Dentro la rinascita degli Heat

November 12, 2019

Come i Miami Heat sono diventati la squadra più sorprendenti questo inizio di Regular Season

 

 

 

©️ Fadeaway World

 

 

Dopo anni trascorsi nel dimenticatoio della Eastern Conference, i Miami Heat sembrano finalmente riusciti a fare il salto di qualità.

 

Reclutare Jimmy Butler è stato un primo e importante passo in avanti per provare a rendere la squadra competitiva nei Playoffs, dopo il lungo periodo di mediocrità. Butler, grazie alle sue abilità in entrambe le metà campo, è un giocatore che ha dimostrato di poter avere un grosso impatto anche in post season.

 

Aldilà di Jimmy, gli Heat sembrano una candidata per vincere la Eastern Conference, che quest’anno non presenta nessuna squadra super-favorita. Oltre ai Sixers e ai Bucks, tutte le altre squadre sembrano battibili. Persino gli stessi Bucks sembrano essere peggiorati rispetto all’anno scorso: Giannis Antetokounpo sta trascinando la squadra praticamente da solo.

 

Una serie di avvenimenti ha reso i Miami Heat una delle principali candidate a Est. Se restano solidi sia in attacco che in difesa, gli Heat possono legittimamente lottare per un  posto tra i primi tre nella Conference, e dopodiché candidarsi ai Playoffs con importanti ambizioni.

 

Andiamo ora ad analizzare i principali motivi che rendono la franchigia della Florida così competitiva quest’anno.

 

 

I rookie

 

Mentre tutti, comprensibilmente, parlavano di Zion Williamson, i rookie dei Miami Heat sono passati inosservati ai radar. E ora stanno stupendo tutti.

 

Kendrick Nunn ha iniziato la stagione da playmaker titolare e sta facendo un eccellente lavoro. Fino ad ora, 16.5 punti ad allacciata di scarpe con il 46% dal campo e una serie di ottime prestazioni per una squadra che era alla ricerca di qualcun altro che buttasse la palla dentro al canestro. Nunn è semplicemente stato uno dei migliori rookie di questo inizio di stagione e una sorpresa davvero inaspettata.

 

In maniera simile, almeno in parte, anche Tyler Herro sta sorprendendo. Finora, per lui, 13 punti e 5 rimbalzi a partita, dimostrando di essere uno dei migliori rookie della sua classe, come il compagno di squadra.

 

Queste inaspettate ottime prestazioni dei due debuttanti sono una delle principali ragioni della partenza forte di Miami.

 

 

 

Spirito di squadra

 

Gli Heat, poi, stanno dimostrando quest’anno lo stesso spirito di squadra per il quale erano noti tempo addietro. Guidati da Jimmy Butler, la loro filosofia si basa sul duro lavoro e sul puntare sempre a migliorarsi, partita dopo partita. In passato, l’unione del gruppo e la chimica di squadra (oltre ai "Big Three", insomma) hanno già portato a Miami diversi titoli e l'obiettivo dell'organizzazione è rimettere in atto la stessa strategia vincente. Erik Spoelstra e Pat Riley, d'altronde, sanno bene cosa è necessario in questa Lega per vincere e fanno di tutto per trasmettere ai loro giocatori questa consapevolezza.

 

Basti pensare che persino un veterano come James Johnson era stato temporaneamente sospeso dalla squadra per via della sua forma fisica inadeguata. Una tale mentalità si accosta bene allo sviluppo dei giovani, costituendo un contesto florido e adeguato per farli crescere nel migliore dei modi.

 

 

 

La leadership di Jimmy

 

Il tassello più importante, però, rimane probabilmente Jimmy Butler.

 

L'ex Sixers è un giocatore entrato nella Lega quasi di nascosto, venendo snobbato da moltissime squadre nel giorno del draft. Attraverso dedizione e fatica, ha reso sé stesso uno dei migliori giocatori della Lega in entrambe le metà campo, e oggi è in grado di essere il leader di una franchigia NBA. La sua etica del lavoro ha contagiato tutta la squadra, tanto da indurre molti dei suoi nuovi compagni a unirsi a lui nel suo classico workout delle 3 di mattina: nonostante sembri quasi un’esagerazione, questo è ciò che serve a un giocatore per competere in una Lega di tale livello.

 

Guidata da Butler, l’intera squadra sta costruendosi un’identità che presto le altre squadre impareranno a temere e rispettare. Non sarà mai facile per nessuna squadra affrontare Miami, neanche per le migliori della Eastern Conference.

 

Nonstante ci sia una manciata di giocatori con più talento di Jimmy in NBA, lui è il leader perfetto per una franchigia comegli Heat. Ne incarna la cultura alla perfezione. Ed essendo un ottimo giocatore, può attrarre altri top player. Non è un egoista e può difendere sulle migliori stelle del campionato: per un free agent la sua presenza può essere un’ottima ragione per unirsi a Miami. Oltre a Miami stessa.

 

 

Erik Spoelstra

 

Spoelstra ha fatto un ottimo lavoro nell’organizzare la squadra. Ha dato chance ai giovani, concedendo loro tanti minuti e opportunità per avere un impatto. e ha anche incoraggiato i veterani ad allenarsi più duramente di quanto avessero mai fatto, seguendo l’esempio di Jimmy su entrambi i lati del campo.

 

 

La difesa di Miami è disciplinata e dura da battere per chiunque. Allo stesso tempo, gli Heat muovono molto la palla e sono riusciti nelle prime uscite stagionali a costruire tanti tiri di qualità. E se la franchigia della Flordia sta giocando così bene e ha un'identità così riconoscibile, non può che essere merito, in gran parte,  del suo allenatore.

 

 

Pat Riley

 

Silenziosamente, Pat Riley - simbolo dei principi su cui fa leva la squadra - ha ricostruito la franchigia senza mai rinunciare del tutto, anzi, ad avere una squadra competitiva.

 

Stiamo parlando di un genio di questo gioco, che anche avendo perso i suoi "Big Three" anni fa è riuscito a portare a casa alcuni ottimi giovani senza "tankare", e ad aggiudicarsi Jimmy Butler, strappandolo dalle mani di contender come come Rockets, Lakers e Sixers. Era uno dei free agent più caldi di questa estate, e Riley l’ha fatto suo.

 

 

 

 

 

 

 

©️ Fadeaway World

 

Questo articolo, scritto da Eddie Bitar per Fadeaway World e tradotto in italiano da Daniele Casale per Around the Game, è stato pubblicato in data 5 novembre 2019.

 

 

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