La NBA dovrebbe cacciare James Dolan?

November 28, 2019

Adam Silver ha già guidato la rimozione di un proprietario di una squadra NBA in passato, ma ci sono molti ostacoli sulla strada che dividono il commissioner, James Dolan e i New York Knicks. 

 

 

© The Knicks Wall

 

 

La stagione NBA è iniziata solo da un mese, ma la disfunzionalità organizzativa dei Knicks ha già avuto il suo momento di gloria.

 

Il più recente episodio di ridicolo è occorso il 10 novembre, quando James Dolan ha ordinato a Steve Mills e Scott Perry di diffamare pubblicamente David Fizdale dopo la sconfitta casalinga contro i Cleveland Cavaliers. I due executive hanno quindi criticato l’inconsistenza dimostrata dalla squadra nelle prime 10 partite, con un nuovissimo roster "sbilanciato"... costruito da loro stessi dopo il rifiuto da parte di giocatori migliori di lavorare per Dolan. Il giornalista di ESPN Adrian Wojnarowski ha fatto seguito a tali dichiarazioni con notizie sull’incombente esonero di Fizdale, e i decibel prodotti da Stephen A. Smith hanno raggiunto altezze tutte nuove.

 

Questo è stato solo l’ultimo episodio imbarazzante nella altrettanto imbarazzante gestione di Dolan, nonché un ulteriore promemoria della macchia da lui lasciata sulla Lega e sulla franchigia che ne rappresenta il più grande mercato.

 

Da accorto power broker quale ritengo sia l’NBA Commissioner Adam Silver, so che non si può rimuovere un proprietario dall’incarico solo perché va male. Lo capisco; è un precedente, è politica, è complicato. Ma il fatto è questo: qui va MOLTO male. È una brutta immagine. È un brutto comportamento. È una cattiva cultura del posto di lavoro. È cattiva pallacanestro. Sono cattive relazioni con i fan. È una brutta vetrina per la NBA. È blues scadente. Ed è male per gli affari (poi ci torniamo).

 

Quindi, giusto per... terapia, solo ipoteticamente: e se Silver provasse effettivamente a rimuovere James Dolan dall’incarico? Ci sono le giustificazioni necessarie? Come si dovrebbe agire?

 

 

Un po’ di storia

 

Come presumibile, la rimozione del proprietario di una squadra sportiva è una fattispecie molto rara in Nord America. È successo una manciata di volte e solo in circostanze estremamente attenuanti. Ecco i casi:

 

  • In un caso che fa molto 1912, Horace Fogel si vide togliere la proprietà dei Philadelphia Phillies dopo aver accusato (da ubriaco) il presidente della NL di truccare le partite. Per non sfigurare nella lista dei peggiori proprietari dei Phillies, William Cox restò in carica per un anno prima di essere sollevato dall’incarico per scommesse sul baseball nel 1943.
     

  • La proprietà dei New York Titans fu tolta ad Harry Wismer nel 1963 a causa della situazione finanziaria in cui versava la squadra, talmente disperata da non permettere un’adeguata paga ai giocatori. Il Commissioner della AFL Joe Foss impose la vendita e così divennero i New York Jets.
     

  • George Steinbrenner fu espulso a vita dalla MLB dopo aver pagato un giocatore d’azzardo per diffamare il suo stesso giocatore Dave Winfield.
     

  • Se avete visto 30 for 30, saprete che John Spano prese in mano brevemente e in maniera fraudolenta la proprietà degli Islanders nel 1997, cosa che gli valse 71 mesi di prigione.
     

  • Nel 1998, il proprietario dei San Francisco 49ers Eddie DeBartolo confessò di non aver riferito un tentativo di estorsione e cedette la proprietà alla sorella.
     

  • La MLB assunse il controllo delle operazioni dei Dodgers nel 2011 a causa del divorzio e della mala gestione finanziaria di Frank McCourt. Un gruppo di ricchi losangeleni fu felice di comprare la franchigia per $2 miliardi, negoziando poi un enorme contratto televisivo da $7 miliardi. (A proposito: i Dodgers sono stati alle World Series tre volte da allora)

 

Ovviamente, questi non sono stati casi NBA. Vero, nel 2010 la NBA ha tolto gli Hornets dalle mani dell’allora proprietario George Shinn per ragioni economiche, ma in termini di quello che potrebbe succedere adesso, è la vicenda Donald Sterling il caso di studio più rilevante.

 

 

Sterling vs Silver

 

Dopo più di 30 anni di gestione - divenuta sinonimo di inettitudine - della franchigia dei Clippers, le registrazioni dei commenti fortemente razzisti da parte di Donald Sterling hanno fornito l’ultima, non più ignorabile prova a favore della necessità di cacciare il vituperato proprietario. Le registrazioni sono state rilasciate un venerdì, e il lunedì successivo Silver aveva già cacciato a vita Sterling dalla National Basketball Association.

 

Per quanto a Silver vada riconosciuto il merito di un’azione repentina e decisa, è impossibile affermare che la situazione non fosse già nota. Come ha detto Matt Barnes a Ramona Shelburne, “Credo che l’organizzazione sapesse, e sono sicuro che l’NBA sapesse, che c’era del marcio. E finalmente ha fatto una ca***ta. E ora abbiamo le prove”.

 

 

E in realtà è proprio quello il problema. In teoria - specialmente se si tratta di un proprietario - in presenza di trascorsi oggettivamente deplorevoli, non dovrebbe essere necessaria una prova così schiacciante per liberarsi di qualcuno (mi asterrò da parallelismi politici).

 

Il fatto è che la NBA avrebbe dovuto tentare di sbarazzarsi seriamente di Sterling già anni prima. E in realtà più o meno l’ha fatto all’inizio! Nel 1982, un anno dopo l’inizio della sua proprietà, la Lega aveva considerato la possibilità di mostrargli la porta per diverse ragioni, ma senza risultato.

 

Da allora si sono susseguiti ancora più eventi allarmanti. Sterling è stato infatti coinvolto in numerose cause di molestie sessuali, delle quali la Lega era probabilmente a conoscenza. Era uno slumlord famigerato. Trattava gli impiegati in maniere terribili (ne hanno parlato Elgin Baylor, Baron Davis e Blake Griffin).

 

Nello stesso servizio di Shelburne, l’avvocato della NBPA Larry Fleisher ha dichiarato che i Clippers “omettevano pagamenti ai giocatori in attività, non rispettavano le obbligazioni sui pagamenti arretrati, non rispettavano il collectivve bargaining agreement che richiedeva viaggi in prima classe e rifiutavano di rispettare le decisioni prese in arbitrato, rendendo necessarie azioni giudiziarie”.

 

Inoltre, va anche detto che Sterling non aveva alcun interesse nel migliorare la squadra. I Clippers hanno perso 50 o più partite 22 volte nei 33 anni in cui lui è stato a bordo campo.

 

Sterling è stato una macchia sulla faccia della Lega per decenni, ma - in parte anche perché tecnicamente non ha perso nessuna delle sue battaglie legali - la NBA non è intervenuta fino al trapelamento delle registrazioni, dopo il quale le cose sono crollate a picco molto in fretta per Sterling.

 

La Lega ha citato l’Articolo 13D della NBA Costitution, che stabilisce che un proprietario può essere terminato con tre quarti dei voti da parte della Board of Governors nel caso in cui tale proprietario “non riesca o si rifiuti di attenersi ai propri obblighi contrattuali […] in maniera tale da condizionare avversamente l’Associazione o i propri Membri”.

 

Nel caso di Sterling non è stato complicato, in quanto i Clippers si sono immediatamente visti abbandonare dagli sponsor e da qualsiasi tipo di sostenitore. E questo ci riporta al vecchio Jimmy D...

 

 

I danni di Dolan ai Knicks e alla NBA

 

Dolan è il proprietario dei Knicks dal 1997. Dal suo arrivo, la percentuale di vittorie di New York è la peggiore della Lega, e la squadra ha cambiato 13 allenatori.

 

Ma come nel caso di Sterling, non si tratta solo di pallacanestro. Anche il proprietario dei Knicks, infatti, ha un curriculum costellato da comportamenti orrendi (troppi per essere inseriti qui). Ma giusto per darvi un’idea: ha assunto Isiah Thomas per gestire le New York Liberty dopo la sua orrenda gestione dei Knicks, che include accuse di molestie sessuali da parte di impiegate, una quasi rissa a bordo campo con l’amato ex Knicks Charles Oakley e numerose discussioni animate con i fan, spesso tramite crudeli email. E, dulcis in fundo: il ben servito a Ethan Hawke.

 

 

Dolan è stato multato $50,000 per aver escluso il New York Daily News da una conferenza stampa post Draft, la quale - come affermato da Michael McCann di Sports Illustrated - sarebbe dovuta essere una comoda opportunità per instaurare delle pubbliche relazioni positive. Dolan, poi, è stato protagonista di numerosi altri bisticci con i media. Ha provato a costringere le Rockettes a ballare contro la loro volontà. Ha interferito con lo sviluppo civico e la politica di Inglewood, California. E la lista continua all'infinito...

 

Sì, paga gli assegni, ma le sue spese sconsiderate hanno portato a più grattacapi che vittorie nei Playoffs. Perfino il momento più positivo del regno di Dolan è terminato in maniera spiacevole, con il proprietario rimasto offeso dopo la firma da parte di Jeremy Lin di un succoso contratto con una squadra migliore.

 

Aldilà della maniera generale in cui tratta le altre persone, i danni più ingenti causati da Dolan sono quelli inflitti alla propria franchigia. David Stern una volta ha detto che i Knicks “non sono un modello di gestione intelligente”. Kevin Durant ha recentemente dichiarato a Hot 97: “È difficile portare i migliori giocatori a giocare [ai Knicks]... La squadra del momento non sono i Knicks”.

 

No, non è un buon segno quando l'ex Commissioner e una superstar pensano questo di una delle franchigie di punta della Lega. Ma, in maniera scoraggiante, ad ogni voce di una possibile vendita, Dolan sembra gettare sempre più a fondo le sue radici. Silver ha dichiarato di non aver “alcuna ragione di credere che voglia vendere i Knicks, perché si tratta di un’azienda pubblica e perché ha detto che non lo farà”.

 

 

Come rimuoverlo, quindi?

 

Dunque, se diamo per vere le parole di Dolan (sperando che non lo siano), Silver sarebbe costretto ad andare ai voti per forzare la vendita della squadra. Mettendo un attimo da parte il complicato aspetto finanziario, un’azione del genere sarebbe almeno giustificata dalla Constitution?

 

Di nuovo, non c’è nessuna clausola che indichi “l’espressione di sentimenti chiaramente discriminatori” come una causa per la terminazione. La Lega ha semplicemente decretato che Sterling “condizionava avversamente l’Associazione o i propri Membri”.

 

Registrazioni o non registrazioni, se esiste un argomento che smentisce l’avverso condizionamento di Dolan sulla Lega, sentitevi liberi di farvi avanti. L’unico punto a suo favore è quello finanziario, poiché i Knicks, la Lega e il MSG continuano, economicamente, a sbocciare. Ma se i fan danno ancora i loro soldi a Dolan per vedere le partite, allora lo faranno anche per un altro proprietario.

 

Aldilà di questo, i suoi ripetuti fallimenti e comportamenti deplorevoli sono oggettivamente un asset negativo per la NBA. Ora, io non ho una laurea specialistica in economia, ma credo che questa situazione non possa in alcun modo essere migliore rispetto ad una in cui i Knicks hanno una squadra di stelle che porta a casa partite di Playoffs.

 

 

Ecco le parole di Bloomberg, fonte sicuramente più autorevole di me:

 

“C’è ancora del potenziale di valore inespresso. Ad esempio, potrebbero firmare giocatori migliori. O vincere qualche partita. Ciascuna di queste cose probabilmente aumenterebbe la partecipazione dei tifosi dal 98% dell’anno scorso al 100%, e porterebbe a round di Playoffs altamente profittevoli. E il Madison Square Garden è più in forma che mai. Gli ultimi lavori al Garden hanno creato ulteriori fonti di guadagno, e Dolan ha abbondantemente allargato il portfolio di intrattenimento del MSG”.

 

L’articolo menziona anche il fatto che le azioni del MSG “sono aumentate di oltre il 50% negli ultimi tre anni, incluso uno sconto per la ‘Dolan perception’ date le scarse performance dei Knicks e la cattiva pubblicità”.

 

 

 

Ostacoli finanziari (e sentimentali)

 

Ecco la sezione più sognante di questo sogno ad occhi aperti: magari lo si potrebbe convincere? Io non sono nessuno per dirlo - né è qualcosa che un testardo, egomaniaco miliardario farebbe mai - ma Dolan dovrebbe vendere.

 

A quanto risulta, il proprietario non ha “alcun appetito per la gestione della squadra” ed è ovviamente molto più felice quando suona la sua musica o si butta in altre imprese di business, come in futuristiche arene a cupola. E se è davvero un fan così irriducibile, beh, può sempre continuare a tifare Knicks! Può venire alle partite e comportarsi come un normale essere umano, e magari anche ricevere degli applausi... Sì, per aver lasciato il trono!

 

Nel caso Sterling, ha anche aiutato il fatto che Silver avesse un eccitato mega-milionario (Steve Ballmer) in trepidante attesa di pagare fin troppo per una franchigia NBA. L’immediata offerta di Ballmer di $2 miliardi ha convinto Shelly Sterling a vendere e Donald ad abbandonare la sua causa contro la Lega.

 

Zach Lowe (ESPN) ha analizzato gli ostacoli finanziari - che non sarebbero pochi, anzi - per un’azione enorme come la vendita dei New York Knicks (e le finanze dietro la proprietà di Dolan sono insidiose). Tuttavia, ritengo che non sarebbe impossibile per Silver e i cervelli al suo seguito riuscire nell’impresa (sempre ammesso che il 75% della Board of Governors riconosca una violazione dello statuto).

 

Capisco che sarebbe estremamente più complesso costruire un causa legale su una serie di avvenimenti piuttosto che su un singolo evento inaccettabile, specie considerando il fatturato dei Knicks; e capisco anche che gli altri proprietari non sarebbero mai a favore (non vogliono esporsi, qualora dovessero fare stupidaggini). Mark Cuban a suo tempo non ha neppure sostenuto la cacciata di Sterling, parlando di una “slippery slope”...

 

 

In un caso come quello di Dolan, però, c’è una serie di incidenti pubblici che è molto più estesa rispetto a quella di qualsiasi altro proprietario. Sollevarlo dall’incarico andrebbe automaticamente a porre ogni altro proprietario NBA a rischio? No. E anche se fosse, non è giusto che in corrispondenza di comportamenti così (singoli o ripetuti nel tempo), sia giusto essere cacciati?

 

Sono sicuro che Adam Silver sarebbe più che contento di schioccare le dita e far scomparire Dolan. Spero solo che stia almeno esplorando l’idea, a porte chiuse. Che si sia incontrato con altri proprietari, avvocati, possibili compratori, chicchessia, e che l’idea della rimozione di Dolan sia stato un argomento di conversazione. Prove schiaccianti o meno, sarebbe meglio per la Lega avere qualcuno di più competente alla guida dei Knicks.

 

I Clippers erano sinonimo di sconfitte. Ora sono all’avanguardia, rispettati, competitivi, con una fiammante arena nuova in cantiere e superstar già stuzzicate dall’idea di giocarci. Il tutto, a Los Angeles, che è in un certo senso la New York della Western Conference come proporzione economiche-commerciali.

 

Dolan non è né primo né ultimo nella lista di proprietari sportivi detestabili (vedasi NFL), e anche altri proprietari NBA non sono fantastici (vedasi Robert Sarver, ad esempio). Ma per una Lega che (escludendo la questione Cina) mira ad essere la più progressista, inclusiva e fan-friendly, Dolan risulta particolarmente antitetico rispetto a tutto quello che la Lega di Silver intende essere.

 

So che non accadrà, che sto solo fantasticando. Ma Adam Silver dovrebbe intervenire e trattare Dolan come lui tratta i fan. Volevo dirlo. Grazie per avermi concesso questo esercizio terapeutico...

 

Ora non mi sento meglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© The Knicks Wall

 

Questo articolo, scritto da Michael Corvo per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 22 novembre 2019.

 

 

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