La sconvolgente metamorfosi di Marcus Smart

January 24, 2019

 

Un giocatore che ha costruito una carriera sulla difesa, sull'IQ cestistico, sull'intensità, sull'atipicità e sulle "intangibles". Ora, all'improvviso, mi costringe a parlare dei suoi numeri e soprattutto delle sue percentuali al tiro. Senza - e questa è la notizia - doverci "sputare sopra". Anzi.

 

Che Marcus Smart potesse diventare un tiratore rispettabile (e rispettato dalle difese), soprattutto da fuori, era una speranza che francamente avevo abbandonato - io... non lui! - dopo la sua seconda (25%) e terza (28%) stagione NBA. Il numero dei tentativi a partita non è mai sceso sotto ai 4 in questi anni: Marcus si è sempre sentito, in fondo, una shooting guard; e alzi la mano chi non ricorda qualche tripla pesante, anche in partite di post season, che ha mandato a bersaglio. Certo, però, che se la serata "tipo" è 1/4... la difesa avversaria non deve neanche fare una scelta: è automatica. E non serve un matematico per comprendere che una soluzione da 0.75 punti per tiro non sia propriamente un affare.

 

Ebbene, alla sua quinta annata nella Lega, la rivoluzione. Per la prima volta in carriera, dopo 47 partite di Regular Season 2018/19, Smart sta superando il 40% nelle conclusioni dal campo (40.7% per l'esattezza, +4% rispetto al 2017/18), con una mole di FGA per partita (6.3) al suo minimo storico. Dall'arco attualmente siamo addirittura al 36.6% (su un campione di 188 triple tentate), ovvero più di un punto percentuale sopra alla media della Lega (35.5%).

 

Smart un “tiratore da tre sopra la media”, dunque. Ma davvero? Pensavo che vedere John Henson sparare da fuori fosse già abbastanza forte come esperienza, ma la dimensione perimetrale di Marcus è qualcosa di ancora più sconvolgente - perché, essendo lui una point/shooting guard (e giocando nei Celtics), si è sempre parlato molto delle sue carenze balistiche. Che, improvvisamente, sembrano essere sparite.

 

 

Dal centro, dietro l'arco, tira con il 38% su 139 tentativi, e l'87% delle sue triple provengono dall'assist di un compagno; da posizione di ala e dagli angoli, invece, spara decisamente meno (49 3PA), e solamente in situazione di catch&shoot. Sicuramente, quindi, una migliore selezione di tiri - resa più semplice dal roster a disposizione di coach Brad Stevens, più diffusamente e profondamente talentuoso (infortuni permettendo) rispetto agli anni scorsi - ha giocato il suo ruolo nell'impennata delle percentuali di Smart. Oltre, ovviamente, ad un importante ed evidente lavoro in off season, come confermato dalla stessa guardia dei Celtics:

 

"Ci ho lavorato. Tanto. Ed ora finalmente il lavoro sta dando i suoi frutti. Questo mi fa sentire bene, e aggiunge qualcosa alle risorse della squadra, che mi ha dato tanta fiducia".

 

Chiaramente con 1.4 triple segnate a partita non parliamo di uno "specialista". Del resto, con tutto quello che è in grado di fare nelle due metà campo (tangibile nelle cifre e non), Smart non è certo tagliato per un ruolo del genere. Con un tiro che le difese avversarie devono rispettare, però, Marcus ha realmente la possibilità di evolversi ulteriormente come giocatore: nell'NBA di oggi, lo sappiamo bene ormai, il tiro da fuori apre spazi e genera situazioni vantaggiose per l'attacco. È sufficiente che chi ha la palla in mano o chi aspetti uno scarico sul perimetro non sia "battezzabile". E, udite udite, il ragazzo non lo è più.

 

Chiedere ai Memphis Grizzlies, che il 18 gennaio si sono presi un 6/8 “in faccia” dal texano. Bastano gli highlights di questa prestazione per capire quanto la sua accresciuta pericolosità perimetrale apra nuovi orizzonti per i C’s, e soprattutto crei nuovi grattacapi per le difese avversarie:

 

 

Non è un caso che l'impennata delle percentuali da fuori abbia portato in dote anche la sua miglior FG% in carriera, una drastica riduzione delle palle perse (da 2.4 ad allacciata di scarpe lo scorso anno all'attuale 1.4 ) e il miglior rapporto AST/TO da quando l'oggi 24enne è arrivato in NBA. Un giocatore già straordinariamente completo, dunque, sembra aver colmato la propria unica, ma importante, lacuna.

 

Era già un difensore, a livello individuale ma anche nelle collaborazioni, nell’assoluta élite della Lega. Uno dei giocatori più intensi e fisici in circolazione, capace di entrare sottopelle agli attaccanti, di cambiare sui blocchi e di accoppiarsi con giocatori dalla taglia superiore (anche vicino al canestro) ma anche con point guard molto rapide. Una combo guard che sa giocare fronte e spalle a canestro, e che sa mettere in ritmo i compagni creando vantaggio dall'uno-contro-uno. Un “atleta pensante” vero, in grado di leggere velocemente le situazioni e riconoscere istantaneamente mismatch e ritardi della difesa. Ora anche off the ball e anche con i piedi fuori dall’arco è diventato pericoloso.

 

Ora, "completo" è riduttivo. E se guardiamo soltanto alle percentuali, finora sta tirando meglio di gente come Jamal Murray, Kemba Walker, LeBron James, CJ McCollum e Bradley Beal, solo per fare alcuni nomi.

 

Sì, Marcus Smart.

O la sua controfigura - se non ci credete: in ogni caso, il numero 36 dei Boston Celtics.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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