Phila e i Playoffs: complete the Process

April 13, 2018

 

 

“Correva l’anno 2011-2012…” no, non è l’inizio di una favola, ma di certo potrebbe essere l’incipit del racconto dell’ultima volta che i Philadelphia 76ers hanno giocato i Playoffs NBA.


Ai tempi la banda era composta da Andre Iguodala, Elton Brand, Lou Williams, Jrue Holiday e Thaddeus Young, il GM era Tony DiLeo e la Miami dei Big three si accingeva a vincere il suo primo titolo.
Quell’anno arrivarono a giocare la post season come ottavi, piazzamento che li mise davanti ai Chicago Bulls - primi ad Est - del neo MVP Derrick Rose, e forse questo è il dettaglio che meglio rende l’idea di quanto passati siano i tempi che stiamo rivangando.
Solo il primo grande infortunio occorso alla stella dei Bulls permise a Phila di compiere l’upset, salvo poi arrendersi a Gara 7 contro i Celtics di Pierce e Garnett il turno successivo.

 

Ecco, dopo questa – nemmeno così esaltante – apparizione ai Playoffs per i Sixers inizia un’era che in molti hanno definito “gli anni bui della franchigia”.
Vero, lo sono stati dal punto di vista dei risultati, ma con ogni probabilità l’unica annata realmente definibile “buia” è quella immediatamente successiva: DiLeo vede l’arrivo alle semifinali come un grande punto di partenza e quindi prova a rendere la squadra subito competitiva, aggiudicandosi in estate il centrone in uscita dai Lakers Andrew Bynum e sacrificando asset giovani e promettenti come Vucevic ed Harkless.
Il resto è storia: record negativo (34-48), nono posto, Bynum mai in campo e DiLeo accompagnato alla porta.

 

Dall’anno successivo Phila è con ogni probabilità la peggior squadra della Lega, anni bui dicevamo prima, Sam Hinkie è il nuovo responsabile delle Basketball Operations ed ha le idee molto chiare: bisogna passare dall’inferno per arrivare in paradiso, ed i tifosi sono d’accordo che è meglio la speranza di un futuro migliore rispetto alla mestizia della mediocrità immediata.
Forte di questa convinzione trasforma Philadelphia in un vero e proprio cantiere, cedendo giocatori e acquisendo scelte al Draft (esemplari le trade per cedere Holiday e Carter-Williams). 
È qui che ha inizio la ricostruzione, anzi, ha inizio il Processo.

 

Sam Hinkie è rimasto alla guida del front office di Phila fino ad aprile 2016, anno in cui la squadra entrò nella storia ma dalla parte sbagliata, concludendo la stagione con un record di 10-72; stagione che Hinkie però non concluse:

Esprimendo il nostro dissenso verso le scelte compiute da Sam Hinkie, ci teniamo a ringraziarlo per il lavoro svolto negli ultimi 3 anni, con la piena coscienza che ogni sua mossa è sempre stata fatta nel nome di un futuro migliore, futuro che noi però non riusciamo a vedere”.

 

Queste sono state le parole della proprietà quando ha annunciato la fine del rapporto con il GM.

Se facciamo un quadro dei 3 anni di “reggenza Hinkie” e guardiamo al di là dei risultati in campo - è necessario farlo - non si può che  

riconoscere i suoi meriti: ha scambiato Holiday per Noel, ha scelto Embiid - che, ricordiamo, non ha visto il campo per i primi 2 anni causa infortuni- ha scambiato Carter-Williams per una prima scelta (dei Lakers via Phoenix) e, dulcis in fundo, messo la squadra nella condizione di arrivare ad avere la prima scelta assoluta del 2016, convertita poi in Ben Simmons. Senza scordarsi l’ottimo lavoro svolto per mettere la squadra in un'ottima condizione dal punto di vista salariale, garantendo flessibilità a lungo termine.


Certo, come in ogni squadra ed in ogni sport, la dirigenza è fatta di imprenditori che in quanto tali devono arrivare a vedere degli utili, vendere merchandising e riempire il palazzetto; una stagione da 10 vittorie gli è costata cara.

 



THE PROCESS IS LOADING

Quella in corso si può definire senza problemi una stagione storica per la franchigia. Si guarda la classifica e si legge Philadelphia 76ers al terzo posto ad Est. Un po’ come se tutto il piano di Hinkie si fosse rivelato anche agli occhi più miopi, tutto in una volta.

 

Lo scorso 8 aprile Philadelphia batte Dallas 109-97 ed eguaglia il record di franchigia di 14 vittorie consecutive, il giorno 10 aprile infila la quindicesima e scrive un nuovo record. Esattamente due anni dopo una stagione da 10 vittorie complessive. Process.

 

In Pennsylvania finalmente si sono potuti godere Ben Simmons, ai box tutta la stagione scorsa, insieme ad Embiid, che seppur gestito ha giocato la sua prima stagione per intero. Ora il big man è ai box per una frattura all’osso orbitale rimediata qualche partita fa, e il suo rientro è ancora del tutto un’incognita.


Fin dove potrà arrivare Phila in questi Playoffs? E se iniziasse senza Embiid, come cambierebbe la squadra, sia tatticamente che mentalmente?

 

La stella camerunese è fuori dal 28 marzo e quasi certamente non sarà a disposizione per Gara 1 della serie contro i Miami Heat:

 

"Non penso di essere pronto per giocare, l’infortunio è tutt'altro che risolto e non sto ancora bene". Queste le sue parole, che lasciano poco spazio alla speranza di tifosi e compagni di squadra.
 

A pochi giorni dall’inizio della post season questo cambia, e non poco, la carte in tavola per la squadra: Miami è forse uno degli accoppiamenti più scomodi da affrontare senza il punto di riferimento in mezzo all’area, infatti la presenza di due clienti come Hassan Whiteside e Bam Adebayo potrebbe essere una chiave importante per la serie; sono due lunghi intensi e fisici, e con Embiid seduto toccherà ad Amir Johnson e Richuan Holmes far sentire la loro presenza.

 

Il confronto con due centri “undersize” può essere motivo di preoccupazione per coach Brown: infatti avere problemi nel pitturato sarebbe pericoloso contro una squadra con un reparto esterni in cui Dragic, Wade ed un tiratore come Wayne Ellington – 39.2% in stagione da oltre l’arco - possono fare molto male.

 

 

Oltre che perdere il proprio miglior realizzatore, difensore e “rim protector”, Phila sembra smarrire la propria identità quando non c'è Joel: senza di lui ha fatto registrare una media di 8.3 punti in meno realizzati e di 5.5 in più concessi agli avversari (su 100 possessi).

 

Senza Embiid questa è la squadra di Ben Simmons. Nella sua prima stagione ha impressionato tutti: 11 triple-doppie mandate a referto e ha dimostrato di essere davvero speciale in quanto a talento e personalità. Può bastare?

Piccolo particolare, quelli che si appresta a giocare sono i suoi primi Playoffs NBA.

Si alza il livello, l’intensità e la tensione: sarà pronto e, cosa ancor più difficile, continuo?
 

Primi Playoffs anche per Dario Saric e Robert Covington, elementi fondamentali per la cavalcata di quest’anno grazie alla loro capacità di aprire il campo e poter dire la loro nella metà campo difensiva. Ma come per Simmons, restano i dubbi su come reggeranno l’impatto del grande palcoscenico.

 

Due ai quali l’esperienza non manca sono JJ Reddick ed il “nostro” Marco Belinelli.

 

Marco è stato preso, sì, per le sue grandi doti di tiratore e per la straordinaria capacità di muoversi lontano dalla palla, ma forse il motivo principale è stata la volontà di iniettare nello spogliatoio una buona dose di esperienza, che solo uno che ha alzato il Larry O’Brien può portare.


Beli non sta deludendo le aspettative e sta giocando come un vero veterano: prima del suo arrivo in squadra Phila era 17esima per tiri da 3 mandati a bersaglio, dopo il suo arrivo e, va detto, quello di Ilyasova, sono balzati al sesto posto. Ora non resta che vedere se il Beli sarà in grado di prendere per mano i compagni nei momenti topici: noi ovviamente saremo lì a fare il tifo per lui.

 

Mettendo da parte un attimo i discorsi su infortuni ed inesperienza, i Sixers hanno delle chance e potrebbero davvero andare avanti in questa post season. Se dovessero superare l’ostacolo Miami, sulla loro strada si troverebbero una tra Milwaukee e Boston, avversari sulla carta ampiamente alla portata (complice la grande sfortuna in casa Celtics quest’anno) e, si spera, con un Embiid in più.


Non va dimenticato che per questo primo turno avranno anche il fattore campo dalla loro, e se chiedete in giro agli addetti ai lavori non è affatto un elemento da sottovalutare; queste, ad esempio, le parole di Rick Carlisle dopo aver giocato e perso al Wells Fargo Center lo scorso 8 aprile: 

 

"Abbiamo dato tutto ma loro sono una squadra veramente tosta, non vorrei essere nei panni di chi li affronterà nei Playoffs qui a casa loro".

 

Nella città dell’amore fraterno non sembrano curarsi delle potenziali difficoltà che la loro squadra potrà incontrare durante il percorso e attorno all'ambiente Sixers si respira una grande carica. E non potrebbe essere altrimenti: 16 vittorie di fila per chiudere la Regular Season, di cui 7 senza la loro stella (nonostante le cifre sopra citate), e finalmente il ritorno ai Playoffs.

 

 

#PhilaUnite è lo slogan scelto per i Playoffs e nulla avrebbe potuto descrivere meglio cosa si vive a Philadelphia in questo momento.


Tutti uniti: tifosi, staff e giocatori; loro ci credono davvero e a noi non resta che metterci comodi e vedere fin dove la banda di Brett Brown potrà arrivare. Stupiteci ragazzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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