Smarter, better, faster, stronger

November 25, 2019

 

© Double Clutch

 

 

Chiedete alla maggior parte dei tifosi di scegliere un sesto uomo da far giocare per la loro squadra e probabilmente queste persone sceglieranno Lou Williams (tre volte Sesto Uomo dell’Anno). Chiedete loro di scegliere un sesto uomo di qualsiasi epoca e, probabilmente, sceglieranno nuovamente il#23 dei Clippers. Ma è questa la scelta giusta, quest'anno? Forse.

 

Sweet Lou è un finalizzatore incredibile dalla panchina e sembra avere una capacità sovrumana di prendere vita negli ultimi minuti delle partite. Nel complesso, tutto questo è l’ideale che si cerca in un sesto uomo, ossia una grande spinta dalla panchina capace di trascinare la tua squadra nei momenti più difficili.
 

 

Marcus Smart non è questo tipo di giocatore. Non è un peso morto in attacco: ha chiuso il 208/19 con una media di 8.9 punti a partita (ch quest'anno sono diventati 12.3) e una percentuale da tre del 36.4% - quindi non è un Andre Roberson o un Luc Mbah a Moute, insomma. Il suo valore reale, tuttavia, risiede nelle sue capacità difensive. In quest'epoca di alti punteggi e di superstar che guidano offensivamente una squadra, Smart è una forza brutale, torturante e ostinata, in grado di obbligare l'uomo che sta marcando a giocare col massimo dello sforzo per ogni singolo punto. In questa stagione i numeri parlano di un Defensive Rating di 97.7, con un Net Rating di +5.0, che è particolarmente impressionante considerando che, siccome esce spesso dalla panchina, è altrettanto spesso accoppiato con titolari insidiosi nella metà campo offensiva.

 

Certo, Smart non è l'unico uomo del campionato a fornire stabilità difensiva. Forse il paragone più vicino è Patrick Beverley, l’eterno "tormentatore" in casa Clippers di coloro che non riescono a gestire una difesa fisica e super-ravvicinata. Alla fine, la cosa davvero speciale di Pat è il fatto di essere in grado di difendere su giocatori in ruoli diversi, proprio come fa Smart. Un esempio superbo di questo è stata la continua difesa soffocante che ha fatto patire a Kevin Durant nella serie dei Playoffs 2019 tra i Clippers e i Warriors.

 

 

Beverley in questa stagione è diventato un titolare, e questo lo mette contro molti degli stessi giocatori che Smart sta affrontando; ma questo cambio in gerarchia lo esclude dalla corsa per il premio di Sixth Man of the Year.

 

Anche Cory Joseph (ora dei Sacramento Kings) ha mostrato a lungo questa capacità difensiva di “stopper” ed è regolarmente messo in accoppiamento con marcatori di livello come Kyrie Irving o Stephen Curry; tuttavia, la sua abilità difensiva non copre il numero di posizioni che Smart ha dimostrato di saper difendere nel corso della sua carriera. Non versatile quanto Beverley e Smart.

 

 

Stretch Six

 

All'inizio di questa stagione, Smart si è auto-assegnato la descrizione di "Stretch Six" - esprimendo così la sua capacità di allargare la competenza difensiva su tutte e cinque le posizioni. Forse la prova più pertinente di questo è la capacità di Smart di difendere giocatori potenti e con una grande stazza, come Giannis Antetokounmpo, che ha 20 centimetri e 10 chilogrammi circa in più del giocatore di Boston.
 

 

Il 30 ottobre, per un periodo di circa 5 minuti, Smart ha tenuto Giannis a un solo canestro su 17 possessi. Inoltre, in quella stessa partita, ha concesso ben 0 (sì, zero!) canestri nei suoi 37 altri possessi difensivi.

 

Questa capacità difensiva è stata dimostrata ancora una volta nel suo matchup con Julius Randle due giorni dopo, quando il big man è stato ridotto a un solo canestro e costretto a tre palle perse da Smart in soli cinque minuti.
 

 

Smart è anche un giocatore totalmente conscio delle proprie capacità. Anche se può sembrare arrogante quando ha detto di "chiamare il raddoppio solo se necessario", lo fa con cognizione di causa. E, soprattutto, non lo fa quando è in grado di gestire l'accoppiamento (e, tendenzialmente, è in grado di gestirlo quasi sempre).

 

Quanto detto qui sopra è stato messo in piena mostra contro i Cleveland Cavaliers nei minuti finali della partita, con Boston sul 116-113 e Smart accoppiato contro Kevin Love (208 centimetri con 18.3 punti a partita). Daniel Theis è arrivato per il raddoppio su Love e Smart lo ha allontanato, perché consapevole di cosa fare per "bullizzare" Love in quella situazione, lasciandogli soltanto un tiro fuori equilibrio.
 

 

Se questo non bastasse, Smart ha mostrato un'altra delle sue qualità cruciali a 12 secondi dalla fine: grazie al suo cuore e alla sua forza nello scatto, è riuscito a strappare un rimbalzo da uno dei migliori specialisti in questo campo, Tristan Thompson.

 

Marcus è apparentemente in grado di difendere su giocatori di ogni ruolo e, mentre le sue capacità fisiche lo aiutano, sono la sua mentalità e le letture difensive il fattore dominante. In campo lo si può vedere anticipare i movimenti dell'avversario quasi alla perfezione, il che gli ha permesso di rubare in media 1.8 palloni nella stagione 2018/19 e di essere un flagello per tutti quelli con cui si confronta.

 

 

Buchi da colmare nella difesa dei Celtics

 

La difesa dei Celtics non crollerebbe completamente senza Smart. Hanno ancora diversi giocatori in grado di produrre prestazioni difensive importanti, sia individualmente che come squadra nel complesso. Tuttavia, il cumulo di polvere che a Boston continuano a nascondere sotto al tappeto è la perdita di Al Horford.

 

Sostituire forse l’unica ala/centro del roster dei Celtics (o forse dell'intera NBA) in grado difendere su fuoriclasse offensivi come Antetokounmpo ed Embiid sarebbe stato in ogni caso difficile, ma è improbabile che Enes Kanter si riveli la scelta corretta. Il turco può essere un'aggiunta utile, con un contributo offensivo decente (in media 13.1 punti e 8.6 rimbalzi l'anno scorso), ma in alcun modo vicino all'apporto difensivo garantito da "Big Al".

 

Theis e Robert Williams III hanno aumentato il loro contributo (in qualche modo), ma non sembrano un serio rimedio per la partenza di Horford. La perdita di Gordon Hayward (che stava tornando ai livelli degli Utah Jazz), poi, è stata deprimente per le prospettive della squadra, questo perché il nativo di Brownsburg era finalmente un fattore in entrambe le metà campo. Per questo, l'importanza di Marcus Smart è duplice: con la perdita di Hayward, il carico di lavoro difensivo pesa molto di più sulle spalle del #36,

 

Tuttavia, le prestazioni offensive di Smart, insieme alla sua abilità difensiva, potrebbero allontanarlo dalla considerazione del miglior sesto uomo e portarlo all’interno del gruppo dei candidati a Most Improved Player. Anche se forse Marcus non si ritrova con nessuno dei due.

 

Il nativo di Dallas non produce statistiche stupefacenti nel boxscore. Quando, però, si guardano le statistiche in profondità, assieme alle continue lodi e alle valutazioni del suo allenatore e dei compagni di squadra, si può iniziare a capire il ruolo cruciale che Smart gioca all'interno di un roster attualmente di successo.

 

Potrebbe non essere la scelta più "alla moda". Ma, alla fine della stagione, potrebbe anche essere quella giusta.

 

 

 

 

 

 

 

 

© Double Clutch

 

Questo articolo, scritto da Jonah Stott per Double Clutch e tradotto in italiano da Federico Molinari per Around the Game, è stato pubblicato in data 21 novembre 2019.

 

 

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