La miglior mossa dei Suns? Lasciar perdere Westbrook

July 16, 2019

 

©️ Bright Side of the Sun

 

 

 

Nel caso abbiate vissuto sotto terra o abbiate guardato solo la Nazionale femminile degli Stati Uniti vincere la Coppa del Mondo, beh, sono successe un paio di cose in NBA nelle prime due settimane di luglio.

 

I due grossi colpi di scena li hanno offerti i Thunder, che hanno ceduto Paul George ai Clippers e Russell Westbrook ai Rockets. Mentre due All-Star si sono diretti a Los Angeles e Houston, OKC ha ricevuto un sacco di scelte, Chris Paul e Gilgeous-Alexander. Improvvisamente, le aspirazioni di titolo dei Thunder hanno lasciato posto al pesantissimo contratto di CP3 e a un processo di ricostruzione dalle fondamenta.

 

Quando si è sparsa la notizia che George era stato scambiato, tutti si aspettavano che Westbrook sarebbe stato il prossimo e diverse squadre stavano cercando di prenderlo. Ma non Phoenix. Per fortuna.

 

Westbrook ha tante straordinarie qualità e uno stile di gioco unico. Ha una tripla doppia di media da tre anni ed è stata una vera wrecking ball per molte squadre avversarie. Accoppiando questo con una schiera di tiratori, Phoenix avrebbe potuto creare qualcosa di interessante. Russ che gioca pick&roll con DeAndre Ayton, infatti, sarebbe stato difficile da difendere per chiunque, visto che entrambi sono dei mostri dal punto di vista atletico. Ovviamente, poi, l'accoppiamento tra Westbrook e Devin Booker avrebbe messo in difficoltà anche i migliori sistemi difensivi della Lega. Tuttavia, ci sarebbero stati anche, anzi, soprattutto molti aspetti negativi.

 

Un grosso problema nell’acquisizione di Westbrook sarebbe stato il massiccio contratto che ha per altri quattro anni a circa $171 milioni, che avrebbe portato i Suns a pagare circa $330 milioni (!) per il proprio backcourt. Una trade per l’ex OKC, inoltre, sarebbe stata complessa anche soltanto da allestire, visto che i Suns non hanno alcun contratto pesante da spostare. Ma la più grande complicazione di tutto ciò sarebbe stata, semplicemente, Russell Westbrook. E il suo modo di giocare a basket.

 

Sia chiaro, adoro il tipo di intensità, così “pura”, che mette in ogni partita. Non si può dire che Westbrook non faccia davvero tutto il possibile, ogni sera. Tuttavia, non è un giocatore perfetto.

Anzi. È un cattivo tiratore da tre punti (29% l’anno scorso) e anzi che migliorare, negli anni, è peggiorato. Gran parte del suo gioco deriva dalle eccezionali doti atletiche, inevitabilmente legate a doppio filo all’età e all’integrità fisica. Nel suo ultimo anno di contratto la point guard percepirà circa $47 milioni ed è difficile immaginare che ne valga la pena, a quel punto. Magari Westbrook svilupperà un jump shot migliore e più affidabile nei prossimi anni, ma le sue ultime stagioni non hanno lasciato sensazioni incoraggianti in tal senso.

 

Il punto principale per Phoenix, poi, è che Westbrook e i Phoenix Suns hanno una timeline completamente diversa. Russ è nel suo prime, alla ricerca di un titolo. Ora. La franchigia dell’Arizona invece non partecipa ai Playoffs dal 2010 e non è affatto vicina ad essere una contender. Il General Manager dei Suns, James Jones, ha trascorso l'anno scorso a pulire il salary cap e a sbarazzarsi di quasi tutti i brutti contratti della squadra. Ha costruito questo roster per consentire a Phoenix di avere spazio per un max contract durante la free agency 2021, quando giocatori del calibro di Paul George, Giannis Antetokounmpo, LeBron James e Kawhi Leonard saranno disponibili.

 

I Suns probabilmente non firmeranno nessuno di questi, ma Jones sta cercando di mettere la squadra nelle condizioni di acquisire dei giocatori importanti nelle prossime estati. Perché avrebbe dovuto rinunciare a tutto questo, per quattro lunghi anni, ovvero fino alla fine del contratto di Westbrook?

 

Certo, la squadra sarebbe oggettivamente migliorata nell’immediato, ma i Suns stanno pensando a lungo termine. Non sono nella stessa posizione dei Rockets - una squadra che ha una superstar nel suo prime, che sta cercando di vincere subito, che guarda a Westbrook come potenziale pezzo finale del puzzle e che, quindi, può essere disposta a farsi carico di un contratto del genere (più lungo di un anno rispetto  quello di Chris Paul), se questo significa garantire alla squadra maggiori possibilità di vincere. Phoenix non sta ancora affrontando quell'orologio e non ha fretta, né pressioni. Non avrebbe avuto senso una "mossa della disperazione" in questo momento.

 

Solo il tempo saprà dire se la trade-Westbrook è stata una buona mossa per Daryl Morey.

Di sicuro, però, non lo era per i Phoenix Suns.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©️ Bright Side of the Sun

 

Questo articolo, scritto da Omar Soussi per Bright Side of the Sun e tradotto in italiano da Andrea Lamperti per Around the Game, è stato pubblicato in data 12 luglio 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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