolare): tutta un’altra vita rispetto ai minuti con il contagocce sperimentati in Colorado.

 

La seconda stagione a Portland è stata poi quella della consacrazione per Jusuf. Titolare inamovibile, il bosniaco è diventato il punto di riferimento di una squadra che, tralasciando i deludenti Playoffs, è stata l’autentica sorpresa della Regular Season. 79 presenze (tutte in quintetto) con 14.3 punti, 9 rimbalzi e 1.4 stoppate in 26.4 minuti. Non sono mancate le doppie doppie, l’ultima delle quali, l’unica realizzata in post season, è arrivata proprio in occasione del Game 4 "fatale" contro i Pelicans: 18 punti e 11 rimbalzi.

 

In generale, lo stesso Nurkic, come tutta la sua squadra, è arrivato a corto di benzina ai Playoffs, registrando statistiche inferiori - 11.8 punti, 8 rimbalzi e 1.3 stoppate - e soprattutto mostrando una propria versione decisamente sbiadita in occasione delle quattro sconfitte contro New Orleans.

 

 

 

“Un vero peccato”

 

 

Ripercorriamo gli ultimi mesi e soprattutto i famigerati Playoffs, che hanno visto i Portland Trail Blazers cadere per 4-0 contro i New Orleans Pelicans al primo turno, attraverso le parole del talento bosniaco nell’intervista di rito a fine stagione.

 

“È un vero peccato come sia finita la stagione. Dopo la splendida Regular Season disputata come gruppo, chiudere così non è bello. Tutto quello che fai durante l’anno è lottare per i Playoffs, per assicurarti la miglior post season possibile. Abbiamo avuto alti e bassi, è vero, ma alla fine avevano trovato il nostro equilibrio; è un vero peccato che nei Playoffs non si sia vista la stessa squadra; abbiamo perso 4-0 contro la squadra che probabilmente avremmo firmato per incontrare, è stata una grandissima delusione, ma evidentemente non abbiamo fatto le cose bene come gruppo: la vita è dura, a volte”.

 

Lasciando da parte la postseason, che ha macchiato una splendida stagione, il balcanico valuta positivamente il suo 2017/18:

 

“Mi sento bene, per com’era iniziata la stagione e per quelli che erano i miei obiettivi, direi che ho realizzato molte cose. La mia esperienza è cresciuta moltissimo e poi sono stato contento di giocare così tante partite: ne ho perse solo tre, credo che questo non se l’aspettasse nessuno”.

 

Jusuf Nurkic, terminati i quattro anni di contratto secondo la rookie scale, diventerà restricted free agent quest’estate, e quindi il suo destino potrebbe cambiare.

 

“Io ho fatto la mia parte, ora tocca al mio agente fare la sua. Tutti sanno dove voglio giocare l’anno prossimo, e cioè che vorrei restare qui, ma non dipende da me... Ho trovato una nuova casa qui e mi piacerebbe poter estendere il mio contratto, speriamo di riuscire a trovare un accordo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Seguici anche su

  • facebook-logo
  • instagram-social-network-logo-of-photo-c
  • twitter-social-logotype

Archivio AtG:

Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono pubblicati all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG sono dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale. Alcune immagini sono prese da internet e quindi considerate di libero utilizzo, soprattutto nel caso in cui appartenenti alle testate in collaborazione con il nostro progetto. Se un'immagine o un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com
 

Fondatore e Caporedattore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da FerdinandoDagostino.com