Quale futuro per i Los Angeles Lakers?

April 28, 2019

La squadra si trova ormai da troppo tempo senza un'organizzazione forte alle spalle. Ultima chiamata per evitare il tracollo. 

 

 

I Los Angeles Lakers non sono mai stati per così tanto tempo senza i PlayoffsSei stagioni senza post-season sono un record negativo per la franchigia e un periodo di tempo infinito, considerando che le mancate partecipazioni alla fase finale della stagione erano state solo cinque dal 1948 al 2014. I tifosi non sono assolutamente abituati a una situazione del genere.

 

Dopo le assurde e inaspettate dimissioni di Magic Johnson, è rimasto un uomo solo al comando: Rob Pelinka, che ha il complicato compito di rimediare a sei anni di errori madornali da parte delle passate dirigenze.

 

I Lakers sono sull'orlo del precipizio e ora come ora, a mio avviso, possono essere considerate una delle organizzazioni più disfunzionali della Lega, andando a fare compagnia ad altre nobili decadute come New York e Chicago. Proprio quest'ultima può rappresentare un chiaro esempio della strada che hanno imboccato i giallo-viola.

 

Michael Jordan era stato draftato dai Bulls nel 1984. Quattordici anni dopo, grazie al numero 23, la squadra della città del vento era diventato la più seguita, la più amata e la più ricca, ma essa era legata alla sua stella e nel momento in cui questa è venuta meno, la dirigenza non ha saputo andare avanti, trasformando Chicago in una squadra di media-bassa classifica per buona parte dei venti anni successivi. Se escludiamo la bellissima ma sfortunata parentesi D-Rose, i Bulls non sono mai stati competitivi - nonostante siano ancora oggi, grazie a Jordan, una delle squadre con gli incassi più elevati.

 

I Lakers sono già a metà della strada percorsa dai Bulls, avendo avuto un tracollo completo nel momento in cui la loro stella, Kobe Bryant, ha subito quel drammatico infortunio al tendine d'Achille che ha compromesso gli ultimi anni della sua carriera. Alcuni pensano che il rinnovo biennale da 48,5 milioni nel 2014 sia stato l'inizio della fine. Un contratto così oneroso, a un giocatore a fine carriera, certamente dal punto di vita economico è sconsigliabile. Ma vi dirò, da tifoso Lakers, che non si può biasimare la famiglia Buss per un atto di riconoscenza nei confronti di un giocatore che ha dato tutto sé stesso alla franchigia e che per essa ci ha rimesso, alla fine, anche un tendine d'Achille.

 

 

L'involuzione a livello societario è dovuta ad altri fattori, che mancano tutt'ora per poter pensare di ritornare competitivi:

 

1) Un allenatore adeguato.

Dopo Phil Jackson, il nulla. Non c'è mai stato un allenatore d'elite: Mike Brown, D'Antoni, Byron Scott e Luke Walton - e nessuno di questi che abbia mai vinto un titolo. Per di più, a D'Antoni è stato consegnato un roster completamente contrario ai suoi principi di gioco, Scott è stato preso unicamente con lo scopo di perdere e Walton non ha ancora maturato l'esperienza adeguata.

 

2) Uno staff adeguato.

I Lakers attualmente sono organizzati malissimo e sono al limite del ridicolo, in quanto non hanno uno "strenght and conditioning coach" a tempo pieno. Infatti è stato assunto Tim Di Francesco, il famoso personal trainer della famiglia Kardashian e delle star di Hollywood che ovviamente non ha abbandonato il suo precedente e ricchissimo impiego. I Lakers non hanno nemmeno deciso di assumere un coach di tiro, e non è un caso se quest'anno sono risultati 29esimi in NBA come percentuale ai liberi e se i giovani hanno messo in mostra davvero pochissimi cenni di miglioramento nelle proprie doti balistiche. 

 

3) L'assenza di un clientelismo diffuso.

La mentalità nelle assunzioni in ruoli chiave è gestita da poche e semplici linee guida: sei un ex-Lakers o hai delle conoscenze? Sei assunto.

L'intero staff di Walton, per intenderci era composto da ex-Arizona Wildcats, sua Alma Mater. Rambis, Madsen e lo stesso Magic sono stati assunti nonostante risultati pessimi in precedenza, solo perché ex giocatori o amici di Jeanie Buss.

 

Al di là dei giocatori che verranno firmati, la base di partenza deve essere costituita da un ambiente sano e competente. Senza queste prerogative LA sarà destinata a fallire ancora e ancora. Non è un caso che giocatori come D'Angelo Russell siano esplosi appena abbandonata Hollywood.

 

Rob Pelinka ha carta bianca e deve ricostruire un'intera cultura vincente. Il primo passo sarà scegliere l'allenatore giusto, a cui dovranno seguire tanti ulteriori passi. Un minimo errore può condannare i giallo-viola ad un lungo oblio. Da qui a luglio si gioca il loro destino.

 

Li vedremo risorgere o cadere definitivamente?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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