Manute Bol, il tiratore inaspettato

March 15, 2018

 

 

© Los Angeles Times / TNS

 

 

Quando si parla di Manute Bol, il numero delle leggende e delle tradizioni è direttamente proporzionale a quelle delle reali prodezze e dei fatti.

 

Come esca per i fan sono state usate molte informazioni dubbie, come i quesiti riguardanti la sua età, la sua storia passata (è nato da una tribù in Africa, oltre ad aver detto agli intervistatori che una volta ha ucciso un leone con una lancia) e la sua altezza di 231 cm, che lo ha reso il giocatore più alto della NBA. Tutto questo ha inciso sulla sua notorietà, ma c’è stata una notte, di 25 anni fa, che nessuno ha potuto contestare in alcun modo.

 

Quella notte stava per andare in scena un incontro tra Suns e 76ers a Phoenix, ossia la prima partita di Charles Barkley contro la sua ex squadra di Philadelphia. Era tutto pronto di questo roboante avvenimento, quand'ecco che un’incredibile realizzazione da tre punti di Bol arrivò inaspettatamente, come un temporale estivo nel deserto.

 

Tirando praticamente da al di sopra del ferro, Bol quella sera realizzò sei tiri da tre punti nel secondo tempo. Il giocatore africano aveva già mostrato le sue capacità dall’arco pochi anni prima, ma era riuscito a realizzare solo due triple in tre stagioni con i 76ers, e proprio per questo il suo show oscurò una partita di Barkley da 36 punti, 17 rimbalzi e 9 assist.

 

«Non mi marcavano e per questo ho tirato», le parole di Manute Bol.

 

Il nativo di Gogrial è stato un prolifico stoppatore più che un tiratore dalla lunga distanza, ma il suo momento à la Klay Thompson potrebbe essere stato di lunga il miglior ricordo della sua decennale carriera.

 

Sfortunatamente, nonostante questa importante storia di 10 anni nella NBA, Bol è morto per problemi ai reni e una rara malattia della pelle nel 2010, ma vive in molti modi.

 

Si è dedicato al lavoro umanitario per la sua patria nel Sud Sudan, donando gran parte del suo stipendio per aiutare ribelli e rifugiati; mentre suo figlio Bol Bol, che ha giocato al Santa Ana Mater Dei l'anno scorso, sta migliorando il tiro e la capacità di stoppare, aggiungendo qualità tecnica per una futura carriera universitaria ad Oregon il prossimo autunno.

 

Tornando alle stoppate, i registri NBA mostrano che solo Mark Eaton ne ha realizzate in media di più per partita (3.50) rispetto a Bol (3.34), ma nessuno è arrivato vicino a stoppare più tiri ogni 48 minuti rispetto al primo giocatore africano draftato dalla NBA: 8.6.

 

Non a caso Manute Bol ha terminato la sua carriera in NBA con più stoppate (2086) che punti (1599). Ma in quella notte di marzo nel 1993 a Philadelphia si trasformò in un vero e proprio realizzatore.

 

«Quando ha tirato, nessuno avrebbe mai pensato che sarebbero entrati quei tiri», ha detto Tom Chambers. «Non ha toccato il pallone in nessun’altra parte del campo».

 

Così Chambers fece come qualsiasi allenatore o come qualsiasi rapporto di scouting avrebbe consigliato: rimase fermo nell’area tecnica quando il centro africano tirò per la prima volta dall'arco. Avvicinando la palla dalla vita alla testa, Bol sparò, incitato dalla folla. Canestro.

 

Qualche istante dopo in quel terzo quarto, il numero 11 sfruttò un blocco e ricevette un passaggio da Greg Grant fuori dall’arco. Non ci fu nessuna pausa questa volta, dato che Bol segnò ancora da tre alzandosi a malapena da terra. Mentre stava correndo indietro, Chambers fece ridere Bol e il gigante africano gentilmente gli diede un colpetto sul petto.

 

«Quando ha iniziato a tirare queste triple, è stato come “Davvero, vogliamo che tu lo faccia realmente”», ha detto Chambers. «E poi ne ha messa un’altra: se guardi la panchina, ridevamo più forte che potevamo perché era uno spettacolo incredibile - questa persona in questo corpo, assieme al modo in cui ha tirato su quei palloni e li ha fatti entrare. La folla stava impazzendo. Era uno spettacolo da vedere».

 

Il tentativo successivo fu un airball, con Bol che inclinò subito la testa come un giocatore di golf che sa che il suo tee shot farà una brutta fine. Bol però non fu dissuaso. Con la folla sempre più forte e Chambers che ancora sfidava Bol dalla linea del tiro libero, Grant lo servì ancora, come se fosse lui il giocatore con la mano calda; e Bol ce la fece, inducendo Chambers a correre per contestare il suo successivo tentativo, causando così un nuovo errore.

 

A questo punto del terzo quarto, lo speaker dei Sixers dichiarò in anticipo Bol come “AT & T Long Distance Player of the Game", commentando inoltre con un «Ora basta» il terzo errore della serata.

 

A 37 secondi dal termine però Bol sparò una tripla da circa 9 metri, molto prima che Stephen Curry lo facesse diventare cool. Mark West, a circa due metri di distanza, allungò un braccio inutilmente. Il n. 4 cadde, spingendo Chambers a tirare una gomitata a Frank Johnson in panchina mentre stava guardando incredulo il tabellone per avere una conferma su ciò che aveva appena visto.

 

«Ho visto una clip di quella partita un po’ di tempo fa e tutti noi continuavamo a guardarlo come “Non ha intenzione di continuare a segnare”, e invece lo ha fatto», ha detto la leggenda dei Suns Dan Majerle. «Il suo tiro era poco ortodosso: a dire il vero, quando ha continuato a segnare quei canestri, è stato qualcosa di divertente guardare quel tizio gigante sparare da tre. Al giorno d'oggi non c'è niente di speciale nel vedere un gigante che tira da fuori. A quei tempi invece era come se non fosse realmente lì fuori a tirare, ma ha continuato a segnarne uno dopo l'altro, ed è stato piuttosto comico».

 

Manute Bol segnò la sua quinta tripla, di nuovo ben oltre l'arco, all'inizio del quarto quarto. La palla, dopo essere entrata, cadde sul parquet perché Barkley si voltò a guardare Bol, il suo ex compagno di squadra, incredulo.

 

Majerle, dopo questa ennesima realizzazione, corse in closeout su Bol su un altro tiro da tre, riuscendo a fargli fare passi. West poi contestò il tiro ancora con più forza, causando un altro errore, ma Bol non poteva essere controllato in transizione, e fu questo il momento in cui arrivo la sesta tripla. Ancora da 9 metri. Barkley tornò indietro ridendo e batté il cinque al suo amico.

 

Il centro africano, che all'epoca aveva 30 anni, realizzando 18 punti tutti da tre, eguagliò il suo miglior punteggio di otto anni prima, il tutto in una partita in cui il leader da tre punti della NBA dell'epoca, Danny Ainge, tirò 0/7 da oltre l'arco. Per non lasciare nulla al caso, questa fu anche la prima partita di Bol in doppia cifra in tre anni.

 

«Tutti amavano Manute», disse Chambers. «Era solo un ragazzo amante del divertimento, mi parlava sempre prima delle partite e diceva: "Mi sento molto bene, signor Tom, non schiacciarmi in testa stanotte"».

 

 

 

 


Il Los Angeles Times, fondato nel 1881, è un’autorevole testata californiana e il quarto giornale statunitense per diffusione. In collaborazione con Around the Game da ottobre 2017, in ambito NBA segue approfonditamente le due franchigie cittadine: Lakers e Clippers. Questo articolo, scritto d Paul Coro e tradotto in italiano dalla nostra redazione, è stato pubblicato in data 10 marzo 2018.

 

 

 

 

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Seguici anche su

  • facebook-logo
  • instagram-social-network-logo-of-photo-c
  • twitter-social-logotype

Archivio AtG:

Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono pubblicati all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG sono dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale. Alcune immagini sono prese da internet e quindi considerate di libero utilizzo, soprattutto nel caso in cui appartenenti alle testate in collaborazione con il nostro progetto. Se un'immagine o un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com
 

Fondatore e Caporedattore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da FerdinandoDagostino.com