LeBron a Houston: un difficile ma possibile incastro

March 24, 2018

 

 

Posto che noiBill Simmons e non pochi altri pensiamo che LeBron James dovrebbe andare a Philadelphia quando da free agent potrà decidere la sua prossima destinazione, e posto che la narrativa LeBron-ai-Lakers è andata avanti così a lungo ed è stata così tante volte riproposta - i Cavs poi alla trade deadline, nel tentativo di rilanciare la propria stagione e di invogliare il Re a giocare qualche altra annata in Ohio, hanno aiutato i Lakers a creare spazio per offrire due max contract a luglio - da acquisire nel tempo quanto più credito possibile, molti vedono nei Rockets la destinazione più plausibile per il nativo di Akron.

 

Di motivi per pensarla così ce ne sarebbero anche svariati, ma la situazione salariale della squadra di Mike D’Antoni, James Harden e Chris Paul è molto complicata. Per consentire lo sbarco di James in Texas, Daryl Morey, uno a cui la fantasia non manca, dovrà lavorare più duramente che mai. Il vero problema per la franchigia del neo-proprietario Fertitta è rappresentato dal contratto da 20 milioni di dollari per altre due stagioni in possesso di Ryan Anderson.

 

Harden, Chris Paul, Eric Gordon e Capela compongono il nucleo centrale dei Rockets e sono una delle ragioni, se non quella principale, per cui lo sbarco di LeBron a Houston avrebbe perfettamente senso. Perdere uno o più di questi giocatori non è nei programmi di Morey, ma potrebbe essere inevitabile. Se il problema per Harden e Gordon apparentemente neppure si pone, dato che sono entrambi sotto contratto per stagioni oltre quella in corso, il discorso si fa più complicato per quanto riguarda Paul e Capela. CP3 dopo essere stato scambiato dai Clippers a Houston ha sorpreso tutti e ha optato per rimanere nel suo contratto e divenire free agent con una stagione di ritardo, guarda caso in concomitanza con il suo vecchio amico Bron.

 

I Rockets possono rifirmare i loro free agents (oltre a Paul e Capela, anche Ariza sarà libero contrattualmente in estate) usando i Bird Rights presenti nei contratti di tutti e tre. I Bird Rights sono una clausula-status che permette ai giocatori - sempre che rispondano a determinati requisiti - di rifirmare con la squadra per cui hanno giocato nell’ultima stagione senza che questa debba rimanere al di sotto del salary cap nel completare l’operazione. Sono il motivo per il quale Mirotic aveva in un primo momento bloccato la propria trade direzione New Orleans: se Chicago non avesse esercitato la propria opzione per far valere il contratto di Mirotic anche nella prossima stagione e lui fosse stato ceduto, avrebbe perso i propri Bird Rights e di conseguenza possibili guadagni futuri. Una volta che Chicago (con l’avallo dei Pelicans) ha deciso di confermare il contratto dello spagnolo per il 2018-19, Mirotic ha visti salvi i propri Bird Rights e ha acconsentito allo spostamento.

 

Va da sé però che rifirmare subito Paul Capela (nell’ottica in cui si vuole arrivare a LeBron, Ariza è pensabile al minimo, nulla più) a prezzi di mercato - anche se il mercato per Capela potrebbe non essere così abbondante (non certo per suoi demeriti) e trattenerlo per i Rockets meno costoso di quanto si pensava fino a un anno fa - non consentirebbe a Houston di proporre a James il max contract che questi sembra desiderare. Houston dovrebbe aspettare a prolungare i contratti dei propri giocatori, forte del fatto di poterlo fare in un secondo momento, andando sopra il cap.

 

Le complicazioni non sono però finite. Anzi.

Infatti se anche Houston decidesse di aspettare a firmare Paul cercando prima di portare a casa LeBron, per non perdere i Bird Rights cui hanno diritto su CP3, i Rockets si vederebbero calcolato il cosiddetto “cap hold”, soldi che intasano temporaneamente il salary cap fino al momento in cui l’ex Clippers non firma il suo prossimo contratto: una sorta di “penale” per una squadra che abbia intenzione di servirsi dei Bird Rights in un secondo momento. Il cap hold per i diritti su Paul sarà di 39 milioni, quello relativo ad Ariza sui 13. Quanto a Capela, il suo dovrebbe valere poco meno di 6 milioni e non rappresentare un problema: ecco perché verosimilmente sarà l’ultimo giocatore che Houston firmerà in estate (offerte da fuori permettendo).

 

Ai Rockets nel momento in cui il cap hold di Paul fosse in vigore non basterebbe infatti rinunciare ai Bird Rights su Ariza e cedere Ryan Anderson (impresa non semplicissima), PJ Tucker e Nene Hilario per poter offrire a LeBron alcun tipo di contratto vicino al massimo. L’unico modo per Hoston di rifirmare CP3 e poter offrire a LeBron un contratto degno di lui è quello di rinunciare ai Bird Rights di Paul in modo da annullare il cap hold. Una mossa ovviamente rischiosa (altre squadre con spazio potrebbero offrire a Paul un contratto anche più alto di quello offribile dai Rockets), ma necessaria nell’ottica di un assalto a LeBron James. Tim Cato in un bell’articolo pubblicato da SBNation illustra quattro possibili manovre con le quali i Rockets possono riuscire a mettere le mani sul Prescelto.

 

Rinunciare ad Ariza e abbandonare i Bird Rights presenti nel contratto di CP3, confermare i soli Harden, Capela e Gordon riuscendo a liberarsi di praticamente tutti gli altri membri del roster senza ottenere indietro contratti (impresa molto, ma mooolto difficile) darebbe ai Rockets circa 47 milioni di dollari di spazio disponibile. Troppo poco per far offrire due max contracts a LeBron e Paul, ma forse abbastanza per consentire ai due amici di trovare un accordo e giocare insieme nella prossima stagione. Le rinunce economiche che dovrebbero però fare entrambi i giocatori - o uno molto più dell’altro - non sono da trascurare. Si tratta di tanti soldi.

 

Scambiare Eric Gordon libererebbe ulteriore spazio salariale e permetterebbe (nel caso sempre di rinuncia ai Bird Rights di Paul e azzeramento del roster circostante - meno Harden e Capela) ai Rockets di avere lo spazio salariale necessario per firmare James e Paul a cifre più vicine al loro valore. A pagare sarebbe però la profondità di Houston e ad andare via uno dei giocatori che meglio hanno incarnato lo spirito D’Antoniano negli ultimi due anni.

 

Le ultime due possibilità per Houston sono legate a uno scambio con Cleveland dello stesso tipo di quello imbastito lo scorso anno tra Rockets e Clippers (con James che dovrebbe dunque optare per rimanere nel proprio contratto con i Cavs dietro promessa da parte della dirigenza di essere scambiato direzione Houston) in cui a Cleveland dovrebbero andare contratti per il valore di 35 milioni di dollari (e dunque Anderson e quasi inevitabilmente Capela) e verosimilmente numerose scelte future; oppure una sign-and-trade, in cui Cleveland, ormai certa di perdere LeBron, potrebbe cooperare con Houston avendo meno potere in sede di trattativa e avanzare dunque richieste meno esose in termini di scelte.

 

Ma perché mai Cleveland dovrebbe essere disposta ad aiutare una squadra a firmare il proprio miglior giocatore? E’ vero, le chance dei Cavs di trattenerlo giunti a quel punto sarebbero comunque quasi nulle, e forse un credito di gratitudine il Re negli ultimi anni lo ha acquisito, ma comunque, vedere Dan Gilbert assecondare una simile operazione, portando a casa l’indesiderabile contratto di Ryan Anderson e un neo-firmato Clint Capela non paiono molte.

 

I Rockets, oltretutto, in caso di sign-and-trade sarebbero limitati nelle loro successive mosse, perché le regole NBA intorno a questo particolare genere di trattativa limitano la possibilità della squadra che effettua lo scambio nello spingersi sopra la luxury tax nella stagione successiva. LeBron dovrebbe firmare con i Cavs un prolungamento da tre o quattro anni per rendere la trattativa possibile, sempre in accordo con le attuali regole NBA.

 

 

Qualunque di queste sia la strada che i Rockets proveranno ad intraprendere per assicurarsi le prestazioni di LeBron James, il compito che attende Daryl Morey non è per nulla semplice.

 

Liberare lo spazio salariale per permettere a LeBron di firmare (con sconto che ad oggi il Re pare ben poco disposto ad accordare a chicchessia) in Texas è cosa ardua, così come è difficile immaginare nei Cleveland Cavaliers dei disponibili alleati nel processo di completamento dell’operazione. In caso di sign-and-trade o di semplice trade, per altro, LeBron si troverebbe nella condizione di indebolire direttamente - involontariamente ma necessariamente - la propria nuova squadra, obbligata a disfarsi di svariati giocatori non tutti disprezzabili, anzi.

 

I Philadelphia 76ers dal canto loro hanno dosi di talento non così inferiori rispetto alla squadra texana e un nucleo fondante molto più giovane, a cui aggiungere ulteriori campioni oltre a James non è impossibile dal punto di vista salariale. I Sixers, come sapete, hanno già ora lo spazio per offrire a James un max contract.

 

Per Houston invece si tratta di un gioco di incastri complesso. Ma non impossibile.

Non per Daryl Morey.

 

 

 

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