La pericolosa roulette dei Knicks

March 20, 2019

 

© The Knicks Wall

 

 

 

La vita di un General Manager NBA è simile alla vita di un giocatore di poker.

 

Non importa quanto tu sia diligente o prudente prima di fare una scelta, c'è sempre una possibilità di perdere tutto in un batter d’occhio, che si tratti di una lettura errata delle personalità, di una sopravvalutazione della mano o semplicemente di sfortuna.

 

Ma se firmare un free agent o fare una trade è come giocare a Texas Hold 'Em, “tankare” è come giocare alla  roulette. Incrocia le dita e spera che le cose vadano per il meglio. Ci sono troppe variabili per essere sicuro che la scelta che stai facendo sia la migliore. Speri che le palline ti strizzino l’occhio, scegli una potenziale superstar, sviluppi i giovani giocatori, liberi lo spazio salariale per firmare un pezzo da novanta in free agency o (più probabilmente) sviluppare uno stile di gioco adatto ai tuoi giocatori, ma abbastanza flessibile da adattarsi alla futura superstar che stai aspettando. Ci sono un milione di cose che possono andare storte lungo la strada - e se va male per più di una o due di queste, ti ritrovi senza nemmeno accorgerti nella situazione degli Orlando Magic.

 

Per i Knicks, gran parte delle decisioni saranno prese in estate, ma alcune cose devono essere perseguite già durante questa Regular Season, che sta volgendo al termine.

 

La cosa più importante è la creazione di un'identità di squadra che possa gettare le basi per il successo futuro. Due esempi in voga in questi anni sono i Sixers e i Nets, team risorti dalle proprie ceneri in modo molto differente. Entrambi hanno assunto allenatori con la capacità (e l'attitudine) di "osare". Il front office ha dato loro la possibilità di farlo senza preoccuparsi delle numerose sconfitte, ed entrambi gli allenatori hanno immediatamente iniziato a concentrarsi su tre principi chiave:

 

1. Difesa forte.

 

2. Correre il campo in ogni occasione ed avere un pace molto alto, sia dopo una rubata o un rimbalzo, sia dopo un canestro subito.

 

3. Tirare dall’arco sempre più frequentemente.

 

Questo stile di gioco, adatto soprattutto ai giovani giocatori, ha permesso alle franchigie di emergere trasformando pessimi giocatori in buoni role player.

 

David Fizdale è arrivato a New York questa estate con un’idea molto simile. Ha concentrato i miglioramenti in difesa e con essa ha costruito un attacco ad alto ritmo.

 

"Col tempo, la gente vedrà che si tratta di un gioco diverso per i New York Knicks", aveva detto a The Undefeated.

 

Per la prima metà della stagione, però, la squadra che abbiamo visto in campo non ha rispettato le attese. Giocando spesso con giocatori con pessima attitudine difensiva, quali Tim Hardaway Jr, Trey Burke ed Enes Kanter, i Knicks hanno vantato il terzo peggiore Rating difensivo della Lega. Hanno avuto il più basso tasso di tiri dal campo assistiti (e quindi il più alto tasso di tiri dal campo non assistiti), un dato che mostra la mancanza di opzioni offensive e movimento della palla. Non hanno difeso, non hanno tirato da tre punti come avrebbero voluto e non hanno avuto il pace desiderato (solo 11.4 punti in contropiede a partita rispetto ad una media nella Lega che supera i 20 a gara).

 

Dopo la pausa per l'All-Star Game, però, i Knicks sono passati dal 28esimo al 20esimo posto nel Defensive Rating (secondo le statistiche NBA.com), scendendo a 110.8 punti a partita e, nelle ultime cinque uscite, a 106.2.

 

L'aggiunta di Dennis Smith Jr nel ruolo di point guard ha aiutato la squadra ad aumentare il pace, nonostante i punti in contropiede siano rimasti pressoché gli stessi.

 

Inoltre i Knicks hanno incrementato la quantità di punti segnati nel pitturato, di rimbalzi offensivi catturati, di tiri stoppati e tiri liberi guadagnati per partita. Tutto questo sembrerebbe davvero di buon auspicio, ma il problema è che non è dovuto a un miglioramento della squadra, bensì all’esplosione di Mitchell Robinson. Che, non fraintendetemi, è una sorpresa davvero piacevole - ma il breakout di un giocatore non significa che improvvisamente la squadra sappia cosa sta facendo.

 

In questo momento i due problemi maggiori di David Fizdale sono l’eccessivo uso di tiri dal mid-range (New York è settima in stagione per punti dalla "terra di mezzo") e l’eccessivo uso di isolamenti da parte dei playmaker. La squadra in qualche modo non sembra essere in grado di capire i suoi punti di forza e di debolezza.

 

Ad esempio, nonostante abbiano la settima migliore percentuale da tre punti nelle 10 partite dalla pausa All-Star in avanti, i Knicks sono 25esimi nei tentativi. Allo stesso tempo sono tra gli ultimi per percentuale da due punti, ma sono tra le prime cinque franchigie per tentativi.

 

 

Dennis Smith Jr potrebbe essere il miglior playmaker della franchigia dai tempi di Jason Kidd, ma non ha spostato l'equilibrio in termini di movimento della palla della squadra in modo evidente. Per un allenatore che avrebbe dovuto modernizzare il gioco di New York, sembra invece che il front office ne abbia scelto uno in grado di costruire una squadra che possa dimostrare qualcosa nel breve periodo, piuttosto che lavorare a lungo termine per puntare in alto.

 

La verità è che fino a quando si aspettava il ritorno di Kristaps Porzingis, tutti questi problemi passavano in secondo piano, dato che mancava il fulcro del gioco e qualsiasi valutazione doveva passare da questo ragionamento. Ma ora che il lettone è andato altrove (in un'organizzazione vincente), il problema diventa ben più complesso. Anche perché, oltre al fascino della Grande Mela e della franchigia, Porz era l’unico motivo per convincere un free agent a firmare, piuttosto che un coach ad allenare...

 

Durante la stagione, inoltre, l’unico evidente miglioramento si è visto nella difesa, ma in gran parte è dovuto ai movimenti di mercato che hanno permesso di sostituire Hardaway, Kanter e Burke - e non a veri e propri miglioramenti collettivi.

 

Giudicare ora è prematuro, oltre che inutile. Tutto per New York dipende dalla free agency e dalle scelte di KD e Kyrie. Se i due decideranno di vestire la maglia dei Knicks, allora tutto ciò che è stato fatto quest’anno sarà ridimensionato e verrà disegnato un nuovo playbook in grado di far coesistere al meglio le due stelle. Tuttavia, se ciò non dovesse accadere, in che situazione si troverebbero i Knicks?

 

Coach Fizdale è un grande motivatore, ma forse a New York serve un vero e proprio genio del gioco, per sperare di costruire qualcosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© The Knicks Wall

 

Questo articolo, scritto da Eli Cohen per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Francesco Capano per Around the Game, è stato pubblicato in data 15 marzo 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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