Una riflessione sulle aspettative al Draft

March 25, 2019

©️ The Stepien

 

 

Spesso si parla di prospetti del draft in maniera troppo astratta. Gli esperti amano utilizzare parole come "in crescita", "limitato" e concetti probabilistici relativi alla curva normale, come "risultato del quartile superiore", "risultato mediano" e "risultato del quartile inferiore". Tendiamo poi ad usare questo genere di parole e concetti per giustificare le nostre idee, spesso preconcetti, riguardo i suddetti prospetti.

 

“Non sempre il prospetto è una buona scelta perché ha una prospettiva di crescita non troppo elevata .”

“Non sempre altri prospetti sono una buona scelta, perché potrebbero rilevarsi nella media”.

 

Il punto è questo, fatemi il nome di un ragazzo che abbia vagamente rispettato le aspettative prima del draft e che sia stato scelto da una squadra che non fosse già una possibile contender. Uno solo.

 

I giocatori che modificano e dominano il panorama della Lega non sono ragazzi che hanno centrato le previsioni, ma le hanno nettamente superate, ad eccezione di giocatori come Ben Simmons e Zion Williamson, sui quali le aspettative erano talmente alte da garantire la loro entrata nella Lega come all-stars future.

 

Stiamo parlano di giocatori che a volte raggiungono livelli a cui nessun talent scout avrebbe mai potuto pensare. Prendiamo come esempio il Draft 2009. Stephen Curry fu all’altezza delle previsioni? James Harden centrò le aspettative? Blake Griffin? Danny Green? Joe Ingles? DeMar DeRozan? Jrue Holiday? Jeff Teague? Wes Matthews? Patrick Beverley? Almeno, come sarebbe stato definito precedentemente al draft, (è importante notare che c’è una grande differenza nella nostra percezione delle possibilità di un prospetto a volte sottostimato, a volte sovrastimato, e la realtà) neanche uno. Tutti lo superarono notevolmente.

 

 

Sapete chi rispettò le previsioni di quel draft? Taj Gibson, Ricky Rubio, Ty Lawson, Tyreke Evans, Darren Collison, Brandon Jennings, Terence Williams, Earl Clark, James Johnson, Gerald Henderson, Jodie Meeks e Chase Budinger. Cos’hanno in comune questi giocatori? Per prima cosa, nessuno ad eccezione di loro stessi ricorda che sono stati scelti nel 2009. Secondo, sono quasi tutti dei “vagabondi”. Terzo, nessuno di loro può essere mai stato considerato uno dei cinque più importanti giocatori di una contender, cosa che non si può dire per almeno sei o sette della lista precedente.

 

Diamo un’occhiata al Draft 2010, esempio perfetto per illustrare le mie ragioni, sebbene due dei cinque giocatori migliori della classe a stento raggiunsero le aspettative. I due migliori giocatori di quell’anno, con rispetto al gioco contemporaneo, sono Paul George e Gordon Hayward. Ma nemmeno Paul George o Gordon Hayward rispettarono le aspettative? Da come erano stati definiti prima del draft, sicuramente no. Né lo fece Eric Bledsoe, che era stato "venduto" come backup. Né Al-Farouq Aminu, a cui avevano insegnato ad essere un totale non-shooter.

 

Sapete chi ha raggiunto le aspettative? John Wall, DeMarcus Cousins, Evan Turner, Wesley Johnson, Ekpe Udoh, Xavier Henry, Patrick Patterson, Larry Sanders, Trevor Booker, Quincy Pondexter, Greivis Vasquez, Hassan Whiteside, e Landry Fields. Di nuovo tanti “vagabondi", ma anche tre eccezioni alla regola: John Wall, DeMarcus Cousins e Hassan Whiteside hanno avuto una carriera da All-Star, nonostante abbiano rispettato quello che ci si aspettava da loro.

 

Cosa sarebbe successo se John Wall fosse stato un tiratore affidabile? Se DeMarcus Cousins si applicasse anche in difesa? Se Hassan Whiteside avesse giocato negli anni ’80-’90, quando i centri non venivano portati allo sfinimento? In questi casi, staremmo parlando di giocatori eccellenti. Ragazzi facilmente inseribili in una top-5 o top-10 della Lega. Ragazzi in grado di incidere da soli sulla colonna delle vittorie e delle sconfitte. Invece, abbiamo dei giocatori che, in gran parte a causa dell’esistenza del salary cap (che limita il numero di grandi campioni che una squadra può avere contemporaneamente), è destinato a non riuscire a far fare il salto di qualità nella squadra in cui militano per vincere.

 

 

 

Considerate i tre modi per costruire una squadra: tramite draft, tramite trade (guarda caso usando pick o giocatori appena scelti) e tramite free agency. Per molte squadre la free agency non è considerabile. Dobbiamo ammetterlo. Nessun team fuori da California, Arizona, Texas, Florida o New York è mai riuscito a firmare un free agent davvero importante. Okay, non è vero al 100%, i Pistons sono riusciti a prendere Chauncey Billups, ma nessuno lo ha voluto davvero ai tempi.

 

In questo modo hai 9/10 squadre che puoi costruire con la free agency, tutte le altre devono essere brave sia nelle trade sia nel draft. E se tu puntassi tutto sul draft, devi andare a prendere quei giocatori che possono essere percepiti come probabili talenti e che, chissà, possano essere inseriti in scambi futuri. L’unico modo per ottenere ciò è pescare tra i primi, e pescare tra i primi spesso. E se pensate che sbagliare una scelta possa essere disastroso, prendete come esempio Philadelphia, che dopo aver acquisito Jahlil Okafor, enorme buco nell’acqua, ha ottenuto un’altra possibilità di chiamare per primi, andando a selezionare Ben Simmons. Non importa se adesso vincere la lottery sia più complicato: gli incentivi sono sempre gli stessi, specialmente quando un team che deve chiamare per terzo o per quarto riesce a portarsi a casa il miglior giocatore della classe (vedi l'anno scorso).

 

Per poter essere selezionati oggi nella NBA, dovresti essere sempre "tra il 95esimo e il 99esimo percentile" al college - sono questi i numeri che ogni squadra vorrebbe, altrimenti corri il rischio di rimanere nell'anonimato ed essere scartato senza alcuna possibilità. Tuttavia non è sempre così, ci sono alcune storie di persone in grado di dimostrare il contrario.

 

Un buon giocatore da portare come esempio è Robert Covington, ragazzo ignorato perché non ha scelto un grande college e veniva da un infortunio. Ha saputo raggiungere il 99esimo percentile per quanto riguarda la fase difensiva e il 50esimo per quanto riguarda la fase offensiva. Probabilmente ora si attesta tra l’80esimo e l’85esimo percentile complessivamente, anche perché un giocatore che nella carriera NCAA ha tirato con il 42% da tre punti e con il 50% da due, penso possa dare più di quanto ha realmente dimostrato fino ad ora.

 

 

Sicuramente Robert non era stato percepito come un mostro dai talent scout NBA. Il suo atletismo, la sua fase difensiva e il suo potenziale in questo fondamentale erano molto sottovalutati. Nessuno, neppure il suo più grande estimatore, (e penso neanche Covington stesso), si sarebbe potuto aspettare che lui raggiungesse un tale risultato. Questo per lui è stato un bene. Se fosse stato valutato per le sue reali doti, si sarebbe arrivati alla conclusione che sarebbe stato un giocatore da prime scelte al draft. Ciò che è importante è che siamo arrivati alla conclusione che un giocatore non deve essere per forza tra il 95esimo e il 99esimo percentile per essere un talento. Il discorso possiamo estenderlo anche per Otto Porter Jr

 

 

Quindi, se decidessimo di basarci eccessivamente sui numeri e sulle statistiche prima del draft, non dovremmo farlo "ciecamente", ma solo in parte e pensare al prospetto in questione, ponendoci delle domande. “Il giovane deve giocare ogni partita al massimo delle sue capacità per dimostrare che è sopra la media e quello che vale davvero? O, forse, possiamo concedergli anche la possibilità di fallire, per raggiungere quello che è il suo reale potenziale?”

 

Questo è quello che separa Zion Williamson da tutti gli altri prospetti del draft. Ma non è il solo. C’è qualche altro elemento che non ha quel margine di errore e che quindi al primo black-out correrà il rischio di essere attaccato ed etichettato come un giocatore "non pronto".

 

Ancora non siete convinti? Guardate quei giocatori che hanno valore per il mercato delle trade.

 

Ci sono quelli che sono arrivati nelle Lega con grandi aspettative, come John Wall - prima che firmasse il suo contratto della vita; e quelli che sono arrivati nelle Lega percepiti, sì, come buoni giocatori, ma non eccezionali - e che poi sono arrivati a giocare a un livello a cui nessuno avrebbe mai pensato. Come Jamal Murray.

 

Non sono quei giocatori ordinari, che hanno fatto esattamente quello che ci si aspettava da loro. Questo genere di giocatori il più delle volte è destinato a cambiare 10 squadre differenti prima di terminare la propria carriera.

 

 

 

 

 

 

 

©️ The Stepien

Questo articolo, scritto da Ben Rubin per The Stepien e tradotto in italiano da Andrea Campagnoli per Around the Game, è stato pubblicato in data 18 Marzo 2019

 

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