L'ossessiva ricerca del matchup giusto

May 15, 2018

 

 Un tema tattico a dir poco centrale in questa serie saranno i cambi difensivi sui blocchi e gli accoppiamenti da essi generati. Lo abbiamo capito piuttosto chiaramente in Gara 1, in cui per numerosissimi possessi Rockets e Warriors hanno mosso le proprie pedine in attacco proprio con lo scopo di cercare matchup e mismatch graditi.

 

Parliamo di "pedine" perché a metà campo di questo si è trattato, di una partita a scacchi. Anche se la gara probabilmente è stata decisa da quei momenti in cui è "uscita dalla scacchiera" - Golden State ha chiuso con 18 fastbreak points, Houston 3 - quello su cui mediteranno molto nel post-G1 gli staff tecnici di Steve Kerr e Mike D'Antoni sarà sicuramente l'esito delle rispettive strategie difensive e la compatibilità con esse dei componenti delle rotazioni. 

 

Entrambe le squadre hanno effettuato (talvolta accennato) continui blocchi sulla palla, con lo scopo di arrivare a giocare un isolamento che sfruttasse il possibile vantaggio derivato dal cambio difensivo, avvenuto sistematicamente. Abbiamo visto Steph Curry e James Harden continuamente coinvolti in situazioni di pick&roll per essere forzati a dover gestire un numero elevato di possessi difensivi sulla palla (o vicino alla palla) con accoppiamenti vantaggiosi per l'attacco; abbiamo visto sistematicamente esposti i potenziali punti deboli delle due squadre; e tutto questo ci ha permesso di ammirare due specialisti dell'isolamento come Harden (41 punti, 5 triple e una ritrovata confidenza con lo step back) e Durant (37 punti) in azione - e lo spettacolo è stato pazzesco!

 

Gli Warriors hanno vinto Gara 1 perché nel secondo tempo hanno cambiato marcia, guidati da Draymond Green soprattutto nella metà campo difensiva; perché, anche grazie a questo, sono riusciti a correre di più e meglio, trovando un numero maggiore di tiri aperti e triple in transizione (e qui bussiamo alla porta di Klay Thompson, 28 punti); perché quello che hanno raccolto con il Death Lineup in campo è stato ancora una volta fondamentale; e per molti altri piccoli e grandi motivi. Ma un fattore sicuramente decisivo è stato l'approccio nelle due metà campo sui cambi difensivi e proprio qui la squadra di Steve Kerr è andata decisamente meglio.

 

Golden State ha cambiato sui blocchi quando necessario, provando prima a passare (mettendo pressione sulla palla) o recuperare con un aiuto-recupero del difensore del bloccante. Questo ha permesso ai campioni NBA di riuscire talvolta a non cambiare e non generare alcun mismatch, recuperando qualche palla ed in ogni caso forzando spesso il palleggiatore in maglia Rockets a dover giocare un re-pick e "spendere" altri secondi sul cronometro dei 24" per ottenere l'agognato cambio.

 

Risultato: se già i Rockets non sembravano avere alcuna intenzione di forzare i ritmi di gioco e spesso sono entrati (troppo) lentamente nell'attacco, il prolungarsi dell'attesa per il matchup desiderato ha portato spesso a tiri forzati negli ultimi secondi.

 

Harden, Paul e Gordon hanno palleggiato ed esitato troppo ad attaccare in queste situazioni, senza mai ribaltare il lato forte; e qui si entra in un ambito in cui gli Warriors sono stati superiori, ovvero il movimento del lato debole, che ha permesso loro di trovare canestri facili da tagli flash o back door, oltre che 54 uncontested shots (quasi il massimo in questi PO), mentre per i texani... non si registrano forme di vita lontano dalla palla.

 

Tornando ai cambi sui blocchi, quanto fatto da Houston si è dimostrato troppo semplice da battere per Kevin Durant e compagni. I Rockets questa notte hanno cambiato praticamente quando gli avversari stavano ancora pensando di effettuare un blocco - spesso non è stato neanche necessario l'accenno ad un contatto fisico, è bastato l'avvicinarsi di due attaccanti. Non importava neanche a quale distanza dal ferro: cambio. Un atteggiamento completamente differente rispetto a quello di cui abbiamo parlato all'altro estremo del campo. E i risultati, pure, sono stati diametralmente opposti.

 

Abbiamo visto questa notte Hilario Nene e Ryan Anderson (rivisto per qualche minuto e parso inadatto ad una serie che mette in croce le carenze nella mobilità difensiva) stare sulla palla contro Kevin Durant e Klay Thompson. A 10 metri dal canestro. Con un intero possesso (14/16") da giocare. E' una situazione gestibile per i Rockets? E questo solo per fare gli esempi più "compromettenti", perché innumerevoli volte anche altri come Capela (a proposito, come muove i piedi lo svizzero!) e Paul sono stati costretti a prolungati matchup difficoltosi.

 

Inutile dire che gli Warriors hanno tratto sempre vantaggio da queste situazioni e sono riusciti a mantenerlo in modo efficace soprattutto grazie alla serata da fenomeno di KD e al movimento off the ball di cui si è detto. 

 

 

Se parliamo di cambi sui blocchi, possiamo semplicisticamente ridurre il discorso così: Golden State li ha effettuati e attaccati bene, Houston invece è stata carente in entrambe le situazioni. Considerando la centralità di questo tema nella serie, siamo sicuri che Mike D'Antoni rifletterà, lavorerà e cambierà molto a riguardo di qui a Gara 2. 

 

D'altronde, è una serie in cui la sfida è alla perfezione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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