La Summer League in pillole

July 19, 2018

Il primo assaggio di NBA per molti rookie, ma non solo.

 

 

Per la prima volta tutte le squadre NBA hanno partecipato alla Summer League di Las Vegas, che ha regalato l'occasione per i tifosi di seguire ben 82 partite e di poter ammirare la classe di rookie uscita dal Draft 2018. Portland ha vinto contro i Lakers in finale, ma al di là della vittoria quello che conta veramente sono le prime impressioni che alcuni giocatori hanno destato e che possono anticipare ciò che vederemo in Regular Season.

 

Cominciamo da DeAndre Ayton, che ha rispettato le attese solo in parte. I numeri sono certamente confortanti (14.5 ppg e 10.5 rpg), ma quello che è mancato, forse, è stata quella supremazia che ci si aspetta da un giocatore paragonato a Shaquille O'Neal. A Phoenix tutto sommato possono essere soddisfatti della loro prima scelta. Lo stesso non può dirsi di Marvin Bagley, che ha messo in mostra luci e ombre, soprattutto nelle uscite al mini-torneo a Sacramento, in cui ha regalato giocate da highligths all'esordio, ma ha segnato un solo punto in 29 minuti nella seconda partita. A Las Vegas la prestazione da 15 e 7 aveva dato qualche certezza in più, ma poi l'infortunio gli ha fatto saltare il resto della competizione.

 

A Sacramento di sicuro non hanno bisogno di un altro motivo per contestare il front office, bisogna solo sperare che Bagley si riveli devastante come al college. Altro giocatore che ha avuto alti e bassi in questa Summer League è stato sicuramente Trae Young, partito malissimo nelle prime 3 partite, tirando poco sopra il 10% da 3 - che dovrebbe essere la specialità della casa. Nelle altre partite è migliorato costantemente, fino a prendere confidenza con la nuova linea da 7.25 metri - dimostrando che, sì, anche questa è un po' corta per lui e che le triple da 8 metri sono all'ordine del giorno.

 

 

Due giocatori che non hanno assolutamente deluso sono stati Jaren Jackson e Wendell Carter. Si sono dimostrati pronti fin da subito con due esordi da capogiro: 29 punti con 8 triple per il primo, una prova solidissima in difesa condita da 16 punti e 5 stoppate per il secondo. A detta di alcuni scout, questi due rappresentavano i lunghi più moderni e versatili del Draft, perfetti per il gioco attuale, in grado di tenere anche le guardie sui cambi e di intimorire chiunque dentro l'area. In tal senso, possiamo dire che sono arrivate delle conferme.

 

Cleveland sembra aver trovato il suo nuovo leader in Collin Sexton, una point guard elettrizzante con le caratteristiche del floor general, quelle che servono per il rebuilding che affronteranno i Cavs nei prossimi anni. 19 punti di media sono tanti, ma la mentalità vincente è quello che ha colpito di più: non si è mai arreso e sono serviti ben 2 OT ai Lakers per riuscire a piegare la sua ferrea volontà.

 

Ma le vere rivelazioni sono state senza dubbio Kevin Knox dei Knicks e Shai Gilgeous-Alexander dei Clippers, giocatori fortemente voluti dalle rispettive squadre, che hanno mostrato subito il loro talento. Il primo canestro di Knox è stata un'inchiodata a due mani in coast to coast con 4 palleggi, per intenderci. 21.3 punti e 6.5 rimbalzi a partita per lui, e 19 pts, 4.8 reb e 4 ast per Gilgeous-Alexander. Tutti e due provengono da Kentucky, che si dimostra ancora una volta fucina di talenti.

 

 

Summer League MVP e MVP della finale

 

 

Menzione a parte merita sicuramente Josh Hart, fresco vincitore dell'MVP del torneo, che inizialmente avrebbe dovuto giocare solo un paio di partite. 22.4 punti di media, avendo preso parte a tutte le sette partite della Summer League di Las Vegas e risultando dominante. Ha guidato i Lakers fino alla finale, persa con Portland. Ha dimostrato l'enorme differenza che un solo anno di NBA può fare: sembrava giocasse un altro sport.

 

Nonostante il suo strapotere non è riuscito a vincere il torneo perché sulla sua strada si sono trovati degli ottimi Portland Trail Blazers, guidati da KJ McDaniels, nominato MVP della finale grazie ai 17 punti e 7 rimbalzi. McDaniels ha sempre dato l'impressione di essere un eterno incompiuto: dotato di mezzi fisici notevoli, non ha mai dimostrato il suo valore. Dopo una carriera passata interamente tra panchina e G-League, questa potrebbe essere la sua chance di strappare un contratto NBA con Portland.

 

 

Steals of the Draft

 

La Summer League non è solo il primo banco di prova per i giocatori, ma anche una cartina al tornasole per l'operato delle squadre durante il Draft, garantendo a GM e allenatori la possibilità di valutare i giocatori appena selezionati. Il punto cruciale riguarda sicuramente i giocatori scelti al secondo giro e gli undrafted, perché i loro contratti non sono garantiti. Due squadre possono essere incoronate vincitrici, secondo le prime impressioni raccolte, per quanto riguarda le scelte profonde: Lakers e Knicks.

 

I Lakers hanno selezionato con la scelta numero 47 Sviatoslav Mykhailiuk, che ha dato l'impressione di essere "NBA-ready", in grado di dare un enorme contributo fin da subito - un vero "diamond in the rough", che tornerà utile nella stagione losangelina. Giocatore che ricorda molto Klay Thompson, dotato di una mano educatissima e di una discreta fisicità, ha chiuso la Summer League con 16.6 di media e il 48% dal campo. La sua prestazione da 31 punti nella semifinale contro Cleveland è sicuramente un monito per il futuro.

 

 

I Knicks hanno operato ancora meglio. Dopo Kevin Knox, con la 36 hanno selezionato Mitchell Robinson e hanno aggiunto al roster anche Allonzo Trier da undrafted.

 

Il primo era una scommessa vera propria: non aveva giocato al college per via della sua auto-esclusione dall'università di Western Kentucky dopo poche settimane dall'inizio dello scorso anno. Scommessa già praticamente vinta: sembra trattarsi di un centro da top 10 overall, scelto alla numero 36. I tabellini dicono 13 e 10 di media: un bel biglietto da visita per un giocatore che non scendeva agonisticamente in campo da più di un anno.

 

Allonzo Trier invece ha sempre dimostrato di saper segnare ad Arizona, ma qualche comportamento eccessivo gli è forse costato la chiamata al Draft. Poco male, altro affare per New York che gli ha già fatto firmare un 2-way contract e potrà tenerlo a roster per 45 giorni, per poi decidere se offrirgli un posto o lasciarlo in G-League.

 

La Summer League nel corso degli ultimi anni ha acquisito sempre più rilevanza mediatica, a tal punto che la stagione NBA ormai non dura da ottobre a giugno, ma va avanti per tutto l'anno (sì, così da occupare sempre le prime pagine dei giornali). Finita la stagione c'è subito il Draft e dopo poco la Summer League, per poi continuare con training camp e preseason.

 

Gli sforzi della NBA per "oscurare le altre leghe" stanno dando i risultati sperati e se si riesce a fare il tutto esaurito nel bel mezzo dell'estate per una partita senza stelle, con poco di serio in palio, allora Silver può considerarsi più che soddisfatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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