Raptors’ Bench Mob, l’arma in più di Toronto

April 6, 2018

La second unit di coach Casey sta giocando ad altissimo livello da inizio anno. Manterranno lo stesso rendimento anche ai Playoffs?

 

 

 

È sotto gli occhi di tutti, la panchina dei Raptors sta rendendo ottimamente. Lo dicono i numeri, lo dimostra il gioco espresso ogni sera, lo confermano gli addetti ai lavori. Brad Stevens, non certo l’ultimo arrivato, ha recentemente definito la second unit canadese “la più divertente da vedere nella Lega”.

 

Nonostante la giovane età complessiva e la mancanza di esperienza a questo livello, hanno costruito in pochi mesi una chimica notevole. Non c’è un sesto uomo fisso, ogni notte c’è un eroe differente. È un quintetto che funziona perché gioca a memoria, con dedizione e intensità in difesa, con altruismo e intelligenza in attacco e sfruttando le debolezze avversarie con grande maturità. Da un veterano come CJ Miles, a detta dei compagni il leader delle “riserve”, è lecito aspettarselo; da ragazzi che sono arrivati nella Lega non più di tre anni fa e che prima di questa stagione avevano collezionato complessivamente 55 partite in NBA, no.

 

E qui, va detto, il merito non è solo dei giocatori, ma anche del lavoro quotidiano di coach Casey e soprattutto della lungimiranza di Masai Ujiri. Wright scelto alla 20 nel 2015; Poeltl alla 9 e Siakam alla 27 nel 2016; Fred VanVleet undrafted - un giocatore così può passare inosservato?! - e firmato quell’estate. Tutti loro, chi più chi meno, sono stati mandati a farsi le ossa nella Lega di sviluppo con i Raptors 905. Siakam, appena l’anno scorso, ne ha vinto il premio di MVP delle Finals.

 

 

 

I numeri

 

 

Quest’anno il quintetto più utilizzato dopo lo starting five - Lowry, DeRozan, Anunoby, Ibaka e Valanciunas - è composto appunto dai sopra citati: VanVleet, Wright, CJ Miles, Siakam e Poeltl. I primi hanno messo insieme 720 minuti, i secondi 284.

 

(statistiche di Net Rating calcolate su 100 possessi, sottraendo quelle degli avversari)

 

Risulta immediatamente evidente: le statistiche non solo sono eccezionali, ma pure meglio di quelle dello starting five. Non c’è un dato importante che sia negativo. 

 

Impressionante  l’11% di discrepanza dalla lunga distanza, considerando soprattutto che si prendono 11 triple in più degli avversari (sempre su 100 possessi). Tirano di più e meglio, prendono più rimbalzi (+ 0.5), fanno più assist (+11.4!), rubano più palloni e ne perdono di meno.

Giocano tutti più o meno 20 minuti a partita. Solo i Kings nella Lega hanno concesso più minuti alla panchina - 22.3, contro 21.0  dei canadesi - con risultati (e intenzioni), neanche a dirlo, diametralmente opposti.

Mettono a referto complessivamente 41.7 punti ogni sera. Il loro Net Rating complessivo è il migliore delle panchine NBA, 9.1: fanno meglio dei compagni titolari, fermi a 7.7. A fare la differenza in questo caso, è il Defensive Rating straordinario della second unit di 99.0.

Il 18.8% dei punti, 8.6 a sera, provengono dopo turnover avversari - nessuno meglio di loro - e il 14.5% da contropiede. Comandano anche per punti da seconda opportunità, 5.9, palle rubate, 3.9, e con 3.2 stoppate seguono solo la panchina dei Warriors.

 

Dati semplicemente impressionanti.

 

Non è quindi affatto un caso trovare giocatori di questa second unit tra i migliori in alcune voci statistiche personali: in particolare, Fred VanVleet è settimo i NBA per Defensive Rating (99.8) - vista la taglia potrebbe sorprendere, ma Fred è un ottimo difensore e non solo sulla palla; è terzo per Net Rating dopo Paul e Curry con 13.0, e nono per ratio Assist/palle perse con 3.2: il suo apporto, quando si siede Kyle Lowry (e non solo), è a dir poco decisivo.

Jakob Poeltl è ottavo per percentuale di rimbalzi offensivi e per screen assist su 36 minuti, primo per contested rebound percentage, terzo per tiri contestati su 36 minuti e quarto per percentuale dal campo col 64%. Chi non vorrebbe un energy guy del genere in uscita dalla panchina?

 

A vederli giocare, questi numeri non impressionano. Anzi.

Difesa forte sulla palla, steals, contropiedi, giro palla efficace, extra pass, ricerca e scelta del tiro migliore. Il secondo quintetto di Casey, oltre a mettere grande impegno, dedizione e concentrazione in difesa, sembra sempre in controllo quando ha il pallone tra le mani. Con tre tiratori temibili da oltre l’arco come VanVleet, Miles e Wright - rispettivamente col 41%, 36.9% e 37.5% da tre in stagione - aprono il campo, permettendo la miglior esecuzione di qualsiasi giocata. I due lunghi, poi, si trovano a memoria.

 

Vederli giocare è veramente gradevole.

 

 

 

Verso i Playoffs

 

Il dubbio che può insinuarsi in un’analisi del genere viene dal contesto da cui sono presi i minuti giocati dalla second unit. In quanto tale, si trovano per lo più ad affrontare le panchine avversarie e non gli starting five. Giocano tutti insieme solitamente all’inizio del secondo e del quarto periodo, quando si tende a far riposare le stelle.

 

Ora che ci avviciniamo alla post season, la domanda che sorge spontanea è come si comporteranno quando le partite avranno tutto un altro peso, quando le rotazioni saranno più strette, limitate a 8, massimo 9 giocatori, quando il LeBron di turno gioca 40 e passa minuti. Riusciranno a essere così efficienti anche contro lineup composti essenzialmente dai migliori giocatori avversari?

 

Una risposta (parziale) la si può trovare nelle statistiche:

 

 

Il grafico mostra i minuti giocati dalla panchina Raptors, "full bench mode" quindi i soliti cinque; mostra il loro rendimento contro le stelle delle altre squadre della Eastern Conference che andranno ai Playoffs e il Net Rating risultante nelle prime due righe. Nelle ultime due i minuti giocati con la stella avversaria off the court e il relativo Net Rating.

 

Come preventivabile, il campione è ristretto e talvolta mancante - come si può vedere dalla seconda colonna. I numeri in questo caso vanno presi con le pinze soprattutto per l’esiguità dei dati, ma già ci mostrano una cosa importante: coach Casey, almeno durante la Regular Season, non si è fatto problemi a schierare le sue riserve in toto contro le superstar avversarie. Appena settimana scorsa ne ha dato prova, facendo giocare l’intero e fondamentale quarto periodo della partita giocata contro i Nuggets all’Air Canada Centre, alla panchina. Solo Kyle Lowry tra gli starter ha avuto minuti sul parquet, e alla fine del terzo quarto la franchigia del Colorado era avanti 85-82. Va detto che Denver era alla seconda partita di un back-to-back, palesemente stanca, ma allo stesso tempo alla ricerca di una importantissima vittoria in ottica Playoffs.

 

Dopo la tripla di Lyles, che porta i suoi avanti di 8 con 11 minuti alla sirena finale, Toronto si impone con un parziale di 15-2 che spezza le gambe agli ospiti. La partita finirà 114-110 per i padroni di casa, con ben tre giocatori della second unit in doppia cifra - VanVleet 15, Siakam 12, Poeltl 12 - per 53 punti totali provenienti dalla panchina. Un parziale di 32-25 contro, in pratica, il quintetto base di una squadra in piena corsa per un posto ai Playoffs.

 

 

Le premesse per un loro minutaggio costante e consistente anche da metà aprile in poi sono buone.

 

“Dobbiamo rimanere noi stessi ed evitare di arrovellarci in cambiamenti eccessivi, cambiare tanto per, solo perché il protocollo NBA lo consiglia”, ha dichiarato Dwane Casey qualche settimana fa.

 

Se poi i risultati sperati non dovessero arrivare, se il meccanismo non ruotasse più alla perfezione, se la mancanza di esperienza dovesse giocare brutti scherzi, beh, non sarebbe poi questo dramma: i minuti di Lowry e DeRozan in particolare cresceranno e li vedremo giocare di più insieme ad elementi della panchina. Meno "full bench-mode" e più minuti a lineup “misti”, chiaramente già visti durante la stagione. Il quarto quintetto più utilizzato vede VanVleet al posto di Anunoby con il resto dello starting five, seguito da quello composto da DeRozan con Miles, Poeltl, Siakam e VanVleet.

 

I Raptors, che negli ultimi anni hanno sempre deluso una volta arrivati alla post season, potranno questa volta contare su una profondità e una qualità diffusa mai avuta nel recente passato.

 

L’arma in più di Toronto nella corsa alle Finals.

 

 

 

 

 

 

 

 

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