La controversa regola dell'NBA sui tatuaggi

October 23, 2018

 

 

©️ New York Daily News / Tribune News Service

 

 

JR Smith non si è visto alla prima in casa dei Cleveland Cavaliers per via di un infortunio al gomito. Ma se avesse giocato, avreste notato qualcosa di diverso su di lui. Una lunga striscia adesiva bianca sul polpaccio destro a coprire il suo ultimo tatuaggio, molto simile a quello che Lonzo Ball deve mettersi sul braccio per la stessa ragione.

 

Perché? Il motivo è che il tatuaggi "SUPREME" di JR e quello "BBB Born" di Lonzo non sono permessi.

 

"Le regole NBA proibiscono ai giocatori di mostrare loghi commerciali sul loro corpo o sui loro capelli", spiega il portavoce della Lega Mike Bass. "C'è una regola anche nella CBA che impedisce di mostrare loghi durante le partite, sia sul corpo che in altri modi" - dice un commento di Michelle Roberts, Direttore Esecutivo della National Basketball Player Association.

 

Ecco cosa dice la regola ufficiale:

 

(1) Nessuna porzione della divisa del giocatore può contenere nomi, loghi, tecnologia visibile che è coperta da un logo di una compagnia, o altri disegni commerciali visibili al pubblico. Queste limitazioni non si applicano al logo, nome dell'NBA, della squadra o di una qualsiasi collaborazione commerciale approvata in precedenza dalla Lega, inclusi i designati fornitori ufficiali e uno sponsor ufficiale - come previsto dal programma di sponsorizzazione di tre anni iniziato nella stagione 2017/18 - o a tutti i nomi, loghi, disegni promozionali presenti sulle scarpe dei giocatori. Inoltre, una fascia può contenere il logo del fornitore ufficiale della Lega, un nome (le iniziali o il nome intero) e/o il  numero della divisa. Il nome deve eventualmente essere di un solo colore, non più grande di un pollice e dello stesso font del nome presente sulla divisa. Il numero può avere più colori, ma non deve essere più grande di due pollici e anche in questo caso deve essere dello stesso font di quello presente sulla divisa.

 

(2) Oltre a quanto detto nel paragrafo 1, un giocatore, durante una qualsiasi partita NBA, non può mostrare alcun logo o simbolo commerciale sul suo corpo, sui suoi capelli o in qualunque altra maniera.

 

 

Questa, comunque, non è la prima volta che è successo qualcosa del genere. Quando LeBron James giocava al liceo St. Vincent-St. Mary copriva i suoi tatuaggi. Però LeBron era un teenager che giocava per una scuola cattolica, quindi nessuno si è fatto problemi. Ma sono davvero l'unico a cui sembra strano che una Lega come l'NBA debba dire a degli uomini quello che possono avere sul proprio  corpo e sui propri capelli?

 

La guardia dei Sacramento Kings Iman Shumpert ha dovuto rimuovere il logo Adidas che aveva sui capelli, e la scorsa stagione a Smith e Oubre Jr è stato impedito di indossare le shooting sleeves della SUPREME durante le partite. 

 

"E' solo qualcosa di fresco, onestamente. Probabilmente troppo fresco per loro" - ha detto Oubre Jr sull'accaduto. JR, invece, non ci è andato piano: "sono stato informato oggi che verrò multato per ogni partita durante la quale non coprirò il mio tatuaggio di SUPREME!" - ha scritto su Instagram. "Queste persone nell'ufficio della lega sono davvero qualcosa di speciale!"

 

 

"Giuro che sono l'unica persona a cui hanno detto questa cosa. Perché dovrei coprire il mio tatuaggio? Non fate mica coprire i loghi Jordan o Nike agli altri giocatori, ma visto che sono io, all'improvviso, questo è diventato un problema!!"

 

Smith ha ragione. E' una regola sbagliata. Ma non la sfiderà. "Non gli darò dei soldi che potrebbero andare ai miei figli" - ha detto ad ESPN. "Stavo leggendo i miei diritti quando mi ha scritto l'associazione dei giocatori, e sapete cosa? Non gli darò dei soldi, neanche un centesimo. Era solo qualcosa che volevo fare e credo non ci sia nulla di male. Ci sono un sacco di cose di cui la Lega si potrebbe preoccupare invece che dei tatuaggi, ma è la loro lega. Possono fare quello che vogliono".

 

Smith ha ammesso di non essere stato pagato per il tatuaggio, nè di avere un accordo con il brand newyorkese. E per quanto possa essere un fan del marchio, lo è ancora di più dei suoi soldi (giustamente). Anche perché quando la Lega ha deciso di mettere gli sponsor sulle maglie, ha destinato ai giocatori il 50% della sponsorizzazione. Cha-ching! (registratore di cassa, ndr)

 

Smith, Ball e tutti gli altri giocatori che hanno avuto problemi di questo tipo hanno deciso di non sfidare il sistema per non essere multati, e chiaramente rispetto la loro scelta. Però - mettiamola così - c'è qualcosa di strano nel fatto che uomini di colore, che fanno parte della Lega con più afroamericani degli Stati Uniti, continuino a farsi dire da uomini bianchi cosa è appropriato per il loro corpo mentre giocano a basket.

 

Tredici anni fa l'NBA ha istituito il suo dress code. E mentre all'inizio esageravano un po' troppo, ad oggi si può vedere come i giocatori lo usino per promuovere il loro stile personale, e il pre-partita si è trasformato praticamente in una sfilata di moda. Ma non fraintendete: questa regola era un'idea di David Stern, l'allora Commissioner, per rendere la Lega un "global game".

 

 

E, mentre questa situazione sui tatuaggi non è proprio la stessa, è impossibile dimenticare la storia afroamericana di questo Paese e di come, durante la schiavitù, venivano marchiati per mostrare il fatto di essere posseduti da qualcuno.

 

Quindi, chi possiede la pelle di JR e Lonzo

 

Loro, direi, ma non durante le partite. E mentre  ciò potrà andare bene a loro, non andrà mai bene a me.

 

 

 

 

 

 

Questo articolo, scritto da Carron J. Phillips per New York Daily News e tradotto in italiano da Davide Farinati per Around the Game, è stato pubblicato in data 20/10/2018.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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