Ripensando al viaggio di Georgios Papagiannis in NBA

November 8, 2018

 

Non è durata neanche due anni la permanenza in NBA di Georgios Papagiannis, anzi soltanto pochi mesi se consideriamo i lunghi periodi trascorsi dal greco nella G League, con i Reno Bighorns. Dall'estate 2016 in poi, la speranza che potesse dire la sua ad alti livelli, che i Kings avessero fatto bene a scommetere (a sopresa) su di lui, si è via via assottigliata fino a spegnersi dopo neanche dua anni. Anzi, forse si è spenta prima ancora di accendersi.

 

"Big George" è entrato nella Lega come 13esima scelta assoluta del Draft 2016, malgrado tutte le previsioni dei giorni precedenti lo riportassero come prospetto per tardo secondo giro e nonostante i Kings avessero altre due scelte con cui poter realisticamente sperare di prenderlo. Georgios non ha mai dimostrato di esserne all'altezza. Nè di poterlo diventare.
Nella storia dell'NBA, sempre che il futuro non ci riservi sorprese, è entrato ed uscito rapidamente, sempre lontano dai riflettori. Quelli del campo, perlomeno, perché la critica della stampa nei confronti del front office di Sacramento è stata da subito feroce. Giustamente: 

 

La musica è sempre la stessa. Dopo Stauskas, McLemore, Thomas Robinson e Biyombo, ecco Papagiannis. Una scelta disastrosa, a posteriori, per Sacramento, soprattutto considerando che era stata ottenuta via trade proprio in quella notte, dai Suns; in cambio della numero 8, ovvero di Marquese Chriss, uno dei giocatori che Vlade Divac e soci avrebbero potuto selezionare tenendosi l'ottava chiamata. Oltre a Domantas Sabonis, Jokob Poltl, Thon Maker e Caris LeVert.

 

Eppure, in qualche modo, quella notte e quella trade sono un ricordo agro-dolce, oserei dire anche dolce, per i tifosi dei Kings. Malgrado Papagiannis sia stata indubbiamente una delle peggiori pick degli ultimi anni, gli eventi hanno dato ragione al grande Vlade (e un po' meno al grande Georgios).

 

Perché i Kings lo abbiano scelto, rimane ad oggi un mistero. Irriolto ed irrisolvibile, considerando quello che (non) aveva fatto vedere aldilà e aldiquà dell'Oceano. Un centro 19enne, 220 centimentri d'altezza (240 di wingspan), tutt'altro che affermato nel basket europeo: appena 37 partite ufficiali disputate in due anni con il Panathinaikos, con una relativa partecipazione alla causa (4 punti di media in 10 minuti di impiego). In Eurolega nella stagione 2015/16 aveva chiuso con 9 minuti, 4.4 punti, 1.9 rimbalzi e 0.4 stoppate a partita - non il classico biglietto da visita di un top-15 al draft NBA. Eppure è stato presentato come "la futura pietra angolare della franchigia".

 



Big George ha passato una stagione e mezza in California, rimbalzando spesso nella squadra affiliata in G League e facendo soltanto a marzo 2017 le sue prime comparsate (non indimenticabili) in NBA. A metà della seconda stagione (7 mpg, 2.1 ppg, 2.2 rpg) è stato tagliato dai Kings, a seguito di una trade deadline turbolenta in cui Sacramento ha fatto di tutto per ottenere (e ha ottenuto) i 3.6 milioni di dollari necessari per liberarsi di Papagiannis. Il greco è stato poi ingaggiato per due mesi dai Portland Trail Blazers, che lo hanno impiegato solo in una partita (per 4 minuti) prima di lasciarlo andare a luglio. Un fallimento, insomma. Totale.

 

 

 sciagurata parabola dei Kings nelle notti del draft, di come una franchigia provi e riesca ciclicamente ad auto-sabotarsi. Eppure, come dicevo, non si tratta della "solita storia", della

 

Perchè quella 13esima scelta è stata sì un disastro, un grave spreco, un errore; ma anche una parte di uno scambio, quello con Phoenix, che si è rivelato vantaggioso per Sacramento. In cambio dell'ottava chiamata, infatti, i Suns hanno ceduto ai Kings la n.13, la n.28 (Skal Labissiere), una seconda scelta del 2020 e i diriti su Bogdan Bogdanovic

 

Labissiere si è dimostrato un giocatore abbastanza interessante, anche se il suo progetto sembra essere stato abbandonato - come, del resto, Phoenix si è liberata l'estate scorsa di Marquese Chriss. Personalmente credo che con entrambi la pazienza potrebbe essere ripagata negli anni, sono tutti e due ancora abbastanza acerbi e hanno margini di miglioramento - ma questo è un altro discorso. Perché il vero discorso, qui, è che i Kings, per una volta, ci hanno visto davvero lungo. E parlo ovviamente di Bogdanovic.


Dopo le prime sei/sette scelte, infatti, quel Draft non ha sfornato molti prospetti davvero interessanti. Anzi. E a posteriori la point guard serba, arrivata l'anno dopo dal Fenerbahçe, si è rivelata senza alcun dubbio la miglior aggiunta al roster possibile in quel frangente per i Kings. Certo, si sarebbe potuto, anzi dovuto fare meglio con una 13esima scelta - anche perché peggio, è davvero difficile. Ma sicuramente qualsiasi tifoso californiano avrebbe messo la firma per tirare fuori da quel draft, in cui detenevano inizialmente solo la n.8, un talento cristallino come Bogdanovic. 

 

Se oggi i Kings hanno finalmente un progetto promettente, da costruire attorno a De'Aaron Fox, Marvin Bagley e Bogdanovic, è anche grazie a quella trade con i Suns. Soprattutto grazie a quella trade. Che a lungo è sembrata l'ennesimo auto-sabotaggio, ma per una volta la storia ha preso una direzione diversa. 

 

E' tornato a casa, al Pana, e vede il campo per una decina/quindicina di minuti a partita nel campionato greco e in Eurolega, uscendo dalla panchina. In NBA verrà dimenticato dai più, o ricordato come un grosso, enorme "turista" greco della Lega... per i non-ricordi che ha lasciato. La storia cestistica di Papagiannis, invece, una direzione ancora deve prenderla. 

 

Al contrario di Bogdanovic, che di ricordi ne lascerà. E che è il vero protagonista di questa storia.

 

 

 

 

 

 

 

 

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