Quando Robert Horry ha spezzato il cuore dei tifosi Kings

March 1, 2018

 

 

© Sacramento Bee / TNS

 

 

Horry sembrava molto divertito quando ha parlato del tiro che ha segnato ormai quasi sedici anni fa, il 26 maggio 2002, e che ha distrutto le aspettative di Sacramento, scaraventando un virtuale macigno contro tutti i tifosi della franchigia californiana. 

 

Qualcuno mi ha detto che questo è stato il peggior momento della storia per Sacramento”, ha detto Robert Horry, ex giocatore dei Lakers, rispondendo ad una domanda fattagli al telefono mentre si trovava Houston, città in cui vive ora, “quando me l’hanno detto mi sono messo a ridere, era solo un tiro per me!”

 

Eh no, nossignore. Il buzzer beater di Horry non è stato un semplice tiro di una qualunque partita dei Playoffs NBA; se Horry avesse sbagliato quel tiro i Kings avrebbero siglato un vantaggio di 3-1 nella finale di Western Conference del 2002 contro i Lakers e probabilmente sarebbero arrivati a vincere il titolo della Lega. La squadra della capitale della California è infatti "esplosa" solo alla fine di una sanguinosa serie al meglio delle sette.

 

Avremmo potuto vedere la cosa migliore per Sacramento dai tempi della corsa all’oro se quella palla deviata dall’ex giocatore ed ora GM dei Kings, Vlade Divac, e finita nelle mani di Horry non fosse entrata nel canestro; la storia dei Kings, poi, sarebbe potuta essere molto diversa ed il fatto sarebbe ricordato per la rabbia dei compagni del giocatore dei Los Angeles Lakers.

 

Se Horry avesse sbagliato, probabilmente i Kings avrebbero vinto un titolo anche l’anno successivo, la vittoria avrebbe potuto infatti attrarre dei Free Agent per provare ad instaurare una serie di vittorie, forse la nuova arena sarebbe stata costruita prima e forse i Kings non sarebbero diventati l’attuale squadra da undici deludenti stagioni consecutive.

 

Cosa? Vuoi farmi incazzare allora?” ha dichiarato questa settimana l’ex ala dei Kings, Doug Christie, in risposta ad una domanda sul tiro sbagliato e su tutti i “se” che quel tiro avrebbe potuto creare.

 

Allora vedi, caro Rober Horry, QUEL tiro non era “solo un tiro”.

 

Quelle partite, e quella rivalità coi Lakers, erano diventate praticamente una tradizione; durante la serie del 2002 gli ascolti a Sacramento 

avevano superato quelli del Super Bowl e persino i più razionali tifosi dei Kings erano pronti a troncare amicizie coi loro amici tifosi dei Lakers.

 

Al contrario della cultura odierna, poi, i giocatori dei Lakers e dei Kings di quei giorni si odiavano veramente, aggiungendo quel pizzico di agonismo che non guasta mai ad ogni partita.

 

Partite combattute e belle da vedere, sempre pronti a dar contro la squadra avversaria: prima di Gara 2, la guardia dei Lakers Kobe Bryant aveva subito un’intossicazione alimentare in un hotel di Sacramento e ci sono tutt’ora tifosi dei Lakers che sostengono che il giocatore sia stato avvelenato di proposito.

 

Nella stessa partita del buzzer beater di Robert Horry, l’ala grande dei Lakers, Samaki Walker, aveva segnato una tripla a metà partita che ad oggi non sarebbe stata convalidata potendo usare l’instant replay; il tiro è stato infatti rilasciato ben dopo il suono della sirena e per i tifosi Kings gli arbitri hanno una grossa responsabilità in quella sconfitta.

 

E ancora, in Gara 6 sono stati fischiati contro Sacramento quasi il doppio dei falli rispetto a quelli fischiati agli avversari: una discrepanza abissale che i tifosi di Sacramento ancora oggi criticano e credono parte di una cospirazione per far vincere la più famosa e blasonata squadra di Los Angeles.

 

Ad ogni modo, il momento che è rimasto nella storia per i Lakers, e negli incubi per Sacramento, è quel famoso tiro di Horry, proprio quando sembrava fatta per i Kings.

 

Quel tiro è una ferita aperta che non guarisce, è una vergogna che non se ne va col tempo, ha cambiato la storia ed il destino dei Kings; così come la memoria sportiva di tutti gli appassionati che si erano tanto avvicinati alla franchigia e le cui speranze sono state sotterrate nel momento in cui la palla ha lasciato le dita di Horry e superato il tentativo di stoppata di Chris Webber.

 

Le analisi di tutto ciò che è successo negli attimi precedenti al tiro vengono fatte tutt’ora.

 

Vlade non gli avrebbe potuto dare quella palla in maniera migliore” - ha detto Christie, la cui incredulità per il tiro di Horry è ben immortalata nella foto di Hector Amezcua. Per quanto i Kings vogliano voltare pagina e dimenticare quel momento, la foto rimane; lì c’è Christie, nel 2002, che guarda la palla uscire dalle mani di Robert Horry, spaventato per la precisa direzione che sta prendendo. 

 

A cosa pensavo in quel momento? Questo: Dio mio, che ci fa lui qui?” , ha detto Christie su Horry, che era stato lasciato da solo fuori dall’arco dei tre punti mentre la maggior parte degli altri giocatori erano presi in un parapiglia per recuperare il pallone sotto al canestro; non dobbiamo dimenticare che i Kings stavano vincendo quella partita 99-97, dopo aver sprecato un vantaggio di 24 punti, con un primo quarto terminato a 20 punti di vantaggio. 

 

Appena prima della tripla omicida di Horry, Vlade Divac si trova sulla linea del tiro libero per dare ai Kings la possibilità di condurre la gara di 3 punti, sbaglia il primo e segna il secondo. Quel giorno Divac è andato in lunetta 12 volte, più di qualunque altro giocatore dei Kings, ma ha sbagliato 3 volte, concludendo comunque la partita da miglior marcatore per Sacramento con 23 punti; come tutto il resto della squadra in quella partita, Vlade aveva dato tutto, ma la sorte non ha voluto ricompensarlo.

 

Ero allo Staples Center a vedere Gara 4 ed ho quei momenti finali ben impressi nella mia testa, quando il Shaquille O’Neal ha ricevuto quel passaggio schiacciato la gente era in piedi ed urlava; pallone scaricato su Horry prima e Bryant, punta di diamante dell’attacco dei Lakers, poi. Kobe attacca il canestro e tutti si chiudono in area, tutti tranne un giocatore, uno solo rimane fuori dalla linea da tre punti.

 

Divac riesce a deviare il layup di Bryant prima e ad impedire ad O’Neal un facile tap in poi, la palla non entra nel canestro ma tutti si chiedono se Divac abbia smanacciato quella palla fuori dalla linea dei tre punti per errore o meno. Tutti tranne Robert Horry, che ha poi dichiarato:

 

"Qualunque centro avrebbe fatto quello che ha fatto Divac, è quello che ci viene insegnato durante gli allenamenti".

 

D’altro canto, Horry ha fatto il contrario di quello che viene insegnato ai giocatori del suo ruolo.

 

Come mai Horry, ala grande, era la fuori da solo? E non a rimbalzo?” si chiede Bobby Jackson, guardia dei Kings, come se ancora non fosse in grado di darsi risposta.

 

Così tante domande relative a quel giorno, e intanto Robert Horry se la ride sotto i baffi quando gli chiedono perchè fosse fuori posizione:

 

“Abbiamo fatto quella giocata per tutta la partita, semplicemente mi sono posizionato dove preferisco tirare ed ho sperato che la palla mi arrivasse: non ho mai abbandonato quella posizione per tutta l’azione. La palla è arrivata alla fine, insieme a Chris Webber, ma il secondo era un filo in ritardo...” - ha dichiarato Big Shot Rob ghignandosela. 

 

Boom, nient’altro che la retina.

Il petto di Horry si gonfia, le braccia si fanno grosse e tutta la squadra gli corre incontro per festeggiare, mentre lo Staples Center esplode di gioia; non ho mai sentito un suono così forte in oltre quarant’anni di presenze ad avvenimenti sportivi e non, ero pietrificato.

 

Horry, che ha lasciato i Lakers non proprio nel migliore dei modi ed ha perso una figlia molto giovane in seguito ad una grave malattia, non è il tipo di giocatore che riempie la casa di cimeli, sebbene possa vantare nella sua carriera sette vittorie del prestigioso titolo NBA con ben tre squadre differenti. Ha dichiarato di avere solo due fotografie in casa relative ai suoi giorni da giocatore, ed una di quelle è proprio la foto di Amezcua.

 

Si trova nella mia sala giochi, ogni volta che ho ospiti qualcuno la nota e mi dice:  'Wow, roba forte amico’ , mi fa sentire davvero orgoglioso di me stesso e felice”.

 

Forse allora non è vero che per lui quello è stato solo un tiro come un altro, forse anche secondo lui questo è stato il tiro più importante della sua carriera.

 

Quando gli si chiede se sappia cosa abbia significato quel buzzer beater per la gente di Sacramento, l’aria scherzosa e felice abbandona la sua voce ed il suo spirito agonista lascia spazio a quello di una persona che nella vita ha dovuto affrontare molti momenti tristi.

 

Spero che la gente non mi odi come persona o come giocatore, è stato un grande momento della storia della Lega, nonostante i fan dei Sacramento Kings si siano ritrovati dalla parte sbagliata della storia; io stavo solo facendo quello per cui venivo pagato”.

 

 

 

 

 

Il Sacramento Bee, fondato nel 1857 nell’omonima città, è un faro che illumina il mondo Kings con approfondimenti quotidiani, riportati sul nostro sito grazie alla collaborazione avviata con Around the Game a ottobre 2017. Questo articolo, scritto da Marcus Breton e tradotto in italiano dalla nostra redazione, è stato pubblicato in data 26/05/2017.

 

 

 

 

 

 

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