L’incognita Thunder e la 'parabola' Melo: più speranze che certezze

July 5, 2018

 


Un anno fa, Oklahoma City e il GM Sam Presti sconvolsero l'NBA scambiando Victor Oladipo e Domantas Sabonis per Paul George. La mossa all’epoca non fu del tutto apprezzata, in quanto Oladipo e Sabonis erano considerati giocatori giovani, solidi ma poco spettacolari, mentre George era un All-Star, ma pur sempre considerato un punto interrogativo sul quale costruire il futuro della squadra.

 

La scommessa del General Manager di OKC si è dimostrata vincente in quanto Paul George ha optato non solo per il ritorno, ma anche per impegnare nei Thunder il proprio futuro: il suo contratto di tre anni (con player option sul quarto) si traduce nella volontà di PG di rimanere a lungo, una dichiarazione d'amore al suo play Russell Westbrook e alla franchigia. In base alla scelta dell’ala ex-Indiana, la franchigia può permettersi di non essere all-in sulla prossima stagione, potendo puntare anche sul secondo e terzo anno con migliore possibilità di essere una contender. E’ evidente che il numero 13 sente che il compagno di squadra e amico Russ, insieme alla dirigenza, possa metterlo nelle condizioni di vincere il suo primo anello.

 

Di sicuro la firma di PG ha provocato un vero e proprio “effetto domino”. Difatti, dopo aver giocato l’ultima stagione con i Thunder, Raymond Felton si è accordato per un altro anno ancora. La firma del giocatore costringerà la squadra di Sam Presti ad investire una cifra salariale mai superata prima da nessun’altra franchigia: 300$ milioni. Se il roster dovesse rimanere intatto per tutta la stagione, OKC dovrà pagare ben 150$ di tasse. Allo stato attuale, nonostante il buon apporto di Felton come backup di Russell Westbrook (6.9 punti e 2.5 assist di media) e l’ottimo apprezzamento dello spogliatoio dei Thunder, la firma del giocatore rischia di creare non pochi problemi economici. Oltre a quest'ultimo, infatti, i Thunder hanno fatto di tutto per trattenere Paul George, puntando su di lui con un contratto di 137$ milioni per 4 anni; all’ala ex-Pacers si aggiunge poi il rinnovo di Jerami Grant e l'arrivo di Nerlens Noel, che ha l’obiettivo di dare più opzioni dalla panchina a coach Donovan.

 

Queste mosse basteranno ad insidiare il trono dei Golden State Warriors (con un DeMarcus Cousins in più...), puntando al titolo e giustificando gli investimenti della dirigenza? In attesa di una risposta bisogna sciogliere il nodo Carmelo Anthony.

 

E’ facile pensare che il nuovo accordo di Grant potrebbe significare che la proprietà abbia in mente di risparmiare denaro altrove; e se questo fosse il caso, Melo se ne andrà presto. Il problema è che Anthony può ancora giocare minuti significativi in NBA, e ne sono consapevoli sia l’allenatore che la dirigenza. Il numero 7 dovrebbe uscire dalla panchina in questa fase della sua carriera, ma potrebbe ancora tornare utile ai Thunder, in quanto gli uomini a disposizione di coach Donovan che hanno la sua esperienza sono veramente pochi. Certo, l'ultima volta che si era parlato di non partire nello starting five, però, Melo aveva reagito così...
 

 

Per essere nella classifica della NBA tra i giocatori con più di 25.000 punti segnati, nonché una delle personalità più controverse sia come giocatore che come personaggio al di fuori della pallacanestro, Carmelo Anthony è un giocatore che nella sua carriera non ha mai dato l’impressione di essere influenzato dalle critiche, né di aver mai messo in discussione le proprie scelte e il suo modo di approcciare il Gioco.

 

Eppure, dopo due mesi di insuccessi ad Oklahoma City, con il cambio di ruolo e i giovamenti che ne sono derivati, Melo ha forzato se stesso mettendo in discussione la sua essenza cestistica: “Just allowing myself to accept that role”.

 

Per dare un’idea precisa di quanto Melo abbia cambiato il proprio modo di giocare da quando è ad OKC, è sufficiente prendere le percentuali di tiri presi in catch and shoot: nelle ultime tre stagioni ai Knicks, Melo si era preso tra il 26% ed il 30% dei suoi tiri in tali situazioni; quest’anno la percentuale è salita al 42.4%. Sebbene ci fossero segnali incoraggianti, però, alcune vecchie abitudini faticano a morire, e non sempre (anzi) Melo è stato un giocatore funzionale per i Thunder.

 

In ogni caso l’ex-Knicks dovrebbe tornare a giocare per Billy Donovan la prossima stagione, generando non pochi problemi sul salary. Per non diventare FA, Melo ha esercitato la player option da $27.9 milioni, ma i Thunder hanno ancora la possibilità di liberarlo dalla squadra (buyout) o di decidere di spalmare il suo stipendio nei prossimi tre anni (stretch) alleviando il carico finanziario della franchigia. La soluzione più probabile è l’utilizzo della "Stretch provision", che potrebbe consentire di risparmiare 91 milioni di dollari l'anno prossimo. Questa particolare disposizione, che permette di poter distribuire su più anni il salario di un atleta, può essere utilizzata una sola volta da una franchigia. In tal caso lo stipendio del giocatore prescelto dovrà essere pagato secondo quanto segue:

 

  • se il giocatore è stato rilasciato nel periodo compreso tra l’1 luglio e il 31 agosto, la parte garantita del contratto potrà essere pagata in base al doppio del numero degli anni rimanenti sul contratto, più uno;
     

  • se il giocatore è stato rilasciato nel periodo compreso tra l’1 settembre ed il 30 giugno, la parte garantita del contratto potrà essere pagata in base alla normale tempistica nel corso della stagione, mentre per i restanti anni il pagamento potrà essere spalmato in base al doppio degli anni previsti dall'accordo, più uno.


​Il lato negativo riguarda il peso sulla flessibilità di OKC negli anni futuri, dal momento che dovrebbero pagare Melo $9 milioni nel 2019 e nel 2020. E’ opportuno anche considerare la volontà di coach Donovan (che tanto lo ha voluto e difeso) di allenare una squadra competitiva che per fare dei passi avanti dovrebbe ottenere i risultati ed il gioco di squadra che è mancato la scorsa stagione, quando OKC si è dimostrata una squadra davvero solida soltanto in difesa, soprattutto in transizione, ricadendo in attacco sempre e solo sulle spalle di Mr Why Not. Melo in questo sistema è apparso impalpabile ed incapace di incidere come gli anni passati, chiudendo la stagione peggiore della sua carriera con 16.2 punti di media a partita. OKC ha vinto 48 partite, ma senza il suo apporto e in assenza dell’infortunato Andre Roberson in difesa, si è fermata ai Playoffs inchinandosi davanti ai Jazz e al debuttante Donovan Mitchell.

 

 

In virtu’ di ciò che è accaduto, pare obiettivamente sorprendente vedere la proprietà dei Thunder andare fuori di testa così tanto per un roster che non è riuscito a superare il primo turno dei Playoffs. Allo stesso tempo, però, perdere Paul George avrebbe cancellato ogni sacrificio economico e avrebbe ridotto notevolmente le speranze future di lottare per il titolo.

 

Se non altro i sostenitori di Oklahoma City possono essere positivi e sperare in un cambio di marcia, vista la comprensibile frustrazione legata ai risultati ottenuti e considerate le aspettative iniziali legate ai Big Three. Il proprietario Bennet e tutti i tifosi che hanno seguito la squadra alla Chesapeake Energy Arena, se potessero tornare indietro nel tempo, probabilmente farebbero qualsiasi cosa per tenere insieme James Harden, Kevin Durant e Russell Westbrook, che hanno raggiunto le Finals nel 2012. Invece si deve pensare al presente, considerato che l’unica alternativa alla spesa di $300 milioni per ri-firmare George ed effettuare le suddette mosse, avrebbe previsto scambiare Westbrook e cominciare un ennesimo rebuilding. Con l’obiettivo di puntare al titolo, il front office di OKC non aveva, chiaramente, molte alternative se non tenere l’uomo franchigia con il numero 0.

 

E’ arrivato il momento di ripartire da un nuovo inizio, senza che le troppe sconfitte in Regular Season del 2017/18 e la deludente post season abbiano alcun peso o significato. Un foglio bianco su cui il talento, la concentrazione, il carisma e l’incoscienzapossono scrivere un nuovo capitolo sul futuro - a dir poco incerto - degli Oklahoma City Thunder, cancellando le incognite legate al reale potenziale della squadra allenata da Billy Donovan.

 

Dunque resta da capire se la conferma di PG, la presenza dell'ex MVP e la continua crescita di Adams basteranno ad approcciare la stagione come principale antagonista del superteam degli "imbattibili" Warriors. Il prezzo da pagare? Alto. Altissimo.

 

 

 

 

 

 

 

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