Michael Cooper e il suo impatto sulla storia dell'NBA

March 26, 2019

Negli anni '80 il basket stava diventando popolare, durante il dominio di Boston e Los Angeles. Non fosse stato per un sesto uomo di nome Michael Cooper, i libri di storia sarebbero più verdi

 

 

 

©️ The 94 Feet Report

 

 

In questo articolo esploreremo il concetto di "giocatore perno" ("hinge" player), con cui ci riferiamo a giocatori che hanno segnato una svolta per la storia dell'NBA. Per parlare uno di essi, forse il giocatore più sottovalutato degli anni Ottanta, dobbiamo prima iniziare da Larry Bird.

 

Bird non è assolutamente un "perno"; piuttosto, è la porta di ingresso in legno di quercia deglli anni Ottanta. L'ala da French Lick, Indiana, è uno dei migliori giocatori di sempre e ha dominato lungo tutti gli anni '80. È stato All-Star per 12 volte, guadagnandosi la chiamata in ogni anno in cui ha giocato più di sei partite. Ha vinto il premo di MVP per tre volte; solo Adbul-Jabbar, Chamberlain, Russell, Jordan e LeBron ne hanno di più.


Bird era quasi immarcabile, essendo forse il miglior tiratore della Lega ai suoi tempi, e di certo il miglior realizzatore fino all'ascesa di Michael Jordan. Poteva mettere la palla nel canestro da qualunque posizione - e in effetti lo faceva spesso, a prescindere dalle contromisure prese dalla difesa.


I Celtics hanno vinto il titolo nel 1981, 1984 e 1986. Con una front line composta da Bird, Kevin McHale e Robert Parrish, erano impossibili da fermare, soprattutto in una Lega in cui le regole e i giocatori presenti rendevano molto difficile contrastare i lunghi di talento. E questo ci porta a una domanda: per quale motivo Bird ha vinto "solamente" tre titoli, e mai consecutivamente? La risposta è rappresentata dal "perno" Michael Cooper, maestro del gioco in difesa.

 

 

Nascita di una rivalità

 

Michael Cooper fu scelto dai Lakers al terzo turno del Draft 1978, e mai una volta nella sua carriera è stato un titolare fisso. Non ha mai giocato un'All-Star Game, né ha mai avuto una media superiore a 12 punti a partita. Come può aver avuto un impatto notevole su un intero decennio della storia della Lega?

 

Perché è stato in grado di marcare Larry Bird.


I Los Angeles Lakers degli anni Ottanta sono diventati un fenomeno culturale, grazie alle personalità carismatiche, come quella di Magic Johnson, e uno stile offensivo spettacolare, con corse su e giù per il campo e schiacciate in transizione. Questa tendenza ha portato molti a definire quei Lakers una squadra "soft", che cercava di giocare in contropiede perché non avrebbe potuto resistere contro difese schierate.

 

Pat Riley, head coach di quei Lakers (e uno dei migliori di tutti i tempi) era personalmente contrario a questo credo. Da giocatore, era un difensore tenace che cercava di buttarsi su ogni palla vagante per consegnarla alla sua squadra. Come coach, pretendeva l'eccellenza in difesa dai suoi giocatori; cosa che non ha mai ottenuto del tutto, ma che ha sempre avuto ad un livello piuttosto buono. Considerato la loro incredibile pericolosità offensiva, è facile capire perché i Lakers hanno lottato per il titolo per tutta la decade.

 

I Lakers raggiunsero le Finali NBA nel 1980, '82 e '83, vincendo due titoli. I Celtics vinsero nel 1981, ma non riuscirono ad arrivare alle Finals per affrontare i Lakers nelle due stagioni successive. Finalmente, nel 1984 i Celtics erano la miglior squadra dell'NBA e stavano per affrontare le Finali NBA contro i Lakers, per la resa dei conti che l'intera Lega stava aspettando.

 

Larry Legend era l'MVP in carica, con 24.2 punti, 10.1 rimbalzi e 6.6 assist, contribuendo alle 62 vittorie stagionali di Boston. Aveva spianato la strada verso le Finali, sbarazzandosi di avversari forti con prestazioni al tiro inarrestabili. Dopo aver segnato con il 49% in Regular Season, Bird toccò il 54% nei primi tre round di Playoffs: i Celtics erano decisamente "on fire". E ciò costrinse Riley a trovare un modo per frenare Bird.

 

Questa sfida (LA contro Boston, Magic contro Bird, Showtime contro il duro lavoro dei Celtics), era ciò che la squadra stava aspettando. Ma cosa fare contro Larry Bird? I Lakers di Riley avevano preparato una zona 1-3-1 che aveva spiazzato gli avversari (e li aveva condotti al titolo del 1982). Contro i Celtics e contro un tiratore come Larry Bird, però, la zona sarebbe stata fatta a pezzi, e quindi era necessario passare a una difesa a uomo.

 

Tutta la NBA si stava chiedendo se esistesse un modo per fermare Larry Bird. Non solo segnava quanto voleva, ma lo faceva anche in modo umiliante. A volte, indicava una zona del campo, dicendo al difensore che sarebbe andato a segnare da lì. Poi, nel possesso successivo, andava effettivamente in quella zona, da dove realizzava un jumper in faccia all'avversario. Chiedeva spesso a chi lo marcava qual era il record di punteggio in quel palazzetto, e poi provava a batterlo (e a volte ci riusciva).

 

 

Nel documentario di ESPN "Basketball: A Love Story", lo storico giornalista NBA Jackie MacMullan riferì del seguente scambio. In una partita contro gli Utah Jazz, Bird era in gran forma, e stava segnando di continuo. A un certo punto, urlò a Frank Layden, coach dei Jazz: "Ehi Frank, non hai nessuno lì in panchina che mi può marcare? Di sicuro qui in campo non c'è nessuno in grado di farlo". Layden aveva guardato la sua panchina, e poi aveva risposto a Bird "No, non c'è nessuno".

 

A differenza delle altre squadre, Riley aveva effettivamente il miglior giocatore possibile per difendere su Larry Bird: il sesto uomo Michael Cooper. Ecco qui un estratto dall'ottimo libro di MacMullan "When the Game was Ours", che parla di Magic e Bird. A proposito dei Lakers che si preparavano a difendere su Bird, diceva:

 

Riley aveva un'arma nel suo arsenale: l'impavido Michael Cooper... Cooper guardava videocassette di Bird prima di addormentarsi, mentre era a letto con la moglie Wanda; e guardava videocassette di Bird la mattina, mentre si lavava i denti. Quelle videocassette erano sempre con lui, anche in vacanza. "Il mio obiettivo era semplicemente rendere più difficile ogni singola cosa che faceva", dichiarò Cooper.

 

Questo comunque non era una un rapporto a senso unico: Bird sapeva che avrebbe affrontato l'unico giocatore in grado di stare con lui, di contrastare il miglior realizzatore della Lega. Anche lui guardava videocassette di Cooper, in cerca di punti deboli nella sua difesa che potevano essere sfruttati. Avvicinandosi alle Finali NBA del 1984, Larry Legend era concentrato a far vacillare Cooper, in qualunque modo.

 

Quella serie fu decisa da diversi fattori (Magic Johnson che alla fine si fece influenzare da pressioni esterne, il fallo di McHale su Kurt Rambis che portò a una rissa che coinvolse anche le panchine, Byron Scott che ci mise sicuramente del suo), ma non dal fatto che Bird fu in grado di segnare quando e come voleva. E questa era una notizia.

 

In Gara 1, vinta dai Lakers a Boston, Cooper tenne Bird a un 7 su 17 al tiro (41.2%). In Gara 2, vinta di poco dai Celtics, Bird segnò solo 8 tiri su 22 (36.4%); Cooper era dappertutto, costringendo Bird a tiri difficili e palle perse (9 in totale nelle prime due gare).

 

Dopo una larga vittoria dei Lakers in Gara 3, Boston era aggrappata a G4. Con 30 secondi sul cronometro dell'ultimo quarto, i Celtics disegnarono una giocata per Larry Bird. La loro strategia? Un doppio blocco su Cooper, che avrebbe portato Magic Johnson a difendere su Bird. Il risultato? Un tiro perfetto. La palla ha a malapena toccato la retina.

 

La serie finì poi in Gara 7, con i Celtics trionfanti sul loro campo di casa nonostante una brutta partita di Bird (6 su 18), limitato da Cooper in modo egregio. I Lakers, e lo stesso Cooper, tornarono a casa esausti e ansiosi di una rivincita. Bird tornò a casa esaussto dopo sette gare di torture da parte di Cooper.

 

 

 

La Breccia

 

La rivincita arrivò proprio l'anno successivo, con la nuova resa dei conti fra le due squadre migliori della Lega. Nel 1985 Bird fu di nuovo l'MVP della Lega, a capo di una Boston da 63 vittorie, rispetto alle 62 dei Lakers. I Celtics affrontarono dei Lakers più ostici, di nuovo con Cooper in entrata dalla panchina per prendersi cura di Bird.

 

Questa volta i Lakers erano pronti, e misero in campo performance offensive decisamente migliori. A far la differenza in difesa fu ancora Cooper, che tenne Bird relativamente sotto controllo. L'MVP aveva tirato con il 52.2% in stagione, per una media di 28.7 punti a partita, ma fece registrare "solo" 25.5 punti a partita con il 41.4% nelle Finals.

 

I Celtics di quell'anno si affidavano al loro MVP per guidare l'attacco, ma i Lakers forzavano gli altri giocatori a produrre qualcosa. Anche quando Bird non era il miglior scorer della partita, agiva spesso da facilitatore, con una media di 6.6 assist a partita in stagione. Nella post-season dell'anno precedente, Bird arrivò quattro volte in doppia cifra con gli assist, con una media di 6.9 a partita. Nelle Finali dell'84 sprofondò a 3.4 assist per gara, dato che Cooper permetteva ai Lakers di evitare raddoppi su Bird, e di non lasciare liberi altri giocatori. Gli altri giocatori dei Celtics erano riusciti a fare abbastanza per vincere la serie, ma i Lakers avevano trovato un punto debole su cui puntare.

 

La differenza fu meno pronunciata, ma non meno evidente, nel 1985. Bird ebbe una media di 6.0 assist nei Playoffs, prima delle Finali. Dopo una larga vittoria di Boston in Gara 1, i Lakers vinsero quattro delle cinque partite successive, chiudendo la serie e tenendo Bird a soli 4.2 assist a partita. Bird non riuscì a segnare con efficienza e nemmeno a coinvolgere i suoi compagni, i quali non furono in grado di tenere in piedi la squadra. Infatti, le difficoltà di Larry Bird portarono durante la serie a voci che sostenevano che il gomito, che lo aveva tormentato per mesi, si fosse nuovamente infortunato. Alla domanda se fosse stato Cooper o il gomito a creargli problemi, Bird rispose "In maggioranza, Cooper". Ancora una volta, la difesa di Michael Cooper aveva raggiunto l'obiettivo.

 

Battendo i Celtics, quei Lakers fecero ciò che altre otto "versioni" dei gialloviola non erano riuscite a portre a compimento fino ad allora nelle Finali NBA. Boston infatti aveva battuto Los Angeles per otto volte consecutive - prima che Magic Johnson, Michael Cooper e compagni interrompessero la striscia nel 1985. Vincendo al Garden, si assicurarono un titolo dove nessuno a parte i Celtics ci era mai riuscito prima. Avevano scritto la storia, e provato che lo Showtime poteva portare alla vittoria.

 

 

Lo "Spareggio"

 

Nel 1986 i Lakers inciamparono sulla strada per le Finali NBA, perdendo contro degli atletici Houston Rockets e consentendo a Boston di vincere il titolo senza dover affrontare i Lakers. I Celtics del 1986 sono descritti da molti come la miglior squadra della storia dell'NBA, in grado di vincere 67 partite, con il terzo titolo consecutivo di MVP per Larry Bird.

 

Houston credeva di avere in Rodney McCray un giocatore in grado di marcare Larry Bird, e i media parlarono molto di questo accoppiamento. Bird però fece a McCray ciò che aveva fatto a Robert Reid, Bobby Jones e ogni altro giocatore che, in teoria, avrebbe dovuto fermarlo: lo incenerì. Segnò 31 punti in Gara 1, con 12 su 19 al tiro.

 

Senza un Cooper per fermarlo, i Rockets gli mandarono contro diversi difensori. Sebbene le percentuali di Bird non siano state di altissimo livello, furono notevolmente migliori rispetto a quelle contro i Lakers nelle due stagioni precedenti: tirò con il 48.1% dal campo. Soprattutto,  Larry aggirò regolarmente i raddoppi, registrando 9.5 assist a partita. Più che limitarlo, Houston deviò solamente il modo in cui poteva dominare le partite.

 

Nella conclusiva Gara 6, Bird fu trascendente, con 29 punti, 11 rimbalzi e 12 assist, assicurandosi il trofeo di MVP delle Finali. Senza Cooper a fronteggiarlo, Bird fu inarrestabile, e i Celtics vinsero di nuovo.

 

Nel 1987 i Lakers e i Celtics si prepararono per lo spareggio, dopo l'1-1 dell'84-85. Bird condusse un'altra magnifica stagione, la prima da 50/40/90 (% dal campo / % da 3 punti / % ai liberi) della storia NBA. Sull'altra costa, Magic Johnson conquistò il titolo di MVP, mentre Cooper continuava a dare il solito contributo.

 

Michael Cooper diventò il primo giocatore in uscita dalla panchina a vincere il premio di Defensive Player of the Year, visto che la sua reputazione come difensore di squadra e in uno contro uno era ai massimi storici. Ciò derivava dal riconoscimento del suo impatto globale in difesa, ma anche dal fatto che fosse l'unico in grado di difendere sul miglior realizzatore esistente.

 

La strada per le Finali non fu facile come nelle stagioni precedenti, per i Celtics. A Est stavano nascendo i Pistons dei Bad Boys, che costrinsero i Celtics a una dura serie in sette gare, prima di avere la meglio. Incapaci di fermare Bird sul campo, i Pistons cercarono di influenzarlo fuori dal rettangolo di gioco. Dennis Rodman e Isiah Thomas dichiararono ai giornalisti che, se Bird fosse stato nero, sarebbe stato considerato solamente "un buon giocatore", e che veniva idolatrato solamente perché, in quanto bianco, era un'eccezione. La tempesta mediatica che ne seguì servì a coprire il fatto che nemmeno una squadra ostica e difensiva come la Detroit dei Bad Boys aveva qualcuno in grado di fermare Larry Bird.

 

Los Angeles invece era ancora l'unica squadra ad avere la soluzione. Cooper fu di nuovo magnifico, tenendo Bird a 24.1 punti a partita con una percentuale di tiro del 44.5%. Dopo aver fornito 7.6 assist a partita in Regular Season e 7.8 nei Playoffs della Estern Conference, con le attenzioni del DPOY la media si abbassò a 5.5.

 

Michael Cooper fu protagonista, oltretutto, di un'ottima serie anche a livello offensivo, sopratutto in Gara 2, quando fu decisivo nel secondo quarto, segnando o fornendo assist in un parziale di 20-10 per i Lakers. Cooper chiuse la gara con 6 su 7 da tre punti, e le sue 6 triple segnate erano un record per le Finali NBA. I Los Angeles Lakers vinsero in sei gare, arrivando al loro quarto titolo nella decade, contro i tre di Boston, con la seconda vittoria nel confronto diretto, mentre i Celtics erano fermi a una.

 

Il fisico di Bird da allora iniziò a dargli problemi, e con l'ascesa prima dei Pistons e poi dei Bulls, i Celtics tramontarono. Non sarebbero ritornati alle Finali NBA fino al 2008, per un altra sfida contro i rivali di Los Angeles. Cooper e i Lakers tornarono invece alle Finali nel 1988, sbarazzandosi dei Pistons in sette gare, per il quinto ed ultimo titolo dell'era Showtime.

 

Se Michael Cooper non fosse mai arrivato ai Lakers (se ad esempio fosse stato scelto alla 58 o alla 59 nel Draft del 1978, o se si fosse dedicato a un altro sport, o se fosse stato scambiato), allora Larry Bird sarebbe potuto uscire vittorioso dalla sfida con la sua nemesi Magic Johnson, in termini di "spareggi" vinti.

 

Da un punto di vista piuttosto semplicistico, si può comunque affermare che Bird ha un record di 1-2 nelle serie finali contro Cooper e i Lakers, e 2-0 contro qualunque altro avversario.

 

Più sfumato è invece il punto di vista supportato dalle prove descritte sopra. Bird era il miglior realizzatore della Lega negli anni Ottanta, e aveva attorno una squadra talentuosa. Fra il 1984 e il 1987 i Celtics andarono alle Finali per quattro volte consecutive, uscendone con due soli titoli. Senza Cooper, i Lakers non avrebbero avuto una risposta per Bird (come non l'aveva nessun'altra squadra nella Lega), e non è folle pensare che i Celtics avrebbero potuto vincere quattro anelli consecutivi.

 

Con cinque titoli, Larry Bird verrebbe considerato in parte sotto un'altra luce. Un Magic Johnson con tre "soli" titoli avrebbe avuto un impatto diverso sul suo lascito. Lo Showtime sarebbe stato così altamente considerato, se avesse vinto solo tre volte in nove anni? E forse  considereremmo diversamente anche i Pistons, se fossero stati loro a interrompere la striscia di Boston nel 1988, invece dei Lakers nell'87?

 

Combinando atletismo, istinto, intelligenza e preparazione in un modo unico, Michael Cooper è diventato l'arma perfetta contro Larry Bird, e così facendo ha cambiato il destino di un'intera era di basket NBA.

 

 

L'Eredità

 

Questo articolo si è concentrato soprattutto sulla difesa individuale di Cooper su Larry Bird, ma il suo contributo ai Lakers dello Showtime è stato decisamente più ampio. Come compagno di squadra e amico, è stato decisivo nello sviluppo di Magic Johnson come leader di una squadra da titolo.

 

Offensivamente, era un atleta dinamico che si esaltava come terminale offensivo in transizione. Chick Hearns, commentatore di lunga data dei Lakers, aveva coniato l'espressione "Coop-a-loop", quando Cooper concludeva un alley oop con un compagno - che spesso, come prevedibile, era Magic Johnson. È anche diventato uno dei primi specialisti da tre della Lega, uno dei soli tre giocatori prima del 1987 a tentare più di 250 triple in una stagione.

 

Cooper non partì mai stabilmente in quintetto nei Lakers, ma entrava sempre quando ce n'era bisogno, e quasi sempre era in campo nei finali di partite punto a punto. In Gara 6 delle Finals del 1980, è famoso il fatto che Johnson giocò da centro al posto dell'infortunato Kareem Abdul-Jabbar, ma fu Cooper a fare un passo avanti e a prendere il posto di Magic in quintetto. Dal 1981 al 1988 Cooper fece parte di un All-Defense Team in ogni stagione, comprese quattro scelte nel primo quintetto. Nel 1984 prese parte alla prima gare delle schiacciate dell'NBA, e tre anni più tardi affrontò Larry Bird nel Three Point Contest.

 

La reputazione di Cooper a Los Angeles era talmente alta che, anni dopo essersi ritirato, difese su un giovanissimo Kobe Bryant durante un workout, e Kobe andò bene a sufficienza da convincere la dirigenza dei Lakers che avrebbe dovuto assolutamente trovare un modo per sceglierlo al Draft. Cooper lavorò come assistant coach, prima di fare l'head coach in WNBA per molti anni.

 

Nessun altro giocatore mai chiamato a un All-Star Game ha avuto un impatto così grande sui titoli NBA degli anni Ottanta. Bill Simmons, nel suo rifacimento della Hall of Fame NBA nel libro "Book of Basketball", lo ha incluso come parte del gruppo "migliori role player di tutti i tempi".

 

Michael Cooper non era un giocatore sconosciuto: faceva parte dello Showtime, e ha giocato sette serie finali in carriera. Ma non è conosciuto al di fuori di chi si intende di basket, non viene ricordato come i suoi compagni Hall of Famers.

 

Eppure Michael Cooper ha avuto un impatto importante, anzi cruciale, in situazioni di alto livello. Senza Cooper, la storia degli anni Ottanta sarebbe potuta essere completamente diversa. Le eredità lasciate da Larry Bird, Magic Johnson e tanti altri sono state fortemente condizionate dalla sua difesa.

 

È stato il giocatore "perno" definitivo, e merita di essere lodato per l'impatto che ha avuto sull'NBA.

 

 

 

 

 

 

 

©️ The 94 Feet Report

 

Questo articolo, scritto da Josh Cornelissen per The 94 Feet Report e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 15 novembre 2018.

 

 

 

 

 

 

 

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