Primi appunti sull'attacco dei Knicks

October 29, 2019

New York ha sicuramente aggiunto veterani di qualità al proprio roster durante la free agency, ma quanto sono cambiati i loro schemi offensivi?

 

 

©️ The Knicks Wall

 

 

 

Una delle frasi da ripetere nel mondo del basket NBA è da sempre che "la Preseason non conta”. E lo stesso per alcune squadre si può dire, in una certa misura, per la Regular Season. Certo, vedendo giocatori come Bobab Marjanovic, Ben Simmons e Steven Adams segnare da tre punti ripetutamente... Viene da pensarlo.

 

Tuttavia, il discorso è diverso per i Knicks, in primis perché non si presentano con grandi ambizioni alla stagione 2019/20. In quanto visto finora ci sono infatti spunti interessanti, a partire dalle scelte tecniche fino ad arrivare a nuove e migliorate meccaniche di tiro di alcuni giocatori (e no, mi spiace, ma non è il tuo caso  Dennis Smith Jr). Quindi, cerchiamo di utilizzare quello che hanno messo in mostra per provare a capire come potrebbe evolversi l’attacco dei Knicks in questa seconda stagione targata David Fizdale.

 

 

Punto 1: Ritmo

 

Le prime partite sono spesso caratterizzate da ritmi alti e confusione. Tra giovani talenti vogliosi di mettersi in mostra, journeyman che cercano di dare il massimo per guadagnarsi un posto nel roster e veterani che si impegnano, ma neanche troppo, generalmente assistiamo a tantissime palle perse, contropiedi e tiri da tre punti.

 

Il roster dei Knicks è composto da due tipologie di giocatori, alcuni prediligono correre in transizione e sono abili nell’attaccare una difesa in movimento, ed è questo il caso di RJ Barrett, Julius Randle, Dennis Smith e Mitchell Robinson, ma anche Trier, Knox e Payton. Allo stesso tempo, molti degli arrivi dell’estate appena trascorsa amano giocare in maniera opposta: Marcus Morris deve assolutamente palleggiare prima di scoccare un tiro contestato dalla distanza, e lo stesso deve fare Taj Gibson. Bobby Portis invece vive di periodi: quando è nel mood aggressivo deve tirare, in qualsiasi situazione e in qualsiasi momento, per questo motivo preferisce partite con ritmi più bassi.

 

Durante le quattro partite di Preseason sembrava che avesse vinto lo stile imposto dai veterani, con i Knicks che hanno imposto un pace pari a 104.75. Una squadra così incostante e priva di esperienza non può permettersi di rallentare il gioco cosi tanto, sarebbe un completo disastro. Nelle prime uscite di RS il pace ha superato i 107 possessi per 48 minuti.

 

Nella partita inaugurale della stagione contro gli Spurs, abbiamo potuto osservare una squadra che, finalmente, ha deciso di giocare in maniera più aggressiva, cercando di muoversi sulle linee di passaggio degli avversari, forzare palle perse e segnare in contropiede. Con un pace finale di 109.5, la partita contro San Antonio sarebbe stata la terza più veloce giocata da New York facendo un paragone con la scorsa stagione e i 29 punti segnati su fast-break avrebbero significato secondo miglior risultato. Giocare così in transizione ha permesso a ragazzi come Barrett e Randle di trovare i loro spazi e di segnare i loro tiri.

 

 

Nel caso in cui dovessimo riuscire mantenere questo modo di giocare durante l’intera stagione, potremmo infastidire gli avversari in buone serate al tiro da fuori.

 

 

Punto 2: Playmaking

 

Poco dopo l’apertura del mercato dei free agent l’1 luglio, avevo fatto questa classifica dei giocatori presenti in squadra in base alla loro abilità/voglia di passare il pallone. Ecco cosa pensavo:

 

Smith, Randle, Barrett, Morris, Portis, Trier, Knox e Ignas Brazdeikis nell’ultima stagione hanno tutti mantenuto uno usage rate intorno al 20%. Kadeem Allen e Payton, ancora peggio. Il vero problema è che ci sarebbero tantissime bocche da sfamare e non c’è un vero e proprio ragazzo che, come prima preferenza, avrebbe quella di cucinare per gli altri. In più, va detto che Fizdale non ha fatto troppo per cercare di evitare che giocatori come Smith, Trier, Knox e Mudiay giocassero troppo in isolamento.

 

 

Punto 3: Esiste davvero un sistema?

 

Questa è una delle domande principali che ci si pone da quando Fizdale ha preso le redini della squadra. Nonostante il team fosse stato costruito su giovani talenti ancora acerbi, attraverso il suo sistema si pensava di poter ottenere risultati simili a quelli ottenuti da Brett Brown a Philadelphia, all’inizio del “Process”, oppure simili a quelli di Kenny Atkinson a Brooklyn. La speranza era quella di sopperire alla mancanza di esperienza e agli errori fisiologici attraverso una solida difesa e un attacco veloce.

 

Ma dopo una stagione abbiamo visto poco dal punto di vista offensivo e ancor meno da quello difensivo. Il roster di quest’anno è sicuramente migliorato, ma ci sono ancora troppi punti interrogativi.

 

Come detto in precedenza, ci sono stati momenti in cui il pallone si muoveva anche in maniera abbastanza fluida nell’attacco dei Knicks, ma il sistema di gioco è abbastanza semplice e prevedibile anche a causa delle mancanza di grandi tiratori da tre. Fizdale per questo ama giocare con un giocatore, solitamente Randle, con la palla in mano e posiziona più giocatori sul lato debole in grado di prendersi tiri dall’arco, in grado di tagliare a canestro e in grado di portare più blocchi. Fiz non è Mike Budenholzer e nemmeno Brad Stevens in quanto a scelte offensive, però questo non è un brutto inizio.

 

La nota dolente è la sua incapacità di costruire schemi in uscita dai timeout. Vuoi per l’inesperienza dei giocatori, vuoi perché il roster è composto da molte facce nuove, vuoi perché manca quel talento in grado di prendersi certe responsabilità, tuttavia c’è sempre qualcosa che non va come dovrebbe andare.

 

Un esempio?

 

Perché nel momento in cui manca un secondo e mezzo alla fine della partita Randle sta palleggiando tra le sue gambe?

 

Sembra proprio che lui non abbia intenzione di penetrare e andare a canestro e che allo stesso tempo non ci sia alcun giocatore pronto a ricevere un eventuale scarico. Perché poi Ellington è in campo se il suo unico contributo è stare a guardare con le mani appoggiate sulle ginocchia? Fizdale è sempre stato un motivatore piuttosto che un tattico, ma situazioni di questo tipo richiedono soluzioni adeguate.

 

 

Punto 4: Il quintetto titolare

 

Una delle tematiche più discusse durante quest’estate in casa Knicks è stata quella riguardante il posto di point guard titolare.

 

Tutti e tre i possibili candidati, Payton, Ntilikina e Smith, hanno passato la loro Preseason a tirare mattoni dal campo e a collezionare palle perse su palle perse. Con l’inizio della stagione, è stato quindi provato Barrett nel quintetto titolare e Trier al suo fianco. Questa lineup, come previsto, non ha fatto benissimo.

 

Trier è risultato essere completamente fuori da ogni schema ed è stato ridicolizzato da Bryn Forbes. Smith è riuscito anche a fare peggio, con l’attenuante che ha passato larga parte dell’estate a lavorare per tornare in forma dopo l’infortunio alla schiena. Ntilikina ha giocato meno di 3 minuti, facendo relativamente bene nei suoi primi 60 secondi in campo e sbagliando qualsiasi cosa nei successivi 120. È stato sostituito e non è più rientrato.

 

Nelle successive tre uscite (Nets, Celtics e Bulls) a partire in quintetto è stato Payton, che era stato l'unico con un plus/minus positivo (+14) insieme a Randle (+4) nella sconfitta con San Antonio.

 

Il fatto che Fizdale abbia passato l’intera Preseason a dire a tutti che non aveva la minima idea di chi sarebbe stata la point guard titolare non deve sorprendere. Comunque, con la certezza che Payton sia l’unica PG competente del roster (oltre, forse, a Barrett) e con il ritorno di Mitchell Robinson, un quintetto dovrebbe essere già pronto: Payton, Barrett, Morris, Randle e Robinson.

 

Una lineup che lascia spazio a Smith e a Knox per un posto da titolari, ma che per ora appare come l’unica che sposi il motto di coach Fizdale; “keep what you kill”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©️ The Knicks Wall

 

Questo articolo, scritto da Eli Cohen per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Andrea Campagnoli per Around the Game, è stato pubblicato in data 29 ottobre 2019.

 

 

 

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