Perché rinunciare a competere?

October 9, 2019

I Thunder possono essere competitivi anche durante la ricostruzione.

 

 

© SB Nation (via Welcome to Loud City)

 

 

 

A inizio luglio, quando Paul George ha chiesto ad Oklahoma City di essere scambiato, stava per compiere 29 anni e aveva appena giocato la migliore stagione in carriera. Dopo aver trascorso il primo anno dei quattro per cui aveva firmato nel 2018 con i Thunder, la franchigia ha visto svanire i desideri (e le possibilità) di vittoria nell’immediato.

 

Una settimana dopo, Russell Westbrook è stato mandato agli Houston Rockets, e nonostante Sam Presti abbia ottenuto in cambio merce apprezzabile, ciò ha anche favorito la creazione di due nuove superpotenze a Los Angeles e Houston, dimostrando istantaneamente quanto sia ampio, oggi, il divario tra i Thunder e il titolo. Ha anche ricordato a un General Manager che ha ingaggiato e poi ceduto anche James Harden e Kevin Durant, oltre a PG e Russ, quanto sia facile che anche i progetti pianificati più attentamente possano implodere.

 

OKC ha perso due All-NBA nei loro rispettivi prime, e ora la squadra è impostata per una ricostruzione dalle fondamenta. Ma invece di tankare a pieno, i Thunder dovrebbero cercare di essere il più competitivi possibile, combattendo per un posto ai Playoffs (un azzardo, anche se per FiveThirtyEight possono arrivare sopra Blazers e Spurs) e riassemblarsi al volo.

 

In un’NBA che sembra trasformarsi ogni mese, i Thunder possono (ironicamente) ispirarsi ai Rockets pre-Harden: stare a galla e andare perpetuamente a caccia di giovani star, come Karl-Anthony Towns, Devin Booker o chiunque altro diventasse "accessibile". Fino a quel punto, potranno permettersi di ottenere risultati di medio livello, con la consapevolezza di avere già un’ottima guardia ventunenne a roster, ovviamente Shai Gilgeous-Alexander, e una quantità unica di risorse per eventuali trade.

 

 

Tankare?

 

Prima di continuare, ricordiamo i pezzi ottenuti dai Thunder quest’estate: Chris Paul, Danilo Gallinari, Shai Gilgeous-Alexander, tre scelte non protette al primo giro dai Clippers (2022, 2024 e 2026), due scelte al primo giro dai Miami Heat (una non protetta nel 2021 e una protetta in lotteria nel 2023) e due scelte al primo giro protette 1-4 dagli Houston Rockets.

 

Ciliegina sulla torta: quattro diritti di scambio scelte addizionali, con i Clippers nel 2023 e nel 2025, e con Houston nel 2021 e nel 2025. Inoltre, possiedono anche una scelta al primo giro del 2020 protetta 1-10 dai Denver Nuggets, ottenuta in cambio di Jerami Grant.

 

Parliamo di tre giocatori di qualità, otto scelte al Draft al primo giro e quattro diritti di scambio. Il tutto nel giro di "soli" sette anni. Non male, insomma!

 

 

Per avere un riferimento, i Boston Celtics ricevettero tre scelte non protette al primo giro, un diritto di scambio, Kris Humphries, Gerald Wallace, Kris Joseph, MarShon Brooks e Keith Bogans in cambio di Kevin Garnett, Paul Pierce e Jason Terry.

 

I Celtics hanno utilizzato saggiamente queste scelte, come ancora di salvezza. Non erano una buona squadra, e l’unica possibilità che avevano era quella di avviare una ricostruzione che passasse per il draft, ma alla fine si sono mossi anche per migliorare nel breve termine, cavalcando così due onde differenti. I Thunder possono mirare a fare lo stesso, ma, anche in una Western Conference più agguerrita che mai, la differenza è che hanno le potenzialità per evitare un crollo... "intenzionale".

 

Supponendo che si affidi ai propri veterani, Oklahoma City può essere quel tipo di squadra che si scompone raramente, con più tiratori rispetto al passato e un rispettabile supporting cast. Molti dei giocatori a roster si sono già costruiti e sono affidabili, e affiancano giovani in crescita. Il loro successo, fondamentalmente, dipenderà in gran parte da Chris Paul (34enne che non partecipa all’All-Star Game dal 2016) e da come l’organizzazione si adatterà a un cambiamento così sostanziale nel ruolo di point guard. Passare da uno come Westbrook al ritmo più lento e metodico di Paul potrebbe far bene a un gruppo che ha vissuto le ultime stagioni, sostanzialmente, nel caos.

 

Il ragionamento riguardo a CP3, un Hall of Famer super-competitivo che giocherà la sua 15esima stagione in NBA, è piuttosto lineare. Ha un contratto garantito da 124 milioni di dollari fino al 2022, e l’unico giocatore nella Lega che quest’anno guadagnerà più è Steph Curry.

 

Quello di Paul è uno stipendio gonfiato, inserito in un cap che lo è ancor di più. Ma probabilmente non lo vedremo lasciare presto l'Oklahoma. Sarà difficile, infatti, che le altre squadre vogliano prendere in possesso questo contratto dalle mani di Presti senza ulteriori pezzi (ricordiamoci che i Rockets hanno rinunciato a due scelte al primo giro per sbarazzarsi di lui). Inoltre, se i Thunder decidessero di vincere più partite possibile - cosa che dovrebbero fare - allora tenere Paul sarebbe sensato.

 

Anche se il suo contratto non corrisponde esattamente al momento della sua carriera, il giocatore è in fase calante ma non è esattamente allo sbando. Ora che si è staccato dallo stile unico e ossessionato dagli isolamenti di Houston, Paul ha l’opportunità di guidare un attacco più conforme alle sue visioni cestistiche. Tre anni fa, oltre la metà dei suoi possessi sono stati condotti con un pick&roll. L’anno scorso, le percentuali sono calate al 36%. Giocare come secondo violino accanto a un perenne candidato per l’MVP provoca questo... ma non può bastare a farci dimenticare che se Paul giocasse un pick&roll e nel frattempo scrivesse una mail con il suo iPhone, probabilmente sarebbe ugualmente efficace.

 

 

L’anno scorso è finito terzo nella Lega per assist, e ha fatto registrare 22.5 punti e 12.5 assist di media su 36 minuti quando non ha giocato insieme a James Harden. Se riuscirà a controllare il ritmo di gioco come faceva in passato, i Thunder potranno lasciarsi condurre dal loro nuovo generale.

 

Per cinque anni di fila Oklahoma City è finita nella top 5 riguardo alla frequenza di transizioni (in tutta la loro storia, il settimo posto è stato il risultato peggiore per quanto riguarda questa statistica), ma quest’anno il ritmo dei loro possessi sarà scandito da una clessidra e non si affideranno ad una difesa feroce e pressante che mira a rubare palla. Un approccio più tranquillo, che sfida il desiderio del resto della Lega di agire alla velocità della luce, può comportare dei benefici e consentire di sviluppare un’identità propria e sensata. Al posto di attaccare aggressivamente il ferro a rimbalzo, possono giocare in modo più conservativo, correndo in transizione e dando a Steven Adams la possibilità di difendere meglio sui pick&roll. Si vedranno meno tiri da dentro l'area e più tentativi dal mid-range e dal perimetro.

 

I Thunder dispongono anche di ali veloci e versatili, e se Andre Roberson tornerà quello di una volta, potrebbe essere un grande valore aggiunto (non pensiamo, però, che stiano davvero corteggiando Andre Iguodala).

 

Per quanto riguarda l’attacco, aspettiamoci un maggior movimento di palla e un gioco più costante a metà campo (cose che a OKC non sono state più adottate da quando Durant è andato  Golden State). Implementando un nuovo sistema di questo tipo, senz'altro più adatto per le risorse a disposizione, i tiri potranno essere creati in modo diverso rispetto all'era-Westbrook.

 

Mentre Paul ha sempre in visione (e controllo) i movimenti di ogni suo compagno, Russ si concentrava solo sulla palla. Entrambi sono degli specialisti nei rispettivi punti di forza e dei veri e propri generali in campo, ma Paul ha un "fascino" tutto suo e prende in mano il gioco in modi diversi da quelli di Wesbrook. E, cosa da non sottovalutare, ha nel proprio bagaglio tecnico un affidabile tiro da tre punti.

 

Oltre a CP3, poi, questa squadra ha vari giocatori appena sotto il livello di All-Star. In primis, Danilo Gallinari, che la scorsa stagione ha elevato il proprio livello e si è definitivamente affermato come uno dei migliori stretch four in circolazione. Segna in tanti modi diversi, è efficace of the ball, difende, tratta la palla e subisce molti falli: un giocatore con le qualità del Gallo, al fianco di Paul e Steven Adams, sarà molto importante.

 

Inoltre, c’è Shai Gilgeous-Alexander, l’undicesima scelta del Draft del 2018, che si integrerà nella squadra e sarà al centro del progetto. Essendo ancora molto giovane, ciò che ha fatto lo scorso anno è stato incredibile. Si è guadagnato un posto solido nelle rotazioni di coach Rivers ai Clippers, anche in post season, mettendo a referto 10.8 punti a partita, con oltre il 50% da due punti e nessuna partita saltata (è uno dei soli 21 giocatori ad aver fatto ciò).

 

Gilgeous-Alexander è una guardia di due metri con ampio margine di crescita, capace di cambi di mano serpeggianti, spesso con la mano sinistra, che confondono i difensori e gli permetteranno di crearsi sempre più tiri. Nella sua seconda stagione deve diventare più di un semplice pericolo da fuori, ma la sua prima stagione è stata ricca di momenti in cui si è visto che è un giocatore dall'elevato IQ cestistico, capace di letture rapide e di sfruttare ciò che il gioco offre. Sarà interessante vedere la sua crescita e il suo impatto sul gioco di OKC, considerando che lo vedremo con la palla in mano di più di quanto lo sia stato con i Clippers.

 

Un’altra questione riguarda la profondità del roster. Ci sono Mike Muscala e Nerlens Noel, giocatori monodimensionali (in modi opposti), e Terrance Ferguson e Hamidou Diallo, atleti incredibili che portano più domande che risposte; c'è Dennis Schroder, che potrebbe anche trasformarsi in una pedina di scambio se i Thunder volessero aggiungere più fisicità; e dal Draft è arrivato Darius Bazley.

 

Se tutto questo non funzionerà e OKC sarà dietro a Sacramento, Dallas e Minnesota, prima dell’All-Star Break non è da escludere che Gallinari e Schroder vengano dichiarati cedibili sul mercato. Prima che vengano giocate le partite, però, questo progetto merita il rispetto e la fiducia dei tifosi.

 

Il tanking non è la migliore soluzione, né l'unica. I Thunder hanno già delle basi e dei buoni giocatori. Certo, l’Ovest è di altissimo livello, ma al momento provare a dare il massimo è un’opzione più che ragionevole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© SB Nation (via Welcome to Loud City)

 

 

Questo articolo, scritto da Michael Pina per SB Nation e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 5 ottobre 2019.

 

 

 

 

 

 

 

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