I numeri di un giocatore sottovalutato

July 11, 2019

 

 

© The Bright Side of the Sun

 

 

A quanto pare Ricky Rubio è stato a un passo dalla firma con gli Indiana Pacers domenica, prima di scegliere i Suns.

 

Lo spagnolo, infatti, avrebbe rimpiazzato Darren Collison per giocare point guard a fianco del recuperato Victor Oladipo e di Bojan Bogdanovic, in un’altra solida stagione da Playoffs tipica dei Pacers. Rubio avrebbe sostituito Collison, divenuto free agent in estate e poi improvvisamente ritiratosi dalla pallacanestro giocata.

 

Allo stesso tempo, i Phoenix Suns erano in contatto con i Boston Celtics per assicurarsi la firma di Terry Rozier. Scary Terry, infatti, sarebbe presto diventato free agent, mentre Boston era al lavoro nell’operazione Kemba Walker, attuata per rimpiazzare Kyrie Irving.

 

Rubio a Indiana. Rozier a Phoenix.

 

Ecco un confronto dei numeri dei due giocatori. Cifre per partita, per 36 minuti e statistiche avanzate:

 

 

 

Secondo le voci, Rubio voleva entrare a far parte di una squadra da Playoffs, mentre Rozier desiderava solo un posto da titolare, dopo aver passato gli ultimi quattro anni a fare da secondo alle point guard di Boston.

 

 

Ma poi...

 

Ma poi, semplicemente, è cominciata la free agency, e in un attimo tutto è cambiato.

 

Prima, l’ormai ex Pacers Bojan Bogdanovic ha rifiutato l’offerta di Indiana e si è accasato nello Utah per $73 milioni. E ciò ha stroncato l’intera operazione Rubio ai Pacers.

 

Ecco la spiegazione data da Ricky a un reporter spagnolo qualche giorno fa:

 

 
Per chi invece non masticasse la lingua, il succo è il seguente:

 

“Nella faccenda riguardante il futuro di Ricky Rubio, la NBA mi ha sorpreso. L’affare era praticamente concluso con i Pacers; c’era un accordo verbale con due condizioni: che Bogdanovic rimanesse ad Indiana e che Rubio avesse un posto da titolare nella squadra”.

 

Il rinnovo di Bogdanovic sembrava dietro l’angolo, ma la decisione dell’ultimo minuto da parte del giocatore croato ha cambiato le carte in tavola. Ritrovatisi con più spazio salariale, i Pacers hanno deciso di scommettere su Malcolm Brogdon, comunemente ritenuto una delle migliori point guard sul mercato.

 

Brogdon ha quasi 27 anni, e i suoi infortuni lo hanno costretto a saltare 52 gare nelle ultime due stagioni, in cui ha mantenuto una media inferiore a 4 assist a partita; l’ex Bucks, però, è un ottimo tiratore - l’unico membro del club 50/40/90 la scorsa stagione - nonché un grande difensore su più posizioni, grazie alla sua stazza e alla sua lunghezza.

 

 

Con la partenza di Bogdanovic, i Pacers avevano bisogno di nuova pericolosità al tiro, cosa che ha reso Brogdon un sostituto migliore di Rubio. Nessuno nel roster rimanente, incluso Oladipo, tirava con più del 36% da tre. Bogdanovic, Darren Collison e Wesley Matthews se n’erano tutti andati. Così Indiana ha scelto Brogdon, tiratore prima che playmaker, offrendogli un contratto di $21.25 milioni all’anno in una sign-and-trade che ha portato ai Bucks tre scelte future. E Rubio è stato costretto a trovarsi un’altra squadra.

 

Nel frattempo, anche i Suns avevano perso il loro obiettivo. Il loro flirt con Rozier è andato a farsi benedire una volta cominciate le telefonate tra Charlotte e Boston, che stava tentando di facilitare una sign-and-trade che spedisse Kyrie Irving a Brooklyn. Gli Hornets, volendo evitare di rimanere a bocca asciutta, hanno colto al volo la possibilità di firmare Rozier, offrendogli $19.3 milioni all’anno, prontamente accettati.

 

Quindi, nella frenesia della free agency, gli sguardi dei Suns e di Rubio si sono incrociati e, pochi minuti dopo, l’affare era fatto.

 

Insomma, magari si tratta di una relazione sbocciata in maniera inaspettata. La prima scelta di Rubio era Indiana, e la prima scelta di Phoenix era Rozier. Ma le loro prime scelte li hanno scaricati, loro si sono guardati intorno e si sono visti. E che dire... a volte è così che nasce l’amore.

 

 

E invece D-Lo?

 

C’è molto risentimento intorno al mancato inseguimento di D’Angelo Russell da parte dei Suns. Come hanno potuto lasciarselo scappare? Come hanno potuto mancare così tanto di rispetto a Booker? Devin e D’Angelo si erano visti nel weekend precedente, quindi come poteva non essere un’unione pensabile?

 

Non lo so. Non mi fido di tutte le voci che girano, ma sinceramente non mi è mai piaciuta l’idea di vedere Russell ai Suns, perché lui e Booker sono l’uno l’immagine speculare dell’altro: tutto attacco, niente difesa. Ma capisco perché la gente lo volesse lì. Russell è stato un All-Star la scorsa stagione, seppur come sostituto di un infortunato nella Eastern Conference.

 

Minnesota - casa di un altro grande amico di D’Angelo, Karl-Anthony Towns - era una grande pretendente, e domenica scorsa l’ex Nets si è incontrato con i Wolves per discutere l’offerta di un contratto al massimo salariale. Durante l’incontro, Minnesota ha promesso che avrebbe effettuato le trade necessarie a liberare lo spazio richiesto.

 

Russell voleva anche tornare ai Lakers, ma i gialloviola lo avrebbero tenuto in attesa fino alla decisione di Kawhi Leonard. Di sicuro avrebbe potuto funzionare con a Los Angeles, ma D’Angelo sarebbe stato solo la damigella, e non la sposa.

 

Poi è arrivata la chiamata di Golden State. La squadra delle cinque Finals consecutive, costretta a fronteggiare la perdita di Kevin Durant e una metà stagione senza Klay Thompson, ha detto “hey, D-Lo, ti va di unirti a Stephen Curry in una corsa al titolo?”

 

L’ex Nets ha fatto subito le valigie per Oakland, Minnesota è rimasta a bocca asciutta e la sign-and-trade con Kevin Durant è stata completata. Qualcuno potrebbe opinare che Russell non avrebbe accettato il massimo da Golden State se i Suns gli avessero avanzato la stessa offerta, ma è davvero così? Nei panni di Russell, vi lascereste davvero scappare la possibilità di una lunga corsa nei Playoffs con una delle migliori organizzazioni sportive del mondo, per firmare con Phoenix?

 

Immaginiamo per un momento che ci fossero stati i Suns di fronte a Russell domenica sera, a promettergli di liberare lo spazio salariale per lui, a sperare che il giovane metta la sua firma su un max contract così che Phoenix possa impegnare metà del proprio spazio salariale su due guardie per i prossimi quattro anni. E immaginiamo che ci fossero stati i Suns a dover guardare Russell dire “no grazie” una volta ricevuta la chiamata di Golden State.

 

Cosa c’era di ancora disponibile sul mercato quando D’Angelo ha scaricato i Wolves? Patrick Beverley e Corey Joseph, ovvero non il piano B, ma il piano C di Phoenix. Beverley ha rifiutato più di $17 milioni all’anno da Sacramento per rimanere ai Clippers, quindi eliminatelo dalla vostra lista delle opzioni. Patrick non ha voluto lasciare la sua squadra (che gli ha offerto $13 milioni all’anno) neanche quando stava ancora aspettando la decisione di Kawhi. Joseph ha invece accettato $12 milioni all’anno dagli stessi Kings lo scorso lunedì.

 

 

 

  • Russell: $29 milioni all’anno, 4 anni

  • Brogdon: $21.25 milioni all’anno, 4 anni.

  • Rozier: $19.33 milioni all’anno, 3 anni

  • Rubio: $17 milioni all’anno, 3 anni

  • Beverley: $13 milioni all’anno, 3 anni

  • Joseph: $12 milioni all’anno, 3 anni

Avreste preferito essere piantati in asso da Russell solo per firmare Corey Joseph, o siete più contenti di Ricky Rubio?

 

Personalmente tendo ad apprezzare quei giocatori che vengono sistematicamente sottovalutati (vedasi Rubio, in questo caso) e a non gradire quei giocatori che vengono sistematicamente sopravvalutati. Sono un grande fan dei numeri e adoro quelle sfaccettature più nascoste del gioco che non figurano nelle statistiche. Ma torniamo a Rubio.

 

La destinazione migliore per lo spagnolo quest’estate erano proprio i Phoenix Suns, non perché sia un contesto in cui Ricky può produrre buoni numeri, ma perché è il contesto in cui può avere l’impatto maggiore. E il suo gioco si basa proprio su questo: l’impatto. Ma vediamo più nel dettaglio che cosa i Suns si sono portati a casa con la firma di Rubio.

 

Sembra esserci un po’ di confusione riguardo all’apporto che potrà garantire. Lascerò che siano i numeri a parlare sui maggiori compiti di una point guard nella NBA, ovvero: assist, difesa, punti e intangibles.

 

Una point guard che sia in grado di mettere assist in cascina è l’imperativo principale per i Suns. Devin Booker potrebbe diventare il nuovo Klay Thompson (almeno nella metà campo offensiva), essendo già uno dei migliori realizzatori della Lega. Dei buoni schemi offensivi e un grande facilitatore sono fondamentali per permettere a un tale potenziale di esprimersi al meglio.

 

Inoltre, anche la futura superstar DeAndre Ayton beneficerebbe dei servigi di un maestro del pick&roll come Rubio. Un grande passatore come lui saprà quando e come servire Ayton per creare delle situazioni di vantaggio ed è questa la differenza fra il passare la palla a un giocatore che poi farà canestro e il creare un’opportunità per segnare.

 

Per quanto riguarda il resto della squadra, anche giocatori quali Bridges e Saric potranno essere molto più efficaci una volta serviti comodamente oltre la linea dei tre punti. Ecco perché non tutti gli assist sono uguali.

 

 

Sono davvero entusiasta di vedere Rubio in maglia Suns, ma so che molti di voi avrebbero preferito Brogdon o Russell. Mi piace molto il gioco di Brogdon, e ritengo che possa essere una solida aggiunta a qualsiasi squadra, ma in questo caso l’ex Bucks non sarebbe stato la scelta giusta. Ha ben poca esperienza da facilitatore e non è esattamente un maestro nelle situazioni di pick and roll. Certo, se si parla di efficienza al tiro, è di gran lunga il migliore dei tre, ma l’ex Virginia non è mai stato il trattatore di palla primario della sua squadra.

 

Ma ora passiamo a parlare di Russell. A mio modo di vedere, un giocatore sopravvalutato. Non siete d’accordo? Beh, si tratta di una point guard che ha superato la soglia dei 5 assist a partita solo in questa stagione, e che è uno dei peggiori difensori della Lega nel suo ruolo. E ha appena firmato un contratto al massimo salariale. Quanto alle sue intangibles, ci sono diverse storie che non gli rendono proprio onore, per usare un eufemismo. E una volta arrivati ai Playoffs l’anno scorso, i Nets hanno segnato 43 punti in più su 100 possessi quando Russell era in panchina. Non proprio il classico “miglioro i miei compagni e tutti quelli che mi stanno intorno”.

 

Ma questo articolo parla di Ricky Rubio, la nuova point guard titolare dei Phoenix Suns. E qual è l’apporto di Rubio alla squadra? Analizziamolo secondo i quattro maggiori compiti di una point guard nella NBA.

 

 

Assist:

 

Un sacco di persone continuano a commentare riguardo al perché la AST% e gli APG di Rubio siano diminuiti negli ultimi due anni. L’attacco dei Jazz era predicato attorno al principio di base per cui nessun giocatore dovesse tenere la palla in mano troppo a lungo, ricercando invece un movimento di palla costante, tenendo in campo più trattatori di palla allo stesso tempo. Rubio è la classica point guard facilitatrice sulla falsa riga di Chris Paul, Jason Kidd e Steve Nash. La sua prima opzione è sempre il passaggio e vede il gioco tre se non quattro passaggi avanti rispetto agli altri.

 

Ha un’intelligenza cestistica incredibile, e tira sempre fuori il meglio dai suoi compagni, non solo passando loro la palla e lasciandoli segnare, ma creando l’opportunità lui stesso e mettendoli in condizione di fare canestro garantendo loro tiri comodi. Non credo di esagerare dicendo che Rubio è uno dei migliori cinque floor generals della NBA. Quando ha in mano le redini dell’attacco, se ne vedono delle belle. E Rubio non ha mai avuto la possibilità di giocare in una squadra di talenti veri.

 

L’unico grande talento che abbia mai avuto al suo fianco è stato a Minnesota, con Love prima e Towns poi. Non contemporaneamente. Entrambi hanno elogiato Rubio per la sua capacità di migliorare il loro gioco. Di sicuro, comunque, Rubio non ha mai giocato a fianco di un realizzatore come Devin Booker.

 

 

Difesa:

 

Così come in attacco, Rubio è un floor general anche in difesa, comunicando sempre per guidare i suoi compagni. Non è solo bravo a rubare la palla, ma gioca anche un’intelligente difesa di squadra, costringendo spesso la squadra avversaria a perdere palloni, anche se ciò non figura nelle statistiche più convenzionali.

 

La tabella mostra come Rubio sia al pari di Jason Kidd e Chris Paul quanto a palle recuperate, ma anche come la presenza di Ricky migliori la difesa di tutta la squadra. Che, di media, concedeva 2.97 punti in meno su 100 possessi quando lui era in campo. La squadra di Kidd ne concedeva 0.95 in meno e quella di Paul 0.72 in più. Inoltre, la percentuale di palle perse della squadra avversaria aumentava del 12% (1.75 palloni) quando Rubio era in campo, mentre aumentava solo del 0.55% con Kidd e addirittura diminuiva del 0.48% con Paul. Sono solo numeri, certo, ma qualcosa vogliono dire.

 

Rubio è un ottimo difensore di squadra e un grande ladro di palloni. E invece la difesa sulla palla? Nell’era delle point guard, averne una che sia anche in grado di difendere bene sulla palla è un asset non da poco. Questa è una faccia del gioco di Rubio che viene piuttosto sottovalutata; un paio di anni fa ho notato che point guard di primissima fascia tendevano ad avere serate no quando erano marcate dallo spagnolo. Spesso. Ricky è un difensore rognoso, che sfrutta la sua taglia e la sua lunghezza per infastidire gli avversari, e compensa quanto gli manca in velocità con rapidità negli spostamenti laterali. Ha un vero talento per rimanere sempre davanti all’uomo e a infastidirlo con la sua difesa.

 

 

Gli unici due giocatori che non sono mai stati infastiditi dalla marcatura di Rubio sono stati Damian Lillard e Jrue Holiday - e i numeri qui sopra non includono quanto è accaduto nei Playoffs dell’anno scorso contro Russell Westbrook.

 

La difesa dello spagnolo su Russell Westbrook nell post-season è stata tutta da vedere. Russ è andato fuori di testa dopo essere stato surclassato da Rubio in Gara 3, che Ricky ha concluso con una tripla doppia da 26+11+10 tirando con il 50% dal campo, mentre Westbrook ha chiuso con 14+11+9 e 8 palle perse, tirando con il 29% dal campo. La difesa soffocante dello spagnolo è stata un fattore fondamentale nella vittoria della serie. Ecco i numeri concessi da Rubio nelle partite contro i Thunder.

 

 

 

Punti:

 

Per quanto riguarda i numeri al tiro, i primi quattro anni di Rubio nella Lega sono stati senza mezzi termini terribili. Nei quattro anni successivi, però, le cose sono migliorate. Per poi culminare nelle ultime tre stagioni.

 

 

Un aspetto in cui è migliorato particolarmente è la capacità di attaccare il canestro. L’anno scorso l’ex Jazz ha convertito i tiri entro 1.5 metri dal canestro con il 55.9%, piazzandosi al 43esimo posto fra le guardie, davanti a giocatori come Wiggins, LeVert, Conley, Oladipo, Mitchell, Murray, Harris, Dragic, Lillard, Young, Russell e appena dietro James Harden (56.2%).

 

Rubio converte anche particolarmente bene i tiri dalla media distanza, specie in uscita dal pick and roll. La scorsa stagione ha tirato con il 42.7% da lì, piazzandosi al 27esimo posto fra le guardie, davanti a giocatori quali Beal, Hield, Oladipo, Butler, Westbrook e appena dietro Stephen Curry (43.1%). Anche nel 2017/18 ha finito al 20esimo posto nella classifica, a riprova del fatto che non si tratta di un’anomalia.

 

Nel peggiore dei casi, non vedo perché Rubio non possa continuare a far registrare queste stesse cifre degli ultimi due anni. Nel migliore dei casi, i Suns gli permetteranno di tornare ad essere una point guard che predilige l’opzione del passaggio, facendo salire la sua AST% e i suoi APG alle stelle, e permettendogli di combinare il suo tiro (molto migliorato) ad una maggiore selettività.

 

Rubio non sarà mai un realizzatore di prima fascia, ma per quanto assurdo possa sembrare, Rubio ha una true shooting percentage migliore di quella di Jason Kidd allo stesso stadio della carriera.

 

 

Intangibles:

 

Questa è una voce ben più difficile da quantificare con i numeri in sé.

 

Ovviamente Rubio è stato sempre amato - dentro e fuori dal campo - da tifosi, compagni e allenatori. Come già detto, gli intangibles di Rubio sono evidenti anche in campo. Il giocatore spagnolo è un leader, un combattente e un atleta dal grande cuore. Le sue capacità comunicative sono fuori dal comune, e sa sempre che posizione occupare.

 

E la differenza fra quando lui è in campo o in panchina, è evidente:

 

 

È semplice: la sua squadra gioca meglio quando lui è in campo, nonostante le sue difficoltà al tiro. Nel corso della sua carriera, le sue squadre hanno sempre tirato con percentuali migliori, nonostante le sue non fossero così abbacinanti. Le sue squadre hanno registrato un aumento del 5% negli assist, dell’1.38% nelle rubate e di 2.91 punti su 100 possessi in attacco. In difesa, le squadre avversarie segnano 2.15 punti in meno su 100 possessi e perdono il pallone più spesso (1.88%).

 

La domanda è: tutto questo accade anche quando conta?

 

 

La differenza fra la sua presenza e la sua assenza in campo è stata rimarchevole nelle sue due serie giocate con i Jazz (20.3 punti in più su 100 possessi). Questa cifra include un 3.75% di assist in più per la sua squadra e un 4.45% in meno per gli avversari, nonché una differenza dell’11.3% nei rimbalzi. Rubio ormai si è fatto le ossa anche nei Playoffs, e ha dimostrato di non aver paura dei riflettori, ma di dare il meglio quando conta.

 

Insomma, Rubio svolge la maggior parte dei compiti più importanti di una point guard ad un livello più che alto, ma nell’era delle point guard realizzatrici, sembra contare solo il tiro. C’è molto di più nel basket rispetto ai canestri.

 

Qual è il tuo impatto generale sulla partita?

Quanti punti della squadra avversaria puoi prevenire? Quanti ne possono segnare in più i tuoi compagni grazie a te?

 

Rubio fa ben più che compensare le sue mancanze al tiro.

 

 

 

 

 

 

 

© The Bright Side of the Sun

 

Questi articoli, scritti da Dave King ed Etansco per The Bright Side of the Sun e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, sono stati pubblicati in data 4 luglio 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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