Rockets e Jazz, problemi che hanno facce diverse

December 8, 2018

 

Capita sempre, in ogni stagione NBA, che qualche giocatore o qualche squadra non rispetti le attese.

 

Purtroppo o per fortuna, la stagione regolare NBA è più assimilabile ad una maratona che ad una gara dei cento metri, quindi, nei momenti di difficoltà, bisogna capire i motivi profondi della crisi o dei continui cambi di rendimento delle squadre, capire quale sia l’obiettivo a breve e lungo termine della franchigia.

 

Cosa sta succedendo a Rockets e Jazz?

 

 

 

HOUSTON ROCKETS

 

 

Dove eravamo rimasti: i Rockets hanno perso la finale di Conference 2018 con una dose di rimpianti non indifferente. Erano veramente ad un passo dalla finale, ma uno 0/27 da tre punti, oltre all'assenza di Chris Paul, li ha traditi nel momento decisivo. Hanno perso, pur giocando la loro pallacanestro. Quest’anno la perdita di Mbah a Moute, e soprattutto Trevor Ariza, non poteva certo migliorare la squadra, che ha dovuto usare tanti soldi per rifirmare Clint Capela, indispensabile. Se ci aggiungiamo che la Western Conference è più competitiva dell’anno scorso, le difficoltà sono comprensibili, sono solo di gravità (molto) maggiore rispetto al previsto.

 

I numeri

 

Al momento i Rockets hanno un record di 11-13 e sono addirittura quattordicesimi nella Western Conference. Sono noni per offensive rating con 112.1 punti per 100 possessi, ma sono 25esimi per defensive rating, concedendo 113.5 punti. Considerando che Harden e Paul un attacco in un certo senso te lo fanno funzionare, manca proprio il supporting cast difensivo. Infatti lo scorso anno con un offensive rating tutto sommato non così diverso (114.7), la difesa di Harden e compagni concedeva 106.1 punti (sesta della Lega), quindi più di sette punti in meno. Insomma, i problemi hanno una locazione precisa.

 

D'Antoni System

 

Il modo di giocare dei Rockets a metà campo è tanto semplice quanto difficoltoso: isolamenti continui per Harden e Paul, che passano per i compagni se subiscono un aiuto difensivo, e in difesa cambi su tutti i blocchi, con Capela che marca i piccoli e gli altri compagni che devono lavorare il doppio per sopperire alle mancanze del Barba, che spesso... si riposa.  Un altro modo di giocare è impensabile, i Rockets sono questi, chiusi in questa prigione - che poi sia dorata o meno sarà solo il risultato a dirlo.

 

 

James Ennis III, chiamato a sostituire Trevor Ariza, è un buon giocatore, ma il contributo che garantisce alla squadra è diverso: Ariza risultava un miglior rimbalzista difensivo (12.9, contro 7.6 di Ennis, rimbalzi difensivi disponibili catturati), e il suo Box Plus/minus (quanto un giocatore riesce a migliorare la squadra ogni 100 possessi, in proporzione al giocatore medio e alla squadra di appartenenza) recitava +1.5 punti, contro i -0.8 di James Ennis (che, comunque, al momento starebbe tirando anche meglio di Ariza, con il 61% di percentuale reale). Insomma Ennis si sta rivelando una buona presa, ma non quanto servirebbe ai texani.

 

E se tornasse Ariza?

 

Quando hai un modo di giocare abbastanza bloccato, o poco modificabile, è legittimo guardare al mercato per migliorare la squadra. Il nostro Trevor al momento è a Phoenix, ha un contratto in scadenza e la stagione dei Suns sta andando molto più a sud del previsto. Perché non riprenderlo? I Suns avrebbero tutto l’interesse a guadagnarci qualcosa, piuttosto che perderlo per nulla; e i Rockets a riaccogliere il figliol prodigo per un upgrade Playoffs. A caro prezzo, si intende, ma i texani sono chiaramente in all in. Il futuro è adesso.

 

 

 

 

 

UTAH JAZZ

 

 

Dove eravamo rimasti: gli stessi Jazz che hanno visto partire il loro uomo franchigia, Gordon Hayward, hanno pescato lo scorso anno Donovan Mitchell, che pur non vincendo il premio di rookie dell’anno ha letteralmente trascinato la franchigia in post season, bruciando tutte le idee di rebuilding che aleggiavano nella città del lago salato e guidando addirittura i compagni alla vittoria nel primo turno dei Playoffs, contro i più quotati Thunder.

 

I numeri

 

Lo scorso anno i Jazz erano la seconda difesa della Lega con 103.9 punti concessi ogni 100 possessi e il 16esimo attacco con 108.4 punti ogni cento possessi. Finora invece i Jazz hanno la decima difesa dell'NBA con 107.9 punti concessi e il 21esimo attacco con 108.1 punti segnati. Con un record che al momento recita 13-13. Con lo stesso roster e lo stesso allenatore si fa peggio in difesa e in attacco rispetto allo scorso anno.

 

Come mai?

 

I Jazz sono un enigma statistico. Al momento, tirano da 3, da 2 e i tiri liberi con percentuali molto simili allo scorso anno. La diversità è che hanno un ritmo superiore, giocano infatti quasi 4 possessi offensivi in più a partita - un dato non da poco, considerando che i Jazz dello scorso anno adoravano camminare. Ma aumentare il ritmo è la tendenza di gran parte delle squadre della Lega. Tendenza che, a quanto pare, i Jazz mal digeriscono.

 

Occhi sull'uomo franchigia

 

Mitchell ha delle statistiche molto simili allo scorso anno; però, oltre a prendere meno rimbalzi difensivi, soprattutto tira da 3 punti col 29%, contro il 34% dello scorso anno. Se il tuo uomo franchigia, probabilmente l’unico della squadra a saper creare dal palleggio, diventa praticamente "battezzabile" sul perimetro, significa che gli spazi si stringeranno e i tiri dei tuoi compagni saranno presi con meno spazio; e, a lungo andare, con meno fiducia.

 

 

E' anche vero che se Donovan Mitchell poteva essere considerato una sorpresa lo scorso anno, così come tutti i Jazz, è invece legittimo pensare che le squadre avversarie, ora, basino il loro piano difensivo con l’obiettivo di limitarlo. Resta comunque un giocatore al secondo anno e in questo inizio difficile sta conoscendo qualche difficoltà di fiducia nei propri mezzi. Ci può stare.

 

I Jazz hanno comunque vinto l’ultima partita, piallando proprio i Rockets 118 a 91, in un derby tra squadre deluse. E via trade è arrivato Kyle Korver - uno che farà molto, molto comodo.

 

 

 

 

 

CONCLUSIONI

 

 

Se siete dei tifosi dei Rockets, siete in pieno all in, le cose non stanno andando come sperato, non si può cambiare tipo di gioco, e l’allarme si può definire rosso. Avete visto Carmelo fallire, Paul già con i primi acciacchi, e al Toyota Center non c’è elettricità nell’aria. E la storia insegna che senza un po’ di "brio", il basket di Mike D’Antoni perde parte della sua efficacia

 

Probabilmente state aspettando l’ennesimo miracolo del General Manager per invertire la stagione.

 

Se siete tifosi dei Jazz… beh, se siete tifosi dei Jazz non avete mai vinto un titolo NBA, fino all’anno scorso eravate convinti di dover fare tanking quasi selvaggio, nl 2018 avete superato il primo turno e avete almeno trovato un nuovo idolo in Donovan Mitchell. Davvero avete tutte queste pretese?

 

Vi rimboccherete le maniche e rinizierete a lavorare, come hanno sempre fatto dalle parti dello Utah. E l'arrivo di Kyle Korver è una buonissima notizia per coach Quin Snyder. Le cose andranno presto meglio.

 

 

 

 

 

 

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