La fine del Process

February 8, 2019

Con l'addio di Markelle Fultz nel giorno della trade deadline, i Sixers hanno definitivamente deciso di voltare pagina... e di chiudere l'ultimo capitolo del Processo.

 

 

 

Markelle Fultz non è più un giocatore dei Sixers. Ora come non mai, si può dire che il “Processo” sia definitivamente finito, che si sia evoluto e sia passato al livello successivo.

 

In questa sessione di mercato appena conclusa, che ad Est più che servire ad aggiustare il roster è sembrata una corsa agli armamenti, Phila ha definitivamente e irrimediabilmente voltato pagina. In realtà già con l’arrivo di Butler, le intenzioni di voler far da subito la voce grossa nella corsa al titolo sono diventate palesi. Ora con l’arrivo di Tobias Harris tutti i dubbi sono stati spazzati.

 

Tuttavia, la mossa che più di tutte, quantomeno simbolicamente, rappresenta la fine di un'era nella Città dell’Amore Fraterno, è l’addio di Markelle Fultz. La prima scelta del Draft 2017, arrivato coi crismi del predestinato, colui che insieme ad Embiid e Simmons avrebbe dovuto rappresentare il presente e il futuro della franchigia, è ormai in volo per Orlando, tappa della sua prossima (speriamo più fortunata) avventura in NBA. In cambio il neo GM dei 76ers Elton Brand ha chiuso per Jonathon Simmons, la prima scelta dei Thunder e la seconda dei Cavaliers nel 2020.

 

La notizia non è arrivata di sorpresa, la cosa era nell’aria. Markelle è ancora ai box, è in fase riabilitativa dagli inizi di dicembre, da quando finalmente si sa cosa affligge il ragazzo - sindrome dello stretto toracico -e notizie di possibili squadre interessate al ragazzo (Pistons e Suns a novembre/dicembre) già giravano. Allo stesso tempo si parlava già di un interesse reciproco di dividere le proprie strade, con la società aperta a sondare il mercato delle trade e il giocatore volenteroso di cambiare aria e iniziare da capo in una nuova realtà.

 

Il rapporto tra le parti è andato deteriorandosi col tempo. L’arrivo di un GM che, a mio modesto parere, sembra molto più assennato del precedente, ha velocizzato la pratica. Elton Brand ha deciso di prendere il toro per le corna e fare quello che era più giusto per entrambi. Aspettare non sarebbe giovato a nessuno. I Sixers rischiavano di trovarsi in casa un corpo estraneo, inutile alla causa. Dopo l’all-in degli ultimi mesi (e soprattutto giorni) non c’era più tempo per aspettare un ragazzo che, nelle sue pochissime esibizioni, non ha neanche lontanamente fatto vedere lampi di quel talento a cui si erano abituati a Washington University.

 

Phila ha voltato pagina. Il sogno di completare il Processo - quel Processo iniziato da Sam Hinkie nel 2013 - con Fultz è al capolinea.

 

 

D’altra parte lo stesso ragazzo ha bisogno di ripartire in un nuovo contesto. L’ambiente a Phila già al primo anno era presto diventato malsano. Inevitabilmente con la prima scelta ci si porta dietro enormi aspettative, che Markelle per diversi motivi non è riuscito a sostenere prima e rispettare poi.

 

In primis, l’infortunio. La sindrome che lo affligge non è una piccolezza. I nervi e vasi sanguigni dello stretto toracico sono interessati da un’anormale compressione. Il dolore è inevitabile. I problemi a giocarci sopra, anche. Le cause possono essere varie: difetto congenito, un trauma, azioni ripetitive, un’errata postura...

 

Come questo infortunio poi sia stato trattato “mediaticamente” ha solo peggiorato le cose. Dopo più di un anno si è saputo cosa affliggesse veramente il ragazzo e che la diagnosi sia di uno specialista esterno alla squadra e non dello staff medico, per il quale ai tempi il giocatore risultava “sano”. Questo senz'altro può aver causato un non indifferente fastidio nel giocatore e nel suo agente.

 

In generale, la mancanza di certezze e chiarezza non ha fatto altro che alimentare continue illazioni e teorie del complotto tipo “Danny Ainge già sapeva tutto”, “il problema del ragazzo è mentale”, "l'infortunio alla spalla deriva da un incidente in moto avvenuto durante l'estate del draft", e così via. Senza dimenticare, poi, tutta la narrativa della meccanica del tiro, che è passata continuamente dall’essere prima causa e poi conseguenza dell’infortunio.

 

Indubbiamente il giovane da Upper Marlboro ci ha messo del suo. Cosa sia successo, e se sia effettivamente successo qualcosa in quella benedetta estate post draft, è tutto da chiarire.

 

 

Parziale conseguenza di questa situazione sono stati i problemi di natura tecnica che hanno caratterizzato la breve esperienza al Wells Fargo Center. La mancanza di pericolosità dall’arco ha pregiudicato la convivenza sul campo con Ben Simmons, condizione resa ancora più complicata dall’arrivo di un altro non tiratore come Butler. Anche da sano, l’impressione è che Fultz avrebbe visto il parquet limitatamente. Sicuramente con un ruolo da comprimario.

 

È giusto ora per il suo bene che trovi una squadra dove possa recuperare dall’infortunio senza fretta - lontano, per quanto possibile per un’ex prima scelta, dai riflettori dei media. E che ritrovi la serenità che gli è mancata in quest’anno e mezzo.

 

Chissà per quanto a lungo ci si chiederà ancora chi o cosa gli ha compromesso la meccanica di tiro, chi o cosa gli ha rovinato la spalla, da chi è stato malconsigliato e influenzato, cosa sapeva - se ci fosse stato qualcosa da sapere - Danny Ainge prima della swap pick.

 

Quel che conta è che il progetto Fultz sia definitivamente finito - c’è chi sostiene con mezza stagione di ritardo; che l’ultimo tassello del Process si è rivelato un fallimento, che il nuovo GM Elton Brand ha deciso di voltare definitivamente pagina, di portare la franchigia in una nuova dimensione.

 

Niente più cartello “work in progress” fuori dal Wells Fargo Center. L’obiettivo ora è vincere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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