Le franchigie NBA più ricche

February 1, 2018

Forbes stila la classifica delle squadre che valgono di più nella Lega

 

 

"Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta", diceva Giampiero Boniberti. Se dal punto di vista sportivo questa frase è innegabile, dal punto di vista economico le cose non stanno proprio così, non sempre. 

 

Secondo Forbes la squadra che vale di più al termine del 2017 sono i New York Knicks - e come potrebbe non essere così? Sono ormai da anni in testa alla classifica delle squadre più ricche. Con un valore stimato di 3,3 miliardi di dollari precedono i Los Angeles Lakers, che si "fermano" a quota 3 miliardi, e i Golden State Warriors, ben più staccati a quota 2,6 miliardi.

 

L'NBA è una lega particolare, si sa, ma è così unica che le squadre che valgono di più sono quelle che vincono meno, almeno in questo momento; infatti Knicks e Lakers, insieme, nelle ultime 3 stagioni hanno fatto di gran lunga meno vittorie della sola Golden State (144 vittorie sommate contro 207).

 

Facciamo un parallelismo con il calcio. I top team sono Manchester United, Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco, tutte squadre vincenti, oltre che veri e propri brand conosciuti in ogni parte del mondo: nel calcio le entrate sono direttamente proporzionali alle vittorie. Nella NBA il brand, il merchandising e lo stadio sono invece molto più importanti dei risultati sportivi, che influiscono, ma solo fino a un certo punto. 

 

Ecco la top 10 di Forbes:

 

1) New York Knicks - 3,3 miliardi

2) Los Angeles Lakers - 3 miliardi

3) Golden State Warriors - 2,6 miliardi

4) Chicago Bulls - 2,5 miliardi

5) Boston Celtics - 2,2 miliardi

6) Los Angeles Clippers - 2 miliardi

7) Brooklyn Nets - 1,8 miliardi

8) Houston Rockets - 1,65 miliardi

9) Dallas Mavericks - 1,45 miliardi 

10) Miami Heat - 1,35 miliardi

 

 

 

I BIG MARKET

 

 

Ciò che conta di più negli States è il mercato di riferimento e il bacino di utenza. Città importanti come New York e Los Angeles, i cosiddetti "big market", hanno dei vantaggi naturali che altre città non possono eguagliare - a partire dal fascino e dal glamour che attirano non solo migliaia di tifosi (anche se le squadre perdono), ma soprattutto personaggi famosi e sponsor.

 

Wish, nota piattaforma di e-commerce, ha siglato con i Lakers uno dei contratti di sponsorizzazione più remunerativi dell'NBA, che porta nelle casse della franchigia circa 15 milioni di dollari all'anno, secondo solo all'accordo tra Golden State e Rakuten di 20 milioni l'anno.

 

I gialloviola sono così riusciti, nel primo anno in cui è possibile avere sponsor sulle maglie, ad ottenere il secondo miglior contratto, nonostante venissero da un record pessimo di 26 vittorie e 56 sconfitte. Questo è indice del fatto che contano molto di più la posizione geografica e l'appeal, piuttosto che il numero delle vittorie.

 

Cleveland al contrario, oltre ad essere addirittura fuori dalla top 10 come valore (11°posto con 1,2 miliardi), è riuscita ad avere un contratto di "soli" 10 milioni all'anno da Goodyear. Nonostante LeBron James, 3 finali in 3 anni e un titolo, la città dell' Ohio non è molto appetibile per gli sponsor. Questo adesso, nell'era James - che ha messo Cleveland sulla cartina geografica; prima dell'arrivo del Prescelto, i Cavs erano una delle ultime franchigie per valore.

 

Il caso di James che ha valorizzato un'intera franchigia non è il solo.

Quello più eclatante è quello dei Chicago Bulls, che da anni sono un big market solo grazie alla presenza di Michael Jordan e a quello che ha realizzato con i due threepeat negli anni '90. A distanza di 20 anni i Bulls possono ancora vivere praticamente di rendita, occupando la quarta posizione nella classifica di Forbes... sì, soprattutto grazie al merchandising del numero 23. 

 

Naturalmente poi ci sono gli Warriors, che grazie a Curry, Thompson, Green e i recenti successi sono stati catapultati al terzo posto. Nel 2013 la franchigia valeva 555 milioni di dollari, 4 anni e 2 titoli dopo siamo a quota 2,6 miliardi. Oltre che un capolavoro sportivo, quello di Golden State è stato anche un miracolo economico - che ora permette a Joe Lacob, il proprietario, di potersi permettere di sforare il Cap, pagando milioni di Luxury Tax pur di mantenere la squadra intatta. 

 

 

 

Tra le altre squadre non si può non citare Boston, big market da sempre grazie all'organizzazione e alla professionalità della franchigia, nonché grazie ai 17 banner appesi al TD Garden. Poi ci sono Clippers e Nets, che vivono di luce riflessa dai loro cugini più celebri, traendone tutti i vantaggi economici possibili. Infine il caso Miami, che deve ringraziare lo stato della Florida per la sua tassazione molto leggera.

 

In una lega che difende così tanto l'eguaglianza e la parità di diritti, risulta quasi ironico il fatto che alcune squadre possano essere così avvantaggiate dal punto di vista economico che si potrebbe quasi parlare di concorrenza sleale. Tuttavia le leggi dell'economia sono uguali per tutti e ciò che la natura o le circostanze hanno dato ad alcune franchigie è fuori dal controllo anche per un uomo potente come il commisioner NBA

 

Knicks e Lakers, intanto, ringraziano. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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