Liberate Kyle Korver, per favore

November 3, 2018

 

Lo dirò senza giri di parole: vedere Kyle Korver in campo per neanche 15 minuti a partita, prendersi meno di 4 tiri a sera e soprattuto per questi Cleveland Cavaliers... personalmente, lo trovo straziante. 

 

Per uno dei migliori tiratori che abbia mai messo piede su un campo da basket, per uno che ha sparato con più del 43% da tre in carriera - e nella sua annata "peggiore" (2003/04, quella da rookie ovviamente) ha chiuso col 39% - non riesco davvero a non intristirmi guardando a quanto il Gioco gli sta riservando. Ovvero, consumare una delle sue ultime stagioni sul fondo delle rotazioni e ai margini dei progetti, presenti e futuri, della propria franchigia. 

 

Certo, Kyle ha 37 anni. Non è e non può più essere, forse, quello da 30 minuti a sera, da 12/15 punti e 3/4 triple ogni partita. Gli anni sono passati e anche il californiano, come tutti gli altri, ha dovuto fare i conti con l'anagrafe e con il logoramento fisico dopo 17 lunghe stagioni NBA (per altro, giocando i Playoffs in 12 di queste). Ma Korver - dirò anche questo senza giri di parole - NON è affatto arrivato al capolinea. Non ancora.

 

Ha giocato una serie di NBA Finals orrenda lo scorso anno, d'accordo. Ma nel resto dei Playoffs 2018 ha tirato con più del 45% dal perimetro, sfiorando i 15 punti di media a gara in oltre 31 minuti d'impiego contro i Toronto Raptors. Dimostrando, cosa non secondaria, di essere tutt'altro che un problema dal punto di vista difensivo. In precedenza aveva chiuso la Regular Season con quasi 10 ppg (e il solito 44% da fuori) nei soli 21' di utilizzo medio: statistiche in linea con quelle fatte registrare nei precedenti anni con Cavs ed Hawks - anzi, anche migliori forse, considerando il calo nel minutaggio.

 

Nel dubbio, nell'unica occasione in cui gli sono stati concessi più di 20 minuti in questo avvio di Regular Season (25 ottobre, contro i Detroit Pistons), il tiratore ha chiuso la partita col 70% da tre, senza errori in lunetta e con 21 punti a referto: 
 

 

La questione, però, non è chiaramente da affrontare da un punto di vista tecnico. In primis perché sarebbe in parte prematuro, dopo sole 9 partite stagionali e considerando l'esonero di coach Tyronn Lue, durato appena 6 partite (e 6 sconfitte) nella stagione del "post-LeBron". 

 

Il "post-LeBron", già. E' proprio questa la chiave di lettura. Nel momento storico in cui si trovano i campioni (ancora per poco...) della Eastern Conference, ha relativamente senso, anzi non ne ha affatto, la presenza di Korver a roster. E avrebbe ancor meno senso impiegarlo più di quanto non avvenga - e per fare ciò sottrarre spazio a Collins Sexton, Rodney Hood, Jordan Clarkson e/o Cedi Osman.

 

Certo, stando ai valori espressi sul campo, posto per Kyle ce ne dovrebbe essere; ma a Cleveland in questo momento ci sono giustamente due altri obiettivi prioritari:

 

1. sviluppare i giovani presenti nel roster, per dare un punto di partenza alla "rifondazione" da un punto di vista tecnico e per provare a valorizzarli (sempre che il cambio tecnico non sia stato spinto dalla volontà di virare in un'altra direzione - e si tratterebbe di un errore di valutazione madornale!)

 

2. per la terza volta non userò giri di parole, PERDERE: non vi siete dimenticati che i Cavs per scegliere nel prossimo Draft (e ora ne hanno più biogno che mai) devono vedere la propria chiamata cadere nelle prime 10, affinché questa "si protegga" e rimanga in Ohio, vero?

 

In tutto questo, è evidente perché il veterano non abbia praticamente un senso, in questo contesto. Perchè, allora, non cederlo? Non lasciarlo andare dove potrebbe esprimere il suo valore, dove la sua carriera merita di finire?

 

Secondo quanto riportato da Joe Vardon (The Atletic), Korver ha richiesto la trade a più riprese durante l'estate, dopo la partenza di LeBron, ma il front office della franchigia lo ha voluto trattenere "con l'obiettivo di costruire una squadra vincente" in cui avrebbe avuto spazio. Dopo l'inizio della stagione, segnato da 8 sconfitte in 9 partite e dall'emarginazione del numero 26 dalle rotazioni (due fattori che hanno contribuito all'allontamento di coach Lue, a quanto pare), KK ha ribadito la sua volontà a Koby Altman.

 

Le pretendenti, tra le altre 29 franchigie NBA, sembra non manchino. Ed è ovvio che sia così, non stento a crederci: Korver sarebbe molto, molto utile in uscita dalla panchina per diverse contender al titolo. E' un tiratore mortifero, uno specialista assoluto del catch-and-shoot. Un giocatore in grado di dare una dimensione diversa a qualsiasi lineup, grazie alle attenzioni della difesa avversaria che attira lontano dalla palla. Immaginatelo nei sistemi di Brad Stevens o Quin Snyder, oppure nei Bucks dell'amico Mike Budenholzer, piuttosto che ad esaltarsi negli Houston Rockets o a convertire in punti gli scarichi di LeBron James, Ben Simmons o... Steph Curry (no, questo non credo neanche di riuscire ad immaginarlo).

 

La mia speranza, dovunque sia, è che entro il prossimo febbraio 2019 non serva l'immaginazione per proiettare il suo #26 su un'altra divisa. Giocare con altre ambizioni e altri stimoli, con un altro ruolo. Su palcoscenici ben diversi, soprattutto, quelli che competono ad uno dei migliori tiratori dell'era moderna. 

 

Cleveland, oltretutto, potrebbe riuscire a cavarne fuori qualcosa: è infatti uno dei pochi, forse l'unico contratto desiderabile (7 milioni di dollari all'anno fino a luglio 2020) tra quelli presenti nel proprio salary cap. Potrebbe essere il "dolcificante" in una trade in cui cedere uno dei tanti contratti pesanti, oppure la merce di scambio per ottenere una futura scelta al draft (anche se di basso valore, meglio che niente). Altrimenti, anche se non arrivasse alcuna offerta o non avvenissero cambiamenti nella composizione del roster dei Cavs - cosa alquanto improbabile, a mio parere - perché non continuare a sviluppare "full time" i giovani, e perdere, e quindi esercitare il buyout?

 

Phoenix ha in questi giorni preso questa precisa direzione con Tyson Chandler: separare le rispettive strade dopo anni (felici, nonostante tutto), in nome del giovane progetto dei Suns, del punto della carriera cui si trova il centro 36enne e delle sue possibilità di essere ancora, per l'ultima volta, importante in una squadra con ambizioni primaverili. 

 

Ora è il turno dei Cavs. 

#FreeKyle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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